FLAME Regia di Yu Hyun-mok (Retrospettiva "The Darkest Decade")
Ferito ed in fuga, un uomo si nasconde in una grotta dove rievoca nella sua mente episodi fondamentali della sua vita. Con una struttura narrativa non elaboratissima ma con un uso dei flashback estremamente funzionale inseriti con un interessante uso del montaggio, Yu Hyun-mok riesce a raccontare, non soltanto la vita del protagonista ed i suoi dilemmi esistenziali / politici, ma anche un momento storico per la Corea del ventesimo secolo, l' invasione dei giapponesi e il proliferare del comunismo. Flame è forse uno dei film più significativi della retrospettiva sul decennio oscuro del cinema coreano proprio per il modo in cui il regista riesce a raccontare il passato del proprio Paese per capirne le vicissitudini del presente.
SIX DEGREES OF SEPARATION FROM LILIA CUNTAPAY Regia di Antoinette H. Jadaone
Lilia Cuntapay si è guadagnata negli anni il titolo di regina dell' horror del cinema filippino e quindi a noi nome sconosciuto. Eppure la regista Antoinette Jadaone prova a fare breccia nell' ignoranza (in senso assolutamente positivo) anche del pubblico internazionale con un mockumentari che racconta una donna il cui nome può anche non essere conosciuto ma la cui figura, i suoi ruoli, l' hanno resa una piccola e indimenticata icona del cinema di genere. Non ci è dato sapere cosa sia vero e cosa no di tutto quel che vediamo su schermo, ma quel che ne emerge è certamente una donna dalla grande vitalità e personalità il cui sentito ritratto fa sorridere e commuovere. Six Degrees of Separation from Lilia Cuntapay forse risente del fatto che fosse stato concepito inizialmente come lungometraggio e, solo in seguito dopo aver visto la quantità e la qualità di materiale raccolto, sia stato riadattato per diventare un lungometraggio, tra l' altro quello d' esordio per la giovane regista.
THE VIRAL FACTOR Regia di Dante Lam
Ormai non c'è FEFF senza Dante Lam. Dall' edizione 11 in avanti, il regista hongkonghese è sempre stato presente con le sue pellicole per deliziare (non tutti, intendiamoci) con i suoi action / polizieschi, tutti inseguimenti, sparatorie, esplosioni e vetri infranti. E non ci poteva essere titolo migliore di The Viral Factor per concludere questa piccola grande festa del cinema con il botto. Gli elementi chiave del suo cinema ci sono tutti ed un considerevole budget permette a Lam di esagerare (un paio di ralenty fanno pensare addirittura a Zack Snyder) con una lunga sequenza d' apertura ambientata in Giordania che è una gioia per gli occhi e per le orecchie. Ma siamo solo all' inizio e le altre frecce al suo arco possono tranquillamente farci definire The Viral Factor come uno dei suoi film più ispirati da un punto di vista registico. Storie e sceneggiatura invece sono nella media del cinema di Lam, intrecci forzati, coincidenze improbabili ed il classico poliziotto che mette in discussione i suoi doveri, in questo caso per aiutare il fratello criminale. Se ci si aspettava qualcosa di diverso non si doveva nemmeno mettere i piedi in sala.
Piccolo film indipendente cinese, opera d' esordio del regista Jin Rui e una delle sorprese del festival. La storia prende piede in un piccolo villaggio cinese dove un allevatore di galli da combattimento guadagna quel che serve per la sua famiglia con le scommesse sugli incontri, fino al giorno in cui sfida e sconfigge un ricco e prepotente adolescente. In poche e decisive scene Jin Rui delinea una società dove le disparità economiche fanno una differenza gigantesca, dove giusto e sbagliato non hanno alcun significato, dove un uomo non può avere giustizia contro il più forte. Girato in maniera davvero convincente e con un gran uso di colonna sonora e montaggio, The Cockfighters è ben lontano dai classici tempi narrativi o sull' uso di una violenza (piuttosto esplicita soprattutto sugli animali) del cinema cinese continentale e forse proprio per questo colpisce con più forza quando ci si rende conto che il più debole è sempre costretto al sacrificio più grande.
AFRO TANAKA Regia di Matsui Daigo
Un ragazzo con la pettinatura afro è il protagonista assoluto dell' esordiente Matsui Daigo, nonché il personaggio cult del Festival. Vince a mani basse, non c'è storia. Ma non è solo la sua pettinatura. E' anche il fatto che si tratta di un perdente, uno sfigato a livello genetico che non riesce a trovarsi una ragazza. Ma una promessa fatta con gli amici del liceo lo costringe ad accelerare i tempi di ricerca di una compagna. Afro Tanaka è tratto da un manga ed uno dei maggiori pregi del film e del giovane regista è di essere riuscito a trasportare su schermo la comicità della carta stampata che va oltre le singole gag e si appoggia tantissimo sull' attore Shota Matsuda e la sua mimica irresistibile. Film sugli immortali valori dell' amicizia e sui complicatissimi meccanismi dell' amore che il povero Tanaka fa davvero fatica a comprendere. Finale per nulla scontato e da lacrime e mal di pancia dal ridere.
THE BOUNTY Regia di Fung Chih-chiang
Terzo film d' esordio della giornata e anteprima mondiale. Così si presenta al pubblico di Udine Fung Chih-chiang conosciuto l' anno scorso per lo script del thriller Punished targato Milkyway. Il protagonista è un cacciatore di taglie che accetta di dare la caccia ad un ricercato rifugiatosi in una isoletta che è quasi un mondo a parte visto i curiosi personaggi che la abitano. Omaggio al cinema e alla comicità di quel genio intramontabile di Michel Hui, The Bounty, spiace dirlo, delude un po': se Chapman To è una presenza comica irresistibile anche quando è serio, la vena comica del film non sembra mai decollare veramente, strappa qualche sorriso ma appare stanca e stancante. Lo stesso dicasi per gli altri registri del film (action e drammatico) davvero poveri e forse evitabili. E' un opera d'esordio e forse un occhio (o anche due) si può chiudere ma, confrontarsi con il maestro non è stata una grande idea.
VULGARIA Regia di Pang Ho-cheung
La quattordicesima edizione del FEFF è targata Pang Ho-cheung, c'è poco da fare. Vulgaria è il suo terzo film in programma, il secondo ufficialmente in concorso insieme a Love in the Buff, ed è l' esempio perfetto del talento eclettico di Pang, autore che non si sofferma mai su di un genere ma adora esplorarli tutti contaminandoli con la sua ormai riconosciuta anarchica creatività. Vulgaria è in definitiva una commedia “volgare” nelle tematiche e nei contenuti, che esplora l' universo produttivo di un cinema non propriamente mainstream attraverso la figura di un produttore (ancora un grandissimo Chapman To) che parla a degli studenti universitari. Quel che vien fuori dalle sue parole è un mondo popolato dai più svariati individui, dal criminale zoofilo all' attricetta emergente esperta di fellatio “frizzanti”. Ma Vulgaria è anche e sopratutto una divertente satira sui meccanismi che si muovono dietro la realizzazione di un lungometraggio, compromessi e sacrifici compresi. Omaggio al Far East nella ormai onnipresente sequenza dopo i titoli di coda.
YOUNGJA'S HEYDAY Regia di Kim Ho-sun (Retrospettiva "The Darkest Decade")
Le note informative sul film, che accompagnano tutti i titoli di questa interessante retrospettiva sul cinema sul decennio oscuro del cinema coreano, inquadrano la pellicola di Kim Ho-sun in quel periodo in cui lo sviluppo urbano e industriale portava un gran numero di giovani a migrare verso le grandi città in cerca di fortuna. Anche i due protagonisti del film sono tra questi, lui lavora in fabbrica mentre lei fa la cameriera per una famiglia benestante. I due si innamorano ma la guerra in Vietnam li divide e guando lui torna in patria lei ha perso il lavoro ed è diventata una prostituta. Yungja's heyday racconta così gli alti e i tanti bassi nella vita di due figli della corea di quegli anni, concentrandosi sopratutto sulla protagonista femminile che da anche il titolo al film. Nonostante quello che accede nel film, il messaggio di fondo appare quanto meno positivo e ottimista: quando la vita ti rema contro l' amore è la cosa che ci può salvare? A quanto pare si.
THE FUTURE OF CHILDREN IN FUKUSHIMA Regia di Hiroki Ryuichi
Un corto di appena tre minuti, essenziale quanto necessario nel mostrare, attraverso volti e disegni, le paure e le speranze delle future generazioni di un Giappone ferito dal recente terremoto, dallo tsunami e dall' incubo di Fukushima. Le colpe dei padri ricadono sui figli, si dice così, no?
RIVER Regia di Hiroki Ryuichi
Una ragazza vaga per le strade di Akihabara cercando di catturare frammenti della vita del suo ragazzo, morto tragicamente a causa del gesto di un folle. Ispirato ad un tragico fatto di cronaca avvenuto proprio nel quartiere di Akihabara a Tokyo nel 2008, il film si apre con una lunga scena, girata in pianosequenza, nella quale il regista segue la giovane protagonista nel suo peregrinare senza meta precisa. Ed è solo la prima di queste lunghe passeggiate nelle quali ogni volta avviene un incontro nuovo che permette a lei di fare un passo avanti verso una dolorosa quanto necessaria elaborazione del lutto. Il film è stato riscritto a seguito dei tragici eventi di marzo 2011 e forse per assecondare l' urgenza di parlarne, mostra la devastazione dello tsunami in una sequenza che purtroppo appare messa li in maniera fin troppo forzata.
LOVE IN A PUFF Regia di Pang Ho-cheung
Datato 2010 e già visto in tempi non sospetti, Love in a Puff è un film che si rivede con piacere soprattutto se il Far East ti da l' occasione di farlo nello splendido Teatro Nuovo. Uscito lo stesso anno di Dream Home, Love in the Puff è la storia di un amore che nasce negli angoli più nascosti della città di Hong Kong dove i fumatori sono costretti a nascondersi dopo il severo giro di vite imposto dalla legge. Ed è tra una sigaretta e l' altra che Jimmy e Cherie si conoscono ed iniziano a frequentarsi. Narrato cronologicamente in poco meno di una settimana, la pellicola è infusa di una comicità irresistibile e di quei piccoli o grandi dettagli che contraddistinguono l' estro di Pang, l' incipit “horror” ad esempio e le interviste fatte ai vari personaggi del film che da semplici opinioni sulle nuove leggi per i fumatori, diventano pian piano un piccolo compendio sulle dinamiche della vita di coppia.
LOVE IN THE BUFF Regia di Pang Ho-cheung
Seguito inaspettato ma non per questo meno gradito, Love in the Buff inizia non tanto tempo dopo gli eventi del primo film e ritroviamo Jimmy e Cherie insieme come una coppia felice. Ma qualcosa comincia a non andare come dovrebbe e piccole incomprensioni diventano ostacoli giganteschi in una relazione. Così, un' importante occasione di lavoro per lui a Pechino, li separa. Il destino però è pronto a farli incontrare di nuovo proprio nella stessa città. Molto più asciutto e semplice del precedente, Love in the Buff abbraccia quasi apertamente la commedia romantica più classica nel raccontare, con la vena umoristica inalterata di Love in the Puff, il tira e molla tra due persone innamorate / confuse e la difficoltà nel scendere a compromessi con le proprie abitudini ed egoismi per diventare complementari con il proprio compagno o compagna. Film minore ma irresistibile.
Non è difficile intuire i motivi che hanno portato a selezionare questo film per il FEFF, considerato quanto il tema calcistico faccia presa nel nostro Paese e di quanto l' immagine che emerge del mondo del calcio dalla pellicola di Hanung Bramantyo sia pura e legata a valori profondi. Certo, la storia del giovane protagonista e del suo desiderio di diventare un giocatore professionista a dispetto di un padre che vuole ad ogni modo ostacolarlo, ha il gusto della favola ed è scritta e sviluppata in maniera elementare, quasi ingenua. Curioso comunque guardare a questo universo calcistico “altro” inserito in un contesto di povertà, in un paese che, parafrasado uno dei personaggi, non è in grado di coltivare atleti ma solo ladri, criminali e politici. Tutto il mondo è paese insomma,ma la critica rimane in superficie mentre il resto è un racconto davvero troppo semplice perchè lasci davvero il segno.
SONGLAP Regia di Effendee Mazlan, Farina Azlina Isahak
Una piccola sorpresa arriva dalla Malesia e dalla sua cinematografia che prova ad alzare la testa e con un moto d' orgoglio rendersi appetibile ad pubblico sempre più vasto e non solo chiuso all' interno dei confini nazionali. Songlap racconta di due fratelli che per (soprav)vivere lavorano con una banda di trafficanti di neonati e prostitute. Partirà dal minore dei due la voglia di lasciarsi alle spalle tutto quello schifo e di ricominciare una nuova vita lontano da una città sporca e soffocante. Quella raccontata dalla coppia di regista e sceneggiatrice, è una storia di redenzione cruda e violenta che affronta tematiche difficili alcune delle quali tenute di proposito ai margini della narrazione (probabilmente scelta dettata della possibilità di incappare in qualche pesante censura) ma che arrivano comunque allo spettatore, imprigionato anche lui sotto il cielo plumbeo che ci accompagna per tutto il film.
ONE MILE ABOVE Regia di Du Jiayi
Alla morte del fratello maggiore, un giovane decide di raccoglierne le ultime volontà è di affrontare un lungo viaggio in bicicletta fino al tetto del mondo. Quello del protagonista non è soltanto una decisione presa con la volontà di raccogliere l' eredità di chi non c'è più, ma è anche la voglia di intraprendere un viaggio spirituale per avvicinarsi alle persone perdute e per scoprire qualcosa di nuovo su se stessi. Ed il viaggio è proprio la cosa più bella ed emozionante del film che lascia percepire tutta la fatica, l' affanno, la sofferenza del protagonista ma anche la meraviglia della scoperta, luoghi e volti nascosti agli occhi del mondo. E quando si gira in posti simili, bellissimi ma difficili da raggiungere e ostili, si può solo immaginare lo sforzo produttivo infuso nel progetto. In tutta questa ricerca di realismo, lascia un po' perplessi una sequenza onirica troppo artificiale per riuscire a legarsi adeguatamente tutto il resto.
THE WOODSMAN AND THE RAIN Regia di Okita Shuichi
Un taglialegna vedovo e con un figlio che non sa che fare della sua vita. Un giovanissimo regista di zombie movies terrorizzato dalle pressioni del suo ruolo che non è ancora in grado di gestire. Questi sono i due universi che collidono nella commedia di Okita Shuichi quando il taglialegna viene coinvolto dalla produzione per cercare utili location prima, e come aiuto sul set poi. Con i tempi classici della commedia giapponese (quasi sempre fin troppo dilatati) il regista racconta la più classica delle storie di crescia e maturazione che due persone raggiungono interagendo reciprocamente: un uomo impara qualcosa in più sull' essere padre, comprensivo e di supporto per il figlio, ed un giovane trova il sostegno ed il coraggio necessario da una inaspettata figura paterna. Divertente e gustosamente cinefilo anche quando mette un po' alla berlina il cinema horror di zombie e affini (“come è possibile che ci siano zombi in Giappone se noi cremiamo i cadaveri?”).
NIGHT JOURNEY Regia di Kim Soo-yong (Retrospettiva "The Darkest Decade")
Il titolo del film si riferisce alle solitarie passeggiate notturne della protagonista (la stessa Jeong-hie Yun del più recente Poetry), un vagabondare per strade e locali alla ricerca di quel qualcosa che possa aiutarla a scrollarsi di dosso quel senso di insoddisfazione che ha radici lontane (la morte in Vietnam dell' uomo di cui era innamorata) ma che viene solo amplificato da una vita lavorativa e sentimentale insoddisfacente. Non è un caso che il film abbia trovato posto all' interno della retrospettiva dedicata al cinema coreano degli anni '70 così come l' ostruzionismo che trovò per la sua distribuzione in patria, considerato il ritratto della società che emerge dalle sue immagini e dalla quale la protagonista decide di “ribellarsi” emergendo come un eroina.
PUNCH Regia di Lee Han
E' sembra bello avere conferme su come, la qualità della commedia coreana, non sia inversamente proporzionale agli incassi al botteghino e di come basti davvero poco, un po' di semplicità, coerenza e bei personaggi, per fare dei film che non saranno capolavori ma si guardano e ricordano con piacere. Punch è certamente tra questi perchè risponde egregiamente a quei pochi requisiti di poco sopra. Ed in fondo è la semplice storia di un ragazzo che non si tira mai indietro da una rissa se c'è da difendere la sua famiglia, costantemente protetto, punito e guidato dal suo vicino di casa che è anche uno dei suoi professori del liceo. Ed è proprio con quest' utimo che si crea un grande rapporto quasi paterno, non privo di conflitti, ma che lo porterà a riavvicinarsi alla madre che non ha mai conosciuto. Il tutto poi si svolge in un quartiere popolare con un' alta percentuale di immigrati, dove si vive giorno per giorno e si impara a capire le difficoltà degli altri a dispetto delle proprie. Uno sfondo perfetto dove raccontare il percorso di maturazione di un adolescente e della sua curiosa famiglia allargata.
THE EGOIST Regia di Hiroki Ryuichi
E' la storia di un amore travagliato tra un piccolo delinquente sommerso dai debiti di gioco e una ballerina di topless bar. La loro relazione troverà enormi ostacoli quando decideranno di tornare nel paese natio di lui dove la loro relazione va a scontrarsi duramente con mentalità molto chiuse e ben poco permissive. Ma è soprattutto la storia di un giovane spiantato e sfigato i cui sentimenti sono certamente sinceri ma questo non gli impedisce di mettere costantemente a repentaglio le cose a lui più importanti con la consapevolezza che c'è sempre qualcuno alle sue spalle disposto a tirarlo fuori dai casini. Hiroki Ryuichi è perfettamente consapevole che il cuore del film sono i suoi personaggi ed è per questo che li tiene sempre al centro della scena perdendo forse un po' di vista il resto, lasciando che il film si dilunghi più del necessario dando la fastidiosa impressione che giri a vuoto, specie prima della parte finale che, insieme a quella iniziale, rappresentano i momenti più riusciti e convincenti della pellicola.
IT GETS BETTER Regia di Tanwarin Sukkhapist
Un transessuale sulla cinquantina parte alla volta di un piccolo villaggio alla ricerca di qualcosa e finisce per invaghirsi di un giovane del luogo. Un padre spinge suo figlio a diventare monaco dopo aver scoperto le sue inclinazioni sessuali. Un ragazzo torna dall' America per rilevare e rivendere un locale per travestiti lasciatogli in eredità dal padre. Tre storie molto diverse tra loro eppure legate da un comune denominatore, i protagonisti e il rapporto difficile con la loro sessualità, con la difficoltà di accettarsi ed essere accettati da un mondo che definisce attraverso i suoi canoni “diverso” e “sbagliato” tutto ciò che non riesce a capire. Tre storie che divertono e commuovono, che si susseguono con un ottimo ritmo e che finiscono poi per incontrarsi in un finale rivelatore davvero ben orchestrato. Ma quel che il film della Sukkhapist riesce davvero a fare è privare del suo significato il termine “normalità” perchè alla fine solo chi è in grado di vivere bene con se stesso può definirsi davvero normale.
IODO Regia di Kim Ki-young (Retrospettiva "The Darkest Decade")
La retrospettiva di questo Far East Film Festival è incentrata sul così detto decennio oscuro del cinema coreano, quegli anni '70 segnati dalla dittatura che non hanno certo impedito ai registi dell' epoca di esprimersi nonostante i limiti imposti dal regime. Kim ki-young (autore tra l' altro dell' originale The Housemaid) è certamente tra questi. Il suo film Iodo è ambientato quasi interamente su di un isola popolata da sole donne dove si vive seguendo rigidamente antiche tradizioni e superstizioni. Un uomo accusato di aver ucciso un nativo dell' isola, si reca sul posto per scoprire la verità rimanedo invischiato in un mondo totalmente diverso ed avulso da quello da cui proviene. Iodo non è un film facile, a suo modo provocatorio e sottile nel infondere nel suo sottotesto una critica alla corsa verso la modernizzazione tanto voluta dal regime.
KENTUT Regia di Aria Kasumadewa
Una sfida tra due candidati per le elezioni politiche rischia di finire male quando uno dei due viene ferita da un colpo d' arma da fuoco. I medici riescono a salvarla ma non possono intervenire ulteriormente fino a quando la donna non avrà emesso almeno un peto. Ed in effetti questo è l' evento che tiene in piedi Kentut, l' attesa di una scoreggia salvifica, mentre tutto intorno la lotta politica procede sena sosta. Come nel precedente e sorprendente Identitas (visto al FEFF 12) il giovane regista indonesiano Aria Kasumadewa ci racconta un piccolo e circoscritto spaccato di vita indonesiana in maniera comica, satirica, quasi surreale, con un occhio particolarmente critico verso la politica ed i suoi meccanismi, ma anche la religione non viene certo risparmiata. Kasumadewa si conferma insomma uno dei nomi più interessanti del cinema indonesiano e il suo film potrebbe essere una delle perle di questo festival.
THE GREAT MAGICIAN Regia di Derek Yee
Una grande commedia in costume. Ecco come si presenta al pubblico l' ultimo film di Derek Yee, uno spettacolo di magia (cinematografica), tradimenti e doppi gochi con al suo centro un bizzarro triangolo amoroso tra un bravissimo prestigiatore, un signore della guerra e la sua settima moglie. In realtà la donna è anche la fidanzata del prestigiatore da cui è stato forzatamente costretto a separarsi e che ora vuole riavere con se. The Great Magician è uno spettacolo dove l' attenzione del pubblico viene focalizzata su alcuni basilari elementi mentre intorno tutto cambia,si ribaltano le prospettive, i cattivi in fondo sono solo degli inguaribili romantici e i buoni hanno qualcosa da farsi perdonare. Nonostante il grande uso di effetti speciali, Derek Yee si permette un sentito omaggio a quella grande illusione che è il cinema nella sua forma più semplice. Se poi puoi contare su due grandi talenti dalla fortissima alchimia come Tony Leung e Lau Ching-wan, il gioco è fatto.
SUKIYAKI Regia di Maeda Tetsu
Come ogni anno, con l' approssimarsi di Capodanno, cinque carcerati si ritrovano nella loro cella per partecipare ad una curiosa gara: ognuno di loro racconta e descrive accuratamente il piatto più buono che abbia mai mangiato cercando di stuzzicare il più possibile l' appetito degli altri. Il vincitore avrà l' onore di scegliere il pezzo più prelibato dalla ambita cena di fine anno degli altri compagni di cella. Quello che bisogna subito mettere in conto con Sukiyaki è che non c'è l' intenzione, da parte del regista quanto dal manga da cui è tratto, di dare un ritratto fedele della vita carceraria ma più che altro di utilizzare il cibo, quello più comune e “popolare”, come come un legame con l' esterno, con una libertà che si trova solo nei ricordi che ci legano alle persone care lasciate indietro, tanto la famiglia quanto un amore che forse non avrà la forza di aspettare. Sukiyaki è certamente un film comico ma la cui forza risiede in quella vena malinconica che attraversa tutto il film e soprattutto in quei momenti nei quali i carcerati condividono con gli altri i loro momenti più intimi e preziosi, legati al cibo ma non solo. Coraggiosamente evitato anche il lieto fine, per fortuna.
Un film che è una dichiarazione d' amore verso i felini domestici per eccellenza e del quale sono, con tutte le loro particolarità, i co-protagonisti assoluti, rischia di sembrare già sulla carta operazione quantomeno furba e calcolata. Ed è pure possibile che sia così ma sarebbe quanto meno riduttivo vedere così poco nella bizzarra storia della protagonista di Rent-A-Cat, Sayoko, e della professione da lei stessa ideata: aiutare le persone sole a colmare i propri “buchi” noleggiando i suoi dolcissimi gatti. Insieme ai vari personaggi che si avvicenderanno per usufruire del curioso servizio anche la protagonista avrà modo di affrontare e venire a patti con i motivi della sua stessa solitudine. Rent-A-Cat è in definitiva una favola dei giorni nostri raccontata con grande sensibilità ed un umorismo leggero e mai invadente.
YOU ARE THE APPLE OF MY EYE Regia di Giddens
Affermato romanziere in quel di Taiwan, Giddens porta al Far East il suo film d' esordio tratto, tra l' altro, da uno dei suoi libri che in maniera autobiografica racconta il primo importantissimo amore del regista nato nella prima metà degli anni '90 mentre frequentava la scuola superiore prima e il college poi. Raccontare se stessi attraverso il cinema, Giddens non sarà il primo e certamente non sarà neppure l' ultimo, ma riesce comunque a trasmettere con grande brio e con un azzeccato senso del ritmo, le gioie ed i dolori dell' adolescenza, gli amici, gli scherzi, la goliardia, i primi amori e di conseguenza anche le prime delusioni. Certo, You Are The Apple of My Eye è un film piuttosto semplice, la cui natura prettamente commerciale non è tenuta certo nascosta ma che allo stesso tempo permette al film di mostrare uno spaccato di vita popolare taiwanese (soprattutto adolescenziale) rendendolo appetibile ed apprezzabile anche da un pubblico internazionale.
ROMANCING IN THIN AIR Regia di Johnnie To
Per quanto nessuno neghi la sua straordinaria eccleticità nello sfornare ogni anno film che abbracciano generi diametralmente opposti tra loro, si guarda sempre alle commedie romantiche firmate Johnnie To con una certa diffidenza e forse anche con qualche pregiudizio di troppo. Rispetto a Don't Go Breaking My Heart però (visto alla passata edizione del FEFF) Romancing in Thin Air sembra stargli qualche passo indietro forse perchè, se escludiamo la parte finale con “il film nel film”, risulta essere molto più legato ai canoni della commedia romantica con un amore che nasce tra una stella del cinema reduce da una relazione finita male ed una donna che attende da sette anni il ritorno del marito scomparso. Una relazione che si sviluppa tra alti e bassi (come da manuale) inclusa una lunga elaborazione del lutto alla quale però manca qualcosa ed è quell' impronta incisiva e determinante del grande autore seduto dietro la macchina da presa.
Il primo dei quattro corti del focus “Fresh Wave”, dedicato ai registi emergenti di Hong Kong, racconta di come un nonno e la sua nipotina rispondono alla minaccia del sempre più invadente ed aggressivo sviluppo urbano che presto porterà alla scomparsa del piccolo villaggio dove vivono: girano per la metropoli piantando germogli di bamboo come buon auspicio. Un racconto delicato e commovente sul passato che preserva il presenta dal perdere la propria memoria e tutti i suoi ricordi.
THE DECISIVE MOMENT Regia di Wong Wai-kit (Focus "Fresh Wave")
“Il momento decisivo” per un fotografo di prima linea è quell' esatto istante in cui riesce a catturare con la sua macchina il climax di un evento drammatico. Il protagonista di questo cortometraggio ha perso la capacità di catturare quell' attimo e si trova improvvisamente a dover insegnare ad un fotografo più giovane. Moderno e vintage, rookie o veterani, tutti sono uniti dal riuscire ad evitare che nulla si frapponga fra l' obiettivo ed il cuore. Un ritratto freddo di un uomo e di una professione che si fa lentamente sempre più caldo ed umano.
SEW Regia di Li Yin-fung (Focus "Fresh Wave")
Così come il primo, il terzo cortometraggio ha come protagonisti due generazioni distanti, una nonna e sua nipote adolescente appassionata di cosplay. L' anziana prova inizialmente a mettere freno alla passione della giovane per poi assecondarla nel tentativo di rinsaldare i rapporti. Anche in questo caso la necessità di accorciare il gap generazionale è il tema portante della narrazione che la giovane regista conduce con grande padronanza e capacità di toccare le giuste corde senza giocare in maniera troppo furba con i sentimenti.
JULY 1ST, AN UNHAPPY BIRTHDAY Regia di Li Miao (Focus "Fresh Wave")
Storia di un amore che nasce e finisce durante le manifestazioni pro-democratiche che si svolgono ad Hong-Kong il primo di ogni luglio da quando l' ex colonia britannica è ritornata ad essere territorio cinese. Quarto ed ultimo cortometraggio del focus “Fresh Wave” ha la struttura di un mockumentary che con l' implacabilità del POV mostra come una calda giornata d' estate porti amore e politica a diventare elementi inconciliabili e di rottura
DANGEROUSLY EXCITED Regia di Koo Ja-dong
L' anima rock del Far East Film Festival si risveglia anche in questa quattordicesima edizione con un film dove la musica è l' interruttore che risveglia dall' apatia nella quale è sprofondato un impiegato tutto casa è lavoro, controllato nelle emozioni e con l' unico pensiero fisso quello di fare carriera. Tutto cambia quando per una serie di eventi si trova quasi costretto ad ospitare nel suo seminterrato una band di giovani emergenti. I toni da commedia non si discutono ma Dangerously Ecxited ha altri meriti oltre quello di far ridere e sorridere: tanto dalle sue immagini, quanto dalla sua colonna sonora o dai personaggi, emerge un amore per la musica che non trova certo barriere generazionali nel suo modo di veicolare nuove emozioni o di farne tornare a galla alcune sopite da tempo. E' qualcosa di innato e primordiale, se vogliamo, che non può essere certo spiegato o compreso attraverso nozioni imparate sui libri.
NIGHTFALL Regia di Roy Chow
Un ragazzo viene arrestato per aver ucciso la giovane figlia di un famoso tenore. Uscito di prigione vent' anni dopo comincia a seguire ossessivamente la famiglia che fu causa del suo arresto. Quando il tenore viene trovato brutalmente ucciso, lui diventa automaticamente il primo sospettato. Spiace dirlo ma, la parte davvero convincente di Nightfall, oltre alle interpretazioni dei sempre ottimi Nick Cheung e Simon Yam, è il concitato e violentissimo incipit dove un uomo lotta per la propria vita contro altre quattro persone nelle docce di un carcere. Sangue (tanto) e ralenty sembrano voler dettare il ritmo ad un film che si rivela invece piuttosto discontinuo, incerto nei modi e nei tempi con i quali raccontare una storia dai toni cupi e dagli sviluppi disturbanti.
Già conosciuto dalle parti del FEFF con il suo fin troppo sopravvaluato Trouble Maker, il regista coreano Kang Hyung-chul torna a Udine con un' altra commedia che apre il festival raccontando un viaggio tra presente e passato per un gruppo di amiche che si riuniscono, anni dopo lo scioglimento della loro “banda” ai tempi del liceo, quando scoprono che una di loro ha un tumore ormai in fase terminale. Sulle note di una quantomai ricercata colonna sonora (nella quale compare anche Sunny di Boney M, che da il nome al film ed anche al gruppo delle giovani protagoniste) la storia si dipana con sorprendente fluidità, tra la Corea moderna di oggi e quella degli anni '80 fatta di brand di tendenza, colori sgargianti, musica, ma anche scontri tra sostenitori della democrazia e poliziotti. Il tutto con un tocco molto leggero naturalmente, concentrando l' attenzione su quanto, crescendo, la vita spesso ci costringa a mettere da parte i sogni da adolescenti. Il finale vuole essere risolutivo a tutti i costi, peccato, ma c'è un momento delicatissimo e surreale che vale da solo tutto il film secondo me. HARD ROMANTICKER Regia di Gu Su-yeon
Di film che raccontano storie di malavita e criminalità giovanile ambientate in località periferiche, sempre più mondi a parte rispetto alle grandi metropoli giapponesi, ne abbiamo già visti tanti, portate alla nostra attenzione da autori che hanno infuso nelle trame del racconto le proprie esperienze. Gu Su-yeong non fa differenza con questo suo Hard Romantiker, tratto da un suo romanzo semi autobiografico incentrato sul giovane “omonimo” Gu, teppista dai capelli ossigenati che, fattosi fin troppi nemici nel suo paese natale cerca una nuova strada nella grande città trovandosi però costretto a tornare sui suoi passi per saldare tanti conti in sospeso. Nessuno nega al film la sua forza, soprattutto visiva, che emerge dalla violenza, mostrata e non, con insistenza quasi disturbante e da personaggi (tra i quali lo stesso Gu) che di positivo hanno poco e niente. Quello che manca in questa storia, dove gli errori si ripagano moltiplicati all' infinito, è un vero approfondimento sul background che sta dietro storie di questo tipo che avrebbe aiutato a capire realtà così complesse dove anche le proprie origini fanno la differenza in un paese ancora profondamente razzista come il Giappone.
In attesa di riprendere la pubblicazioni settimanali dal prossimo venerdì, vi proponiamo una puntatona speciale di CINE20 dedicata alla appena passata quattordicesima edizione del Far East Film Festival, con i film da NOI premiati. Online qui.
Ogni rientro da Udine è sempre la stessa storia. Dieci giorni passano in un lampo ma ti porti dietro una stanchezza come se fossi stato via due mesi. Ma non c'è solo quello per fortuna perchè, qualsiasi grado di devastazione fisica e mentale si possa raggiungere, questa sarà sempre e comunque mitigata dal bagaglio di esperienze e ricordi che si accumulano grazie alla splendida atmosfera che si respira per la città friulana e per gli amici (vecchi e nuovi) che incontri ogni anno. E poi ci sono i film naturalmente, ma di quelli si parlerà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane ^__*
Domani si parte per Udine, venerdì inizia la quattordicesima edizione del FEFF e di conseguenza il blog chiude per una decina di giorni. La presenza di Johnnie To e Pang Ho-cheung, con rispettivi film, è già un motivo sufficiente per andare al Festival ma come al solito si aspettano piacevoli sorprese dalle scoperte, anche casuali, che la manifestazione regala ogni anno. Naturalmente, alla riapertura del blog, non mancheranno i report su tutti i film visti e magari anche qualche foto. Nel frattempo vi saluto e ci si rilegge al mio ritorno a meno che non ci si incontri a Udine, che è sempre una gran cosa ^__*