Tuesday, June 26, 2007

"A whore and her tongue's work is never done" perdonate la volgarità

Jang-sang e Gong-gil lavorano come buffoni in un gruppo di saltimbanchi itineranti. La loro bravura frutta un discreto guadagno e i lineamenti femminei e la grazia di Gong-gil attirano i peccaminosi desideri di facoltosi signori disposti a pagare pur di passare una notte con lui. Jang-sang molto protettivo nei suoi riguardi (e forse anche geloso), si ribella per difendere Gong-gil e nella lotta che ne sussegue il loro datore di lavoro rimane ucciso. I due decidono di fuggire e di raggiungere Seul. In città si uniscono ad un gruppo di buffoni da strada come loro, ed insieme mettono su uno spettacolo di grande successo. Protagonista della satira organizzata da Jang-sang, è l'imperatore Yeon-san (conosciuto come il più grande despota nella storia coreana) e le sue vicende sentimentali con l'attuale consorte Nak-su. Lo spettacolo non tarda a suscitare le ire delle autorità che, catturato il gruppo d'artisti, li condanna ad essere fustigati a morte. Ma la fortuna è dalla loro parte e inaspettatamente gli viene data la possibilità di salvarsi eseguendo il loro spettacolo al cospetto dello stesso imperatore. Se Yeon-san troverà l' esibizione di suo gradimento, Jang-sang ed il suo gruppo avranno salva la vita. Incredibilmente l'imperatore viene letteralmente rapito dallo spettacolo ( e dalla bellezza di Gong-gil) e decide che il gruppo di buffoni potrà trasferirsi in maniera permanente a palazzo. Questa sua decisione, così come le sue continue attenzioni nei confronti del giovane Gong-gil, faranno nascere una lotta intestina a palazzo dagli esiti imprevedibili. Dopo l'ultimo grande film di Park Chan-wook, ancora cinema coreano e ancora una volta (per fortuna) una piacevole sorpresa che si discosta per tematiche a quanto finora ero abituato a vedere. The King and the Clown, diretto da Jun-ik Lee, è stato un clamoroso è inaspettato successo in patria nel 2005, aggiudicandosi una valanga di premi. Se non fosse per The Host, probabilmente avrebbe ancora il primato. L' opera di Lee si presenta come un film in costume ad ambientazione storica (durante la dinastia Chosun per essere precisi) che nonostante i siparietti comico/satirici dei protagonisti, non tarda a mostrare la sua prevalente connotazione drammatica. La forte attrazione omosessuale che genera la delicata bellezza di Gong-gil è alla base, nonché vera e propria causa scatenante, di tutti gli eventi sanguinosi che coinvolgono i protagonisti e ne determinano il destino: Jang-sang (i cui sentimenti verso Gong-gil sono mascherati dal suo atteggiamento protettivo) e l'imperatore Yeon-san. Proprio quest' ultimo risulta essere il personaggio meglio caratterizzato del film, più tridimensionale e sfaccettato rispetto agli altri: la sua fama di dittatore crudele, nasconde un passato di privazioni, sofferenze e un complesso d'inferiorità nei confronti del precedente imperatore, il suo defunto padre. Piacevole e mai noioso, la sua presenza al Korea Film Festival potrebbe far pensare ad una futura uscita italiana...ma non è che ci credo molto. Se volete vederlo sapete quello che dovete fare.

4 comments:

nicolacassa said...

Bellissimo

Miky said...

deve essere abbastanza interessante :)
p.s. ho recuperato e visto Tokyo godfather..ben fatto, pur avendo una trama molto semplice mi ha catturato dall'inizio alla fine.

Buona giornata da una catania più fresca

heraclitus said...

se uscirà in italiano forse lo vedrò, sembra interessante. ma tu continua a tenerci aggiornati, eh. ;-)

Weltall said...

@Nick: eh si! veramente un bel film!!!

@Miky: potrebbe piacerti ^___*
Tokyo Godfathers è bello proprio per la sua semplicità...io lo adoro ^____^

@heraclitus: naturalmente vi terrò informati...puoi contarci ^_____^