Una coppia perfetta, il braccio e la mente. Butch Cassidy è scaltro, intelligente, sognatore ed inguaribile ottimista. Sundance Kid è l'uomo d'azione, pistolero rapido e dalla mira infallibile. In sime alla loro banda rapinano banche e treni. Sono i criminali più ricercati di tutto il West e potrebbero vivere di rendità con tranquillità se non fosse che dilapidano in fretta il frutto del loro "lavoro" in ristoranti di lusso e donne. La vita prosegue su questi ritmi fino a quando un gruppo scenlo guidati da uno sceriffo implacabile e da un indiano, si mettono sulle loro tracce. Braccati per giorni, decidono di fuggire e di trrasferirsi in Bolivia, terra vergine che Butch considera perfetta per iniziare una nuova vita. Così, armi e bagagli si trasferiscono in Bolivia e imparato un poco di spagnolo riprendono la loro attività criminale. Come scopriranno presto però, il Sud America non è come il West che conoscevano. Lo stesso anno de Il Mucchio Selvaggio, usciva nelle sale cinamatografiche americane questo Butch Cassidy and The Sundance Kid di George Roy Hill. Non possedendo lo spessore artistico della pellicola di Peckinpah, il film di Hill si proponeva come un western di puro intrattenimento. Girato, fotografato e musicato in maniera grandiosa, la pellicola si appoggia sull'interpretazione di una coppia d'attori straordinari che Hill avrebbe riunito qualche anno dopo ne La Stangata: Paul Newman e Robert Redford. Non credo che ci fossero altri due attori perfetti e completamente adatti ai ruoli come loro. Il film di Hill vinse nel 1969 l'Oscar per la Migliore Sceneggiatura, Miglior Fotografia, Miglior Musica e Miglior Canzone.
Friday, December 22, 2006
"If he'd just pay me what he's spending to make me stop me robbing him, I'd stop robbing him"
Una coppia perfetta, il braccio e la mente. Butch Cassidy è scaltro, intelligente, sognatore ed inguaribile ottimista. Sundance Kid è l'uomo d'azione, pistolero rapido e dalla mira infallibile. In sime alla loro banda rapinano banche e treni. Sono i criminali più ricercati di tutto il West e potrebbero vivere di rendità con tranquillità se non fosse che dilapidano in fretta il frutto del loro "lavoro" in ristoranti di lusso e donne. La vita prosegue su questi ritmi fino a quando un gruppo scenlo guidati da uno sceriffo implacabile e da un indiano, si mettono sulle loro tracce. Braccati per giorni, decidono di fuggire e di trrasferirsi in Bolivia, terra vergine che Butch considera perfetta per iniziare una nuova vita. Così, armi e bagagli si trasferiscono in Bolivia e imparato un poco di spagnolo riprendono la loro attività criminale. Come scopriranno presto però, il Sud America non è come il West che conoscevano. Lo stesso anno de Il Mucchio Selvaggio, usciva nelle sale cinamatografiche americane questo Butch Cassidy and The Sundance Kid di George Roy Hill. Non possedendo lo spessore artistico della pellicola di Peckinpah, il film di Hill si proponeva come un western di puro intrattenimento. Girato, fotografato e musicato in maniera grandiosa, la pellicola si appoggia sull'interpretazione di una coppia d'attori straordinari che Hill avrebbe riunito qualche anno dopo ne La Stangata: Paul Newman e Robert Redford. Non credo che ci fossero altri due attori perfetti e completamente adatti ai ruoli come loro. Il film di Hill vinse nel 1969 l'Oscar per la Migliore Sceneggiatura, Miglior Fotografia, Miglior Musica e Miglior Canzone.
Thursday, December 21, 2006
HILFE! DAS MONSTRUM IN MIR WIRD EXPLODIEREN!
Il Dott. Tenma è un abile neurochirurgo giapponese che decide di cercare fortuna all'estero piuttosto che lavorare nella clinica di famiglia in Giappone. Trova un' ottimo lavoro in una clinica tedesca dove, grazie alla sua straordinaria bravura come medico, la sua carriera comincia a decollare. Il fidanzamento con la figlia del direttore della clinica, sembra spianarli definitivamente la strada per la carica di primario in neurochirurgia. Un giorno, mentre Tenma si apprestava ad operare un uomo in gravissime condizioni, viene "costretto" ad abbandonare la sala operatoria per salvare la vita ad un importante cantante lirico: così il lato umano di Tenma comincia a scontrarsi con la dubbia moralità degli altri medici e delle alte cariche dell'ospedale, che non considerano le vite umane tutte uguali. Provato da questo triste episodio, trova il modo di riscattarsi quando una notte arrivano in ospedale due pazienti in gravissime condizioni: il Sindaco colpito da un aneurisma cerebrale e un bambino, di nome Johan, con una ferita da arma da fuoco alla testa, unico sopravvissuto insieme alla sorella al massacro avvenuto in casa sua. Nonostante le pressioni subite, Tenma decide di salvare la vita al bambino e il sindaco, lasciato ad un chirurgo molto meno esperto, muore. Da quel giorno la vita sociale e lavorativa del giovane medico giapponese precipita: viene repentinamente lasciato dalla fidanzata e il posto di primario viene affidato ad un altro. Una mattina, seduto al capezzale diJohan ancora in stato di incoscienza, confessa, in preda ad una forte rabbia e amarezza, di desiderare la morte del direttore della clinica e degli altri medici senza scrupoli. Presto quel desiderio si avvera e l'improvvi
sa morte per avvelenamento del direttore e di due medici, mette Tenma ai vertici dell'ospedale nonché in cima alla lista dei sospetti. Nel frattempo Johan e la sorellina scompaiono dalla clinica senza lasciare alcuna traccia. Gli anni passano, le acque si calmano e Tenma è ormai un affermato medico. Il destino vuole però che il dottore giapponese assista alla fredda esecuzione di uno dei suoi pazienti da parte di un giovane ragazzo che si scopre essere lo stesso Johan. Il bambino che aveva conosciuto in fin di vita è cresciuto ed è diventato uno spietato serial killer. Il giovane, prima di sparire, confessa di aver eliminato lui stesso il direttore della clinica come ringraziamento per averlo salvato. il nuovo misterioso omicidio, punta nuovamente i riflettori della polizia sul medico giapponese che si vede costretto a fuggire. Il suo scopo non è scappare, ma rimediare all'errore compiuto anni prima e fermare Johan una volta per tutte. Il manga di Naoki Urasawa è fondamentalmente un thriller scritto in maniera impeccabile, un puzzle perfetto che si ricompone senza mai cadute di ritmo o tensione nei diciotto numeri che compongono la serie. Il tratto di Urasawa è perfetto per il genere di storia che rappresenta, semplice ma incredibilmente espressivo. Un manga atipico rispetto a quelli generalmente più gettonati ma assolutamente immancabile nella libreria di chi ama la narrativa a fumetti. L'intera serie è disponibile in Italia sotto l'etichetta Planet Manga della Panini.
Lyric of the Week / BAND AID - DO THEY KNOW IT'S CHRISTMAS?
There's no need to be afraid
At Christmastime, we let in light and we banish shade
And in our world of plenty we can spread a smile of joy
Throw your arms around the world at Christmastime
But say a prayer
Pray for the other ones
At Christmastime it's hard, but when you're having fun
There's a world outside your window
And it's a world of dread and fear
Where the only water flowing is the bitter sting of tears
And the Christmas bells that ring there are the clangingchimes of doom
Well tonight thank God it's them instead of you
And there won't be snow in Africa this Christmastime
The greatest gift they'll get this year is life
(Oooh) Where nothing ever grows
No rain nor rivers flow
Do they know it's Christmastime at all?
(Here's to you) raise a glass for everyone
(Here's to them) underneath that burning sun
Do they know it's Christmastime at all?
Feed the world
Feed the world
Feed the world
Let them know it's Christmastime again
Feed the world
Let them know it's Christmastime again
Wednesday, December 20, 2006
Un Colpo da Dilettanti?!?
Lasciando perdere l'inutile titolo della versione italiana (Un Colpo da Dilettanti...), in inglese bottle rocket indica un particolare tipo di petardo o un vero e prorio razzo costruito con una bottiglia di plastica riempita per metà di acqua e aria pressurizzata. Il titolo si adatta bene allo sfolgorante esordio alla regia di Wes Anderson che scrive anche la sceneggiatura a quattro mani con Owen Wilson (che a mio avviso con Anderson ha fatto le cose migliori della sua carriera). La storia è incentrata principalmente su tre personaggi: Anthony è un ragazzo gentile ed altruista (anche troppo), pensa agli altri prima che a se stesso e ha deciso volontariamente di ricoverarsi in un ospedale psichiatrico dopo un brutto esaurimento nervoso. Dignan è la "mente", convinto di possedere tutte le doti da leader, cerca di coinvolgere i suoi amici nell'intraprendere la carriera di rapinatori professionisti. Bob è il benestante del gruppo, vive in una villa sfarzosa, coltiva marjuana nel cortile ed è costantemente vessato dal fratello violento. Guidati da Dignan e dal suo piano settantacinquennale, iniziano la loro carriera da criminali con lo scopo ultimo di entrare nelle grazie del fantomatico Mr Henry (uno strepitoso James Caan), famoso rapinatore. Con la solita leggerezza che ritroveremo nei suoi film successivi, Anderson trattegia personaggi un pò sopra le righe ma assolutamente reali nella loro ricerca del loro spazio nel mondo, nel dare uno scopo alle loro vite. Una commedia divertente, mai stupida che fa ridere e sorridere, ottimamente interpretata da un cast azzeccatissimo nel quale spiccano tutti e tre i fratelli Wilson (Owen, Luke e Andrew). Elemento portante di tutta la filmografia di Anderson sono le splendide musiche originali composte da Mark Mothersbaugh, affiancate da brani come Zorro is back degli Oliver Onions. Una piccola nota in conclusione: è un peccato che film come questo, così come il bellissimo Rushmore, diventino nel nostro Bel Paese degli "Invisibili". Se non si ha la fortuna di "beccarli" in qualche passaggio in televisione non si hanno altri modi (legali) di scoprirli. Possibile che nell'era del dvd, dove qualsiasi porcheria viene editata, grnadi case distributrici come la Sony e Buena Vista, non trovino spazio anche per questi film?
Tuesday, December 19, 2006
The last one before they go
Di seguito le foto:

"Momis & Momes"

"N-chan & S-kun"

"Nick"

"Deiv"

"Deiv cerca di dimostrare a suo fratello di avere le mani abbastanza pulite per toccare la sua fotocamera"

"Non so perchè ma sto guidando"

"Questo è quel che resta della mia spigola"
Non sono un esperto ma mi sa che ci hanno fatto il colletto"
"Puuuuuteeeeeeenza"
"The di Ceylon"
"Un dolce al cioccolato clamoroso"
"Ma guardate che bella compagnia"
"Non ci crederete ma stavo guardando il Budda..."
"Ahhh la curiosità..."
"No, cioè, che scatto artistico"
"No, cioè, che scatto artistico 2"
"No, cioè, che scatto artistico 3"
PANORAMICA
La trilogia della Black Society: Parte Prima
Shinjuku. Dietro le luci sfavillanti delle insegne dei locali che illuminano a giorno le strade, si muove, si agita il marcio della società: la banda yakuza degli Yamane e i Dragon's Nails delle triadi cinesi si contendono il territorio. Il poliziotto Tatsuhito è un uomo dai metodi violenti e sbrigativi. Vende informazioni agli Yamane in cambio di denaro che utilizza per mantenere i genitori immigrati dalla Cina. Tatsuhito ha un fratello, Yoshihito, che fa l'avvocato ed è invischiato nei traffici d'organi di Wang Zhiming, boss dei Dragon's Nails. Fortemente legato al concetto di famiglia, diverrà cruciale per Tatsuhito, riportare sulla retta via il giovane fratello, prima ancora che fermare i traffici di Wang. Comincia così la prima delle due trilogie partorite da quel geniaccio di Takashi Miike. La saga della Black Society non è stilisticamente e tematicamente anarchica come quella di Dead or Alive (anche se l'intro mi ha fatto pensare alle prove generali di quel che sarà lo sfolgorante inizio del primo DoA) ma rappresenta comunque un perfetto esempio della capacità di Miike di coniugare cinema di genere con il suo particolare stile, portando sul grande schermo tematiche a lui care. La Shinjuku tratteggiata del regista giapponese è prevalentemente notturna, violenta, un microcosmo popolato da yakuza, triadi, poliziotti corrotti, dove i rapporti umani sono basati sul soppruso e la prevaricazione (tematica che verrà poi ripresa e estremizzata in Ichi the Killer). Ma il filo che lega i capitoli della trilogia (che prosegue con Rainy Dog e Lay Lines) è rappresentato dai personaggi che vivono al limite della società, le minoranze etniche, immigrati ed esuli. Miike è nato e cresciuto nella piccola città di Yao, vicino ad Osaka, a stretto contatto con le comunità immigranti, pertanto conosce perfettamente le condizioni di chi vive lontano dalla propria terra cercando di integrarsi. Nel caso specifico abbiamo figli di giapponesi nati in Cina dopo la Seconda Guerra Mondiale e tornati in Giappone in un secondo momento. La loro condizione di non appartenenza a "nessun luogo" è espressa dal disagio interiore dei protagonisti: Wang è figlio di padre giapponese. Fuggito in Giappone dopo aver ucciso il padre, è ossessionato dal'idea di "liberarsi del sangue del genitore"(più di una volta la macchina da presa lo riprende mentre si scortica le mani nel lavabo). Tatsuhito è nato in Cina così come i suoi genitori. I suoi nonni sono di origine giapponese e per questo ha vissuto con il fratello un'infanzia difficile, costantemente discriminato a causa delle sue origini. Tornato in Giappone la situazione non è certo migliorata. Un film intenso che potrà essere apprezzato a condizione che ci si dimostri capaci di venire a patti con la violenza, anche estrema a volte, ma sempre intrisa di ironia.Monday, December 18, 2006
Il Giardiniere Tenace
Justin Quayle è un diplomatico britannico che si trova in Kenya insieme alla moglie Tessa. La donna, fervente attivista, viene trovata barbaramente assassinatain una zona remota del continente africano. La scomparsa di un medico che collaborava con lei nelle indagini su un medicinale sperimentato sulla popolazione africana da un'importante casa farmaceutica con il benestare del Governo di Sua Maestà, fa pensare ad un delitto passionale. Almeno, questa è la versione ufficiale che governo e colleghi di lavoro vorrebbero far digerire a Justin. Ma l'uomo crede fermamente nella fedeltà della moglie e decide di proseguire per suo conto le indagini lasciate in sospeso dalla moglie, rimanendo invischiato in una grande cospirazione tra casa farmaceutiche e governo Inglese a dicapito della vita di migliaia di africani. Justin scoprirà a sue spese quanto pericolosamente in fondo era giunta Tessa con le sue scoperte. Il regista Fernando Meirelles è giunto alle luci della ribalta grazie al suo bellissimo film City of God, dove con estreme lucidità e un eccezionale gusto per l'estetica, ci raccontava la vita tra el favelas de la Ciudad de Dio vista attraverso gli occhi e l'obbiettivo di un giovane aspirante fotografo freelance. Questo suo secondo lungometraggio, tratto dall' omonimo best seller di John Le Carrè, si divide in maniera equilibrata fra thriller e film di denuncia: dove il racconto investigativo può risultare un po' scontato, la denuncia dei sopprusi perpetrati alle popolazioni africane non appare mai retorico. Forse proprio questa sua doppia natura lo rende meno incisivo del precedente ma non per questo meno bello. Come per City of God, il croma è utilizato per esaltare le ambinentazioni: se per l'inghilterra vengono utilizzate esclusivamente tonalità cupe, le sequenze girate in africa risplendono dei bellissimi colori di questa terra. Sfortunatamente (e ingiustamente aggiungerei) la pellicola di Meirelles, presentata al festival di Venezia 2005, è rimasta in ombra sia ai Golden Globe che agli Oscar a favore di pellicole tutt'altro che meritevoli (qualcuno ha detto Brokeback Mountain e Crash?) ricevendo comunque due meritatissimi premi per la bella Rachel Weisz, miglior attrice non protagonista.
Sunday, December 17, 2006
ONE HUNDRED
Friday, December 15, 2006
Siamo quasi alla fine...manca davvero poco...
"Jack affronta le conseguenze delle sue azioni..."

"...che fruttano al CTU le informazioni volute..."

"...ma prima bisogna scongiurare l'incidente diplomatico con i cinesi"
"Il momento tanto atteso: il confronto tra Jack..."
"...e Marwan"
"Purtroppo è impossibile fermare la sequenza di lancio del missile"
"Il figlio di Heller se la fa sotto all'idea di farsi un'altra ore di Disorientamento Sensoriale"
"Il penultimo appuntamento con la quarta stagione di 24 si è svolto in assenza di Mikyalpha...""...voci non confermate lo danno in compagnia di una scimmia gigante"
From My Personal Library: JONATHAN SAFRAN FOER - OGNI COSA E' ILLUMINATA

"Copertina dell'edizione italiana edita da Guanda"
Thursday, December 14, 2006
Lyric of the Week / R.E.M. - AT MY MOST BEAUTIFUL
I've found a way
A way to make you smile
I read bad poetry
Into your machine
I save your messages
Just to hear your voice
You always listen carefully
To awkward rhymes
You always say your name,
Like I wouldn't know it's you,
At your most beautiful
I've found a way to make you
I've found a way
A way to make you smile
At my most beautiful
I count your eyelashes, secretly
With every one, whisper I love you
I let you sleep
I know you're closed eye watching me,
Listening
I thought I saw a smile
I've found a way to make you
I've found a way
A way to make you smile
Wednesday, December 13, 2006
"Ci si può sottrarre al dolore come abbiamo fatto noi, ma lui ti trova. Sente l'odore..."
Mi è capitato una volta di leggere in una rivista di cinema italiana una considerazione poco felice su Shyamalan. L'autore dell'articolo definiva il regista come uno dei più sopravvalutati di Hollywood. Inutile dire che non condivido affatto una considerazione così superficiale che nasce comunque da una idea, essa stessa superficiale, che in molti si son fatti su questo regista. La fortuna cinematografica di Shyamalan è cominciata con Il Sesto Senso, splendido thriller con forte inclinazione al paranormale. Visto l'enorme successo del film, la macchina promozionale della Buena Vista, ha pensato bene di marchiare a fuoco sulla figura di Shyamalan e su tutti i suoi film seguenti, la frase "Dal regista del Sesto Senso". Perfino i trailer sono stati montati ad arte, facendo passare i suoi film per quello che non sono. Così, tutti quelli che sono andati al cinema a vedere Unbreakable aspettandosi un thriller "alla Sesto Senso", si son sentiti presi in giro di fronte ad un film che è in realtà un chiaro omaggio alla cultura dei comics superoistici americana. Naturalmente la stessa solfa si è ripetuta per Signs e The Village di cui parlerò adesso. Ambientata nel 1800, la storia racconta di una piccola comunità trasferitasi in una radura circondata da un bosco. Desiderosi unicamente di vivere lontano dalle brutture e dalle sofferenze della vita in città, costruiscono un piccolo villaggio vivendo unicamente di agricoltura e allevamento. I villani vivono in pace nella loro terra e a nessuno è permesso oltrepassare i confini del villaggio ed attraversare il bosco. Nella foresta vivono infatti "creature innominabili" che non tollerano la presenza degli umani nel loro territorio. Tra le due "comunità" vige un tacito accordo per il quale se gli umani resteranno all'interno del loro territorio, lo stesso faranno le creature. A seguito della morte per malattia di un giovane del villagio, Lucius figlio di una degli anziani, chiede al consiglio del villaggio che gli sia accordato il permesso di attraverare il bosco, raggiungere la più vicina città e poter così comprare le medicine che scarseggiano. Naturalmente il consiglio si oppone, ma alcuni strani e tragici avvenimenti li costringeranno a rivedere la loro posizione. Con il suo quarto film Shyamalan dimostra di aver ottenuto completa padronanza del genere thriller e di essere cresciuto artisticamente nelle stesura delle sue sceneggiature che con The Village raggiunge probabilmente la sua maturità artistica (le vicende del villaggio isolato dal mondo rapresenta metaforicamente, parole dello stesso Shyamalan, la società americana post 11 settembre). Ottimo il cast tra i quali spiccano Bryce Dallas Howard (figlia di Ron Howard) e Joaquin Phoenix. Immancabile, come in ogni film di Shyamalan, il colpo di scena finale che rimette tutto in discussione. Buona visione.
Tuesday, December 12, 2006
The yakuza's way
Il mondo degli yakuza è regolato da rigide regole e da un forte senso dell'onore che lega in maniera profonda i "fratelli" tra di loro. E' così per Higuchi, affiliato con la sua "famiglia" agli Yokomizo e devoto come ad un padre, al capoclan di quest'ultima. Lo stesso tipo di rapporto si è instaurato tra Higuchi e Kunihiko, suo sottoposto. Ma anche in un organizzazione come la yakuza esistono giochi di potere per i quali codici e regole vengono dimenticate. Quando il sindacato Yakuza Tensei si prepara per la successione al comando, la famiglia Kaito e gli Shirane ordiscono un piano per unire le loro famiglie a quella dei Yokomizo è poter così accedere alla leadership del gruppo. Per raggiungere il loro scopo fanno cominciare una guerra tra gli Yokomizo e gli Shirane: in breve tempo entrambi i boss delle due famiglie vengono assassinati e la famiglia Kaito intercede per raggiungere un accordo tra i due gruppi ed assimiliarli in un unico grande clan. Higuchi non tarda a scoprire le trame che hanno portato alla morte di Yokomizo e disgustato abbandona la famiglia con il suo gruppo. Ma Kunihiko è una testa calda e capisce fin troppo bene i sentimenti che legavano Higuchi al vecchio Yokomizo. Decide così di cominciare personalmente una violenta guerra contro tutte le famiglie, le cui conseguenze saranno tragiche e sanguinose. Nei primi anni '90, con lo spopolare del V movie (film destinati direttamente all' Home Video) e il crollo del businnes cinematografico, lo yakuza movie insieme al porno-soft (pinku eiga), erano i generi con i quali i giovani registi erano costretti a lavorare a causa dei bassi costi di produzione. Sin dalle sue prime esperienze come regista, Miike ha lavorato su film di genere yakuza (yakuza eiga) così come molti registi esordienti prima di lui. Bassi costi di produzione contrapposti ad una grande libertà lasciata al regista, hanno permesso a Miike di sviluppare il suo talento, regalandoci film di "genere" riadattati in base alle sue particolari visioni: da ricordare titoli come Fudoh, la trilogia della Black Society, quella di Dead or Alive ecc. Nel 2001, lo stesso anno di Visitor Q, Happiness of the Katakuris e Ichi the Killer, Miike realizza Agitator, film yakuza tratto dal romanzo di Shigenori Takechi che ne ha curato anche la sceneggiatura. Se paragonato alla precedente filmografia yakuza di Miike, il film risulta atipico: questa caratteristica è data dalla pacatezza con la quale la storia viene raccontata, dando ampio spazio ai dialoghi e ai rapporti tra i personaggi. Il geniale regista limita il suo personalissimo "tocco" ad alcune sequenze (la sodomizzazione con microfono in cui Miike recita in un piccolo cameo). Il film dura la bellezza di 150 minuti nei quali Miike dimostra la sua capacità di governare il mezzo cinematografico per tutta la pellicola, anche in presenza di sceneggiature complesse e ricche di intrecci narrativi come questa. Assolutamente da riscoprire quest'opera, se non altro per il netto contrasto con le altre produzioni dello stesso anno, fatto che mette in assoluta evidenza la geniale eccletticità del regista.
Monday, December 11, 2006
In the fog they wait...
Silent Hill è una cittadina del West Virginia, Stati Uniti. O meglio, era una cittadina. Dopo un misterioso incendio che ha devastato la città, uccidendo quasi tutti i suoi abitanti, Silent Hill è diventata una delle città fantasma d'America. situata vicino ad una minera di carbone, il fuoco che l'ha devastata ancora brucia e le esalazioni tossiche hanno costretto le autorità ad isolare la cittadina. Gli anni passano e anche se tutti fingono, nessuno può dimenticare cosa è realmente successo, un fatto talmente raccapricciante che neanche il fuoco è riuscito a mondare. Il caso vuole che Sharon, una bambina adottata, soffra di sonnanbulismo e durante questi momenti pronunci il nome di Silent Hill. Dove le cure mediche non arrivano, forse solo una madre può. Così Rose, nonostante il parere contrario del marito, parte alla volta di Silent Hill nella speranza di scoprire la causa dei periodi di trance della figlia. L'arrivo in città è roccambolesco: fuga dalla polizia, sfondamento della cancellata alle porte della città e un pericoloso testacoda per evitare una bambina in mezzo alla strada. Quando Rose si sveglia, Sharon è scomparsa, una nebbia fitta ricopre il paesaggio e cenere cade dal cielo come se nevicasse. A piedi, Rose si dirige verso la città, deserta, immobile. Nella nebbia scorge una figura che sembra la figlia, che corre. Rose la segue, entra in un vicolo ed è allora che un rumore assordante, una sirena, risuona nel silenzio e in tutta la città cala un buio improvviso, impenetrabile. Rose si fa luce con il suo accendino, si guarda intorno ed è all'inferno. Portare sul grande schermo pellicole tratte da videogiochi di successo, non ha mai dato risultati abbastanza sopportabili da essere definiti "cinema" o da rendere un minimo di giustizia al materiale originale dal quale derivano. A cominciare dal trash assoluto del film di Super Mario, all'orribile Street Fighter con Van Damme, proseguendo con Mortal Kombat e seguito, un Resident Evil appena guardabile, Residen Evil Apocalypse intollerabile, House of the Dead e il recente Dead or Alive, sentir parlare di un adattamento cinematografico di Silent Hill ha fatto storcere il naso a molti, me compreso. Immaginate la sorpresa quando, invece della solita ciofeca, mi sono ritrovato di fronte un discreto film horror e, probabilmante, il miglior adattamento cinematografico di un videogame che la storia ricordi. La trama, piacevole e ricca di momenti horror veramente riusciti, prende spunto principalmente dal primo episodio videoludico, qualche elemento del secondo, aggiungendo fanatici religiosi e caccia alle streghe. La vicenda si muove attraverso un sistema tipo "caccia al tesoro" che gli estimatori (eccomi!!!) del videogioco non tarderanno a riconoscere (trova indizio, vai alla scuola, indizio, hotel e via dicendo). Se a questo aggiungiamo la tipica caratteristica di lasciare più enigmi che risposte, mi chiedo se il tutto non risulti un po' troppo "oscuro" e forzato a chi non ha mai avuto niente a che fare con il gioco (non che una storia coerente sia caratteristica di spicco del genere horror). Sono certo che la virata splatter nel finale metterà d'accordo molti. Insomma, si può dire obbiettivo centrato per il regista Christphe Gans? Direi proprio di si. La sua regia, unita alla splendida fotografia e alle scenografie "arrugginite" e marcescenti dell' "altra" Silent Hill (per non parlare della cura con cui sono state riprodotte le creature che la abitano), rendono giustizia ad uno dei videogiochi più interessanti degli ultimi anni. Ben venga lo sfruttamento di tali licenze se questo serve a dare "aria fresca" ad un genere (l'horror) sempre più in affanno.
Sunday, December 10, 2006
"KATCH'EM & KILL'EM"
Iniziata nel 2003 con The Texas Chainsaw Massacre, la triste moda del "rifacciamo i vecchi classici horror" tutt'oggi non si è ancora arrestata. Sono finiti nelle sue grinfie alcuni titoli classici come, The Fog, Omen, Le Colline Hanno gli Occhi e naturalmente Amityville Horror. Quello che mi chiedo è perchè spendere soldi per rimaneggiare pellicole cult, quando si potrebbero spendere in operazioni di restauro delle pellicole originali. Possibile che il rientro economico per queste pellicole sia così elevato? A quanto mi risulta, a parte il remake del classico di Hopper, gli altri sono stati più o meno dei flop...comunque lasciamo perdere. Porsi queste domande è come chiedersi qual'è il senso della vita. Andiamo quindi ad esaminare questo Amityville Horror. Ronald Defeo, primogenito dela famiglia, confessa alla polizia di aver sterminato la sua famiglia nel sonno spinto dalle voci che sentiva nella casa. Un'anno dopo la terribile tragedia una nuova famiglia si stabilisce nella casa teatro del massacro: George e Kathy Lutz e i tre figli di lei, sono da poco trasferiti nella loro nuova casa, che alcune strani fenomeni e apparizioni turbano il loro quieto vivere. In particolar modo George è quello maggiormente colpito dall'influenza delle strane presenze che abitano la casa. Le voci che sente di notte, attraverso i muri o i condotti dell'aria lo spingono ad uccidere la sua famiglia. Gli elementi del genere ci sono tutti: porte e finestre che si aprono, sedie che si spostano, ombre furitve, apparizioni mostruose, allucinazioni uditive, indiani torturati e massacrati nelle fondamenta. Quello che realmente manca è il "collante" fra tutti questi elementi, necessario per renderlo da "Amiyche?" a "filmperlomenoricordabile". Infatti non basta una buona macchina produttiva e un discreto mestierante come Andrew Douglas alla regia a fare un buon film. La trama ha un ruolo fondamentale nella buona riuscite di una pellicola. Questa purtroppo non convince proprio: tanti (troppi) clichè del genere, poco gore e pochissimo spavento. Per novanta minuti si aspetta il massacro e poi a farne le spese è solo il cane...ma si può?
Saturday, December 09, 2006
It's time to STOP THE CLOCKS and LOCK THE BOX

OASIS
STOP THE CLOCKS (2006)
CD 1
1) Rock 'n' Roll Star
2) Some Might Say
3) Talk Tonight
4) Lyla
5) The Importance Of Being Idle
6) Wonderwall
7) Slide Away
8) Cigarettes & Alcohol
9) The Masterplan
CD2
1) Live Forever
2) Acquiesce
3) Supersonic
4) Half The World Away
5) Go Let It Out
6) Songbird
7) Morning Glory
8) Champagne Supernova
9) Don't Look Back In Anger
Più di una volta, durante le interviste, Noel Gallagher ha affermato che gli Oasis avrebbero pubblicato un Best Of solo e unicamente al momento del loro scioglimento, diversamente una raccolta non ha ragione d'esistere. Ma allora come mai, con un album nuovo in lavorazione, viene pubblicata una raccolta in doppio cd? Il motivo è sicuramente da ricercare nel contratto ormai scaduto con la Sony e nella volontà degli Oasis di impedire alla major di pubblicare una "raccolta qualsiasi", composta unicamente dai singoli. Così i ragazzi di Manchester si sono riuniti ed, esaminato tutto il materiale pubblicato in undici anni di carriera, hanno fatto ricadere la scelta su 18 brani (20 per l'uscita giapponese) considerati da loro stessi i migliori: ci sono i singoli più famosi, alcune album track e le B-side più conosciute. Per quanto la scelta sia ricaduta su un gruppo omogeneo di canzoni è curioso notare come questo Best Of, rispecchi l'andamento della carriera degli Oasis: sono presenti nel disco cinque canzoni di Definitely Maybe, quattro di (What's the Story) Morning Glory?, quattro b-side relative a questi due album, una canzone per Standing On The Shouldel Of Giants, una per Heathen Chemistry e due, infine, per Don't Believe The Truth. Le cose migliori, è opinione comune, appartengono ai primi due album e alle relative b-side, mentre sicuramente inferiori le pubblicazioni successive. Be Here Now non è stato neanche preso in considerazione e Standing On the Shoulder Of Giants ha trovato (giustamente) posto con il primo (grande) singolo estratto. La ripresa è iniziata con Heathen Chemistry e l'ultimo Don't Believe The Truth ( il loro miglior disco dopo (What's The Story) Morning Glory?) li ha riportati indubbiamente a i vecchi fasti. Questo disco è: INDISPENSABILE per i collezionisti, PIACEVOLE per i fans, CONSIGLIATO per chi ancora non ha un loro disco, INUTILE per chi non gli ha mai sopportati. Rimango in attesa dell'uscita di un nuovo VERO disco.
P.S.: assolutamente da segnalare la splendida copertina del disco. Il "collage" è opera di Peter Blake, già autore della cover dell' LP Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles.
Lyric of the Week / RADIOHEAD - IDIOTEQUE
Who's in bunker?
Women and children first
And the children first
And the children
I'll laugh until my head comes off
I'll swallow till I burst
Until I burst
Until I
Who's in bunker?
Who's in bunker?
I have seen too much
You haven't seen enough
You haven't seen it
I'll laugh until my head comes off
Women and children first
And children first
And children
Here I'm allowed
Everything all of the time
Here I'm allowed
Everything all of the time
Ice age coming
Ice age coming
Let me hear both sides
Let me hear both sides
Let me hear both
Ice age coming
Ice age coming
Throw them on the fire
Throw them on the fire
Throw them on the
We're not scaremongering
This is really happening
Happening
We're not scaremongering
This is really happening
Happening
Mobiles quirking
Mobiles chirping
Take the money and run
Take the money and run
Take the money
Here I'm allowed (background: the first of the children x6)
Everything all of the time
Here I'm allowed
Everything all of the time
Here I'm allowed
Everything all of the time
Here I'm allowed
Everything all of the time
The fathers to their children (repeated)
Friday, December 08, 2006
"...Vi sveglierete in un mondo diverso..."
"Nonostante fosse febbricitante Mikyalpha non è mancato al suo ultimo appuntamento della stagione"
"E' stato diramato l'ordine d'arresto per Jack e la missione è compromessa"
"Il grande ritorno dell' ex presidente Palmer..."
"...permette a Jack una maggiore libertà nelle azioni..."
"...ma alcune scelte portano a tragiche conseguenze"
"A fine visione mi son preoccupato che mio cugino non stesse troppo male, misurandoli la temperatura...sfortunatamente il termometro ascellare non ce l'avevo..." Thursday, December 07, 2006
Padrini a Tokyo
E' cosa ormai nota il totale snobbismo con il quale, le grandi case distributrici, trattano la diffusione dei film di animazione giapponese così come il fatto che ondate di pattume cinematografico invadono per settimane le sale italiane, mentre i film più validi è gia tanto se in sala ci arrivano. Ma rimaniano nell'ambito dell'animazione: le grandi produzioni Disney/Pixar o Dreamworks, i cui meriti artistici non si discutono, godono di un canale distributivo e promozionale assolutamente preferenziale dovuto soprattutto al rientro economico che generano. Naturalmente questo non succede per i film d'animazione nipponici, che per tematiche e contenuti generalmente puntano ad un target d'età più elevato. Questo li porta ad essere messi in secondo piano, ma non giustifica certo la totale assenza di visibilità o una distribuzione "a singhiozzo" sul territorio nazionale. A parte l'ultimo grande Miyazaki, Il Castello Errante di Howl, e Steamboy di Otomo, altri titoli sono rimasti vittime di questo sistema: Metropolis, Princess Mononoke, La Città Incantata e naturalmente quello di cui mi accingo a scrivere, Tokyo Godfathers di Satoshi Kon. Ambientato nella Tokyo dei senzatetto, i reietti che vivono in case di cartone all'ombra dei palazzi di Shinjuku, durante un Natale freddo e nevoso. Tre di loro, Gin (che vive in strada dopo aver abbandonato la moglie e la figlia), Hana (un travestito con desiderio di maternità) e la giovane Miyuki (scappata di casa dopo aver accoltellato il padre), una notte trovano nell'immondizia una neonata che prendono con se e ribatezzano col nome di Kyoko. Nonostante Hana voglia tenerla con se, alla fine prevale la giusta decisione di trovare la madre che l'ha abbandonata. Comincia così una ricerca che metterà i tre, faccia a faccia con il loro passato. Satoshi Kon dirige un film toccante, profondo e divertente che trova la sua più grande attrativa nel profondo contrasto tra una Tokyo resa in modo reale nei minimi dettagli e una storia che bilancia perfettamente commedia, dramma, giallo con sviluppi quasi magici da "racconto di Natale". I disegni e il character design sono bellissimi, così come le animazioni e le splendide musiche che rivisitano anche brani di musica classica. Capisco perfettamente che si tratta di un film di nicchia ma vi assicuro che è veramente bello. Perciò recuperatelo almeno a noleggio, non ve ne pentirete.
Wednesday, December 06, 2006
Together we stand, divided we fall
Siamo nell' 86 a New York. Bernard (padre), Joan (madre), Walt (figlio maggiore) e Frank (figlio minore) sono una famiglia. Facciamo la loro conoscenza durante una partita di tennis, un doppio, che vede Bernard e Walt contro Joan e Frank. Questo quadro, all'apparenza può far pensare ad un famiglia unita ma ben presto ci si rende conto che simbolicamente le rete di mezzeria e la disposizione in campo, rappresentano le fratture (vere voragini in verità) che li dividono. Bernard è uno scrittore che da anni non pubblica più niente, mentre Joan è in procinto di pubblicare il suo primo testo. Walt è molto legato al padre, anzi si potrebbe dire che è quasi un "surrogato" della figura paterna che cerca di emergere con atteggiamenti da finto intellettuale. Frank non è interessato alla letteratura, ma molto di più allo sport, il tennis in particolare. Se nonostante le differenze, sostanzialmente i due fratelli vanno d'accordo, tra i loro genitori le cose non funzionano correttamente: improvvise e violente discussioni, il padre che dorme sul divano, sono solo alcuni dei piccoli episodi che invadono la quotidianità, facendo realizzare a Walt e Frank che quel sospetto che gli ronzava per al testa e cercavano di ignorare, sta diventando una realtà inevitabile. Infatti da li a poco i loro genitori si separano e tutti saranno costretti ad affrontarne le conseguenze. Noah Baumbach, già sceneggiatore de Le Avventure Acquatiche di Steve Zisou, dirige e scrive in maniera reale (pare che il film sia in parte autobiografico) e con leggerissimi toni di commedia, la storia di una famiglia e degli effetti che genera il divorzio dei coniugi, nella sfera affettiva, nella crescita e nella sessualità dei figli. L'abilità del regista/sceneggiatore sta sopratutto nel tratteggiare in maniera precisa sia il contesto temporale nel quale si svolgono le vicende, sia i personaggi perfettamente caratterizzati, anche per merito delle splendide interpretazioni del cast (menzione particolare per i giovani attori). Come nel film di Wes Anderson (qui nella veste da produttore), Le Avventure Acquatiche di Steve Zisou, anche ne Il Calamaro e La Balena è presente il tema, ma sarebbe meglio dire il luogo "acquatico", "liquido" a rappresentare un rifugio o un punto di partenza. Ennesimo esempio dello stato di grazia del cinema indipendente americano.