Tuesday, February 12, 2008

Sui binari di Hideaki Anno per raggiungere Ritual

Se escludiamo drammoni sentimentali e commedie adolescienziali (alcune tutt'altro che disprezzabili, per carità, ma anche un po' tutte uguali) il cinema giapponese moderno si eleva con pochi ma significativi registi che rientrano nella ristrettissima cerchia dei miei "preferiti". In pratica occupano il limitato numero di posti in questa categoria quei registi che sono riusciti a distinguersi con il loro personalissimo modo si fare cinema. Con Ritual, uscito nel 2000, Hideaki Anno non solo entra nel nuovo millennio sfondando la porta ma si aggiudica un posto a vita in questa cerchia insieme a Miike, Tsukamoto e Kitano. I protagonisti di questa storia non hanno nome ma potrebbero chiamarsi come gli attori che li interpretano visto che la scelta non sembra essere stata per nulla casuale. Lui è un regista (interpretato dal regista Shunji Iwai al quale manca veramente poco per entrare nella cerchia di cui parlavo prima) in crisi creativa, lontano dalla sua città in cerca di chissà quale ispirazione. Passeggiando per la ferrovia incontra una strana ragazza (Ayako Fujitani, figlia di Steven Segal e non a caso autrice del romanzo da cui Anno ha tratto la sceneggiatura del film), pesantemente truccata, ombrello rosso al fianco, sdraiata sui binari. Il regista affascinato da questa "figura", decide di seguirla e giorno dopo giorno si rende conto dello strano mondo in cui la ragazza è prigioniera, un mondo occupato da lei soltanto dove ogni giorno è uguale al precedente, dove il domani non arriva mai, è sempre "oggi". Ogni giorno la ragazza fa le stesse cose, vede gli stessi posti in un rituale che si ripete all'infinito.
Ritual è un film che si presta a diversi piani di lettura. Ad una prima visione sono principalmente due quelli ad apparire evidenti, ma il film di Anno è complesso ed andrebbe visto più volte e metabolizzato con calma. In Ritual Anno ci parla del cinema in generale, ma probabilmente ci rivela molto del suo cinema. Lo fa attraverso la figura e le riflessioni del Regista/Iwai che decide di girare un film su questa ragazza che tanto lo incuriosisce "Anche i film di vita quotidiana, che registrano l'attualità, non corrispondono alla realtà. Al contrario, la realtà, destinata ad esser ripresa, perde il suo valore...Sicuramente lei vuole rifugiarsi nella fantasia. Sicuramente io voglio fuggire dalla fantasia. Ma in realtà il mio comportamento non è niente più che una scusa alla mia incapacità di comunicare se non attraverso le immagini." e ancora "Oggi in Giappone, tutte le forme di espressione, cominciando dalle immagini, servono solo come passatempo intrattenendo quelli senza niente da fare come pausa momentanea per quelli che hanno paura del dolore. La gente adora gli scandali reali amplificati dalla crudezza delle immagini...Anche questo film una volta completato diverrà un mezzo per trasmettere un certo numero di stimoli privi di sorprese". Ma il film parla soprattutto di solitudine, quella prigionia auto imposta dalla quale si vuole ardentemente essere liberati. La regia di Anno riesce a dare "corpo" a questa solitudine con un uso perfetto di immagini grandangolari che riprendono nella loro complessità gli enormi spazi vuoti che circondano la ragazza, in casa sua come all' esterno. Le inquadrature si riempiono di oggetti e suoni che ritornano dalle opere precedenti del regista giapponese, partendo da Evangelion e passando per Love & Pop. I passaggi a livello e i binari risultano qui forse l'esempio più evidente visto anche l'importanza simbolica che hanno per i due protagonisti: per il Regista/Iwai rappresentano la sicurezza che cerca di ritrovare sia nella vita che nel lavoro ("...sono piantati, fermi...Per tutto il tempo che ci cammini sopra non devi mai scegliere il percorso. Questo potrebbe essere di sollievo."). Per la ragazza rappresentano ancora la solitudine, l'impossibilita di avvicinarsi a qualcuno ("...questi due binari non si incontrano mai. Eppure i due sono uno"). Il registro cambia soltanto durante le riprese fatte dallo stesso Iwai (ancora cinema nel cinema...geniale!) con una camera a mano, ridotte ad un formato più piccolo rispetto allo schermo. Se vogliamo esaminare questa pellicola con il cuore, è impossibile non percepire la straordinaria sensibilità con la quale il rapporto tra il Regista e la ragazza viene affrontato. Un rapporto che si costruisce lentamente, giorno per giorno, di cui Anno cattura la dolcezza e la purezza creando un'intimità dove anche noi spettatori ci sentiamo di troppo.
Film straordinario di un regista straordinario che si fa amare e odiare. Il suo estremizzare le immagini e il cinema stesso, mi rende impossibile non apprezzare il suo genio.

10 comments:

Para said...

Mamma mia Welltal grandissima rece. Ottimo mettere le citazioni dal film. Per me questo film è metacinema e metapoetica insieme, se così si può dire.
Complimenti Welltal!
A questo punto ti manca solo Cutie Honey, e allora capirai davvero quanto grande è Anno, non perchè sia il miglior suo film, anzi forse è il "peggiore", ma perchè noterai quanto dannatamente è girato uguale ad anime, e questo basta. :)
Saluti.
Para

dreca said...

a metà post mi avevi già convinta...appena lo vedo ti dico ;-)

Inenarrabile said...

Sei bravissimo e da come hai parlato del film è "bravissimo anche lui ;)
Lo vedrò ^o-o^

Weltall said...

@para: ti ringrazio ^___^ Credo che quegli spezzoni di dialogo riassumessero perfettamente il pensiero di Anno...sicuramente molto meglio ci come avrei potuto fare io. Un film veramente grande e importante!
Cutie Honey ce l'ho già pronto...devo solo vederlo ^___*

@dreca: se ti è piaciuto Evangelion troverai qui tantissimi elementi che hano caratterizzato quel bellissimo anime ^__^
Fammi sapere ^__*

@inenarrabile: grazie mille!!! Comunque lui è sicuramente bravissimo, merita di essere diffuso...faccio spudorata propaganda ^__*

nicolacassa said...

Cugino!!!!! Sto scrivendo da una tastiera giapponese incredibile, sono sicuro che invidi tantissimo il fatto che posso scrivere segni come questi ¥^lこ:」」!!!!! Bastardi avete visto Cloverfield!! Cose incredibili!!!

Weltall said...

@Nick: certo che ti invidio!!! anche io voglio scrivere tutti quei segni!!!
Mostruoso Cloverfield!!! ^__*

panapp said...

Anche secondo me Anno è davvero un grande regista. Secondo me il suo capolavoro però è Punta al top! Gunbuster, sei episodi animati realizzati nei primi anni '80: davvero geniale. Il resto della sua produzione è sempre sperimentale ed intelligente, ma lì tocca delle corde emotive che poi sacrificherà per amore dell'innovazione. Ho visto Love & Pop, ma non ancora Ritual, e penso proprio che rimedierò a brevissimo! Grazie della recensione!

Weltall said...

@panapp: bene! Vedo che diversamente da Lost, su Anno la pensiamo allo stesso modo e mi fa piacere ^___*.
Conoscevo la bravura di Anno nelle sue opere animate ma non mi immaginavo fosse un grande regista "live action". Ritual è proprio un gran film che ti consiglio di recuperare al più presto. A breve vedrò Cutie Honey di cui mi parlano un gran bene...non vedo l'ora ^__^
Ti ringrazio per la visita e per il commento ^__^

panapp said...

Ricambio la tua cortesia rispondendoti ed inserendoti nei miei segnalibri di Firefox!
Anno è uno dei registi più importanti e capaci del Giappone, a prescindere al mezzo: ha capito perfettamente che l'unica differenza fra un cartone animato ed una ripresa dal vivo è la tecnica (e non il contenuto né il target), e s'è permesso di arrivere dove manco ci s'era pensato prima. Cutie Honey è delizioso, animato meravigliosamente e molto divertente. È un'opera di pura evasione, ma di alto bordo. Buona visione!

Weltall said...

@panapp:"ha capito perfettamente che l'unica differenza fra un cartone animato ed una ripresa dal vivo è la tecnica"
Esattamente! E' la prima cosa che si nota passando dalle sue produzioni animate a quelle "dal vivo". Lo ripeto REGISTA GENIALE!
Appena vedrò Cutie Honey ne scriverò ^___*
Nel frattempo ti aggiungo ai miei link qui di lato ^__*