Monday, January 30, 2012

"We're not bad people. We just come from a bad place."

Nel suo ultimo film, Shame, il regista Steve McQueen (solo omonimo con il mai troppo compianto attore americano) racconta la storia di ordinaria disperazione di Brandon, erotomane compulsivo incapace di controllare le proprie pulsioni sessuali. La sua routine quotidiana, fatta di rapporti occasionali con donne consenzienti e prostitute, porno e masturbazione, viene bruscamente interrotta dall' improvviso arrivo della sorella Sissy la cui instabilità psicologica mina il già fragile equilibrio sul quale poggia la sua vita. Seppur con patologie molto diverse, entrambi sono prigionieri in una spirale autodistruttiva che ha radici lontane, remote, in un passato sul quale McQueen preferisce sorvolare ma le cui cicatrici hanno lasciato Brandon incapace di instaurare una relazione sentimentale e Sissy ossessionata dal desiderio di essere amata. Ma mentre lei cerca nel fratello la sua ancora di salvezza, lui si rifugia in una solitudine necessaria e nasconde la sua vergogna dietro una facciata di ordinario trentenne con tanto di casa e lavoro stabile. Se la Mulligan continua a confermare le sue qualità ed il suo talento ruolo dopo ruolo, Michael Fassbender regge su di se l' intero film con un ruolo difficile ed un interpretazione sofferta che traspare anche grazie a McQueen che al corpo preferisce il volto, le lacrime, gli sguardi. Ma anche New York ricopre un ruolo di assoluta protagonista, gelida, anonima dietro le sue luci, le sue strade, i panorami oltre le grandi vetrate. Un labirinto di cemento all' interno del quale le disperate urla d'aiuto dei protagonisti si perdono e si confondono irrimediabilmente con il caos circostante.

Recensione già pubblicata su CINE20.

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Sunday, January 29, 2012

Lyric of the Week + Video / ARCADE FIRE - SPRAWL II (MOUNTAINS BEHIND MOUNTAINS



They heard me singing and they told me to stop
Quit these pretentious things and just punch the clock
These days my life, I feel it has no purpose
But late at night the feelings swim to the surface

'Cause on the surface the city lights shine
They're calling at me, come and find your kind
Sometimes I wonder if the world's so small
That we can never get away from the sprawl

Living in the sprawl
Dead shopping malls rise like mountains beyond mountains
And there's no end in sight
I need the darkness, someone please cut the lights

We rode our bikes to the nearest park
Sat under the swings and kissed in the dark
We shield our eyes from the police lights
We run away, but we don't know why

Black mirror, your city lights shine
They're screaming at us, "We don't need your kind"
Sometimes I wonder if the world's so small
That we can never get away from the sprawl

Living in the sprawl
Dead shopping malls rise like mountains beyond mountains
And there's no end in sight
I need the darkness, someone please cut the lights

They heard me singing and they told me to stop
Quit these pretentious things and just punch the clock
Sometimes I wonder if the world's so small
Can we ever get away from the sprawl?

Living in the sprawl
Dead shopping malls rise like mountains beyond mountains
And there's no end in sight
I need the darkness, someone please cut the lights

I need the darkness, someone please cut the lights

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Friday, January 27, 2012

CINE20 - 41^ PUNTATA

Shame di Steve McQueen ha diviso nettamente noi di CINE20 ma questo non ci ha frenato nel proporvi anche la rece di I Segreti del Mio Cuore e Contagion. Le uscite in sala si distinguono per alcuni film sotto i riflettori degli Oscar, come L' Arte di Vincere e The Iron Lady, ma anche il quarto capitolo della saga Mission : Impossible. In tutti i negozi arriva Super 8 e si fa festa. Online qui.

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Thursday, January 26, 2012

CINEQUIZ - ST.03 - INTERMISSION

Post breve, anzi, brevissimo, giusto per ricordarvi che il CINEQUIZ riprende regolarmente giovedì prossimo 02/02/2012 alle ore 18:00.
La sfida è apertissima e in quindici puntate tutto può essere ancora deciso.
Vi aspetto agguerriti!!!

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Wednesday, January 25, 2012

Non avere paura di QUESTO buio

Guillermo Del Toro è uno di quei registi molto amati per i quali si è in trepidante attesa di un nuovo film ma, che per un motivo o per un altro, tarda ad arrivare a compimento. E lo vediamo pertanto dedicarsi a questa o a quella produzione di film non sempre all' altezza del suo nome. Non Avere Paura del Buio (Don't Be Afraid of the Dark) è sfortunatamente proprio uno di questi ultimi nonostante si rifaccia a tematiche molto care al regista messicano (l' immaginario fantastico infantile come rifugio dalla realtà ostile ma che si rivela a sua volta pericoloso e ricco di insidie) che ritroviamo in una storia a metà tra il classico "haunted house" movie e la versione deviata della favola della fatina dei denti, qui sostituita da delle orrende creaturine tutt' altro che amichevoli. Quello che manca al film è una soluzione di continuità tra le vicende familiari della piccola protagonista e la sua fascinazione per la scoperta del fantastico proprio nella casa dove è costretta ad abitare, anzi, si potrebbe parlare proprio di estrema superficialità nel definire i contorni di una storia che, perlomeno dall' incipit, poteva sembrare molto più disturbante. Ma la superficialità di poco sopra è un problema che si trova poi riflesso sulla definizione dei personaggi di contorno (per non parlare della poca voglia che hanno Guy Pierce e Katie Holmes di ricoprire quei ruoli) e sul tono stesso che il film dovrebbe prendere, dove anche i brividi latitano ma non la voglia di vederlo finire il prima possibile.

Recensione già pubblicata su CINE20.

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Tuesday, January 24, 2012

"Things aren't always what they seem"

Inghilterra, primi anni settanta, Guerra Fredda. Una soffiata avvisa un ministro del governo britannico che all' interno del Circus, nome in codice dell' intelligence di Sua Maestà, potrebbe esserci una talpa sovietica. Viene richiamato per questo in servizio Smiley, agente allontanato dopo una missione finita tragicamente, per identificare e smascherare l' infiltrato. Thomas Alfredson, dopo l' ottimo Lasciami Entrare, si trova per le mani un progetto dal respiro internazionale con del materiale, il romanzo "La Talpa" di John LeCarrè, non semplicissimo da portare sul grande schermo. Per loro stessa natura infatti, le spy-story, non si prestano al racconto lineare e condensare un romanzo di oltre duecento pagine in poco più di due ore può risultare il primo passo verso il fallimento. Il regista svedese trova però il modo di tirare fuori dalla sceneggiatura, una matassa ordinata tenuta saldamente per il bandolo, senza per questo trascurare una regia curata e precisa che rappresenta anche una conferma del suo talento. Ad un primo e superficiale impatto però, potrebbe sembrare che al di la del suo aspetto formale, del quale si torna a sottolineare la qualità, ed i nomi presenti nel cast (Gary Oldman, Mark Strong, Colin Firth e Tom Hardy), l' intreccio che è alla base del film sia fin troppo impermeabile e ostico verso chi cerca una chiara e limpida comprensione delle vicende narrate. Quel che il film richiede in realtà è solo quel minimo di attenzione necessario a memorizzare nomi e volti, capire i legami tra i personaggi e non perdersi tra i piani temporali del racconto che Alfredson gestisce con un sapiente uso dei flashback. Se si decide di affrontare la visione con la dovuta pazienza si verrà certamente ricompensati con uno dei migliori spy-movie degli ultimi anni, certamente lontano anni luce da ritmi "bondiani", ma immerso in un' efficace atmosfera di sfiducia e complotto, dove la Guerra Fredda ha confuso tutti i ruoli e le parti in lotta. In caso contrario si avrà solo una bella confezione ma del cui contenuto vi interesserà ben poco.

Recensione già pubblicata su CINE20.

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Sunday, January 22, 2012

Lyric of the Week + Video / GARFUNKEL AND OATES - WEED CARD



Everyone knows marijuana's dangerous
And medical pot is really strong
That's why it's so hard in California
To get your weed card
Unless something's really wrong
Gonna pay a visit to my doctor
It's a long shot but I gotta try
He hands me a list of all the ailments
I can have to qualify
Can't believe what I am reading
This is just what I've been needing
A government supply
To get legally high

Weed card, that's what I need
Hardly ever, okay, always
But it's not an addiction
'Cause my doctor gave me a prescription

You can get your card for having headaches, bad dreams or anxiety
Propensity for drugs or alcohol, anorexia or obesity
Too fat, too thin, either way you win
Carpal tunnel syndrome, color blindness
St-st-stuttering, t-t-tooth decay
Fatigue, depression, motion sickness
Impotence or TMJ
You can smoke to quit cigarettes
For asthma or motherfucking Tourette's
It's a dream come true
There's nothing pot can't do

Weed card, that's what I need
Hardly ever, okay, always
But it's not an addiction
'Cause my doctor gave me a prescription

Got back pain, need Mary Jane
Can't handle this, need cannabis
Got a stomach ache, gotta wake and bake
Have an injury, need TCH
Get fucked up for your hyperhydrosis
Which is sweaty palms in case you need a diagnosis
It's not a crime, it's 420 time

Weed card, that's what I need
Hardly ever, okay, always
But it's not an addiction
'Cause my doctor gave me a prescription

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Friday, January 20, 2012

CINE20 - 40^ PUNTATA


In questa quarantesima puntata vi spieghiamo perchè ci è piaciuto La Talpa di Alfredson e perchè non ci è piaciuto Non Avere Paura del Buio. In più arrivano nei negozi i primi due film della collana Missione Estremo Oriente, curata dal Far East: A Hero Never Dies (!!!) e Ip Man. Online, come sempre, qui.

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Wednesday, January 18, 2012

DETECTIVE DEE, tra cinema investigativo e kolossal fantasy

Nel 689 d.c. la Cina si prepara ad incoronare la prima Imperatrice donna. Molti sono contrari a questa "rivoluzione" e quando i fedeli sostenitori della futura sovrana cominciano a morire uno dopo l' altro a causa della misteriosa "fiamma fantasma", l' unica soluzione è richiamare in servizio uno dei più accesi oppositori dell' imperatrice, detenuto da ormai otto anni, ma anche l' unico in grado di risolvere questo caso. Profondamente ispirato dalla cultura e la storia cinese, Detective Dee e Il Mistero della Fiamma Fantasma di Tsui Hark è una grande opera fantasy che abbraccia con vigore il cinema wu-xia con virate decise verso il genere investigativo. Un mix particolare ma sicuramente riuscito sopratutto laddove riesce a coniugare le necessità narrative con la parte action, da sempre fiore all' occhiello del genere cappa e spada cinese. La spettacolarità è certamente garantita da un grande dispendio di sontuose scenografie ed effetti speciali, il cui uso spesso strabordante ed eccessivo non si integra perfettamente con il resto. Particolare questo che si nota sopratutto durante i combattimenti (coreografati dall' instancabile Sammo Hung) dove l' impegno fisico degli attori è spesso messo in secondo piano dalla computer grafica, cosa che invece non capitava con il precedente Seven Swords. Detective Dee si dimostra però molto più bilanciato rispetto al film del 2005 e può contare, tra le altre cose, sull' interpretazione di un sempre ottimo Andy Lau.

Recensione già pubblicata su CINE20.

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Tuesday, January 17, 2012

"The crimes we are investigating aren't crimes, they are ideas."

Il cinema di Eastwood ritorna a farsi potente ed importante e forse non poteva essere altrimenti considerato quanto potente ed importante sia stata la figura protagonista del suo ultimo film, quel John Edgar Hoover che ricoprì la carica di direttore del Federal Bureau of Investigation dalla sua fondazione e per i successivi quarantotto anni. Mezzo secolo di storia americana raccontati attraverso la voce dello stesso Hoover mentre detta le sue memorie, una visione certamente parziale (di se stesso e degli avvenimenti di cui è stato partecipe/testimone) che lascia però ampi margini per definire la figura di un piccolo uomo dalle grandi ambizioni, destinato a rivoluzionare e a modernizzare il sistema investigativo e a condurre una lotta senza quartiere (e ai limiti della legalità) contro comunisti, anarchici e gangsters, spinto da un esasperato patriottismo. Il J.Edgar portato sullo schermo da Eastwood e partorito dalla penna di Dustin Lance Back (Milk), si dimostra capace di tenere in scacco ben otto Presidenti, quanto spaventato dalla sua vera natura, dai suoi sentimenti che nasconde e soffoca per impedire che la sua debolezza gli costi il potere che cerca in ogni modo di difendere. Ma dove il film di Eastwood fa uno scarto decisivo (e fondamentale) dal classico bio-pic o dal film storico, è quando quel che vediamo e sentiamo proprio per bocca del personaggio principale, ci dimostra quanto certe tematiche siano incredibilmente attuali tanto da imporci le dovute riflessioni su quale sia la vera faccia di una democrazia e se si debba pagare qualsiasi prezzo per difenderla e garantirla, anche in termini di libertà personali e diritti civili.

Recensione già pubblicata su CINE20.

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Sunday, January 15, 2012

Lyric of the Week + Video / FIRST AID KIT - EMMYLOU



Oh the bitter winds are coming in
And I’m already missing the summer
Star comes cold but I’ve been told
I was born to endure this kind of weather
When it’s you I find like a ghost in my mind
And feed it and I gladly wear the crown

I’ll be your Emmylou and I’ll be your June
And you’ll be my gram and my Johnny too
You know I’m not asking much of you
Just sing little darling sing with me

Not so much I know that things just don’t grow
If you don’t blessed them with your patience
And I’ve been there before I held up the door
For every stranger with a promise

But I’m holding back, that’s the strength that I lack
Every morning keeps returning at my window
And it brings me to you and I won’t just pass through
But I’m not asking for a storm

I’ll be your Emmylou and I’ll be your June
And you’ll be my gram and my Johnny too
You know I’m not asking much of you
Just sing little darling sing with me

And yes I might have lied to you
You wouldn’t better feel for knowing the truth
I was frightened but I held fast
I need you now I don’t last

I’ll be your Emmylou and I’ll be your June
And you’ll be my gram and my Johnny too
You know I’m not asking much of you
Just sing little darling sing with me

I’ll be your Emmylou and I’ll be your June
And you’ll be my gram and my Johnny too
You know I’m not asking much of you
Just sing little darling sing with me

Just sing little darling sing with me

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Friday, January 13, 2012

CINE20 - 39^ PUNTATA


Ritorna CINE20 dopo la lunga pausa natalizia e lo fa proponendovi la nostra opinione sul nuovo film di Clint Eastwood e su Detective Dee di Tsui Hark che abbiamo recuperato in homevideo. Tra le uscite in sala doveroso segnalare LA Talpa di Thomas Alfredson e Shame di Steve McQueen. Ci potete leggere online qui.

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Wednesday, January 11, 2012

DEATH VALLEY - SEASON 01 -

TITOLO ORIGINALE: DEATH VALLEY
TITOLO ITALIANO: N.D.
NUMERO EPISODI: 12

-TRAMA-
Improvvisamente e senza un motivo apparente, zombie, vampiri e licantropi hanno incominciato a manifestarsi nella Valley losangelina. La polizia ha messo insieme una speciale task force per far fronte alla minaccia e una troppe televisiva ne segue le operazioni per documentarne le gesta.

-COMMENTO-
Death Valley è una sorpresa. Non una di quelle che ti ribaltano la stagione seriale ma certamente una di quelle piccole che fanno comunque tanto piacere, sopratutto perchè viene da un' idea di fondo un po' furbetta ma che alla fine funziona: i creatori della serie hanno pensato bene di pescare dalle più recenti e remunerative tendenze cine/televisive (quali appunto zombi, vampiri, lupi mannari e mockumentary) e di miscelare tutto insieme in una serie con una base fondamentalmente comica ma che abbraccia amorevolmente l' horror, lo spatter e le trasmissioni da "real tv"tanto care al pubblico americano. Composta da dodici episodi di circa venti minuti ciascuno, questa prima stagione scorre via piacevolmente mentre assistiamo alla sfrontata naturalezza con la quale i poliziotti protagonisti (il capitano Dashell di Bryan Callen è già un mito) affrontano le minacce sovrannaturali per le vie di Los Angeles quasi si trattasse di comuni criminali. Nonostante tutto fili liscio, o quasi, si avverte però qualche fastidioso scricchiolio nella struttura stessa della serie, forse troppo carica di elementi e non tutti perfettamente integrati. Curiosamente ad essere quasi superfluo dopo l' episodio pilota è proprio l' approccio da finto documentario, che si perde quasi subito proprio perchè inserito a singhiozzo e non parte integrante dell' aspetto formale della serie. A parte questa nota stonata, Death Valley non delude e una sottotrama principale lasciata decisamente in sospeso fa pensare ad una possibile seconda stagione sulla quale però non si ha nessuna conferma.

-DVD/BLURAY-
Per ora è disponibile una versione americana in DVD ordinabile su Amazon.com qui.

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Tuesday, January 10, 2012

PUSHER : LA TRILOGIA

Esordio con il botto quello di Nicolas Winding Refn, trovatosi a dirigere il suo primo film con un bagaglio d' esperienza "sul campo" pari a zero e con un cospicuo budget da gestire. Il risultato finale è un gangster movie sullo sfondo di una Copenaghen periferica, grigia di cemento ed illuminata dai neon dei locali notturni. Un vivaio perfetto per puttane e spacciatori che diventa però sempre più soffocante e pericoloso per Frank dopo che una vendita di eroina finisce male e si ritrova indebitato con il pericoloso Milo ed i suoi scagnozzi. Le disavventure del nostro e dell' amico Tonny si svolgono nell' arco di una settimana, da Lunedì a Domenica, e mano a mano che le didascalie sottolineano il passare dei giorni, i tentativi di recuperare i soldi diventano sempre più delle mosse disperate di chi si agita inutilmente per non sprofondare nelle sabbie mobili e soffocare. Oltre al controllo misurato del procedere della narrazione, Refn sembra averne altrettanto per la messa in scena sia quando si tratta di sequenze in luoghi aperti (il lungo inseguimento con al polizia) che in spazi chiusi, quelli dove la violenza esplode ma sempre adeguatamente coperta o "tagliata" dalla composizione del quadro. L' utilizzo esclusivo di camera a mano poi, unito ad una fotografia "sporca" e granulosa, da al film l' idea di un prodotto ancora grezzo, carbone in attesa di diventar diamante, e considerata l' inesperienza del regista danese non c'è poi tanto da stupirsi o da recriminare. Per essere un' opera prima, con tutti i difetti che si possono trovare, siamo ben sopra la sufficienza.


Da esordio col botto ad ancora di salvezza. E' questo che ha rappresentato per Refn, in primo luogo, girare il seguito del fortunato Pusher dopo che un paio di progetti non proprio soddisfacenti economicamente lo avevano lasciato in bolletta. Un passo indietro, lo si potrebbe definire, ma che si rivela una scommessa vincente per il giovane regista danese che riesce, in un colpo solo, a rilanciare la sua carriera. Il teatro è il medesimo, una Copenaghen di un grigiore soffocante, cambia il protagonista però, non più Frank del quale non sappiamo che fine abbia fatto, e seguiamo le gesta del suo ex-amico Tonny appena uscito di prigione qualche anno dopo gli eventi del primo Pusher. A onor del vero il film ha poco a che vedere il mondo degli spacciatori (benché recuperi un personaggio fondamentale del primo film) ma preferisce concentrarsi sulla figura di un perdente, di un debole che cerca di sopravvivere in un mondo in cui ogni leggerezza ogni piccolo errore si paga caro, anche provare a tutti i costi a recuperare un rapporto padre-figlio o a costruirne uno nuovo e inaspettato. Oltre al successo commerciale, dovuto anche al classico effetto trainante dei sequel, Pusher 2 mostra i progressi fatti da Refn sia in sede di regia che di sceneggiatura ed il coraggio di prendere ritmi e percorsi narrativi diversi rispetto al primo capitolo che si adattano all' apatia patologica del protagonista, una miccia innescata pronta a deflagrare con sorprendente violenza.


A distanza di un anno da Pusher 2, Refn chiude la sua trilogia sugli spacciatori di Copenaghen con un film che è anche una conferma di quanto già visto nel precedente capitolo, una maturazione generale del regista danese (anche qui, oltre alla regia, firma la sceneggiatura) alla quale però non è seguita una snaturazione dei suoi film che continuano ad essere "sporchi e cattivi", con la camera a mano che sta sempre addosso ai personaggi e l' immancabile grana delle immagini che rende ruvido, ogni luogo ed ogni volto. Questa volta, a finire sotto l' occhio di Refn è quello di Milo, il piccolo boss dai modi gentili ed inquietanti, appassionato di cucina, del quale abbiamo fatto la conoscenza fin dal primo film. Lo ritroviamo qui imbolsito, stanco, deciso a smetterla con le droghe e a regalare alla figlia una bellissima festa per i suoi venticinque anni sempre che un gruppo di spacciatori albanesi glielo permetta. Progressione narrativa molto simile al precedente ma inesorabile la svolta violenta (decisamente il massimo raggiunto dalla trilogia) che segue l' accurata opera di accumulo attentamente orchestrata in fase di scrittura. Refn definisce in maniera definitiva le dinamiche del sottobosco criminale che anima i suoi film, dove domina la legge del più forte e i deboli finiscono schiacciati inesorabilmente. Non c' è spazio per ripensamenti ne redenzioni, anche se quello di Milo è più che altro un tentativo di conciliare i suoi doveri di padre con la sua attività criminale cosa che si rivela essere sfortunatamente impraticabile.

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Sunday, January 08, 2012

Lyric of the Week + Video / IL TEATRO DEGLI ORRORI - IO CERCO TE



Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…

Qualcuno di cui non dirò il nome
Sebbene sia certo, lo spettacolo umano più bello
Che mi sia… stato dato…
Osservare da vicino…

Qualcuno di cui non dirò il nome
Che sembra il ritratto di un uomo che annega
Nel mare… urbano… di donne indifferenti e un po’ qualunque
Donne indifferenti e un po’ qualunque…
Roma capitale sei ripugnante, non ti sopporto più…

Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te…

Qualcuno di cui non dirò il nome
Sebbene sia certo, lo spettacolo umano più bello
Che mi sia, stato dato…
Osservare da vicino…

Qualcuno che sa bene che è maligno il mondo
Ma che nel cuore in fondo riconosce sempre
Il bene, dal male…
Il bene… il male…
Il bene… il male…
Roma capitale sei ripugnante, non ti sopporto più…
Non ti sopporto più…

Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te…

Nei week-end, nelle lune piene
In ogni macchina che passa in via Togliatti
Nei visi tristi, di gente stanca, di vivere così
Negli appartamenti… dove…
Nascondere la voglia di andar via
Il mondo nuovo, l’oceano…

Stella sudamericana mia
Io non ricordo più il tuo nome, il tuo… nome…

Io cerco te, cerco te…

Nei week-end, nelle lune piene
Nei visi tristi, di gente stanca, di vivere così
Negli appartamenti, dove nascondere la voglia di andare via
Il mondo nuovo, l’oceano
Il mondo nuovo, l’oceano
Il mondo nuovo, l’oceano

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Thursday, January 05, 2012

TRA LE NUVOLE

In attesa che le pubblicazioni su queste pagine riprendano a pieno regime dalla settimana prossima, colgo l' occasione per segnalare un altro blog con il quale sto collaborando, Cloud365. I suoi contenuti sono piuttosto semplici: ogni autore posta una foto al giorno, uno scatto che, anche in maniera piuttosto larga, racconti una parte di quella giornata. Idea davvero carina e se vi va di partecipare, basta contattare direttamente gli amministratori del blog. Se vi va fateci un salto e magari commentate pure ^__*

Tuesday, January 03, 2012

TOP TEN FILM - ANNO 2011

Senza tirarla tanto per le lunghe, questa è la classifica di quelli che considero i migliori film del 2011. Difficile redarla, forse più del solito considerati i titoloni usciti con anni di ritardo. E questo è quanto.

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Sunday, January 01, 2012

Lyric of the Week + Video / SMITH & BURROWS - WHEN THE THAMES FROZE

Al posto del classico post di fine anno, una Lyric of the Week di inizio anno:
"The years go by so fast, let’s hope the next beats the last"
BUON ANNO A TUTTI!!!



God damn, this snow
Will I ever get where I wanna go
And so I skate, across the Thames
Hand in hand, with all my friends
And all the things, that are we planned
My suns eyes in the outline of his hand
And even though I hate the cold
Constant reminder that I’m getting old
Another year draws to its cloak,
Entire London slow
When I dream tonight, I’ll dream of you
When the Thames ... froze

God damn, this government
Will they ever tell me, where the money went
Protesters march out on the street
As youngsters sleep amongst the feet
Another year draws to its cloak,
Entire London slow
When I dream tonight, I’ll dream of you
When the Thames Froze

So tell everyone that there’s hope in your heart
Tell everyone or it will tear you apart
The end of Christmas day, when there's nothing left to say
The years go by so fast, let’s hope the next beats the last

And so tell everyone that there’s hope in your heart
Tell everyone or it will tear you apart
The end of Christmas day, when there is nothing left to say
The years go by so fast, let’s hope the next beats the last

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Thursday, December 29, 2011

Vivere e morire tra la terra e il cielo

In un mondo non tanto diverso dal nostro, la pace non è più un' utopia ma una realtà. Una realtà però di cui la gente è all' oscuro, manipolata dalle industrie belliche impegnate in una guerra fittizia ma che produce profitti sia come produzione d'armamenti che come spettacolo da vendere alle televisioni. I soldati di questa guerra sono i Kildren, individui geneticamente creati per non diventare mai adulti e quindi destinati a morire in battaglia e, all' occasione, ad essere sostituiti. Mamoru Oshii è uno dei nomi più importanti nel panorama cinematografico giapponese ed il suo Ghost in the Shell è considerato, a ragione, una delle opere d'animazione (ma non solo) più importanti di sempre. Sky Crawlers forse non sarà destinato a tanto e magari neanche a diventare oggetto di culto, ma è comunque un' opera estremamente importante. Da un punto di vista puramente tecnico infatti è palese il livello qualitativo raggiunto dallo Studio Production I.G sia nelle sequenze dei combattimenti aerei che nella perfetta fusione tra animazioni convenzionali e computer grafica. Le tematiche affrontate ed il balletto di vita (nel cielo) e morte (sulla terraferma) di cui sono interpreti i Kildren, porta Oshii ad alcune riflessioni, sul costo del progresso (in termini di umanità perduta pezzo dopo pezzo) ma soprattutto sulla guerra e sull' incapacità dell' uomo di ripudiarla in quanto ormai troppo integrata con i meccanismi economici dei Paesi. E tutto questo in un FILM che ancora vengono in maniera riduttiva etichettati come "cartoni animati", pensate un po'.

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Tuesday, December 27, 2011

"Are you sure you want to play this game?"

Prima considerazione: con Guy Ritchie è pace fatta. Dopo l'esordio sorprendente ha rischiato di buttare la sua carriera nel cesso facendosi traviare dalla (fortunatamente ora "ex") moglie per poi risalire la china con un ritorno alle origini seguito dal trionfo nel campo dei blockbuster. Seconda considerazione: Guy ritchie è uno cui piace vincere facile e non è una cosa sbagliata soprattutto quando hai per le mani una formula collaudata. Il regista inglese prende la struttura narrativa, registica e visiva del primo Sherlock Holmes e la ripropone senza grosse variazioni per un seguito che si dimostra all' altezza del precedente. La rivisitazione in chiave action dell' investigatore privato partorito dalla mente e dalla penna di sir. Arthur Conon Doyle, funzionava e continua a funzionare, così come il suo rapporto di collaborazione e profonda amicizia con il fido dottor Watson. Rispetto al primo film però si colma una importante lacuna e cioè dare al nostro Sherlock un adeguato rivale, il Professor Moriarty, che qui esce finalmente dall' ombra e si rivela essere una vera e propria nemesi capace di orchestrare l' inizio di una guerra mondiale. Per non venire meno alla sua natura di blockbuster, il film fa grande sfoggio di ottime sequenze d'azione impreziosite dalle ormai classiche trovate visive di Ritchie il cui personalissimo tocco pare molto più marcato che nel precedente. Ne risulta un prodotto godibilissimo che non punta a chissà quali vette artistiche ma sa intrattenere senza sosta per ben centoventi minuti. Terza considerazione: a Robert Downey Jr. certi personaggi gli si appiccicano addosso e il fa suoi, totalmente. L' accoppiata con Jude Law poi, non solo risulta azzeccata ma anche irresistibile.

Recensione già pubblicata su CINE20.

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Saturday, December 24, 2011

FERVONO I PREPARATIVI...

...per le ormai incombenti festività natalizie ed il blog si prende una piccola pausa. Si torna operativi non prima di martedì prossimo. Non potevo però lasciarvi cosi senza augurare a tutti voi un

FELICE NATALE! AUGURI!

Friday, December 23, 2011

CINE20 - 38^ PUNTATA


Arrivano le festività natalizie e anche CINE20 si prende una pausa ma ci si ritrova puntuali con la solita cadenza settimanale a partire dal 13 gennaio 2012. Nel frattempo vi lasciamo con la rece delle nuove avventure cinematografiche dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie e un sunto delle uscite in sala delle prossime settimane. Online qui.

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Thursday, December 22, 2011

Vincere ai tempi della crisi

L' importanza sociale del cinema risulta spesso evidente quando questo vuole essere specchio della realtà che ci circonda. Il cinema indipendente riesce, in questo senso, a dare un riflesso molto più immediato del presente, raccontandolo attraverso piccole storie che avvengono quasi ai margini della società in cui viviamo. Quella di Mosse Vincenti di Thomas McCarthy ad esempio è una piccola storia di una famiglia qualsiasi che vive in una cittadina dello Stato del New Jersey. Il capofamiglia, avvocato a tempo pieno ed allenatore della squadra scolastica di wrestling per hobby, fa fatica ad arrivare a fine mese e decide perciò di diventare tutore legale di un anziano affetto da demenza senile e di ricevere così l' assegno di mantenimento dello Stato. Quello che non aveva messo in conto però è l' improvviso arrivo del nipote di quest' ultimo, in fuga da una situazione familiare tutt' altro che rosea. Insomma, la recente a tutt' ora insuperata crisi economica scoppiata proprio negli Stati Uniti neanche due anni fa, si insinua nella quotidianità di un nucleo familiare consumandone le basi (finanziarie) e, nello specifico, portando un uomo onesto a mettere da parte i propri valori e la propria integrità. Mosse Vincenti è un film che trova il suo equilibrio tra dramma e commedia, che da sempre la giusta importanza ai ritratti umani che vuole rappresentare anche durante le parentesi sportive, che può contare su di una bella colonna sonora indie e sull' apporto di un cast all' altezza, dal giovane esordiente Alex Shaffer al veterano Paul Giamatti, la cui presenza è già di per se una garanzia per il film di McCarthy.

Recensione già pubblicata su CINE20.

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Wednesday, December 21, 2011

"I don't want to go home"

Nel cinema, l'inserimento di un elemento di fiction in una storia, ha spesso lo scopo di sottolineare con forza un concetto semplicissimo: più le cose cambiano, più rimangono le stesse. Gli alieni profughi costretti a vivere in un campo nomadi sudafricano in District 9 di Neil Blomkamp, riportavano alla memoria ricordi neanche tanto lontani dell' Apartheid. In Monsters di Gareth Edwards troviamo il confine tra Stati Uniti e Messico divenuto ormai "zona contaminata" a causa di esperimenti su forme di vita aliene condotte dalla Nasa e sfuggite al controllo, situazione che ha inasprito ancora di più la rigidità dei controlli sull' immigrazione e ha aumentato esponenzialmente la speculazione su quelle persone che desiderano lasciare un Paese ormai tagliato fuori, in balia delle gigantesche creature aliene e degli incessanti bombardamenti dell' esercito americano. Nonostante la grande cura riservata alla definizione di un preciso contesto socio-politico, l' attenzione si focalizza sui due protagonisti, un uomo e una donna in viaggio dal Sud America fino agli USA attraverso la zona contaminata, sul legame che si instaura tra loro e sui sentimenti sempre più profondi che scoprono di avere l' uno nei confronti dell' altra. Edwards non si abbandona certo a facili romanticismi ma, lasciando a ruolo di background l 'aspetto fantascientifico di questa anomala invasione aliena, gioca in maniera rischiosa con le aspettative del pubblico trasformando Monsters, da film di genere in scommessa coraggiosa. A tutti gli effetti la realtà immaginata da Edwards non è poi così distante dalla nostra: l' uomo da secoli modifica gli ecosistemi, muove guerra alla natura sperando di poter vincere contro l'evoluzione stessa, trovandosi poi ad indietreggiare di fronte a forze al di la di ogni controllo. Ed in questa peculiare "normalità" la vita continua per tutti, per coloro che pagano il prezzo più alto per gli errori degli altri, per chi fugge dalle proprie responsabilità e per chi ha il coraggio di innamorarsi nonostante tutto, nonostante i mostri.

 Recensione già pubblicata su CINE20.

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Tuesday, December 20, 2011

Il Vuoto con il nulla (o quasi) intorno

E' un invito, già dal titolo, il film di Gaspar Noé. Un invito a lasciarsi andare nel vuoto, trasportati da un flusso di immagini, luci e colori in un viaggio al termine della vita tra presente e passato. Un passaggio che viviamo insieme ad Oscar attraverso una soggettiva forzata che è anche l' unico (o quasi) punto di vista che ci è concesso. Allucinato, allucinante, caleidoscopico, psicotropo, provocatorio, sperimentale. Sono tutti elementi che fanno parte di questa esperienza sensoriale che è Enter The Void e alla quale lo spettatore si deve concedere completamente perchè, in senso inverso, a lui poco o nulla viene concesso: Gaspar Noé prosegue sulla sua strada, spedito. Conduce il suo film con estrema sicurezza, non tanto nella direzione da seguire, quanto nella forma e nel linguaggio utilizzati che trasformano la visione, minuto dopo minuto, da stimolante ad eccessivamente estenuante. Ma il limite principale del film è la freddezza che si avverte nel complesso, una distanza che la muta soggettiva ininterrotta non fa che aumentare, rendendo davvero difficile partecipare emotivamente a quel che succede sotto lo sguardo impotente del trapassato protagonista. Solo i flashback risvegliano dal torpore emotivo e sono probabilmente i momenti migliori del film, forse perchè il punto di vista si sposta leggermente dietro il protagonista ed e come se ci trovassimo ad assistere ai suoi momenti più intimi e dolorosi sbirciando oltre la sua spalla. E' un peccato che questo non basti a mettere in equilibrio gli eccessi e le mancanze sulle quali Enter the Void è costruito, uno sperimentalismo spinto tanto al limite da risultare fine a se stesso. Ma mai come con film così, tutto dipende da quello che ognuno è capace di percepire una volta deciso di lasciarsi andare al Vuoto di Noé.

Recensione già pubblicata su CINE20.

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Sunday, December 18, 2011

Lyric of the Week + Video / THE NATIONAL - THINK YOU CAN WAIT



I was drifting, crying
I was looking for an island
I was slipping under
I'll pull the devil down with me one way or another

I'm out of my mind; think you can wait?
I'm way off the line; think you can wait?

We've been running a sleepless run
Been away from the baby way too long
We've been holding a good night gone
We've been losing our exits one by one

I'm out of my mind; think you can wait?
I'm way off the line; think you can wait?

Did I?
(All I have is all)
Think you can wait?
Did I?
(All I have is all)
Think you can wait?

What I'm thinking is simple
I'll sell apples and ice water at the temple
I won't make trouble
I'll pull the devil down with me one way or another

We've been running a sleepless run
Been away from the baby way too long
We've been holding a good night gone
We've been losing our exits one by one

I'll try.
I'll try, but I couldn't be better.
(All I have is all)
I'll try, but I couldn't be better.
(All I have is all)
I'll try, but I couldn't be better.
(All I have is all)

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Friday, December 16, 2011

CINE20 - 37^ PUNTATA


Dopo una settimana ricca di uscite, non poteva che giungere una puntata ricca di recensioni: Enter the Void, Monsters e Mosse Vincenti. Due sorprese ed una delusione. Al cinema, l'antipasto natalizio e l'antidoto anti cinepanettone sono il nuovo Sherlock Holems di Guy Ritchie, Le Idi di Marzo di Clooney e Il Gatto con gli Stivali della Dreamworks. Le uscite home video non sono da meno con alcuni acquisti obbligati (I Sospiri del Mio Cuore, Picnic a Hanging Rock e This is England) e alcuni solo per curiosi e appassionati (Captain America, Bad Teacher e Troll Hunter). Tutta 'sta roba, online qui.

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Thursday, December 15, 2011

CINEQUIZ - ST.03 - EP.15 "How to start a war"

Giunto a metà stagione, il CINEQUIZ si prende una pausa. Vi aspetto di nuovo qui, pronti ed agguerriti, giovedì 2 febbraio 2012. E adesso datevi da fare!!!


Secondo frame tutto per voi!


Soluzione: ESSI VIVONO
Vincitore: Jived

Classifica:
Jived - pt. 13
Tob - pt. 7
Beld - pt. 3
Falketta - pt. 3
Para - pt. 3
frenzmag - pt. 2
Hawke - pt. 2

Terzo riconoscibilissimo frame:

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Wednesday, December 14, 2011

WILFRED - SEASON 01 -

TITOLO ORIGINALE: WILFRED
TITOLO ITALIANO: N.D.
NUMERO EPISODI: 13

-TRAMA-
Giovane disoccupato tenta maldestramente il suicidio fallendo miseramente. All' indomani dell' insano gesto inizia a vedere uno strano uomo con un costume da cane che scopre essere per davvero un cane. O meglio, tutti lo vedono come un cane tranne lui che ci può anche parlare come se fosse una qualsiasi altra persona. Tra i due nasce uno strano rapporto d' amicizia.

-COMMENTO-
Wilfred sembra essere stata partorita dalle menti di Spike Jonze o Charlie Kaufman ma in realtà è l' adattamento americano di uno show made in Australia. L' idea di base ha del folle e del geniale allo stesso tempo: un uomo qualsiasi inizia uno stranissimo rapporto d' amicizia con un cane che solo lui è in grado di vedere come un uomo con indosso un costume peloso con tanto di orecchie, e con una passione piuttosto marcata per la cannabis. Tutta la serie si basa su questo strano rapporto tra Wilfred (il cane) e Ryan (interpretato da un bravo Elija Wood) dove il primo domina il secondo mettendolo, spesso in maniera brutale e ingannatoria, di fronte ai suoi limiti, difetti e debolezze. Ciò che però risulta davvero azzeccato è quel dubbio che si insinua nello spettatore sulle reali intenzioni di Wilfred, spesso mosso da puro egoismo piuttosto che dal desiderio di aiutare il prossimo (si tratta pur sempre di un animale!). Un' ambiguità che poi si riflette sulla natura stessa di Wilfred: reale? Allucinazione da stupefacenti? Follia? La serie arriva a suggerire delle risposte senza però darne una precisa, lasciando alla season finale il compito di sottolineare maggiormente questa incognita. Nonostante l' impatto positivo e la piacevole visione degli episodi, rimane però il dubbio che la serie non sappia bene dove andare e che ci si trovi sempre davanti ad uno schema narrativo che si ripete arrivando ad essere anche un po' stancante. Alla seconda stagione il compito di far sparire questi dubbi o meno.

-DVD / BLURAY-
Ancora in attesa che la serie venga trasmessa su qualche canale italiano, al momento non esiste un edizione europea mentre in America è possibile acquistare la serie in DVD o Bluray qui.

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Tuesday, December 13, 2011

Caccia al Troll

Un gruppo di studenti universitari sta girando un documentario su di un possibile cacciatore di frodo. Decisi a seguirlo e a coglierlo sul fatto finiscono per scoprire la sua vera attività, una sorta di guardia forestale per conto dello Stato che si occupa di cacciare e tenere arginati nelle loro riserve i Troll. Anche la Norvegia si getta nel mockumentary, genere che negli ultimi anni sta davvero spopolando con risultati non sempre esaltanti. Questo Troll Hunter di André Øvredal si piazza, diciamo, a metà di una ipotetica scala di valutazione: quello che gli impedisce di essere un film più che sufficiente è forse una sceneggiatura buttata un po' li che semplifica eccessivamente certi passaggi. Verissimo che una didascalia ci avvisa che quello che stiamo per vedere è un montato del totale girato dai ragazzi, ma è davvero difficile digerire certi passaggi narrativi (la semplicità con la quale due degli studenti si lasciano alle spalle il cameraman appena perduto, ad esempio) nonchè lo stra-abusato espediente del filmato ritrovato che di originale ha veramente il nulla assoluto. Detto questo però non si può che appaludire per una realizzazione tecnica davvero notevole. Si sa, la regia in questo tipo di film ha pregi e difetti, le riprese "reali" spesso per necessità narrative non sembrano tali ma l'effetto è convincente sopratutto perchè rispetto ad altri film come Blair Witch Project (il paragone viene naturale visto che molte sequenze sono girate nel buio di una foresta) si mostra tutto invece di nascondere: i troll sono imponenti, addirittura giganteschi e realizzati davvero bene rispettando, nelle fattezze, l' immaginario fantastico e favolistico norveggese. Ottimo anche il personaggio del cacciatore, triste, disilluso, solitario, che si affida alla telecamera dei ragazzi un po' per far sapere a tutti cosa il Governo lo ha costretto a fare ed un po' per liberarsi la coscienza. E forse mi sbaglierò ma Øvredal si diverte un bel po' a ridicolizzare Governo e autorità, valore aggiunto ma non elemento portante di un film che vale comunque la pena scoprire.

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Monday, December 12, 2011

Quando i robot si menano

In un prossimo futuro, per soddisfare il sempre più crescente desiderio di brutalità e violenza del pubblico, gli incontri di boxe non verranno più disputati da degli atleti in carne e ossa ma da robot costruiti appositamente per combattere sul ring. Liberamente tratto dal racconto "Steel" di Richard Matheson, il film di Shawn Levy si allontana presto dalle tematiche del testo originale e la cornice fantascientifica diventa il background ideale per una storia di riscatto personale che si rifà, senza neanche provare a nascondersi, a film come Rocky e Over the Top. Ovunque si parli di Real Steel, l' accostamento con il film di Stallone e quello di Golan nasce spontaneo e d' altronde, la storia di un ex pugile riciclatosi come "manager" di combattenti robot che cerca di costruire un legame con il figlio undicenne che non ha mai conosciuto, a cos'altro potrebbe far pensare? Sensazioni di deja-vu a parte, Real Steel non è un brutto film perlomeno non nella misura che ci si potrebbe aspettare da una pellicola molto semplice, quasi basilare, nel trattare con tanta retorica tematiche come la rivincita personale attraverso lo sport ed il rapporto padre-figlio. Detto questo però, gli effetti speciali sono ben fatti e ben integrati nel contesto e come ha insegnato Super 8, anche se in misura nettamente inferiore, questo pescare dal passato non è una cosa tanto sbagliata alla fine, e sempre meglio di rifugiarsi con insistenza nel tunnel dei remake.

Recensione già pubblicata su CINE20.

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Sunday, December 11, 2011

Lyric of the Week + Video / LANA DEL REY - VIDEO GAMES

Direttamente da qui e si ringrazia per questo ^^



Swinging in the backyard
Pull up in your fast car
Whistling my name

Open up a beer
And you say get over here
And play a video game

I'm in his favorite sun dress
Watching me get undressed
Take that body downtown

I say you the bestest
Lean in for a big kiss
Put his favorite perfume on

Go play a video game

It's you, it's you, it's all for you
Everything I do
I tell you all the time
Heaven is a place on earth with you
Tell me all the things you want to do
I heard that you like the bad girls
Honey, is that true?
It's better than I ever even knew
They say that the world was built for two
Only worth living if somebody is loving you
Baby now you do

Singing in the old bars
Swinging with the old stars
Living for the fame

Kissing in the blue dark
Playing pool and wild darts
Video games

He holds me in his big arms
Drunk and I am seeing stars
This is all I think of

Watching all our friends fall
In and out of Old Paul's
This is my idea of fun
Playing video games

It's you, it's you, it's all for you
Everything I do
I tell you all the time
Heaven is a place on earth with you
Tell me all the things you want to do
I heard that you like the bad girls
Honey, is that true?
It's better than I ever even knew
They say that the world was built for two
Only worth living if somebody is loving you
Baby now you do

Now you do
Now you do
Now you do
Now you do
Now you do
Now you do

It's you, it's you, it's all for you
Everything I do
I tell you all the time
Heaven is a place on earth with you
Tell me all the things you want to do
I heard that you like the bad girls
Honey, is that true?
It's better than I ever even knew
They say that the world was built for two
Only worth living if somebody is loving you
Baby now you do

Now you do
Now you do
Now you do

Now you do

Now you do
Now you do
Now you do

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Friday, December 09, 2011

CINE20 - 36^ PUNTATA


Robot di menare con Real Steel di Shawn Levy. Settimana ricchissima in sala con Enter The Void, Monsters, The Artist e l' indipendente Mosse Vincenti. Uscita evento per l' home video con Clerks di Kevin Smith seguito da Detective Dee e At The End Of The Day. Online qui.

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Thursday, December 08, 2011

CINEQUIZ - ST.03 - EP.14 "So many choices"


Secondo frame, sbam!


Soluzione: NAPOLEON DYNAMITE
Vincitore: Para

Classifica:
Jived - pt. 11
Tob - pt. 7
Beld - pt. 3
Falketta - pt. 3
Para - pt. 3
frenzmag - pt. 2
Hawke - pt. 2

Terzo epico frame

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Wednesday, December 07, 2011

SHUT UP OR DIE

Nella piccola cittadina di Pontypool sembra una mattinata fredda e nevosa come tante, anche per lo speaker radiofonico Grant Mazzy. Ma da li a pochi minuti dall' inizio delle trasmissioni si trova tra le mani la notizia di scontri violenti scoppiati a pochi chilometri dall' emittente, riconducibili al diffondersi di un epidemia che si trasmette attraverso le parole. Nel corso degli anni, lo zombie movie è stato soggetto a numerose varianti ed interpretazioni, ma mai si era arrivati ad attribuire l' outbreak epidemico a delle singole parole infette che si insinuano nella mente delle persone creando un loop infinito che porta alla follia il contagiato. Un' idea assurda ma per nulla campata per aria. La sceneggiatura di Tony Burgess si rifà infatti allo studio della memetica, il modo in cui, dalle idee fino alle singole parole, vengono trasmesse da individuo ad individuo assimilandone in maniera inconscia anche il significato. Non appare perciò tanto ridicola l' idea di base del film se si considera la maniera "virale" con la quale si diffonde il linguaggio, e forse la tematica sarebbe stata di maggiore impatto se si fosse evitato uno spiegone che arriva poco dopo metà film, francamente di troppo. E' bene sottolineare che il film di Bruce McDonald è ben lontano dall' essere perfetto ma il regista riesce nell' impresa di utilizzare i pochi mezzi e i pochi spazi per generare un inquietudine sottile ma fastidiosa, di appellarsi alla violenza in maniera isolata ma improvvisa ed efficace, di suggerire con ironia che la caduta dell' impero culturale occidentale arriverà attraverso la lingua più diffusa (nel film è solo l' inglese ad essere infetto), attraverso le parole più comuni che si usano quotidianamente. Un film imperfetto, ripeto, ma ugualmente originale e stimolante.

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