Tuesday, February 05, 2008

La solitudine ai tempi della DDR

Dopo il film di Mungiu ecco un' altra importante pellicola Europea, premiata tra l'altro con l'Oscar per il Miglior Film Straniero, recuperata con un ingiustificabile ritardo. Le Vite degli Altri di Florian Henckel Von Donnersmarck ha in comune con il film di Mungiu, non soltanto la provenienza geografica, ma anche il raccontare con estrema lucidità un triste periodo storico del nostro recente passato. Germania, primi anni '80. Una Germania ancora divisa dal muro, Germania dell' Est in questo caso specifico. La vita delle persone è controllata costantemente, la Stasi è come un "Grande Fratello" che vigila su tutto, rendendo prive di significato libertà personali e artistiche. Gerd Wiesler lavora per la Stasi. Esperto in interrogatori, viene spesso impegnato come spia in operazioni che hanno come scopo tenere sotto controllo questo o quel personaggio sospettato di promuovere ideologie contrarie al regime. Georg Dreyman è uno di questi, famoso drammaturgo i cui testi spiccatamente neutrali gli hanno permesso di lavorare liberamente. Ma qualcuno nelle alte sfere crede che Dreyman nasconda qualcosa e decide di metterlo sotto osservazione (o ascolto) diretta. Non c'è ombra di dubbio che Le Vite degli Altri sia un gran bel film. La regia, asciutta ed essenziale, ben si sposa con una narrazione che non cede il passo a cadute di tono, rallentamenti di quasiasi genere, ma che conduce lo spettatore per i suoi 137 minuti con una storia che si bilancia egregiamente con i generi che tratta (thriller, spionaggio e una spruzzata di melodramma). Ma al di la di questo, tutto il film si regge sul personaggio di Wiesler interpetato in maniera superba da Ulrich Mühe (tristemente scomparso lo scorso luglio). Hauptmann Gerd Wiesler è un uomo fedele ai suoi principi e alle sue ideologie, pronto a difendere con ogni mezzo la DDR dai nemici dello Stato. Questo lo rende un uomo solo ma non per questo cattivo. Ascoltando la vita di Dreyman, artista diviso tra la voglia di lavorare e le costrizioni dovute al regime, Wiesler realizza il profondo vuoto che c'è nella sua vita. Amicizia o il calore nell'abbraccio della donna amata sono cose che non ha mai avuto ma che si scopre in dovere di difendere anche a costo di mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto. Questo è il cuore è la forza del film. Il resto (sia le vicende di Dreyman che della sua compagna) è un contorno meno intenso ma funzionale alla narrazione. Il finale, a livello puramente emozionale, è da applausi.

7 comments:

Miky said...

Finale a dir poco poetico!
bellissimo film,e oscar stra-meritato! non sapevo che l'attore fosse scomparso,mi dispiace moltissimo.

Mr. Hamlin said...

Che dire? Per me il più bel film del 2007, un folgorante capolavoro.

Io non ho visto il film di Mungiu, ma se mi dici che è altrettanto emozionante lo vado a recuperare di corsa!

Deneil said...

forse la mia più grave lacuna dello scorso anno....

artemary said...

non l'ho visto... :D

My funny Valentine said...

Bellissimo film. Ricordo che riuscì a commuovermi proprio perché essenziale nella narrazione, asciutto e nient'affatto svenevole...
V

Weltall said...

@Miky: si! Anche a me il finale mi ha colpito tantissimo, veramente bello ^__^

@Mr Hamlin: il film di Mungiu è emozionante ma in maniera diversa perchè, le emozioni che suscita, sono proprio diverse.
In entrambi i casi siamo di fronte a grande cinema, non ci sono dubbi!

@deneil: era anche la mia di lacuna: rimandato un centinaio di volte mi sono finalmente deciso e mi sono pentito di non averlo visto prima ^___*

@arte: allora io vado a vedere Cloverfield e tu recuperi questo, ok ^__*?

Weltall said...

@My funny Valentine: innanzi tutto grazie per la visita e pr il commento ^___^
In secondo luogo, concordo con quanto scrivi: il film trova il suo principale punto di forza proprio nell' essenzialità!