Tuesday, February 06, 2007

L' arte ( o la scienza? ) di GONDRY

Nel novembre del 2004 vidi al cinema Eternal Sunshine of the Spotless Mind (mi rifiuto categoricamente di riportare l'adattamento italiano del titolo) e rimasi letteralmente fulminato. Aspettavo pertanto con ansia, che uscisse anche da noi il lavoro successivo di Michel Gondry, L'Arte del Sogno (The Science of Sleep o La Science des Reves se preferite). Niente amori che finiscono questa volta, ma un'amore destinato a non iniziare mai, almeno non nella realtà. Ma andiamo con ordine: il protagonista della vicenda è Stephan, ragazzo messicano che si trasferisce dalla madre in Francia, dopo la morte del padre. La decisione di un cambiamento così radicale nasce dalla possibilità di un lavoro come illustratore di calendari che gli permetterebbe di mettere all'opera la sua sfrenata creatività. Ma il lavoro promesso risulta essere molto meno gratificante del previsto, almeno artisticamente parlando. Con in mente già l'idea di tornare in Messico, Stephane incontra Stephanie ed è, almeno per lui, amore a prima vista. Infatti il sentimento di Stephane non è corrisposto anche se lui sente di essere legato a Stephanie e non solo per via del nome che li accomuna. Anche Stephanie, infatti, ha una forte vena creativa che la porta a creare oggetti con la stoffa ed altri materiali. Nei sogni di Stephane le cose vanno molto meglio sia in ambito lavorativo che sentimentale. Dimenticavo infatti di riportare la cosa più importante: Stephane, fin da bambino, vive costantemente tra sogno e veglia, agendo in maniera diretta nei suoi sogni, controllandoli a tal punto da non poter più distinguere la parte onirica da quella reale. Detto questo, la prima considerazione che mi sovviene è relativa all'adattamento del titolo italiano che, pur non essendo l'esatta traduzione di quello originale, ben si sposa (almeno per una volta) al film: se infatti la scienza si basa su leggi precise e razionali, (all'inizio del film Stephane spiega, nello studio televisivo costruito dentro la sua testa, come si creano i sogni) e perciò The Science of Sleep risulta essere appropriato, anche "arte" definisce perfettamente le creazioni oniriche che genera Stephane cogliendo elementi sparsi dalla sua vita reale. Ed è probabilmente così che funziona la mente dello stesso Gondry quando partorisce le sue creazioni, sia che si tratti di videoclip, spot pubblicitari o lungometraggi. In questo caso specifico, è meraviglioso perdersi insieme a Stephane nei suoi sogni ad occhi aperti e non, tra cavalli di stoffa, macchine del tempo, nuvole di cotone e oceani di celophane. Azzardare un paragone con Eternal Sunshine of the Spotless Mind sarebbe riduttivo e indubbiamente, L'arte del Sogno, ne uscirebbe sconfitto: a differenza delle sue opere precedenti, il film è scritto e diretto dallo stesso Gondry e la mancanza di uno sceneggiatore del livello di Charlie Kauffman si sente soprattutto a livello di profondità di tematiche e personaggi. Pertanto credo sarebbe giusto considerare questa, una sorta di opera prima di un Gondry regista e autore e va vista e assimilata con una mentalità ricettiva alle meraviglie che i sogni sanno regalare.

2 comments:

dreca said...

l'ho visto giusto l'altra settimana e anch'io ho avuto l'impressione che il giochino fosse fine a se stesso, privo della profondità di cui parli anche tu

Weltall said...

Effettivamente è stata una sensazione un po' diffusa...ma dopotutto Gondry era alla sua prima sceneggiatura cinematografica e quindi ci si può anche passare sopra.
Mi riservo comunque una seconda visione appena sarà disponibile a noleggio