Thursday, May 15, 2008

Ricominciare dal Paradiso

Una fotografia dai toni seppia ci mostra quattro uomini e una donna giapponesi. Alle loro spalle, le sbarre di una cella sulla quale si affaccia un gruppo di uomini dai lineamenti non proprio nipponici. Una singola fotografia ci racconta The Guys From Paradise, film di Takashi Miike datato 2000 (anno piuttosto prolifico per il regista visto che in quei dodici mesi è riuscito a sfornare la serie MPD Psycho, Dead or Alive: Birds e City of Lost Souls di cui ritroviamo alcuni attori e personaggi), nel quale ritornano temi a lui molto cari. La storia inizia nelle Filippine, in un pullman per il trasporto di galeotti, diretto verso la prigione "Il Paradiso". Al suo interno c'è un giovane businessman giapponese, Kohei, arrestato perché in possesso di un chilo di eroina. Trasferito nell' ala "giapponese" della prigione, fa conoscenza dei suoi compagni di cella: il pedofilo Sakamoto, lo "strano" Phillipine Taro e Uno, risposatosi con una donna del luogo dopo aver abbandonato la moglie. Viene presto introdotto a Yoshida, presunto boss della Yakuza, che lo vuole ingaggiare per svolgere alcuni "lavoretti". Ecco quindi un gruppo di giapponesi lontani dalla propria patria, cercare di mettere su una comunità in terra straniera. Che poi questa comunità venga a nascere all' interno di una prigione, questa è tutta un'altra faccenda. "Il Paradiso" non è una prigione come tutte le altre ma è un luogo di detenzione con porte girevoli e tanti comfort per chi è in grado di muovere qualche soldo con affari più o meno leciti che vedono lo sparuto gruppo di giapponesi assolutamente in prima linea, un gruppo di traditi, esiliati ma comunque fieri delle proprie origini tanto da non mischiarsi con gli altri detenuti. Ma nel racconto l'attenzione è posta soprattutto sulla figura di Kohei che rappresenta il classico colletto bianco giapponese, fedele "schiavo" della Compagnia per la quale lavora, perfettamente inserito in quel sistema che ti porta in alto tanto in fretta quanto in basso ti fa sprofondare. Così da rampante businessman, Kohei si ritrova detenuto e abbandonato da tutti, colleghi e la sua stessa donna, costretto a fare affidamento sui suoi compatrioti, invischiandosi in un sistema molto simile a quello che lo ha portato in galera. A differenza di quanto capitava in The Bird People of China (film che più si avvicina a The Guys from Paradise), dove il protagonista non vedeva altro sbocco nella sua esistenza se non rientrare in Giappone alla sua vecchia vita, qui i personaggi seguono un percorso che li porta ad un taglio netto con il passato e con le proprie origini. Un reset della propria vita per iniziarne una nuova o per trovare finalmente il "sentiero" al quale erano destinati. In conclusione, tornando per un momento sul discorso "prolificità", bisogna notare come in un anno Miike abbia fatto film sostanzialmente diversissimi tra loro, specialmente per quel che riguarda i generi, e di come sia riuscito ugualmente a renderli omogenei tra loro, soprattutto per le tematiche affrontate. E' il dono di questo straordinario regista, non si può che rendergliene merito.

6 comments:

Gianmario said...

Io prendo nota ma per vedere tutti i film di Miike mi ci vogliono mesi :D

Killo said...

Son tornato...ciao bello

Para said...

Questo sì, è uno che mi manca, per Diana!
Ma lo vedrò, eccome se lo vedrò! :)
Saluti.
Para

Weltall said...

@Gianmario: eh si! Meno male che ultimamente ha diminuito il ritmo altrimenti era impossibile stargli dietro ^__*

@killo: ben tornato ^___^

@para: siiiii! sono sicuro che ti piacerà!!! Ne sono così sicuro che se per caso non ti dovesse piacere ti do il permesso di mettermi sotto con la macchina ^__*

nicolacassa said...

Figata il finale!! Grande Miike!

Weltall said...

@Nick: è sempre un grande anche con film "minori" ^__*