Wednesday, December 12, 2012

"I'm a Bondurant. We don't lay down for nobody"

Dopo essersi confrontato con il monumentale romanzo di Cormack McCarty, The Road, finendo forse schiacciato dal peso di un testo non facilissimo da trasporre sul grande schermo, John Hillcoat torna con un nuovo film ancora una volta tratto da un opera letteraria "La Contea Più Fradicia del Mondo" di Matt Bondurant. Ambientato nella contea di Franklin in Louisiana durante il proibizionismo alla fine degli anni '30, la storia racconta delle vicende realmente accadute riguardanti i fratelli Bondurant, parenti dell' autore, produttori e distributori di alcolici con il beneplacito delle forze dell' ordine locali. Tutto cambia quando un nuovo procuratore distrettuale decide di entrare nel giro portandosi dietro un ambiguo e spietato vice-sceriffo. Con un background così affascinante, già abbondantemente utilizzato in ambito cinematografico, ci si aspettava che Lawless imboccasse una strada precisa cosa che, con gran sorpresa ed una pizzico di disappunto non succede, anzi. Il film di John Hillcoat si ferma esattamente a metà, tra il più classico film di gangster ed il western. Rimane li, immobile, forse per l' incapacità del regista di dargli un' impronta decisa e riconoscibile. Si limita, a conti fatti, a svolgere il compito che gli viene assegnato senza che da questo emergano elementi che imprimano nella memoria questa o quella sequenza specifica, se si esclude una certa esplicitazione della violenza, spesso e volentieri insistita e dettagliata. Ma al di la di questi elementi, che possono far pensare a Lawless come ad un film piatto e trascurabile, vanno segnalate le cose che invece funzionano a dovere: tanto per cominciare la particolarità della ambientazione, che racconta il proibizionismo vissuto lontano dalle grandi città, in quelle piccole realtà di provincia dove era più facile nascondere le distillerie illegali e dove la violenza era prerogativa della Legge quanto del crimine. C'è poi una scrittura per lo schermo, parecchio azzeccata nei tempi, che rende la progressione narrativa incalzante e priva di letali momenti di stanca. Ultima, ma forse anche più importante, l' apporto dato dall' ottimo cast presente, partendo da un Gary Oldman po' troppo sacrificato a l' ennesima interpretazione "fisica" di Tom Hardy, dalla bella Jessica Castain fino ad un Guy Pierce trasformato in un villain cattivissimo e dall 'aspetto davvero inquietante.

Recensione già pubblicata su CINE20.

2 comments:

Gianmario Piras said...

Non ha esaltato nemmeno a me, non brutto comunque.

Weltall said...

@Gianmario: no, assolutamente non brutto. Rimane un po' piatto comunque ^^