Wednesday, September 12, 2007

The Boss of it all

Nessuno ha mai visto il Grande Capo. Nessuno sa chi è o che aspetto abbia. Nessuno ha mai sentito il bisogno di incontrarlo visto che nell'azienda si occupa di tutto il suo vice Ravn. Solo che adesso si prospetta la cessione dell'attività ad un gruppo islandese il cui presidente esige la presenza del Grande Capo nelle trattative. E qui nasce il problema perché in realtà non c'è nessun Grande Capo. O meglio, c'è, ma ha sempre preferito rimanere nascosto e prendere le sue decisioni nell'ombra: la fantomatica figura e niente di meno che lo stesso Ravn che, messo alle corde, decide di assumere un attore disoccupato, Kristoffer, per interpretare il ruolo di Presidente. Un lavoretto facile se non fosse che Kristoffer scopre quali sono le vere intenzioni di Ravn. Lars Von Trier è uno di quei registi che fa cinema alla sua maniera o, sarebbe più corretto dire, che fa proprio quel che gli pare con il cinema. Lavora libero da qualsivoglia "regola" e quando è lui a dettarle, potete star certi che sarà anche il primo ad infrangerle. A volte sembra esagerare, sembra portare le sue idee vicine alla provocazione più spudorata, ma è una cosa che trovo assolutamente positiva. E' grazie a registi come lui e Lynch, se l' arte cinematografica prova ad evolversi, tenta di stimolare quegli spettatori che vengono lasciati troppo spesso in balia di produzioni multi miliardarie senz'anima. Presosi una pausa dalla sua trilogia americana, il regista danese ci presenta una commedia ridotta ai minimi termini: non ci sono titoli di testa, ne alcun tipo di colonna sonora, tanto per cominciare. Solo il titolo del film precede la comparsa delle prime immagini e i rumori ambientali fanno da unica cornice acustica alle scene. C'è una voce narrante che in realtà è lo stesso Von Trier (magari è proprio lui il grande C). Il regista, che si mostra brevemente riflesso in una finestra, ci introduce al film e al suo protagonista, detta i tempi e le pause, accomiatandosi dagli spettatori prima degli essenziali titoli di coda. Il montaggio sembra composto in maniera casuale, così come sembrano casuali le inquadrature, grazie al sistema Automavision: in realtà proprio di casualità si parla, visto che è un computer a selezionare angoli e visuali, limitando in maniera quasi totale l'intervento "umano". Chiuso il discorso "struttura", ma di che parla questo film? Parla di un uomo incapace di prendere a viso scoperto le decisioni che riguardano la sua azienda. Ha il potere ma non lo ostenta, preferisce nascondersi e lasciare che sia qualcun'altro a farlo per lui, relegandosi in un posto di secondo piano. Forse per non perdere l'affetto dei suoi colleghi, molto probabilmente per semplice opportunismo. Poi c'è l'attore ("pieno di se" ci tiene a sottolineare Von Trier) che non fa altro che il suo mestiere, interpretare e improvvisare. Detto così può sembrare un film banale e probabilmente lo sarebbe se Von Trier non lo trasformasse in qualcosa di unico. Il Grande Capo è un film divertente, certo non da "sganasciarsi dalle risate", ma svolge comunque in maniera impeccabile il suo dovere. Non raggiunge i livelli artistici di altri film del regista, intendiamoci, rimanendo comunque una pellicola da vedere. Se non altro scoprirete che, non solo gli svedesi, ma anche gli islandesi odiano i danesi.

12 comments:

Mr.Segnalatore said...

Di niente Weltall, ti ho segnalato volentieri!
A presto,ciao!

mimhe said...

ok ti inserisco fra i link

nicolacassa said...

una bella struttuta, molto interessante!

heraclitus said...

poveri danesi, a me sono sempre stati tanto simpatici. come von trier, in assoluto il mio regista preferito. apprezzo sempre il suo sperimentalismo, e anche questo film, forse minore, merita decisamente almeno una visione, se non altro perché, almeno secondo me, è molto ironico e divertente.

linkXte said...

Ciao, il tuo blog è interessante se vuoi puoi promuoverlo inserendo una recensione nella mia blogdirectory.

linkXte

andrea opletal said...

io il grande capo l'ho vito ... ho visto il mio ... è proprio grande!!!

dreca said...

l'ho visto...
concordo perfettamente con la tua affermazione che il caro Lars fa come gli pare con il cinema, ed effettivamente questo è anche il suo forte. devo dire che il film mi è piaciuto, in alcune scene ho anche veramente riso...
poi come con tutti i film di Trier, ma anche con quelli di Linch, se l'ho capito o meno è un altro discorso...non credo ci sia una interpretazione unica e giusta...

Weltall said...

@Mr Segnalatore: grazie ancora ^___^

@mimhe: anche io ho fatto lo stesso, grazie ^_____^

@Nick: se avremo occasione lo riguardiamo assieme ^___*

@heraclitus: si ironico e tagliente come piace al buon Lars. Probabilmente gli dedicherò un' ulteriore visione.
Anche a me i danesi stanno simpatici, però è divertente scoprire queste antipatie tutte nordeuropee ^____^

@linkxte: grazie per essere passato! Ho aderito prontamente alla tua iniziativa ^___^

@andrea: eh ma non vale! anche io "quello vero" lo vedo tutti i giorni ^_____________^

@dreca: infatti sono perfettamente daccordo con te: non ne esiste una sola e univoca interpretazione. Non seguire le regole porta tante volte a nuove e interessanti possibilità o soluzioni. Ecco perchè trovo molto stimolanti il cinema di Lynch e di Von Trier, che portano lo spettatore ad uscire dalla sala con il film ancora in testa, dove probabilmente rimarrà anche nei giorni seguenti (almeno così capita a me ^___*).
Questo film non è "duro" come i suoi precedenti ma rappresenta comunque un' interessante e molto divertente variazione.

Edo said...

A me Von Trier piace (Dancer in the Dark lo ritengo un capolavoro, Dogville un filmone e Le onde del destino lo ricordo poco ma mi fece una bella impressione) ma Il grande capo mi ha deluso. Ok Von Trier prende per il culo lo spettatore,praticamente sempre. Ma qui credo sia troppo. Prendiamo per esempio l'Automavision,sì le inquadrature magari non erano perfette ma essendo una programma per cui la macchina da presa inquadra muri,figure,protagonisti in maniera casuale che senso ha scegliere le inquadrature da montare? Se vuoi sperimentare,fallo fino in fondo!

Weltall said...

Credo che non ci si possa mai aspettare che Von Trier faccia quello che si ritiene sia più logico. Trova comunque il modo di andare "controcorrente" ^___^
Le Onde del Destino devo ancora vederlo...bisogna che lo recupero al più presto!!!

Neville said...

Lars von Trier non ama fare cose convenzionali. Il grande capo è in un certo senso un eccezione. Un film gradevole, non banale. E poi hai ragione: insegna che anche gli islandesi odiano i danesi.

Alla prossima

Neville

Weltall said...

@neville: possiamo dire allora che è una commedia convenzionale, non convenzionale nella forma ^___*.
E' bello sapere che rapporti intercorrono tra i nostri "fratelli" europei ^___*