Tuesday, July 22, 2008

From My Personal Library: MARK Z. DANIELEWSKY - CASA DI FOGLIE

Perché il buio ci spaventa?
Forse perché nella sua impenetrabile oscurità si riflettono le nostre paure innate?
Immaginate però di essere al buio in una stanza che conoscete bene. Un ambiente familiare mette sicurezza anche se immerso nell' oscurità più totale. Ma cosa succede se allungando una mano non trovate la parete o quel mobile dove in realtà dovrebbe essere. Ecco allora che il buio non è più così innocuo quando si perdono i punti di riferimento, l'orientamento. Ecco che lo spazio intorno a voi, improvvisamente sconosciuto, vi circonda e vi opprime.
Le pagine di Casa di Foglie dello scrittore Mark Z. Danielewski trasudano di questa oscurità e aprirlo significa farne uscire un po' ogni volta.
Di sicuro si tratta del libro più strano che abbia letto e che probabilmente leggerò: la sua struttura è labirintica così come la sua impaginazione a volte assurda, con tutte quelle note e annotazioni che riempiono le pagine diventando, delle volte, veri e propri capitoli.
Ma cos'è Casa di Foglie? Di che parla?
Fondamentalmente è un saggio cinematografico messo insieme da un vecchio cieco di nome Zampanò e mai concluso. Il saggio si occupa di esaminare un documentario dal titolo The Navidson's Record, girato dal fotografo premio Pulitzer, Will Navidson. Navidson voleva semplicemente riprendere momenti di vita della sua famiglia nella loro nuova casa di campagna, fino al giorno in cui scopre che la casa è più grande all' interno che all' esterno. Una cosa fisicamente impossibile che si manifesta in un corridoio che si apre in una parete il cui lato esterno da sul giardino della casa. Il corridoio non si affaccia sull' esterno però, ma si allunga in una oscurità che sembra non avere fine e dalla quale giungono inquietanti ruggiti. Zamapanò muore prima di finire il suo lavoro, nella sua casa dalle finestre sbarrate e con dei metri inchiodati al pavimento come volesse controllare che le stanze non cambiassero dimensione. Johnny Truant trova il lavoro di Zampanò in un vecchio baule. Le sue annotazioni sono scritte dappertutto, su fogli di carta, tovaglioli, buste da lettera. Johnny comincia a leggerle, a metterle insieme cercando di darle la giusta forma. Ma la lettura lo fa sprofondare sempre di più in uno stato di paranoia e il buio di casa Navidson, dopo Zampanò, sembra aver raggiunto anche lui. Inizia così a completare il lavoro aggiungendo le sue annotazioni, racconti della sua vita che procede a grandi passi verso la follia, racconti di un passato che era stato rimosso.
La cosa curiosa e che più affascina di Casa di Foglie, è la precisione con la quale le varie fasi del documentario sono raccontate (tanto precise da stimolare il mio lato cinefilo), la cura con cui sono stilate infinite citazioni bibliografiche. E' curioso perché non esiste nessun Will Navidson e di conseguenza nessun documentario. I libri citati sono inesistenti così come sono false le citazioni di saggi stilati da filosofi e studiosi a proposito di The Navidson Record. Non esiste Zampanò, non esiste Johnnie Truant...o forse si?
Di sicuro esiste il buio, quello è reale, palpabile. Ci raggiunge dalle pagine del libro e ci costringe a guardalo. Chissà quale orrore innominabile si cela al suo interno, pronto ad aggredirci appena gli diamo le spalle. O forse c'è soltanto qualcosa che conosciamo bene, che abbiamo relegato al suo interno sperando di non doverci posare più lo sguardo. Ma è sempre li in agguato che aspetta solo che spegniamo la luce.

9 comments:

t3nshi said...

Ce l'ho in programma come prossima lettura! Appena finisco "Porno" (il seguito di Trainspotting) mi avventuro in questa oscurità :)
Bella recensione, invoglia non poco a correre a leggere questo libro!

Ciao,
Lore

nicolacassa said...

Ma è quel libro impaginato in maniera stranissima? Da vedere è bellissimo!!!

Killo said...

Mai sentito, giuro

heraclitus said...

sembra davvero carino questo libro, me lo segno... ;-)
a proposito di buio e paura, (non) mi ricordo una frase di Von Trier - detta ne Il Regno - per cui la paura nasce dal buio delle nostre palpebre abbassate per non vedere...

Heike said...

Ti leggo sempre, anche se commento poco.
In questo caso, però, non potevo tacere, anche solo per dirti "ottima recensione".
Ottima recensione.
Un saluto.

Spino said...

se solo trovassi il tempo di leggere...
però me lo segno. ;)

Weltall said...

@t3nshi: grazie, troppo gentile ^___^
Aspetto un tuo parere allora ^__*

@Nick: si, si è prorpio quello! E' bello anche da leggere ^__*

@killo: lettura consigliata ^__^

@heraclitus: bene! Se lo leggi fammi sapere ^__^
Anche io (non) mi ricordo quella frase però è un buon approfondimento per il discorso sul buio che si fa in questo libro ^__^

@heike: grazie caro per il commento e per i complimenti graditissimi (anche perchè non hai idea di quante volte ho provato a scrivere questo post senza riuscirci ^__^)
Tra l'altro è merito tuo se ho scoperto questo libro ^___*

@spino: a chi lo dici! Io riesco a leggere solo d'estate quando sono in ferie ^__^

ViolaVic said...

Caro Weltall, al buio guarderò stasera la tv, invece di leggere il libro che consigli, ahimè, perchè per ragioni lavorative devo sorbirmi la trasmissione su Rai2 che parla di Nadia Cassini...ma ti pare?
A presto!

Weltall said...

@violavic: sai che ti dico? non ti invidio proprio per niente ^___*
Attenzione quando spegni la tv a non rimanere completamente al buio...non si sa mai ^___^