Friday, May 23, 2008

Meet the Savages

Durante la visione de La Famiglia Savage, naturali mi son venuti alla mente collegamenti con Away From Her. Qui, come nel film della Polley, la malattia diventa veicolo per portare l'attenzione ai talvolta complessi rapporti tra individui. In questo caso non si tratta di due amanti ma di una famiglia il cui "nucleo" non esiste più ormai da tempo. Non si scende troppo nei particolari ma si intuisce che un padre non proprio amorevole (forse eccessivamente violento) sia la causa del disfacimento della famiglia e della fuga della madre dal tetto coniugale. I due figli, Jon e Wendy, sono cresciuti tenendo lontani il padre ma le loro vite faticano a trovare il giusto percorso: Jon lavora da tempo alla pubblicazione di un suo libro, buttando alle ortiche una relazione di tre anni con una ragazza polacca; Wendy aspirante commediografa, si "incontra" regolarmente con un uomo sposato. Quando il padre Lenny, che da vent' anni convive con la sua nuova compagna, comincia a mostrare evidenti sintomi di demenza, i due fratelli si vedono costretti a ricongiungersi con l'anziano genitore. Il film si apre con un incipit da molti definito "lynchiano" e non a sproposito. Le immagini solari, il balletto tra le siepi, le case perfette con i loro giardini curatissimi, non possono che rimandare il pensiero a quel gran capolavoro di Velluto Blu. Siamo in un quartiere residenziale in Arizona, tanto perfetto da sembrare di plastica, finto. Il suo aspetto così artificiale, che trasmette un benessere solo apparente (quel che avviene dentro la casa di Lenny è ben diverso da quel che si percepisce dall' esterno) serve a fare da contrasto alla fredda e nevosa Buffalo, vero teatro della vita reale sul cui palco si svolgono le vicende dei Savage. Oltre che capace regista, Tamara Jenkins è abilissima a raccontare complesse dinamiche familiari bilanciando a dovere drammaticità e ironia, preferendo spesso al racconto puramente verbale, una narrazione che lascia allo spettatore quanto basta per capire il doloroso passato dei protagonisti: Philip Seymour Hoffman e Laura Linney sono semplicemente perfetti nell' interpretare gli incasinatissimi fratelli Savage, divisi tra il risentimento e la responsabilità nei confronti del padre. Fatte queste considerazioni, appare evidente e scontato che un piccolo film dalle grandi qualità come questo, finisse nell' oblio della distribuzione italiana. Da recuperare con qualsiasi mezzo possibile.

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Thursday, May 22, 2008

Far East Film Festival 10 - In Pictures - Parte 2 di 2

Ecco il post tanto atteso! La seconda parte delle foto fatte al Far East, il post che si sarebbe povuto chiamare semplicemente "Facce da FEFF" ma che ho preferito dividere in piccoli "capitoli" tematici come il precedente. Prima di cominciare, un breve riepilogo:


PREVIOUSLY ON WELTALL'S WOR(L)D...

Una foto che riassume un po' il post precedente... Dite di no? Bè, la verità è che mi piaceva e non sapevo dove cavolo metterla ^__^

GENTE IMPEGNATA...

...c'è chi prende appunti...

...chi fotografa...

...chi parla con l'altra parte del mondo...

...e chi recupera preziosissimi autografi

PEOPLE WE MET

Thanh Van Ngo e Johnnie Nguyen protagonisti di The Rebel

Un primissimo piano della bella Thanh Van Ngo ad opera del buon Deiv

Il cast artistico/tecnico di Mad Detective sul palco. Da sinistra: Lam Suet, Kelly Lin, Lau Ching Wan, Wai Ka Fai e Johnnie To

Rosuen e Deiv si sono intrufolati in sala stampa per fargli qualche altra foto!


Un altro primo piano di Deiv. Questa volta il soggetto (e che soggetto!!!) è Kelly Lin

Ed ecco il grandissimo Lam Suet

WE TOOK PICTURES WITH

Miki Satoshi (o come lo ha ribattezzato Para "l' uomo con la camicia più bella del mondo" ^__*)

Il giovane regista vincitore Norihiro Koizumi (foto fatta in tempi non sospetti ^__*)

Johnnie To!!! Foto memorabile!!!

Altra foto memorabile con Lam Suet e Lau Ching Wan!

QUANDO I BLOGGER SI INCONTRANO

Torakiki di Altrocinema (in tre scatti altamente artistici)




Rob di The Critic (durante una delle innumerevoli file fatte)


Para e Chimy di Cineroom (a Festival terminato)


IT'S TIME TO LEAVE

Ultimo scatto prima della partenza. Quale foto migliore per chiudere questo ultimo post fotografico e ultimo post dedicato alla decima edizione del FEFF. Ringraziando tutti per l'ennesima volta, vi lascio un paio di scatti bonus e con il Far East ci rivediamo...l'anno prossimo? Chissà!

BONUS

IN LOCATION

Queste due foto ritraggono le location di quale film? E di quale regista? So che qualcuno di voi è avvantaggiato nella risposta, ma vediamo chi arriva per primo ^__*


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Wednesday, May 21, 2008

"Chissà, forse sto scomparendo..."

Away From Her mi fa pensare ai ricordi, quei segni della nostra esistenza e del nostro passaggio che lasciamo negli altri e gli altri lasciano in noi, come le impronte lasciate sulla riva del mare o su di una collina coperta da una nevicata recente. I solchi che ci siamo lasciati alle spalle sono profondi ed evidenti. Potremmo voltarci e ripercorrere a ritroso il percorso senza mai perderci. Forse solo le impronte più vecchie ci apparirebbero sbiadite fino a scomparire del tutto, ma sarebbe una cosa normale. Ma questi segni sono tanto evidenti e profondi quanto estremamente "delicati", "fragili". Basta anche una piccola onda di risacca, una leggera nevicata, ed ecco che le impronte, anche le più profonde, diventano sempre più impercettibili fino a sparire del tutto. E' così che mi immagino il modo in cui l' Alzheimer aggredisce la mente, portando ad un lento ma inesorabile degrado dei ricordi. E' mi immagino quanto deve essere doloroso vederlo succedere ad una persona che ci è molto vicina, vederle perdere le singole parole, poi i momenti che diventano giorni, settimane, mesi. Quanto deve essere doloroso vedersi perduti, cancellati dai ricordi e dai sentimenti di quella persona. Questo è quello che accade ai protagonisti del film di Sarah Polley. Grant e Fiona si amano e hanno passato più di quarant'anni di vita insieme quando la malattia colpisce irrimediabilmente la donna. Ad andarsene per primi sono i nomi di oggetti comuni, poi sopraggiunge la confusione, l'accettazione ed infine la separazione. Grant infatti, dietro l'insistenza di Fiona, è costretto a ricoverarla in un istituto di cura dove la donna comincia lentamente a dimenticare il marito e a legarsi affettivamente ad un' altro dei pazienti. Away Form Her è un film profondamente drammatico ma che tratta il tema della malattia senza per questo volerne fare un trattato scientifico. Preferisce invece concentrarsi sui personaggi (splendidamente interpretati da un intenso Gordon Pinsent e da una superba Julie Christie), sul loro rapporto, facendoci percepire la sua profondità attraverso gesti, sguardi e parole. Un rapporto che sembra perfetto ma che mostra qualche crepa nel passato sul quale però non ci si sofferma ad indagare. Si guarda invece al presente, a come lentamente si sgretola. Si guarda al dolore di un uomo che deve scegliere di separarsi dalla donna che ama diventando quasi un estraneo agli occhi di lei. Ed è forse questo che l' Alzheimer fa: crea delle distanze incolmabili (esemplare l' inquadratura ricorrente dei personaggi che si avviano lungo un corridoio mentre la macchina da presa li riprende di spalle e lentamente si allontana). Ma da quel che si percepisce nell 'intensa e bellissima sequenza finale, due individui possono rimanere "legati" nonostante le loro vite procedano parallele, come due piste di sci di fondo, senza avvicinarsi ne incrociarsi mai.

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Tuesday, May 20, 2008

NEON GENESIS EVANGELION - PLATINUM LIMITED EDITION - (R2 - ITALIA)

Dedicato a tutti quelli che hanno amato incondizionatamente questa serie (a prescindere dai due film conclusivi). Dedicato a tutti queli che nella seconda metà degli anni '90 comprarono pazientemente le videocassette (con due episodi ciascuna!!!) che la ormai ex Dynamic Italia pubblicava con modalità e tempi che più gli facevano comodo. Dedicato a tutti quelli che non si sono accontentati della prima pubblicazione in dvd che rappresentava a conti fatti, un semplice passaggio da analogico a digitale ad un prezzo veramente ridicolo. A tutte queste persone, ma anche a chi volesse avvicinarsi per la prima volta a questa serie, è dedicato il cofanetto DEFINITIVO (su supporto DVD naturalmente) di Neon Genesis Evangelion, la Platinum Edition.
La confezione si presenta come un elegante ma delicatissimo box in metallo a tiratura limitata (5000 copie). Spalancato il coperchio superiore (quello con il profilo dell' Eva 01) al suo interno troviamo tutta una serie di "cosuccie" che fanno tanto contenti i collezionisti: cartoline, poster e un bel libretto di 100 pagine con schede sui personaggi, sugli Eva, sugli episodi ecc. A completare questo bel pacchetto, otto custodie digipack contenenti i DVD con gli episodi.
Veniamo adesso alla parte puramente tecnica: come annunciato, il video, proprio come le edizioni Platinum americana e inglese, è stato restaurato dalle pellicole originali (la serie ha già più di dieci anni) e il risultato si vede eccome, sia a livello di pulizia dell' immagine che di resa dei colori. L'audio si presenta codificato nel formato Dolby Digital 5.1 sia per il giapponese (naturalmente con i sottotitoli attivabili) che per il doppiaggio italiano. In entrambi, musica, effetti sonori e d'ambiente, sono distribuiti su tutti i canali per ricreare nella maniera più completa la scena sonora. I dialoghi sono altettanto ben distribuiti anche se vengono prediletti i tre canali frontali. Gli extra sono distribuiti su tutti e otti i dvd ma non sono poi così numerosi come ci si aspettava. Sono presenti tutte le varie sigle di testa e di chiusura senza crediti e in versione originale, estratti sonori di sottofondo (già presenti anche nelle VHS), uno speciale in due parti sulla "mitologia di Evangelion", Animatics di alcuni episodi selezionati e le versioni Director's Cut degli episodi dal 21 al 24. Poi ci sono i commenti audio che meritano un discorso a parte visto che sono quelli che recano una doppia delusione. Chi si aspettava il running commentari di Anno o di Sadamoto è meglio che si metta l'anima in pace perchè non ci sono. A commentare gli episodi sono i curatori del doppiaggio dell' edizione americana e solo su tre episodi. Da una veloce ricerca su internet ho potuto verificare che, sia l'edizione USA che in quella UK, tutti gli episodi hanno il commento audio. Da quel che ho potuto ascoltare i commenti non sono malaccio, ma visto che non ci sono quelli delle MENTI dietro questo grandioso progetto, non sarebbe stato male averli almeno per tutti gli episodi.
In definitiva si tratta di un' ottima edizione sia sul versante puramente "collezionistico" che su quello tecnico (con qualche riserva per gli extra). Chi non volesse spendere la bellezza di 139 Euro (o giù di li) per il cofanetto, può sempre ripiegare sui dvd singoli che verranno pubblicati mese per mese. A voi la scelta.

Caratteristiche Generali e Tecniche:
Produttore: Dynit
Distributore: Dynit
Video: 1.33:1 letterbox
Audio: Italiano, Giapponese Dolby Digital 5.1
Sottotitoli: Italiano "dialoghi e cartelli", Italiano "cartelli"
Extra: Disco 1 - La mitologia di Evangelion (1^ parte), Anticipazioni episodi dal 2 al 5 in lingua originale, Presentazione della serie, Sigla di testa versione senza crediti e originale, Sigla di coda senza crediti e originale, Trailer, Trailers Dynit; Disco 2 - La mitologia di Evangelion (2^ parte), Anticipazioni episodi dal 6 al 9 in lingua originale, Sottofondo mensa ufficiali, Sigla di testa (ep. 8 e 9) senza crediti e originale, Sigla di coda (ep. 8 e 9) senza crediti e originale, Trailers Dynit; Disco 3 - Anticipazioni episodi dal 10 al 13 in lingua originale, Animatics completo ep. 9, Sottofondo autoradio di Misato ep. 12, Trailers Dynit; Disco 4 - Anticipazioni episodi dal 14 al 17 in lingua originale, Animatics completo ep. 15, Sottofondo camera ospedaliera di Shinji (ep. 14), Sottofondo camera di Asuka (ep. 14), Sottofondo nel soggiorno di Misato (ep. 15), Trailers Dynit; Disco 5 - Anticipazioni episodi dal 18 al 20 in lingua originale, Animatics completi ep. 18 e 19, Sottofondo nel soggiorno di Misato ep. 18, Sottofondo delle scene di soccorso ep. 18, Trailers Dynit; Disco 6 - Ep. 21 Director's Cut, Anticipazione episodio 21 in lingua originale, Animatics completo ep. 20, Commento di Matt Greenfield e Sean McCoy ep. 20, Sottofondo stanza ospedaliera di Rey ep. 20, Sottofondo automobile di Misato ep. 20, Filmati di repertorio sul Second Impact, Sigla di coda (ep. 19) senza crediti e originale, Trailers Dynit; Disco 7 - Ep. 22 e 23 Director's Cut, Animatics completo ep. 23, Commento audio di Matt Greenfield, Tiffany Grant e Sean McCoy ep. 22, Sigla di testa trasliterazione giapponese, traduzione e adattamente italiano, Sigla di coda originale inglese, traduzione italiana, Trailers Dynit; Disco 8 - Ep. 24 Director's Cut, Anticipazione episodio 26 in lingua originale, Animatics completi ep. 24 e 25, Commento con Matt Greenfield e Sean McCoy ep. 26, Trailers Dynit.
Regione: 2 Italia
Confezione: cofanetto in metallo

Contenuti Cofanetto:
8 DVD contenuti in altrettante custodie digipack
1 set di 8 cartoline
1 poster esclusivo della Platinum Edition
1 booklet di 100 pagine "Evangelion Eciclopedia"












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Monday, May 19, 2008

Far East Film Festival 10 - Day 9 - FINAL DAY

PEEPING TOM
Regia di Fukagawa Yoshihiro

Un aspirante scrittore, in attesa di veder pubblicati i suoi lavori, viene assunto da una rivista per scrivere racconti erotici. L'ispirazione gli arriva dopo che, con l'appartamento messo a soqquadro dai ladri, scopre dei buchi nelle pareti che gli permettono di "spiare" le abitudini, specie quelle sessuali, dei suoi vicini. I suoi racconti riscontrano subito il favore dei lettori ma con il passare del tempo per il giovane scrittore realtà e finzione cominciano a diventare indistinguibili. Il film di Fukagawa Yoshihiro è volutamente criptico, questo è un dato di fatto. Impossibile infatti, distinguere gli eventi reali da quelli immaginati dal protagonista per i suoi racconti. La bramosia voyeur è solo una fonte d'ispirazione o è la via di fuga dall' isolamento per un uomo tristemente solo? Peeping Tom è il racconto di un guardone dalla fervida immaginazione o è una ghost story? Queste sono solo alcune delle domande le cui risposte sono nascoste tra le immagini, tra le infinite pieghe della trama, risposte di cui alla fine del film non ci importa neanche tanto sapere.
2/5

TACTICAL UNIT - THE CODE
Regia di Law Wing-cheong

Da quel gran capolavoro che è PTU, sotto l'attenta produzione di Johnnie To (e quindi della Milkyway), nasce Tactical Unit - The Code, serie tv in cinque episodi, il primo dei quali è stato presentato in anteprima mondiale al Far East. Protagonisti indiscussi di questa serie (girata come se si trattasse di veri e propri film) sono gli agenti della squadra tattica della polizia di Hong Kong e le loro operazioni sempre al limite della legalità. Nonostante i nomi coinvolti (Simon Yam, Lam Suet e Maggie Cheung) Tactical unit è ben lontano da quel che è PTU (la Hong Kong notturna di Johnnie to e inarrivabile) e onestamente non sarebbe potuto essere altrimenti. Rimane comunque un prodotto tv di altissimo livello, di quelli che qui da noi non vedremo mai.
3/5

SPARROW
Regia di Johnnie To

Leggero e delicato come il volo di passerotto, Johnnie To ci conduce, con il suo ultimo film, nella vita di quattro abilissimi e simpatici borseggiatori. Le loro giornate trascorrono tra furti e colazioni al ristorante fin quando nelle loro vite non entra Chung Chun-lei, la cui affascinante bellezza mette nei guai Kei e la sua banda. Ma l'agire misterioso della ragazza nasconde una disperata richiesta d'aiuto. In novantuno perfettissimi minuti (non uno di più, non uno di meno), Johnnie To omaggia la sua bella Hong Kong dove i personaggi si muovono guidati dalla musica. Infatti, oltre ai soliti nomi noti (Simon Yam, Kelly Lin, Lam Suet ecc.), la musica "recita" un ruolo primario se non fondamentale: le note dettano il tempo agli attori e alla regia di To che "danza" tra splendidi piano sequenza e deliziose coreografie (il balletto degli ombrelli sotto la pioggia). Un esempio di grande cinema, in cui ogni sua parte concorre a dare vita a uno dei più bei film visti al Far East, se non il più bello.
5/5

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Sunday, May 18, 2008

Lyric of the Week + Video / BLUVERTIGO - CIELI NERI


Scegli me fra i tuoi re
Un vortice ci avvolgera'
Ti prendero', se mi vuoi
Danzammo in due, lei se ne ando'
Ed io ora

Ho i ricordi chiusi in te
La tristezza dentro me
Tra due mani, le mie

Di lacrime, poi si bagno'
Il regno che ho chiesto a te,
Ed ora

Ho i ricordi chiusi in te
La tristezza dentro me
Tra due mani, le mie

Sono i cieli neri che, io so
Non si scioglieranno piu'

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Friday, May 16, 2008

Far East Film Festival 10 - Day 8

AN EMPRESS AND THE WARRIORS
Regia di Tony Ching Siu-tung

La principessa Yan Feier si ritrova improvvisamente al trono dopo la morte del padre in battaglia, durante la guerra contro l'esercito di Zhao. La novella imperatrice si applica nell' addestramento militare per poter condurre l'esercito sul campo, ma dopo la sua prima battaglia resta gravemente ferita in un agguato e viene fortunatamente salvata dal dottore/eremita Duan Lan-quan. Nel frattempo una fazione contraria alla sua incoronazione, decide di darla per disertrice e prendere così il potere. E' chiaro fin da subito che il film di Tony Ching Siu-tung non punta alla ricostruzione storica ne ad un film incentrato esclusivamente sulle battaglie. Preferisce concentrarsi invece sul contrasto tra i sanguinosi campi di battaglia e la visione paradisiaca di un mondo senza guerre e morte (la foresta dove il dottore ex guerriero si è rifugiato). Purtroppo le belle sequenze di guerra (nulla da dire sulle coreografie) fanno decisamente "a pugni" con la visione romantica, tutta uccellini svolazzanti e canzoncina finale. Questi aspetti rendono il film un tantino indigesto, almeno per i miei gusti personali.
2/5

GACHY BOY - WRESTLING WITH A MEMORY
Regia Koizumi Norihiro

Mettere insieme Memento di Nolan con il wrestling...solo i giapponesi potevano pensarci. Il film del giovane regista Koizumi Norihiro, vede protagonista Igarashi Ryoichi, intelligentissimo laureando in giurisprudenza, unitosi al club di wrestling per diventare lottatore. Nonostante i giornalieri allenamenti i suoi progressi sono quasi nulli e non ci vorrà molto prima che i suoi compagni scoprano il motivo del suo scarso apprendimento: a seguito di un incidente Ryoichi non è più in grado di accumulare ricordi recenti. Quando si addormenta la sua mente si "resetta" fino al giorno dell' incidente. Simpatica e triste la storia di questo wrestler smemorato nella sua lotta disperata per avere una vita normale e felice attraverso la lotta, vista l'impossibilità di ottenere una qualsivoglia realizzazione personale con la laurea. Si ride e ci si commuove ma si rimane anche un po' disturbati da un eccessivo carico drammatico, già abbastanza evidenziato durante il film, che culmina in un incontro finale di wrestling dove la finzione, non si sa bene per quale motivo, va a farsi benedire: si combatte sul serio insomma, tutti piangono fiumi di lacrime con un finale che fa tanto Rocky. Esagerato, esagerato, esagerato!!!
3/5

MAD DETECTIVE
Regia di Johnnie To & Wai Ka Fai

Ritorna la coppia d'oro del cinema di Hong Kong: Johnnie To e Wai Ka Fai. Un ritorno segnato dalla follia, quella dell' ispettore Bun e dei suoi straordinari quanto eccentrici metodi investigativi basati più sulle emozioni che sulle consuete indagini. Tra l'altro, il detective Bun possiede la capacità di "vedere" la personalità innata delle persone. Il detective Ho, suo ex collega, vuole sfruttarne le abilità per risolvere il caso di un agente scomparso durante un appostamento. Mad Detective è un allucinato viaggio nella mente di un uomo in abito da poliziesco teso e coinvolgente. Lo spettatore è costretto ad osservare con gli occhi di Bun, a decifrare e distinguere cosa è reale e cosa invece è frutto di una mente malata, mentre le certezze vanno in frantumi come gli specchi della bellissima sequenza finale. Film sicuramente da rivedere più volte ma che conferma già alla prima visione il fortunato sodalizio tra To e Ka Fai.
4/5

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Thursday, May 15, 2008

Ricominciare dal Paradiso

Una fotografia dai toni seppia ci mostra quattro uomini e una donna giapponesi. Alle loro spalle, le sbarre di una cella sulla quale si affaccia un gruppo di uomini dai lineamenti non proprio nipponici. Una singola fotografia ci racconta The Guys From Paradise, film di Takashi Miike datato 2000 (anno piuttosto prolifico per il regista visto che in quei dodici mesi è riuscito a sfornare la serie MPD Psycho, Dead or Alive: Birds e City of Lost Souls di cui ritroviamo alcuni attori e personaggi), nel quale ritornano temi a lui molto cari. La storia inizia nelle Filippine, in un pullman per il trasporto di galeotti, diretto verso la prigione "Il Paradiso". Al suo interno c'è un giovane businessman giapponese, Kohei, arrestato perché in possesso di un chilo di eroina. Trasferito nell' ala "giapponese" della prigione, fa conoscenza dei suoi compagni di cella: il pedofilo Sakamoto, lo "strano" Phillipine Taro e Uno, risposatosi con una donna del luogo dopo aver abbandonato la moglie. Viene presto introdotto a Yoshida, presunto boss della Yakuza, che lo vuole ingaggiare per svolgere alcuni "lavoretti". Ecco quindi un gruppo di giapponesi lontani dalla propria patria, cercare di mettere su una comunità in terra straniera. Che poi questa comunità venga a nascere all' interno di una prigione, questa è tutta un'altra faccenda. "Il Paradiso" non è una prigione come tutte le altre ma è un luogo di detenzione con porte girevoli e tanti comfort per chi è in grado di muovere qualche soldo con affari più o meno leciti che vedono lo sparuto gruppo di giapponesi assolutamente in prima linea, un gruppo di traditi, esiliati ma comunque fieri delle proprie origini tanto da non mischiarsi con gli altri detenuti. Ma nel racconto l'attenzione è posta soprattutto sulla figura di Kohei che rappresenta il classico colletto bianco giapponese, fedele "schiavo" della Compagnia per la quale lavora, perfettamente inserito in quel sistema che ti porta in alto tanto in fretta quanto in basso ti fa sprofondare. Così da rampante businessman, Kohei si ritrova detenuto e abbandonato da tutti, colleghi e la sua stessa donna, costretto a fare affidamento sui suoi compatrioti, invischiandosi in un sistema molto simile a quello che lo ha portato in galera. A differenza di quanto capitava in The Bird People of China (film che più si avvicina a The Guys from Paradise), dove il protagonista non vedeva altro sbocco nella sua esistenza se non rientrare in Giappone alla sua vecchia vita, qui i personaggi seguono un percorso che li porta ad un taglio netto con il passato e con le proprie origini. Un reset della propria vita per iniziarne una nuova o per trovare finalmente il "sentiero" al quale erano destinati. In conclusione, tornando per un momento sul discorso "prolificità", bisogna notare come in un anno Miike abbia fatto film sostanzialmente diversissimi tra loro, specialmente per quel che riguarda i generi, e di come sia riuscito ugualmente a renderli omogenei tra loro, soprattutto per le tematiche affrontate. E' il dono di questo straordinario regista, non si può che rendergliene merito.

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Wednesday, May 14, 2008

Far East Film Festival 10 - Day 7

MAGIC BOY
Regia di Adam Wong

Leggo è un aspirante mago illusionista che lavora come fattorino per un ristorante. Non ha intenzione di diventare un professionista ma preferisce usare i suoi trucchi per far sorridere la gente e fare colpo sulle ragazze, in particolar modo sulla commessa di un negozio di borse della quale si è innamorato. Il problema è che la ragazza pare essersi invaghita di Hei, amico di Leggo e suo maestro illusionista. Simpatica commedia sentimentale, divertente, colorata, che riesce a stupire più di una volta con alcune azzeccate soluzioni visive. Peccato che cada nei classici luoghi comuni del genere (il triangolo amoroso non manca così come l'incursione nel melò). Un film che non tradisce le aspettative del pubblico al quale si rivolge (principalmente adolescenti), che farà sorridere o sbadigliare tutti gli altri. Ma di questo non si può certo fargliene una colpa.
3/5

YOUR FRIENDS
Regia di Hiroki Ryuichi

Amicizia, sentimento che unisce due o più persone, alcune volte per anni, altre solo per pochi importanti minuti, grazie ad una parola o ad un gesto. Fotografia, finestra sul passato che unisce tante piccole storie a quella di una giovane ragazza costretta da un incidente a dover camminare per il resto della sua vita aiutandosi con una stampella. Questo è in poche righe la base su cui poggia il dramma giapponese Your Friend di Hiroki Ryuichi, un delicato e commovente viaggio nei ricordi, concreto come un' istantanea e leggero come una nuvola. Si potrebbe accusare il film (ed il suo genere in senso più largo) di cercare sempre la "lacrima facile" con l'immancabile tragedia, o ancora per un minutaggio decisamente sfiancante, ma non si può non tener presente la qualità registica di Hiroki (lunghi piani sequenza per l' 80% della pellicola) o la sua capacità di raccontare con sincerità generazioni più giovani della sua (cosa assai rara).
4/5

THE OTHER HALF
Regia di Lin Linsheng

Appurato che "female relationship drama" non significa "film con donne che fanno le cosacce" (capito Deiv?!? ^__*) andiamo ad esaminare questo film. Storia di tre donne (madre vedova e le sue due figlie) alla ricerca della loro completezza, della loro metà mancante (da qui il titolo), raccontata nella Pechino di oggi e ripresa con videocamera digitale e lenti grandangolari. Una vedova che vuole risposarsi, la figlia maggiore che vuole vivere da mantenuta e la figlia più piccola che pensa solo alla carriera e ad intrattenere una relazione con il suo capo, sono le protagoniste di questo film fatto di dialoghi taglienti e toni da commedia. Ma anche con tutte le buone intenzioni, il film non convince nel complesso, sia per alcune scelte tecniche, sia per dei dialoghi francamente insostenibili per lunghezza e quantità (ma questo difetto potrebbe essere direttamente riconducibile ai sottotitoli o alla mia stanchezza).
2/5

THE REBEL
Regia di Charlie Nguyen

Vietnamiti e calci in faccia. Questa la formula dell' action a sfondo storico The Rebel di Charlie Nguyen, che vede protagonista un agente della polizia vietnamita al soldo degli occupatori francesi, passare dalla parte dei ribelli a seguito di una crisi di coscienza per aver ucciso un ragazzo durante un attentato. Considerato il numero esiguo di film prodotti dall' "industria" cinematografica vietnamita (due all' anno pare sia la media) si può cercare di non essere troppo severi con un film francamente un po' deboluccio. Un adeguato contesto storico e una certa ricercatezza nella fotografia, non salvano il film dalla piattezza, sia nel racconto che nella caratterizzazione dei personaggi. Belle le scene di lotta (si è andati a vederlo soprattutto per quelle), anche se eccessivamente ripetitive [il calcio volante/rotante era una costante (ho fatto anche la rima)], merito delle straordinarie doti atletiche dell' attore/stuntman/sceneggiatore protagonista Johnnie Nguyen.
2/5

CROWS - EPISODE 0
Regia di Takashi Miike

Miike torna al Far East e anche se non di persona, ha realizzato un filmato per tutti gli spettatori del festival, introducendoci così alla visione del suo ultimo film. Crows - Episode 0 è incentrato sulla lotta fra studenti per la conquista della loro scuola. Genji, appena trasferitosi, vuole "detronizzare" Serizawa (attuale leader della coalizione studentesca dominante) e dimostrare al padre di essere in grado di succedergli alla guida del clan yakuza del quale è il boss. Film riuscito solo a metà purtroppo: la prima parte è in puro "Miike style" (i titoli di testa, la sequenza del "bowling"). La seconda cede il passo alla natura commerciale del progetto (la canzoncina e il balletto sono decisamente irritanti) dando fin troppo spazio alle facce bellocce dei protagonisti (si sente la mancanza dei suoi attori feticcio!). Sinceramente una mezz'ora in meno di risse a "calci e pugni tra ragazzi in divisa scolastica con pettinature assurde" avrebbe giovato e non poco al film, facendoci uscire dalla sala meno stanchi e un po' più soddisfatti.
3/5

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Tuesday, May 13, 2008

Un Miike d'altri tempi

Jumpei, ex pugile caduto in disgrazia, decide di dare una svolta alla sua vita e quella della sua donna, Yoko, rubando cinquecento milioni di Yen al clan yakuza Soryu al quale è affiliato. Non potendo celare al suo clan l'inganno, Jumpei nasconde il denaro, accoltella uno dei suoi "aniki" e si fa arrestare per tentato omicidio. Nei cinque anni che passa in galera, il clan Soryu perde il suo prestigio ed i suoi membri, oltre a voler recuperare i cinquecento milioni, meditano vendetta contro Jumpei. Certo di non poter sopravvivere cinque minuti una volta uscito di galera, Jumpei decide di utilizzare un decimo dei soldi rubati per pagarsi una formidabile guardia del corpo, l'invincibile, nonché maestro di Karate, Kiba.
Bodyguard Kiba è il quinto film diretto da Takashi Miike (il quarto per il mercato home-video, per essere precisi). Correva l'anno 1993 e solo due anni più tardi il Maestro avrebbe diretto quel Shinjuku Triad Society dove si manifesta per la prima volta il suo "cinema dei senza patria" e altre tematiche e ossessioni che sarebbero diventate segno distintivo del suo cinema. Difficile invece vedere in Bodyguard Kiba qualcosa che rimandi a Miike anche se cominciano ad essere piantati i semi che germineranno nelle sue produzioni future: oltre ad una ricercata scelta delle inquadrature (che dimostra comunque una cura particolare nel posizionare la macchina da presa) e a particolari soluzioni visive (il flashback che comincia e finisce con i disturbi tipici dei filmati in VHS) è presente l'ossessione per il corpo e per i suoni. In quest' ultimo caso è curioso notare come il "suono" della penetrazione nella scena dello stupro è messo bene in evidenza mentre viene censurato (con tanto di pixelloni) quando Yoko si inietta l'eroina. Onestamente non saprei dire quale delle due cose sia più disturbante.
Fondamentalmente Bodyguard Kiba è uno yakuza-movie che si miscela senza troppi problemi al più classico film di arti marziali. Sono proprio i combattimenti a mettere in evidenza i limiti registici di Miike nel riprendere sequenze di combattimento che risultano tutte abbastanza bruttine.
Il film svolge comunque il suo dovere, la storia non annoia e si lascia seguire anche grazie a qualche colpo di scena. Un Miike da riscoprire insomma. Da Bodyguard Kiba sono stati fatti due seguiti sempre da lui diretti.

NOTE A MARGINE: da marzo la Eagle sta pubblicando la Maki Collection dove nella categoria action sono presenti i tre film dedicati alla guardia del corpo Kiba. Il dvd relativo al primo film vanta formato video nel corretto formato, audio giapponese 2.0 con sottotitoli italiano o senza. Il dvd mostra il fianco per quel che riguarda la qualità video ma all' estero non si trova niente di meglio, perciò...

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Monday, May 12, 2008

Far East Film Festival 10 - Day 6 - HORROR DAY

KAIDAN
Regia di Hideo Nakata

Spetta al grande Hideo Nakata aprire con il suo nuovo film, la giornata dedicata all' horror. L'autore di The Ring racconta questa volta una storia di fantasmi ambientata nel Giappone medievale. Un esattore pretende la restituzione di un prestito da un samurai che, infastidito dalla richiesta, lo uccide senza pietà. L'uomo, in punto di morte, maledice il samurai e tutta la sua famiglia, maledizione che si ripercuoterà sui primogeniti di entrambi, destinati ad incontrarsi e ad innamorarsi. Nakata prende le distanze dal J-Horror, genere che lui portò alla ribalta ma stra-abusato negli ultimi anni, non rinunciando però agli elementi classici del suo cinema (l' acqua come tramite con il mondo dei morti). Gli spaventi sono contenuti ma sono utilizzati in maniera funzionale al racconto, aiutando ad aumentare l'oppressiva sensazione di destino ineluttabile che imprigiona l'inconsapevole protagonista. Kaidan è sicuramente un horror atipico ma di valore (bella la fotografia e la ricostruzione storica, scenografica e i costumi) su cui pesa forse un finale un po' troppo diluito.
4/5

THE SCREEN AT KAMCHANOD
Regia di Song-sak Mongkolthong

Un dottore con un team di supporto al seguito, cerca di svelare il mistero dietro la scomparsa di un gruppo di spettatori al termine della proiezione di un misterioso film nella foresta di Kamchanod. Il dottore vorrebbe ricreare le stesse condizioni della precedente proiezione, ma per farlo deve trovare l' unico dei due proiezionisti sopravvissuto che dovrebbe aver conservato la pellicola originale. Un evento che si ripete legato ad una pellicola maledetta, fantasmi infuriati che tormentano i vivi, sono gli elementi che potevano rendere questo film un piacevole diversivo se non avesse dimostrato quasi subito un' imbarazzante carenza sceneggiativa. Non si spiegano altrimenti dieci minuti ininterrotti di apparizioni (comprese pentole che cadono o persone che ti arrivano alle spalle per chiamarti in piena notte), e un finale attaccato a sputo. Ma poi non si capisce: era il film ad essere maledetto o la foresta dove è stato proiettato? Chi lo sa! La cosa sicura è che questo film poteva durare benissimo mezz'ora invece di diventare un minestrone di cose già viste (a parte la sequenza della proiezione a Kamchanod che mi è piaciuta).
1/5

THE GUARD POST
Regia di Kong Su-chang

La brochure del festival ci avvisava: "Attenti spettatori: questo film è sanguinosissimo", o qualcosa del genere. E allora che si fa? Non si va a vedere un film con un po' di sano gore? Sulla carta tutto era promettente: l'horror si incontra con la realtà militare coreana. L'azione di questo film si svolge infatti all' interno di uno degli avamposti di guardia (il 506 per essere precisi) al confine tra la Corea del Nord e quella del Sud. Al suo interno tutti i soldati assegnati sono stati barbaramente uccisi da uno di loro e il nuovo plotone mandato ad investigare non si troverà a fare i conti con un pazzo assassino ma con una pericolosissima e misteriosa infezione. Non ci si aspettava originalità da questo film e infatti non c'è stata: l'ambientazione claustrofobica della base militare, l'infezione sconosciuta che fa uccidere gli uni con gli altri, sono elementi già visti e rivisti ma ci si poteva pure stare. Quello che ci aspettavamo però, era lo splatter tanto pubblicizzato che alla fine non c'è stato. Un uomo senza un braccio me lo chiamate splatter? E un soldato che si tira via un' unghia invece? Dov'era la decomposizione? Dov'erano le cervella? Dov'erano le automutilazioni? Chi può saperlo. Di sicuro non in questo film.
2/5

SICK NURSES
Regia di Thospol Sirivivat & Piraphan Layont

Era scritto nel destino. Dovevamo aspettare l'ultimo film dell' Horror Day per avere una qualche bella emozione anche se non proprio quelle che una pellicola del genere dovrebbe trasmettere. La storia in breve: un affascinante dottore e sei infermiere contrabbandano cadaveri per il mercato nero degli organi. Una delle infermiere decide di spifferare tutto e viene uccisa. A sette giorni dalla morte, il suo spirito torna per vendicarsi. Diciamolo subito: Sick Nurses è un film con la diga. Anzi, sei belle dighe per essere precisi. Ma oltre alla diga, che comunque offre un' attrattiva tale da tenerti sveglio anche a tarda notte, c'è una componente horror...del tutto superflua, perché: a) la base operativa del dottore e le infermiere è un fantomatico "ospedale dimenticato" b) non fa paura c) è tutto scopiazzato in maniera approssimativa da Ju-on (tutto ma proprio tutto!!!). Certo, il fantasma vendicativo qui ha decisamente più stile e si manifesta, invece che avvolta in una busta di plastica come la controparte giapponese, in un elegante gonna-pareo e sandali. Le sue particolari "vendette" poi, sono così ridicole da suscitare il più sincero degli applausi. La storia (?!?) riserva anche qualche sorpresa e i titoli di coda lo elevano a cult assoluto...e poi c'è la diga non dimentichiamolo! [Per un maggiore comprensione del testo, sostituire la lettera "d" con la lettera "f" nella parola "diga"]
5/5

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Sunday, May 11, 2008

Lyric of the Week + Video / THE KINKS - THIS TIME TOMORROW

This time tomorrow where will we be
On a spaceship somewhere sailing across an empty sea
This time tomorrow what will we know
Well we still be here watching an in-flight movie show

I'll leave the sun behind me
And I watch the clouds as they sadly pass me by
Seven miles below me
I can see the world and it ain't so big at all

This time tomorrow what will we see
Field full of houses, endless rows of crowded streets
I don't where I'm going, I don't want to see
I feel the world below me looking up at me

Leave the sun behind me,
And I watch the clouds as they sadly pass me by
And I'm in perpetual motion
And the world below doesn't matter much to me

This time tomorrow where will we be
On a spaceship somewhere sailing across any empty sea
This time tomorrow, this time tomorrow

"THE DARJEELING LIMITED" OPENING

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Friday, May 09, 2008

Far East Film Festival 10 - In Pictures - Parte 1 di 2

Cioè, secondo voi tornavo dal FEFF e non facevo neanche uno dei miei soliti ed amatissimi (almeno spero ^___*) post fotografici? Impossibile!!!
Ed infatti ecco il primo di due post nei quali pubblicherò un' accurata selezione di scatti i cui principali autori sono Rosuen, il buon Deiv e anche io in rarissime occasioni.
Si comincia:

WELTALL (IO) e ROSUEN



NICK

Quello straccio consunto di fianco sono io che comincio ad accusare la stanchezza del viaggio


DEIV



TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE - OUTSIDE

Un teatro con le "palle", non c'è che dire ^___*




TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE - INSIDE






IL BANCO DELLE MERAVIGLIE

All' interno una cosa meravigliosa di cui nessuno mi aveva parlato: un banco dedicato ai dvd d' importazione. Non so veramente cosa mi abbia trattenuto da lasciarci un patrimonio!!!



Eccoci come bambini davanti alla vetrina del negozio di giocattoli...

Perso...completamente perso ^__^


IN SALA





La prima parte delle foto è pubblicata. Serie di scatti piuttosto "tranquilli" devo ammetterlo, ma non perdete ASSOLUTAMENTE il prossimo post fotografico perché li non si scherza. Vi ho avvisati ^___*

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Thursday, May 08, 2008

"I'm working on something big"

Tony Stark, personaggio complesso, sfaccettato. Fabbricante d'armi e filantropo. Genio miliardario e super eroe. A differenza di altri eroi Marvel però, Tony Stark non ha poteri "inclusi" nel suo patrimonio genetico. Non è stato morso da nessun ragno radioattivo. Non è stato esposto a raggi Gamma. Nessun siero del supersoldato per lui. E' soltanto un uomo, carne dentro un guscio di metallo, batteria umana per l'armatura-esoscheletro da lui stesso costruita, corazza ipertecnologica che lo rende Iron Man. Considerato il peso che il personaggio ha avuto negli eventi che hanno portato ad una vera e propria rivoluzione della comunità supereroistica (il suo sostegno all' Atto di Registrazione e l' Iniziativa) era lecito e logico aspettarsi che anche Iron Man entrasse nella famiglia sempre più allargata degli eroi Marvel approdati al cinema. Ed è subito bene mettere in chiaro che, grazie alla regia di Jon Favreau e ad una sceneggiatura in grado di accontentare chi il personaggio non lo conosce e chi invece ne sa "vita , morte e miracoli", ci troviamo di fronte ad un bel film (giudizio da ridimensionare al genere di riferimento naturalmente) e probabilmente, insieme a Spider-Man, la migliore trasposizione cinematografica di un personaggio Marvel. La storia (o sarebbe meglio dire la genesi) è stata aggiornata e adattata ai giorni nostri: così il Vietnam diventa l' Afghanistan, dove il nostro Tony si trova con le truppe americane per presentare il nuovo prodotto delle sue industrie, il missile Jericho. Rapito da un gruppo terroristico che lo voleva costringere a ricreare per loro il nuovo missile, rimane gravemente ferito al cuore dallo scoppio di una bomba. Sfruttando il suo straordinario genio, costruisce un apparecchio in grado di mantenerlo in vita e di creare energia a sufficienza per muovere un prototipo di armatura da combattimento con la quale sbaraglia i suoi rapitori. Dopo questa sua (dis)avventura Tony prende coscienza della responsabilità delle industrie Stark nella diffusione globale delle armi e decide di sfruttare la sua ultima invenzione per sistemare le cose. Un dito puntato (e neanche troppo nascosto) verso la politica estera americana, trasposizione il più possibile fedele al personaggio dei comics e elementi classici da blockbuster, fanno di Iron Man un film godibilissimo dove viene dato tutto il tempo che serve alla definizione della figura di Tony Stark (personaggio che il grandissimo Robert Downey Jr. fa praticamente suo) e alla "nascita" del suo alter ego. Come vogliono i film di questo tipo, il giusto spazio è lasciato all' azione fracassona e agli effetti speciali che, con un budget all' altezza degli altri film dedicati ai super eroi, sono forse un po' più "spartani" ma realizzati comunque veramente bene. Poi (e con questo concludo) l' armatura, il suo assemblaggio, le sue funzioni, i raggi repulsori, è tutto meraviglioso, una vera goduria che i Marvel fan non potranno che condividere.

NOTE A MARGINE: volevo approfittare di queste note per parlare un po' della piccola, strepitosa scena dopo i titoli di coda (WOW!!!), invece vi parlero di una cosuccia che ho notato "girando" per il sito
imdb. Robert Downey jr. è accreditato nel cast del nuovo film The Incredible Hulk, con il personaggio di Tony Stark. E allora mi sorge una domanda: non è che la Casa delle Idee ha intenzione di creare un Universo Marvel cinematografico? Già ho i brividi (di piacere) al solo pensiero!!!

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Wednesday, May 07, 2008

Far East Film Festival 10 - Day 5

IT'S NOT HER SIN
Regia di Shin Sang-ok (Retrospettiva)

L' ultimo film della retrospettiva su Shin sang-ok è anche il più bello, senza ombra di dubbio. La vicenda comincia all' esterno del Ministero degli Esteri davanti al quale si fermano due macchine. Da ciascuna macchina scende una donna ed entrambe si dirigono per le scale del ministero, si inseguono e una prega l'altra disperatamente di fermarsi fino ad arrivare a spararla ferendola ad una gamba. La donna, Sung-hee, moglie di un diplomatico del ministero, viene arrestata. La donna ferita, Young-sook, scopriamo essere la sorella adottiva. La stampa parla subito di scandalo e l'incaricato per le indagini si scontra con la risolutezza delle due donne che insistono una sull'innocenza dell'altra. Quando il marito di Sung-hee decide di chiedere il divorzio dalla moglie, Young-sook decide di raccontare tutta la verità. La confessione di Young-sook sarà accompagnata da un lungo flashback che metterà chiarezza su tutta la vicenda. Un film del '59 che si mantiene giovane e moderno è una cosa già di per se straordinaria ed il merito va sicuramente alla particolare struttura narrativa e alla capacità del regista coreano, qui anche in veste di sceneggiatore, di trattare argomenti "scomodi" ancora oggi (l' etica della stampa, lo scandalo politico, l'aborto, l'adozione ecc.). Ma It's Not Her Sin è ancora una volta una storia al femminile, dove due sorelle unite da un legame più forte di quello del sangue, restano unite per fronteggiare le difficoltà di una società ancora troppo chiusa soprattutto nei confronti delle donne. Meraviglioso.

RESIKLO
Regia di Mark A. Reyes

Non ci sarebbe bisogno di scrivere nulla su questo film, basterebbe la locandina. Ma se non fosse abbastanza potrei scrivere "film di fantascienza filippino". Forse per dare un quadro più completo e preciso dovrei aggiungere 1) Terra invasa da alieni insettoidi che contagiano gli umani con il loro sangue per renderli ubbidienti soldati. 2) Il pianeta ridotto a un cumulo di macerie. 3) Una piccola comunità che vive nascosta dagli invasori. Questi sono gli elementi primari. Aggiungeteci poi un po' di Star Wars, un po' di Matrix, di Alien, John Woo e i robottoni ed ecco a voi Resiklo (letteralmente significa "riciclo" e mai titolo fu più azzeccato), film che mi sarei pentito fino alla morte se l'avessi perso. Resiklo ha tutte le carte in regola per essere universalmente riconosciuto come capolavoro trash (solo trash? O solo capolavoro?) grazie alle straordinarie sparatorie acrobatiche in bici, robot costruiti con i rifiuti, alieni visibilmente realizzati con la gomma piuma (tanto che ad un certo punto ti chiedi "ma quando arrivano i Power Rangers?"), all' eroe di turno che si tormenta senza alcun motivo valido. Ed il finale? Rigorosamente aperto ad un probabilissimo sequel. Mi spiegate come si fa a non amare questo film?
5/5

THE GLORIOUS TEAM BATISTA
Regia di Nakamura Yoshihiro

In una importante clinica giapponese lavora un equipe di medici specializzati nelle più rischiose operazioni di cardiochirurgia: il Team Batista. Il nome viene dala tecnica operatoria utilizzata che consiste nel fermare il cuore del paziente, tecnica pericolosa ma l'altissima percentuale di successi parla da sola. Almeno fino a quando i pazienti del team non cominciano a morire uno dopo l'altro. Spetterà alla terapeuta Takeguchi e all' inviato del Ministero della Sanità Shiratori, scoprire le cause di questi decessi che potrebbero essere responsabilità di un medico dell' equipe stessa. Più che un "medical-thriller", The Glorious Team Batista ha tutti gli elementi del classico racconto giallo (diversi possibili colpevoli ognuno dei quali cerca di incolpare qualcun'altro ecc.) condito con abbondanti dosi da commedia. La narrazione procede spedita, merito di una sceneggiatura ben scritta che non lascia tempi morti ad appesantire le due ore di visione che sulla carta un po' spaventavano. Un pregio da non sottovalutare di questi tempi.
3/5

OUR TOWN
Regia di Jung Gil-yeung

Quattro donne uccise, stesso modus operandi, trucidate e crocefisse. Tre uomini coinvolti nella vicenda: un poliziotto, un aspirante scrittore e un ragazzo. Tutti e tre sono in qualche modo responsabili della morte di qualcuno, due di loro sono assassini ma c'è un legame profondissimo che li lega indissolubilmente da tantissimo tempo. Il cinema coreano degli ultimi anni ci ha regalato film dalla straordinaria eleganza formale (regia, montaggio, fotografia ecc.) e Our Town rientra a pieno titolo fra questi. Più che un film su un serial killer, la pellicola di Jung Gil-yeung e un thriller psicologico dove i legami di morte fra i tre personaggi principali costituiscono la nervatura del racconto. Racconto che diventa difficile da seguire anche a causa dei flashback che confondono invece di chiarificare (difficile collegare i personaggi da adulti con la loro controparte più giovane). Un film dalle immagini forti con delle grosse potenzialità che una sola visione forse non basta a portare in superficie e non basta sicuramente per giudicarlo. Considerato che si tratta dell' opera di un esordiente, una seconda possibilità gliela si da più che volentieri.
S.V.

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Tuesday, May 06, 2008

"How can a train be lost? It's on rails."

Ci sono registi sui quali il pubblico si divide ed è difficile, se non impossibile, cambiare idea. Wes Anderson è uno di questi. Personalmente trovo il suo cinema rassicurante. Ho atteso The Darjeeling Limited fin dall' anteprima al Festival di Venezia, pazientando i mesi seguenti con tutti i rinvii che si sono susseguiti. Un' attesa alleggerita dal fatto di sapere con certezza che, quando mi sarei accomodato sulle poltroncine in sala, il buon Wes non mi avrebbe tradito e così infatti è stato. Il cinema di Anderson, che avevamo lasciato qualche anno fa con Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou, torna in tutta la sua eleganza, precisione, simmetria, fin dalle prime inquadrature del corto Hotel Chevalier, che introduce il film vero e proprio, proseguendo con lo splendido ralenty della corsa di Adrien Brody e Bill Murray per salire sul treno. Come già avevamo avuto modo di ammirare nella casa dei Tenenbaum e nella nave del Capitono Zissou, Wes Anderson si trova perfettamente a suo agio a "muoversi" negli spazi chiusi o angusti come i vagoni di un treno: la macchina da presa si scorre comunque con estrema fluidità e le sue inquadrature sono sature di colori, dettagli e particolari. Ritroviamo anche l'ennesima ricercatissima colonna sonora e quegli interpreti tanto cari ad Anderson, Owen Wilson ed il co-sceneggiatore Jason Swartzman, ai quali si aggiunge un volto nuovo, un Adrien Brody che sembra ritagliato per il ruolo che interpreta in questo film. Insomma niente di nuovo, nessuna sperimentazione sconvolgente. Semplicemente il cinema "Andersoniano" in tutto il suo splendore. Il regista si limita a seguire una strada sicura che ben conosce, mette il suo film sui binari e lo fa andare. Forse non è un caso che gran parte del film è ambientata proprio su di un treno, il Darjeeling Limited appunto, dove i tre personaggi, i tre fratelli Whitman (Francis, Peter e Jack) si ritrovano insieme dopo tanto tempo per affrontare un viaggio spirituale attraverso l' India che dovrebbe in qualche modo riunirli. Ancora complesse dinamiche familiari quindi, dove il viaggio in treno, il cui percorso è deciso dai binari, dovrebbe portare con se la sicurezza di raggiungere lo scopo prefissato ma, se anche un mezzo che viaggia su rotaie può perdersi, che possibilità hanno i fratelli Whitman di trovare la soluzione ai loro problemi seguendo la strada più facile? Così un viaggio che di spirituale ha ben poco diventa un percorso complesso e articolato dove i tre dovranno necessariamente fare i conti con un lutto ancora fresco e una madre in fuga dalla propria famiglia. Un percorso che li riporterà al punto di partenza (stesso ralenty, sempre i Kinks ad incorniciare musicalmente la scena) ma decisamente allegeriti nel carico, lasciandosi alle spalle qualcosa di ben più pesante di un mucchio di vecchie valige.

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Monday, May 05, 2008

Far East Film Festival 10 - Day 4

A SISTER'S GARDEN
Regia di Shin Sang-ok (Retrospettiva)

Una famiglia alto borghese è al centro delle vicende del terzo film dedicato alla retrospettiva sul regista coreano Shin Sang-ok. La morte del Dott. Nam mette la sua famiglia in gravi difficoltà economiche a causa dei debiti che questi aveva contratto e che non era stato in grado di saldare. Queste pendenze ora gravano sui suoi tre figli e in particolar modo la figlia maggiore, Jung-hee, è disposta a sacrificare tutto per salvare la casa di famiglia e per prendersi cura della sorella Myung-hee e del fratello più piccolo Chang-sik. Mentre Jung-hee rinuncia all'amore e si dedica ad un lavoro degradante per una donna, Myung-hee continua egoisticamente a condurre la vita agiata a cui era abituata. Una storia di "sopravvivenza" e di rinuncia sullo sfondo si una Seul dove l' influenza occidentale si fa sempre più marcata (l'ideale consumistico ne è la conseguenza più evidente). La freschezza del racconto rendono questo film, sebbene inferiore a Flowers in Hell, un'altro importantissimo tassello della prima filmografia di Sang-ok, dove i personaggi femminili continuano a giocare un ruolo forte e fondamentale.

THE ROBBERY
THE FIRST ADVENTURE OF A GANGSTA BEARS
Regia di Pang Ho-cheung

Come M. Night Shyamalan ama fare negli extra dei suoi dvd, così il regista di Hong Kong Pang Ho-cheung, ha voluto regalare al pubblico del Far East le sue prime "produzioni cinematografiche" fatte all' età di dodici anni. La cosa che salta subito agli occhi è la fortissima influenza che ha esercitato sul giovanissimo Pang, il cinema d'azione di Hong Kong, tanto che alcune sequenze di film classici (A Better Tomorrow, per citarne uno) sono stati inseriti nel montaggio di questi suoi corti, in soluzione di continuità rispetto al suo girato. Ambientazioni casalinghe, colonna sonora "real time" (il fratello di Pang canta le musiche mentre riprende) danno il senso di quella genuina ingegnosità amatoriale impossibile da non apprezzare, soprattutto se si pensa alla giovane età del futuro regista.

ADRIFT IN TOKYO
Regia di Miki Satoshi (Focus On)

Incredibile Miki Satoshi! Mi ha sorpreso con In The Pool, mi ha deluso a morte con Deathfix ed è riuscito a recuperare magistralmente con il suo ultimo film, Adrift in Tokyo, un road movie, una lunga passeggiata per le strade della capitale giapponese che vede protagonisti Takemura, giovane studente universitario che ha contratto un debito di 800.000 Yen, e Fukuara, l'esattore di quel debito. Fukuara offre al giovane la possibilità di azzerare quanto dovuto semplicemente accompagnandolo per le strade di Tokyo. Fukuara confessa a Takemura di aver ucciso la moglie durante una lite, e prima di costituirsi desidera visitare alcuni posti per lui molto importanti. La comicità, spesso demenziale, è sempre li, non manca perché a Miki Satoshi piace fare così, lo si era ben capito. Ma questa volta, invece di essere invadente, è accessoria ad una storia finalmente bella, solida e ben scritta con due personaggi credibili e ben caratterizzati. C'è molto di più di una semplice camminata per Tokyo. C'è un tuffo nel passato per rivivere nei ricordi l'amore di una vita per Fukuara, e lo scoprire la gioia di far parte finalmente di una famiglia per Takemura. Film adorabile.
4/5

THE DETECTIVE
Regia di Pang Oxide

Questa volta i fratelli Pang si separano: uno si dedica alla regia e l'altro produce. Il loro nuovo film, The Detective, racconta la storia dell' investigatore privato Chan, ingaggiato da un uomo per trovare una ragazza che lui pensa voglia ucciderlo. Armato solo di una foto, le indagini porteranno Chan per le strade della Chinatown di Bankok e sempre più in fondo in un caso molto più complesso e pericoloso di quel che si aspettava. Un film che stupisce, non si potrebbe mai affermare il contrario. Parte in maniera scanzonata per poi diventare rapidamente un poliziesco / thriller serratissimo, fino a sfociare in quel genere che tanta fortuna ha portato ai fratelli Pang e al quale sembrano non voler rinunciare. L'esperienza maturata con i loro film horror precedenti, viene sfruttata (soprattutto attraverso l'uso del sonoro e delle musiche) per creare una vivace tensione e qualche bello spavento. La storia, articolata e ricca di colpi di scena, fa coppia con una regia sempre all'altezza in grado di regalarci alcune intense sequenze (l'esplosione dell' appartamento o l'inseguimento in auto con conseguente investimento d'elefante). Interessante "deviazione" nella filmografia dei Pang.
3/5

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Sunday, May 04, 2008

Lyric of the Week + Video / R.E.M. - SUPERNATURAL SUPERSERIOUS


Everybody here
Comes from somewhere
But they would just as soon forget
And disguise
At the summer camp where you volunteered
No one saw your face, no one saw your fear
If that apparition had just appeared
Took you up and away from this place and sheer humiliation
Of your teenage station
Nobody cares no one remembers and nobody cares

Yeah you cried and you cried
He’s alive he’s alive
Ah, you cried and you cried and you cried and you cried

If you call out safe then I’ll stop right away
If the premise buckles and the ropes starts to shake
For the details mark
With the stories the same
You don’t have to explain
You don’t have to explain
Humil