Tuesday, January 29, 2013
PRIMER su I-FILMSONLINE
"Do you believe in time travel?" Questa è la domanda che il coniglio Frank rivolge ad un Donnie Darko strafatto di farmaci, ed è la stessa domanda a cui tanti sci-fi geeks vorrebbero avere una risposta, la possibilità di piegare la linea retta del tempo per raggiungere uno qualsiasi dei punti che la compongono. Il cinema non si è mai posto tanti problemi ed ha sfruttato, con risultati altalenanti, un' idea affascinante con tutte le sue possibili applicazioni narrative: basti pensare all' immortale trilogia di Zemeckis, Ritorno al Futuro. Ma anche titoli più o meno conosciuti più o meno recenti, come Deja vu del compianto Tony Scott, lo stesso Donnie Darko di Richard Kelly poco sopra citato, Butterfly Effect, L' esercito delle Dodici Scimmie di Terry Gilliam e, perchè no, anche il capolavoro di Lynch, Strade Perdute. E poi c'è Primer.
Uno dei film più interessanti sui viaggi nel tempo, l' ho recensito per gli invisibili de i-filmsonline. Potete leggere quel che ne penso a questo link.
Ne avevo scritto un post anche per il blog diversi anni fa (se vi va, la vecchia rece è qui).
Monday, January 28, 2013
"I like the way you die, boy"
Nel giudicare Django Unchained si rischia di incappare in tre errori madornali che sarebbe meglio evitare. Il primo: aspettarsi un film superiore a Bastardi Senza Gloria, perchè a conti fatti non lo è. E questo non è necessariamente un difetto anche perchè era difficilmente auspicabile che il Maestro raggiungesse le vette del suo progetto precedente. Ci si avvicina ma rimane comunque indietro. Il secondo: giudicare il film prima di averlo visto. E' vero che le opinioni di pubblico e critica su Tarantino sono belle consolidate, ma il pregiudizio è una pratica che sarebbe meglio lasciare a certi registi presuntuosi. Il terzo: cercare di etichettare il film. Perchè, da che mondo è mondo, le più comuni definizioni di genere vanno strettissime ai film del buon Quentin, generalmente sempre troppo grossi e strabordanti per poter essere inclusi in qualsivoglia categoria (e "tarantiniano" non è una categoria ma una bestemmia). Questo perchè il cinema di Tarantino è una creatura famelica che si nutre della stessa materia di cui è fatta, crescendo e trasformandosi in qualcosa di nuovo, unico e (fino ad oggi) a prova d' imitazione. Così, come Bastardi Senza Gloria nasceva da Quel Maledetto Treno Blindato di Castellari fino a diventare una riscrivere la fine della Seconda Guerra Mondiale, Django Unchained parte dallo spaghetti western di Sergio Corbucci, dal quale poi si "limita" a prendere il nome del protagonista ed il tema musicale principale, trasformando il leggendario pistolero interpretato a suo tempo da Franco Nero, in uno schiavo di colore venduto e separato dalla moglie dopo aver tentato invano la fuga dalla piantagione dove lavoravano. Liberato da un ex dentista, ora cacciatore di taglie, di origine tedesca, Django si unisce a quest' ultimo con il quale escogita un piano per liberare la moglie dalla proprietà di Calvin Candie, negriero appassionato di combattimenti tra mandingo. Più che un western all' italiana, comunque omaggiato in maniera più o meno diretta, ci troviamo immersi in una rievocazione storica che abbraccia la blaxploitation per raccontare una storia di schiavitù e vendetta nel profondo sud degli Stati Uniti. Il resto, e non è poco considerata la durata di quasi tre ore, è puro cinema di Tarantino, dalla scelta della colonna sonora (a volte in apparente contrasto con le atmosfere del film) ad una precisa direzione d' attori ai quali riesce ad incollare addosso i personaggi ed i dialoghi che scrive. Qui, al solito, son tutti perfetti: dal Django di Jamie Fox al Dott. King Schulz di un immenso Christoph Waltz. Dal Calvin Candie di Leonardo Di Caprio al "negro di casa" di Samuel L. Jackson, vero personaggio infido e negativo del film. E se son tante la sequenza memorabili (quella del Ku-Klux Klan è già cult) Tarantino da sempre il meglio di se quando prende i suoi personaggi e li chiude in una stanza, magari seduti intorno ad un tavolo, inonda lo spettatore con fiumi di parole e costruisce la tensione con l' attesa di un climax che esplode anche con violenza. Ed è proprio la violenza a tenere banco quando si tratta di Tarantino, e se il sangue scorre a fiumi, letteralmente, è altrettanto vero che tutto è perfettamente bilanciato da una precisa e puntuale vena ironica. Django Unchained, insomma, non è un film che si presta a compromessi di sorta, che può portare i detrattori ad una fulminazione sulla via di Damasco o gli estimatori ad un improvviso rigetto. E' un cinema che ormai si ama o si odia. Prendere o lasciare. Noi prendiamo, a piene mani.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Sunday, January 27, 2013
Lyrics of the Week + Video / COLAPESCE - GLI ANNI
Stessa storia, stesso posto, stesso bar
Stessa gente che vien dentro consuma e poi va
Non lo so che faccio quì
Esco un pò
E vedo i fari delle auto che mi
Guardano e sembrano chiedermi chi cerchiamo noi
Gli anni d’oro del grande Real
Gli anni di Happy days e di Ralph Malph
Gli anni delle immense compagnie
Gli anni in motorino sempre in due
Gli anni di che belli erano i film
Gli anni dei Roy Rogers come jeans
Gli anni di qualsiasi cosa fai
Gli anni del tranquillo siam qui noi
Siamo qui noi
Stessa storia, stesso posto, stesso bar
Una coppia che conosco ci avrà la mia età
Come va
Salutano
Così io
Vedo le fedi alle dita di due
Che porco giuda potrei essere io qualche anno fa
Gli anni d’oro del grande Real
Gli anni di Happy Days e di Ralph Malph
Gli anni delle immense compagnie
Gli anni in motorino sempre in due
Gli anni di che belli erano i film
Gli anni dei Roy Rogers come jeans
Gli anni di qualsiasi cosa fai
Gli anni del tranquillo siam qui noi
Siamo qui noi
Siamo qui noi
Stessa storia, stesso posto, stesso bar
Stan quasi chiudendo
Poi me ne andrò a casa mia
Solo lei
Davanti a me
Cosa vuoi
Il tempo passa per tutti lo sai
Nessuno indietro lo riporterà neppure noi
Gli anni d’oro del grande Real
Gli anni di Happy days e di Ralph Malph
Gli anni delle immense compagnie
Gli anni in motorino sempre in due
Gli anni di che belli erano i film
Gli anni dei Roy Rogers come jeans
Gli anni di qualsiasi cosa fai
Gli anni del tranquillo siam qui noi
Siamo qui noi
Siamo qui noi
Thursday, January 24, 2013
CINE20 - 83^ PUNTATA
In settimane così importanti qui su CINE20 non rimaniamo con le mani in mano. Ed infatti, ad aprire questa ottantatreesima puntata, trovate la mia recensione su Django Unchained e quella di Kusa su Frankenweenie.
Inoltre, tutte le uscite in sala tra le quali si consiglia caldamente il biopic su Lincoln firmato Spielberg.
Poco interessanti le uscite home video, a meno che non siate appassionati di sequel francamente superflui.
Ci potete leggere con tutta calma proprio qui.
Tuesday, January 22, 2013
SUKIYAKI WESTERN DJANGO su I-FILMSONLINE
Questo è l' inizio della mia nuova recensione per Sukiyaki Western Django di Miike, riscritta per i-filmsonline in occasione dell' uscita nelle sale del nuovo film di Quentin Tarantino, Django Unchained. La potete leggere per intero qui.
Mentre se vi va di leggere la precedente, la trovate qui di seguito.
Monday, January 21, 2013
"Just trying to understand why we keep making the same mistakes... over and over."
Nel 1836 un giovane avvocato attraversa l' Atlantico e salva la vita ad uno schiavo di colore. Nel 1938 un giovane omosessuale lavora come copista per un vecchio compositore e scrive il "Sestetto Altalnte delle Nuvole". Nel 1973 una giornalista rischia la vita per indagare su di una importante compagnia energetica e la loro centrale nucleare. Nel 2012 un vecchio editore finisce rinchiuso in una casa per anziani a causa di una macchianzione da parte del vendicativo fratello. Nel 2144 una giovane clone scopra la verità dietro la sua esistenza. Nel 2332 un allevatore intraprende un viaggio nel quale scoprirà l' origine del culto che guida lui e la sua gente da secoli. Queste sono le sei storie che compongono l' ultima fatica di Andy, Lana Wachowski e Tom Tykwer, Cloud Atlas, tratto dall' omonimo romanzo di David Mitchell. Un' opera ambiziosa ed affascinante, produzione americana / tedesca, scritta e diretta a sei mani miscelando generi e registri totalmente diversi, necessari a raccontare queste sei storie così distanti nel tempo e nello spazio eppure unite in maniera indissolubile. Il film fortunatamente non rimane impantanato in una narrazione "densa" che invece scorre come un fiume in piena perchè imbrigliata in una struttura di ferro che procede a balzi da un' epoca all' altra e sulla cui fluidità gioca a favore un lavoro di montaggio davvero efficace. Una scelta di forma questa certamente ponderata che i tre registi usano per sottolineare alcune delle tematiche sulle quali Cloud Atlas fonda le proprie basi, il destino, la reincarnazione, il karma: ogni vita non conduce un' esistenza fine a se stessa ma è collegata a quelle passate e future in maniera così solida che anche un singolo gesto d' umanità lascia una traccia indelebile, un' eco udibile nei secoli. Attraverso un viaggio di centinaia di anni quello che emerge soprattutto è il ritratto di un' umanità in continua lotta contro forze che provano a renderla prigioniera, sia che si tratti di un regime totalitario o di discriminazione, di vecchiaia o di religione. Tutti concetti che i Wachowski e Tykwer ripetono però in maniera un po' troppo insistita forse perchè, di fronte ad un film tutto sommato complesso e dalla durata vicina alle tre ore, questa era la maniera più facile, ma meno coraggiosa, per provare a raggiungere un pubblico sempre più atrofizzato e meno disposto a soffermarsi nella lettura di qualsivoglia sottotesto. Decisamente più riuscito invece l' espediente di utilizzare gli stessi attori per tutte e sei le storie, impegnandoli in ruoli diversi e trasformandoli fisicamente anche nel sesso e nella razza, arrivando in questo ultimo caso a degli eccessi di trucco poco naturali ed in alcuni casi anche ridicoli. A parte questo però Cloud Atlas convince anche nelle singole parti, nel tocco europeo di Tykwer ed in quello americano dei Wachowski che si riavvicinano con convinzione alla fantascienza rimanendo lontani (fortunatamente) dagli onanismi e dalla filosofia spicciola dei seguiti di Matrix.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Sunday, January 20, 2013
Lyrics of the Week + Video / TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI - LA MIA VITA SENZA TE
La mia vita senza te non è così diversa
Faccio tutto un po' più piano ed ho tempo per me
La mia vita senza te non è così diversa
Io lo canto per non piangere e non piangerò
La sua vita senza te io che lo vedo spesso
Non capisco bene come farà ma sopravviverà
La mia vita senza te non è così diversa
Io lo canto per non piangere e non piangerò
C'è un momento per tutto vai pure dritto sai
Devi farti un po' male che dopo capirai
E' un momento poi passa giuro passerà
Puoi chiamarla se vuoi libertà
La mia vita senza te non è così diversa
Io lo canto per non piangere e non piangerò
C'è un momento per tutto vai bene come vai
Qualche cosa si spegne altre ne riaccenderai
Al dolore rispondi col sorriso che hai
Le ragazze non piangono mai
La mia vita senza te non è così diversa
Io lo canto per non piangere e non piangerò.
Thursday, January 17, 2013
CINE20 - 82^ PUNTATA
La recensione di Cloud Atlas, enorme fatica congiunta dei Wachowski e di Tom Tyker che divide e dividerà, apre l' ottantaduesima puntata di CINE20.
Ma parliamoci chiaro, le vere bombe sono in sala questa settimana. Arrivano infatti due pezzi da novanta con le loro nuove fatiche: Tarantino con il suo Django Unchained e Tim Burton con Frankenweenie.
Pensate sia finita qui? E pensate bene, anche perchè non c'è nessuna uscita home video che valga la segnalazione.
Siamo online qui.
Tuesday, January 15, 2013
TOP TEN FILM - ANNO 2012
Eccola la classifica dei 10 migliori film del 2012 di WELTALL'S WOR(L)D!
Mai come quest' anno però la sento incompleta e sono certo che alcuni dei film che ho perso (Pietà di Kim Ki-duk e Amour di Haneke) avrebbero trovato posto in una delle 10 posizioni.
Tanti anche i film esclusi ma ciò non significa che siano per questo meno validi o scartabili.
E dopo questa breve introduzione i dieci, discutibilissimi, film selezionati. A voi!
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Mai come quest' anno però la sento incompleta e sono certo che alcuni dei film che ho perso (Pietà di Kim Ki-duk e Amour di Haneke) avrebbero trovato posto in una delle 10 posizioni.
Tanti anche i film esclusi ma ciò non significa che siano per questo meno validi o scartabili.
E dopo questa breve introduzione i dieci, discutibilissimi, film selezionati. A voi!
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Monday, January 14, 2013
"I am a man, a hopelessly inquisitive man, just like you."
"There will be blood" risuonava come una promessa rivelandosi poi una premonizione di quel che sarebbe successo, del sangue versato per porre le basi dell' America di oggi. Il Petroliere di Paul Thomas Anderson era così, un film potente e diretto supportato dalla gigantesca prova attoriale di Daniel Day Lewis. Messo direttamente a confronto, The Master appare un' opera più complessa, più stratificata ma legata a filo diretto con la precedente e forse per questo non meno importante. L' America in fondo è sempre la stessa, qualche anno più tardi certamente, ma ugualmente confusa, con un posto nel panorama mondiale che si va a rafforzare grazie al proprio ruolo nella Seconda Guerra Mondiale. Ed anche qui la promessa di sangue è stata mantenuta, lasciando sulle spalle di tanti ex soldati il peso di costruirsi un futuro con le ferite ancora aperte lasciate dalla guerra. Tra questi c'è Freddie Quell, ex soldato di Marina facile preda di istinti violenti e sessuali, che si avvelena quando può con intrugli alcolici di sua creazione. La sua strada si incrocia con quella di Lancaster Dodd, dottore, filosofo, scirttore, ciarlatano, sedicente leader di una sorta di culto conosciuto come La Causa. Dodd accoglie Freddie come un figlio per poi cercare di farne un allievo ed infine di domarlo alla stregua di un animale selvatico. La ricerca del "potere", questa volta incarnato nella deleteria ossessione per il controllo, è un altro dei punti in comune con Il Petroliere perchè è questo stesso "potere", seppur in forme diverse, a consumare i protagonisti. Impreziosito da momenti di altissimo cinema, ai quali Paul Thomas Anderson ci ha abituato fino a viziarci, e dalla cornice musicale di Jonny Greenwood, The Master racconta, nel suo strato più superficiale ma non meno importante, un confronto umano di grande impatto emotivo, costruito intorno alle titaniche interpretazioni di Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix. In questo confronto, dal quale entrambi usciranno segnati, le convinzioni di Dodd scricchiolano, cedono e si sbriciolano infine, di fronte all'impossibilità di comprendere un uomo difficile, forse malato, come Freddie e di poterlo tenere al guinzaglio, prova tangibile di un America che ha bisogno di una guida forte e decisa. Freddie in fondo rappresenta il "fattore x", imprevedibile e forse pericoloso, la mano che spazza la scacchiera, il soffio che fa crollare il castello di carte.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Sunday, January 13, 2013
Lyrics of the Week + Video / ATOMS FOR PEACE - DEFAULT
(Hey)
(Yeah)
(Hah)
It slipped my mind
And for a time
I felt completely free
Oh what a troubled,
Silent, poor boy
A pawn into a queen
I laugh now
But later's not so easy
I've gotta stop,
The will is strong, but the flesh is weak
Guess that's it
I've made my bed, I'm lying in it
I'm still hanging on
Bird upon the wires
I fall between the waves
I avoid your gaze
I turn out of phase
A pawn into a queen
Oooooohhhhh
I laugh now
But later's not so easy
I gotta stop,
The will is strong, but the flesh is weak
Guess that's it
I've made my bed, I'm lying in it
But it's eating me up
It's eating me up
It's eating me up (if I could feel all the snails on my heads)
It's eating me up (if I could feel all my snails on my heads)
It's eating me up (if I could feel all my snares on my head)
Oooooohhhhh
Thursday, January 10, 2013
CINE20 - 81^ PUNTATA
Dopo le rigeneranti (?) feste natalizie, CINE20 ritorna con ben due recensioni: la mia sull' ultimo grandissimo film di Paul Thomas Anderson, The Master, e quella di Kusa sul film di Ang Lee, Vita di Pi.
Come al solito trovate anche le uscite settimanali in sala, non particolarmente stimolanti ma da tenere d' occhio, come Cloud Atlas ed il nuovo film di Gabriele Muccino che, ohhh, al solo pensarci ho già la pelle d' oca.
In home video, con un po' di ritardo rispetto a quanto annunciato, trovate nei negozi Achille e la Tartaruga di Kitano. Ma anche Prometheus di Ridley Scott ed il cult Wargames - Giochi di Guerra.
Leggeteci qui, come al solito.
Tuesday, January 08, 2013
Vita semplice in un cinema semplice
Nel 2009 con The Way We Are, Ann Hui era riuscita a raccontare, con un taglio quasi documentaristico, la vita in un quartiere periferico di Hong Kong, vite comuni di persone comuni alle prese con le difficoltà di tutti i giorni e con il tempo che passa. Uno spaccato sincero dal quale emergeva con forza una commovente umanità, forse anche frutto della semplicità del progetto. Possibile replicare le stesse sensazioni in una pellicola più importante per produzione e nomi coinvolti? La regista di Hong Kong risponde a questa domanda con A Simple Life dove, basandosi su fatti e personaggi reali, racconta di Ah Tao, immigrata cinese da oltre sessantanni al servizio della famiglia borghese dei Leung. La donna ha un rapporto affettivo speciale con Roger, famoso produttore cinematografico, di cui si è occupata fin da tenera età. Quando la donna, per problemi di salute, deciderà di ritirarsi in un ricovero per anziani, Roger inizierà a prendersi cura di lei con instancabile costanza. Portare sullo schermo nomi del calibro di superstar come Andy Lau, Deanie Ip (forse meno conosciuta ma meritevole della Coppa Volpi assegnatale al Festival di Venezia) e tanti altri volti coinvolti in piccoli cameo (Tsui Hark e Sammo Hung) o ruoli minori (Anthony Wong e Chapman To), non ha impedito alla Hui di raccontare la storia commovente di un rapporto affettivo che abbatte qualsiasi barriera culturale e sociale. Con la solita regia mai invadente, atipica per il cinema di Hong Kong ma perfetta nel catturare i volti ed i gesti dei protagonisti, si ritraggono scene di grande intimità dove la quotidianità si infrange contro l' inesorabile incedere del tempo che consuma ogni vita, particolare che la regista di Hong Kong racconta quasi totalmente fuori campo, senza mai soffermarsi sui dettagli più tristi e dolorosi. Preferisce invece ritrarre una toccante inversione di ruoli ed una riflessione sul vero significato di famiglia, non solo definibile dalle proprie radici o dal sangue, ma riconducibile e legami più profondi, al modo in cui ci relazioniamo con gli altri, al modo in cui lasciamo un segno negli altri, una traccia profonda che rimane viva, nei ricordi delle persone che abbiamo incrociato ed amato, quando non ci siamo più.
Sunday, January 06, 2013
Lyric of the Week + Video / U2 - UNTIL THE END OF THE WORLD
Haven't seen you in quite a while
I was down the hold just passing time
Last time we met was a low-lit room
We were as close together as a bride and groom
We ate the food, we drank the wine
Everybody having a good time
Except you
You were talking about the end of the world
I took the money
I spiked your drink
You miss too much these days if you stop to think
You lead me on with those innocent eyes
You know I love the element of surprise
In the garden I was playing the tart
I kissed your lips and broke your heart
You
You were acting like it was the end of the world
Love...love...love...love...love...love...
Love...love...love...love...love...love...
Love...love...love...love...
In my dream I was drowning my sorrows
But my sorrows, they learned to swim
Surrounding me, going down on me
Spilling over the brim
Waves of regret and waves of joy
I reached out for the one I tried to destroy
You, you said you'd wait
'Til the end of the world
Wednesday, January 02, 2013
CONNECTED su I-FILMSONLINE
E' attribuibile all' uscita di Infernal Affairs, del duo Lau / Mak nel 2002, la nuova alba del poliziesco made in Hong Kong. Il film e i suoi due seguiti trovarono nel pubblico, non solo asiatico, un riscontro positivo cosa che convinse più di un produttore ad investire nel genere. Ad oggi il rappresentante più in vista è certamente Dante Lam con i suoi poliziotti tormentati e la deriva puramente action dei suoi film. Nel mezzo sarebbe davvero un peccato non citare Benny Chan con il suo New Police Story del 2004 ma sopratutto Connected nel 2008. Lontano dai personaggi "duplici" di Infernal Affairs e dagli intrecci impossibili di un qualsiasi film di Lam, Connected è una pellicola molto più semplice, partendo proprio da personaggi ben inquadrati nei loro ruoli: il protagonista (Louis Koo, Bullets Over Summer), ad esempio, classico uomo qualunque (difatti non sapremo mai il suo vero nome) esattore di crediti e padre fallito che si ritrova suo malgrado a fare l' eroe per salvare la bella Grace (Barbie Hsu) rapita senza apparente motivo. C' è poi il poliziotto buono (Nick Cheung, Beast Stalker) relegato alla stradale ma dall' indomito istinto da detective, e i cattivi che ricoprono il loro ruolo a tutto tondo, senza se e senza ma. Ognuno di loro ha il suo spazio e la sua entrata in scena che sembra tracciare le coordinate di un copione già visto parecchie volte: tutto si svolge nell' arco di una giornata qualsiasi nella quale Grace viene rapita e rinchiusa in un capanno. Al suo interno un telefono fatto a pezzi attraverso il quale la nostra riesce ad effettuare una chiamata random che raggiunge l' ancora inconsapevole eroe che, dopo una prima diffidenza, decide di aiutare la donna in difficoltà. Incipit (rapimento), svolgimento (ricerca) e fine (confronto buoni/cattivi), un paio di efficaci twist narrativi e qualche macroscopica ingenuità danno l' idea che Connected sia un film piuttosto canonico e, se non vecchio, almeno fuori tempo massimo. Cosa che sarebbe potuta anche essere vera se al timone non ci fosse stato uno come Benny Chan. Il regista di Hong Kong infatti, conscio del fatto di trovarsi per le mani una storia che sarebbe potuta andare bene alla fine degli anni '80/ primi '90, decide di non sprecare un solo minuto dando al pubblico, ma sopratutto agli estimatori del genere, pane per i loro denti: la regia, sia che si tratti di una sparatoria o di uno scontro fisico, è sempre di ottimo livello, "pulita", mai confusionaria, esemplare anche quando riesce a trasformare un (lungo) inseguimento in auto nella sequenza che da sola si vale la visione del film. Ma bisogna attribuire a Benny Chan anche un altro merito: Connected è infatti il remake di Cellular, film americano del 2004 con Kim Basinger e Jason Statham, trascurabile al punto che se lo ricordano in pochi. Considerata la tendenza del recente cinema americano, è quanto mai curioso notare un caso di remake "al contrario" dove è il cinema orientale che pesca dall' occidente evitando però una mera ricalcatura ma infondendo alla pellicola una riconoscibile impronta personale, quella di Chan nello specifico. E Hong Kong impartisce ad Hollywood un' altra importante lezione.
Recensione già pubblicata su i-filmsonline.
Recensione già pubblicata su i-filmsonline.
Monday, December 31, 2012
FINE ANNO 2012 - Nella speranza di voltare pagina...
...ci lasciamo alle spalle un anno pesante e grosso modo negativo, iniziato in salita della quale ancora non si vede la relativa discesa.
Ma siamo ancora qua, positivi nell' animo e pronti a ripartire carichi e motivati. Il giusto spirito con il quale desidero spingere anche WELTALL'S WOR(L)D per i prossimi 12 mesi a venire.
Non resta quindi che augurarvi un
Ci rileggiamo nel 2013!
Ma siamo ancora qua, positivi nell' animo e pronti a ripartire carichi e motivati. Il giusto spirito con il quale desidero spingere anche WELTALL'S WOR(L)D per i prossimi 12 mesi a venire.
Non resta quindi che augurarvi un
FELICE ANNO NUOVO
Sunday, December 30, 2012
Lyric of the Week + Video / NEIL FINN - SONG OF THE LONELY MOUNTAIN
Far over the Misty Mountains rise
Leave us standing upon the heights
What was before, we see once more
Our kingdom a distant light
Fiery mountain beneath the moon
The words unspoken, we’ll be there soon
For home a song that echoes on
And all who find us will know the tune
Some folk we never forget
Some kind we never forgive
Haven’t seen the back of us yet
We’ll fight as long as we live
All eyes on the hidden door
To the Lonely Mountain borne
We’ll ride in the gathering storm
Until we get our long-forgotten gold
We lay under the Misty Mountains cold
In slumbers deep and dreams of gold
We must awake, our lives to make
And in the darkness a torch we hold
From long ago when lanterns burned
Till this day our hearts have yearned
Her fate unknown the Arkenstone
What was stolen must be returned
We must awake and make the day
To find a song for heart and soul
Some folk we never forget
Some kind we never forgive
Haven’t seen the end of it yet
We’ll fight as long as we live
All eyes on the hidden door
To the Lonely Mountain borne
We’ll ride in the gathering storm
Until we get our long-forgotten gold
Far away from Misty Mountains cold.
Thursday, December 27, 2012
In un buco nel terreno viveva uno Hobbit
Una volta entrati in contatto con il potere dell' Unico Anello, l' unica cosa che rimane da fare è dirigersi ai Porti Grigi per lasciare la Terra di Mezzo. Ed un po' come per i personaggi di Tolkien, anche per Peter Jackson deve essere stato lo stesso alla fine del colossale lavoro per portare sul grande schermo la trilogia de Il Signore degli Anelli, la necessità di prenderne le distanze e dedicarsi ad altro, smentendo a più riprese la sua intenzione di dedicarsi alla trasposizione de Lo Hobbit. Dopo due film personalissimi però (King Kong e Amabili Resti) la possibilità di prendere in mano le redini di un progetto tanto atteso dai fan si sono fatte molto più concrete e, insieme al suo collaudato team creativo, il regista neozelandese ha messo in moto la sua macchina produttiva trovando in Guillermo Del Toro l' uomo giusto da mettere dietro la macchina da presa per le due pellicole previste nelle quali si sarebbero dovute dividere le gesta di Bilbo, Gandalf e i nani. Poi tutto cambia: Del Toro abbandona la produzione e, per non far naufragare il tutto, Peter Jackson fa marcia indietro e si fa carico della regia. Tutti tirano un sospiro di sollievo. I film da due diventano tre. Tutti, sentendo puzza di mera operazione commerciale, storcono il naso. Con delle premesse così rimaneva sempre un sospeso timore di trovarsi di fronte a qualcosa di non voluto, di sbagliato. Qualcosa che potesse in qualche modo intaccare la figura di un autore le cui visioni e passioni l' hanno portato a rischiare tutto, anche la salute. Considerazioni di questo tipo hanno portano anche a sottovalutare Peter Jackson e non si potreva fare davvero cosa più sbagliata. Il motivo è presto detto: Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato è davvero un bel film che alterna momenti dal grande respiro epico ad altri che sembrano attingere direttamente a quelle atmosfere da favola che si respirano nel libro di Tolkien. E a tal proposito bisogna chiarire bene una cosa: questo non è, così come Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit di Tolkien. Questo è Lo Hobbit di Peter Jackson. E' una cosa banale ma che si fa in fretta a dimenticare rischiando di perdere parte del fascino dell' opera cercando le differenze con la carta stampata. Jackson si prende le sue (grosse) libertà con lo scopo di creare un' opera di grande respiro che si integri perfettamente con la trilogia precedente e non lo fa con delle "invenzioni" fini a se stesse ma, da fino conoscitore del lavoro tolkeniano, pesca a piene mani dalla sua mitologia con la precisione di un cultore e non con la mera avidità di uno sciacallo. Ne risulta un film curato nel dettaglio con una precisione maniacale, nel quale si cerca il giusto compromesso tra la componente narrativa e la spettacolarità nella quale Peter Jackson può finalmente dare sfogo a tutto il suo talento (arrivando ad autocitarsi un paio di volte) anche se, a sequenze grandiose come l' attacco di Smaug a Ereborn o la battaglia alle porte di Moria, quella che più risalta e il gioco ad enigmi che il protagonista Bilbo (un grande Martin Freeman) intavola con Gollum per aver salva la vita. Nonostante le ottime sensazioni ricevute portino a sbilanciarsi, è necessario però trattenere il proprio giudizio il più possibile in quanto Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato è solo la prima parte di un progetto che potremo definire concluso, e quindi valutabile nel suo complesso, solo nel 2014. Per il momento il viaggio è cominciato sul giusto sentiero.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Monday, December 24, 2012
LO HOBBIT DEVE ASPETTARE
E si, perchè qui si chiude per un paio di giorni, giusto il tempo di festeggiare il Natale in famiglia e poi si riprende proprio con la recensione del nuovo film di Peter Jackson (se non volete aspettare potete già leggerla qui) e altre cosette.
Nel frattempo non posso che lasciarvi i miei migliori auguri
Nel frattempo non posso che lasciarvi i miei migliori auguri
BUON NATALE A TUTTI FOLKS!!!
Sunday, December 23, 2012
Lyric of the Week + Video / FRANCOISE HARDY - LE TEMPS DE L' AMOUR
C'est le temps de l'amour
Le temps des copains
Et de l'aventure
Quand le temps va et vient
On ne pense à rien
Malgré ses blessures
Car le temps de l'amour
C'est long et c'est court
Ça dure toujours
On s'en souvient
On se dit qu'à vingt ans
On est le roi du monde
Et qu'éternellement
Il y aura dans nos yeux
Tout le ciel bleu
C'est le temps de l'amour
Le temps des copains
Et de l'aventure
Quand le temps va et vient
On ne pense à rien
Malgré ses blessures
Car le temps de l'amour
Ça vous met au cur
Beaucoup de chaleur
Et de bonheur
Un beau jour c'est l'amour
Et le cur bat plus vite
Car la vie suit son cours
Et l'on est tout heureux
D'être amoureux
C'est le temps de l'amour
Le temps des copains
Et de l'aventure
Quand le temps va et vient
On ne pense à rien
Malgré ses blessures
Car le temps de l'amour
C'est long et c'est court
Ça dure toujours
On s'en souvient
Friday, December 21, 2012
CINE20 - 80^ PUNTATA
Puntata natalizia, il che significa un bel riassunto delle uscite delle prossime settimane curato da me e da Kusa che per le feste non staremo certo attaccati al PC (ma vi vogliamo bene uguale). Ne risulta che le cose migliori da andare a vedere assolutamente sembrano essere il nuovo di Ang Lee, Vita di Pi, e The Master di Paul Thomas Anderson. Ci sono altre cosine interessanti ma scopritele da voi.
Ma c'è anche la non certo inaspettata recensione de Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato, il ritorno in gran forma di Peter Jackson nella Terra di Mezzo.
Volete fare u bel regalo per Natale? Esce Ribelle in Bluray.
Online qui. Insieme ai nostri migliori auguri.
Tuesday, December 18, 2012
IP MAN 2 su I-FILMSONLINE
Anche volendo escludere l' importanza storica e sociale di una figura come il Maestro Ip, il successo commerciale del film a lui dedicato, Ip Man, è da ricercarsi soprattutto nella formula studiata in fase di produzione: un budget consistente, un ottimo cast tecnico e artistico ed un' attenzione particolare al lato puramente spettacolare del progetto, quello che riguarda le arti marziali. Con una base così, ma soprattutto con una storyline concentrata unicamente negli anni dell' invasione giapponese, non era difficile aspettarsi un seguito che arriva puntualmente con l 'aggiunta di un "2" al titolo originale e si concentra nel primo periodo in cui il Maestro si trasferì ad Hong Kong con la famiglia, per sfamare la quale inizia ad insegnare il Wing Chun entrando però in contrasto con i maestri delle altre scuole di kung fu e con i colonizzatori inglesi. "Squadra che vince non si cambia" ed ecco quindi Wilson Yip ancora saldamente al timone della regia, Donnie Yen nei panni di Ip Man e Sammo Hung, che nel precedente capitolo si era occupato esclusivamente dell' aspetto coreografico, questa volta interpreta anche il Maestro Hong, amico/rivale di Ip. L' incontro tra due pilastri del cinema d' arti marziali di Hong Kong ha fatto, fin dal trailer, da traino al film ma ha anche dato vita ad una delle sequenze di combattimento più belle ed esaltanti degli ultimi anni diventando, nonostante si violino una o due leggi della fisica, l' immagine stessa di questo seguito. Lo stesso non si può dire di quelle che vedono i due maestri confrontarsi con un campione di box inglese, per il semplice motivo che, tale confronto, mette in luce gli stessi limiti del film precedete forse in maniera anche più evidente. Edmond Wong, parte di quel team vincente di cui si parlava prima, scrive la sceneggiatura anche di questo seguito e con il minino sforzo possibile ricalca, con le dovute ed ovvie differenze, lo schema narrativo del precedente dove al posto degli invasori giapponesi troviamo gli inglesi. Lo scontro fisico tra kung fu e pugilato si configura quindi, ancora una volta, come uno scontro culturale, oriente contro occidente, anche se il ritratto che si fa dei sudditi di Sua Meastà risulta essere esageratamente macchiettistico. Non è un caso infatti che il film sia stato definito ironicamente un remake di Rocky IV, dove al posto degli spettri della Guerra Fredda troviamo il colonialismo, e anche se Ip Man 2 non raggiunge le vette kitsch del film di Stallone tanta superficialità e leggerezza fanno pensare ad un progetto quasi anacronistico. Ciò non di meno parliamo comunque di un gran film di arti marziali, minato da una scrittura che mira a compiacere (fin troppo) il pubblico cinese ma che non gli impedisce di riconfermare gli ottimi risultati di botteghino, piazzandosi però diversi passi indietro rispetto ad Ip Man.
Recensione già pubblicata su i-filmsonline.
Recensione già pubblicata su i-filmsonline.
Monday, December 17, 2012
"What kind of bird are you?"
In una delle isole sulle coste del New England, una coppia di dodicenni, Sam e Suzie, si conoscono ad una recita, diventano amici di penna ed organizzano insieme una fuga. E' il 1965 e una delle più imponenti tempeste del secolo si sta per abbattere sull 'arcipelago. "Rassicurante". Questo è uno degli aggettivi che meglio descrive il cinema di Wes Anderson, isola felice collocata su coordinate conosciute, ricca di punti di riferimento confortanti e riconoscibili. Un cinema che forse ripete se stesso ma che cresce e si arricchisce ad ogni sua tappa. Un cinema di grandi nomi ma dall' anima incorruttibile ed indipendente. E' proprio per questi motivi che fin dai primi minuti di Moonrise Kingdom si ha la sensazione di essere tornati in un posto conosciuto eppure totalmente nuovo: la costruzione precisa, calcolata eppure così naturale, di ogni quadro e di ogni set, le carrellate, la palette di colori, la musica, i divi di Hollywood che scompaiono dietro i personaggi che interpretano, giovani esordienti che sembrano quasi attori navigati. Ed in mezzo a tutto questo si racconta, con i soliti toni da favola "andersoniana", accompagnato nella stesura della sceneggiatura dal figlio d' arte Roman Coppola, una delicata ed innocente storia d' amore raccontata dal colpo di fulmine alla fuga, reale e metaforica, di due preadolescenti, problematici ma estremamente maturi, da un mondo di adulti totalmente inadeguati al loro ruolo, elemento quest' ultimo che ritorna costantemente nel cinema del buon Wes, spesso caratterizzato da figure paterne mancate o fallimentari. Per accompagnarci in questo nostalgico viaggio nel tempo alla (ri)scoperta dell' innamoramento nella sua forma forse più universale, il regista americano si affida a "collaboratori" fidati come Bill Murray o Jason Swartzman arricchendo le sue scuderie con nomi del calibro di Frances McDormand, Tilda Swinton, Bruce Willis, Edward Norton (al suo ruolo migliore da anni) senza dimenticare i giovanissimi e semplicemente perfetti Jared Gilman e Kara Hayward nei panni di Sam e Suzie rispettivamente. Moonrise Kingdom si rivela così l 'ennesimo gioiello firmato Anderson diventando parte integrante di un universo cinematografico che non ha eguali, luogo magico come una spiaggia senza nome rifugio di due innamorati.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Sunday, December 16, 2012
Lyric of the Week + Video / CRASH TEST DUMMIES - MMM MMM MMM MMM
Once there was this kid who
Got into an accident and couldn't come to school
But when he finally came back
His hair had turned from black into bright white
He said that it was from when
The cars had smashed him so hard
Mmm Mmm Mmm Mmm
Once there was this girl who
Wouldn't go and change with the girls in the change room
But when they finally made her
They saw birthmarks all over her body
She couldn't quite explain it
They'd always just been there
Mmm Mmm Mmm Mmm
Mmm Mmm Mmm Mmm
But both the girl and boy were glad
Cause one kid had it worse than that
Cause then there was this boy whose
Parents made him come directly home right after school
And when they went to their church
They shook and lurched all over the church floor
He couldn't quite explain it
They'd always just gone there
Mmm Mmm Mmm Mmm
Mmm Mmm Mmm Mmm
Thursday, December 13, 2012
CINE20 - 79^ PUNTATA
Inutile dirlo, la settantanovesima puntata di CINE20 è sotto il segno di Peter Jackson e del suo Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato, primo di una nuova trilogia che ci porterà nuovamente nella Terra di Mezzo. Ma oltre alle news curate dal buon Kusangi trovate la mia dichiarazione d' amore al cinema di Wes Anderson che qualcuno potrebbe anche chiamare "recensione di Moonrise Kingdom".
Nei negozi arrivano il bellissimo La Collina dei Papaveri e la bomba I Mercenari 2.
Correte a leggerci, senza indugi, qui.
Wednesday, December 12, 2012
"I'm a Bondurant. We don't lay down for nobody"
Dopo essersi confrontato con il monumentale romanzo di Cormack McCarty, The Road, finendo forse schiacciato dal peso di un testo non facilissimo da trasporre sul grande schermo, John Hillcoat torna con un nuovo film ancora una volta tratto da un opera letteraria "La Contea Più Fradicia del Mondo" di Matt Bondurant. Ambientato nella contea di Franklin in Louisiana durante il proibizionismo alla fine degli anni '30, la storia racconta delle vicende realmente accadute riguardanti i fratelli Bondurant, parenti dell' autore, produttori e distributori di alcolici con il beneplacito delle forze dell' ordine locali. Tutto cambia quando un nuovo procuratore distrettuale decide di entrare nel giro portandosi dietro un ambiguo e spietato vice-sceriffo. Con un background così affascinante, già abbondantemente utilizzato in ambito cinematografico, ci si aspettava che Lawless imboccasse una strada precisa cosa che, con gran sorpresa ed una pizzico di disappunto non succede, anzi. Il film di John Hillcoat si ferma esattamente a metà, tra il più classico film di gangster ed il western. Rimane li, immobile, forse per l' incapacità del regista di dargli un' impronta decisa e riconoscibile. Si limita, a conti fatti, a svolgere il compito che gli viene assegnato senza che da questo emergano elementi che imprimano nella memoria questa o quella sequenza specifica, se si esclude una certa esplicitazione della violenza, spesso e volentieri insistita e dettagliata. Ma al di la di questi elementi, che possono far pensare a Lawless come ad un film piatto e trascurabile, vanno segnalate le cose che invece funzionano a dovere: tanto per cominciare la particolarità della ambientazione, che racconta il proibizionismo vissuto lontano dalle grandi città, in quelle piccole realtà di provincia dove era più facile nascondere le distillerie illegali e dove la violenza era prerogativa della Legge quanto del crimine. C'è poi una scrittura per lo schermo, parecchio azzeccata nei tempi, che rende la progressione narrativa incalzante e priva di letali momenti di stanca. Ultima, ma forse anche più importante, l' apporto dato dall' ottimo cast presente, partendo da un Gary Oldman po' troppo sacrificato a l' ennesima interpretazione "fisica" di Tom Hardy, dalla bella Jessica Castain fino ad un Guy Pierce trasformato in un villain cattivissimo e dall 'aspetto davvero inquietante.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Sunday, December 09, 2012
Lyric of the Week + Video / NIRVANA - SOMETHING IN THE WAY
Underneath the bridge
The tarp has sprung a leak
And the animals I've trapped
Have all become my pets
And I'm living off of grass
And the drippings from the ceiling
But it's ok to eat fish
Cause they don't have any feelings
Something in the way
Ummmmm
Something in the way, yea
Ummmmm
Something in the way
Ummmmm
Something in the way, yea
Ummmmm
Something in the way
Ummmmm
Something in the way, yea
Ummmmm
Underneath the bridge
The tarp has sprung a leak
And the animals I've trapped
Have all become my pets
And I'm living off of grass
And the drippings from the ceiling
But it's ok to eat fish
Cause they don't have any feelings
Something in the way
Ummmmm
Something in the way, yea
Ummmmm
Something in the way
Ummmmm
Something in the way, yea
Ummmmm
Something in the way
Ummmmm
Something in the way, yea
Ummmmm
Something in the way
Ummmmm
Something in the way, yea
Ummmmm
Something in the way
Ummmmm
Something in the way, yea
Ummmmm
Thursday, December 06, 2012
CINE20 - 78^ PUNTATA
Per questa settantottesima puntata, la recensione di Lawless di John Hillcoat è accompagnata dalle uscite settimanali con l' arrivo in sala del nuovo film di Wes Anderson, Moonrise Kingdom, e quello della coppia Dayton/Faris, Ruby Sparks.
Ricche le uscite per il mercato home video dove si segnalano la Director's Cut di C'era una Volta in America, Il Cavaliere oscuro - Il Ritorno e Cosmopolis.
Tutto questo, a portata di click, qui.
Tuesday, December 04, 2012
Poliziotti in prima linea
Con una carriera abbastanza lunga e ricca, cominciata prima come sceneggiatore e poi passato alla regia, David Ayer si è concentrato nel raccontare il microcosmo urbano che si agita nei quartieri più "difficili" di Los Angeles, quelli delle minoranze afroamericane e messicane, i così detti ghetti dove ogni giorno è una guerra. Le forze dell' ordine hanno sempre un ruolo importante in questa giungla e Ayer le ha sempre tratteggiate al limite con la legalità come se fosse impossibile non sporcarsi le mani una volta che ci si è addentrati abbastanza in profondità in questo mondo. Basti pensare al poliziotto corrotto di Training Day o al reduce ossessionato dal voler entrare nel corpo di polizia di Harsh Times. Diversa invece è l' immagine dei protagonisti della sua ultima fatica, End of Watch, due poliziotti a tutto tondo fieri della divisa che portano e del loro ruolo nella società. Il primo impatto con il film è come una deflagrazione presa in pieno volto: un inseguimento in auto serratissimo, seguito dalla telecamere installata nella vettura della polizia, che finisce in una violenta sparatoria. Ci ritroviamo poi negli spogliatoi del distretto di polizia dove, armati di telecamera, i due protagonisti presentano brevemente se stessi, il loro ruolo, il loro equipaggiamento, con una devozione e precisione che rasenta il fanatismo. In pochi minuti insomma, il regista mette sul piatto gli ingredienti per un poliziesco nudo e crudo utilizzando, in maniera quasi inedita per il genere, l' espediente delle riprese in soggettiva. Ma con la stessa rapidità con la quale pone queste solidissime basi, altrettanto rapidamente le demolisce quando i punti di vista si moltiplicano esponenzialmente ed, oltre a quello dei due poliziotti, c'è anche quello dei criminali più una regia esterna (quella "ufficiale" di Ayer) a fare da collante. Rispetto ad una totale immersione nella vita di due poliziotti di pattuglia ci troviamo invece alle prese con film che si rivela piuttosto canonico, la cui regia ibrida non convince perchè rappresenta quasi una scelta dettata da una mancanza di coraggio nel condurre il progetto su di una strada ben precisa. Fortunatamente molta cura è stata riservata nel delineare i personaggi di Jake Gyllenhall e Michael Pena che, complici anche le loro ottime interpretazioni, riescono a rendere credibile il legame quasi fraterno che si instaura tra due uomini che rischiano la vita sulle strade ogni giorno. Non si può dire altrettanto della controparte, gli spietati membri ella gang messicana, personaggi troppo caricati da risultare addirittura sopra le righe, quasi delle macchiette. Fintanto che rimaniamo addosso (letteralmente, visto che portano due microcamere sulla divisa) ai due protagonisti, o all' interno dell' abitacolo della loro auto di servizio, End of Watch funziona alla grande. Quando la visuale si allarga su altri fronti (vita privata o, come si diceva, sottobosco criminale) il film perde la sua forza e si accosta a tante altre pellicole di genere adagiandosi su scelte narrative poco brillanti e che sanno di scontato e di già visto.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Recensione già pubblicata su CINE20.
Sunday, December 02, 2012
Lyric of the Week + Video / GREEN DAY - WHEN I COME AROUND
I heard you crying loud,
All the way across town
You've been searching for that someone,
And it's me out on the prowl
As you sit around feeling sorry for yourself
Well, don't get lonely now
And dry your whining eyes
I'm just roaming for the moment
Sleazin' my back yard so don't get so uptight
You been thinking about ditching me
No time to search the world around
Cause you know where I'll be found
When I come around
I heard it all before
So don't knock down my door
I'm a loser and a user so I don't need no accuser
To try and flag me down because I know you're right
So go do what you like
Make sure you do it wise
You may find out that your self-doubt means nothing was ever there
You can't go forcing something if it's just not right
No time to search the world around
Cause you know where I'll be found
When I come around
No time to search the world around
Cause you know where I'll be found
When I come around
When I come around
When I come around
When I come around
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