WOMEN
1. JUNO

2. MAGGIE

3. FIONA

4. HENRIETTE

5. JELIZA
TITOLO ORIGINALE: TERMINATOR - THE SARAH CONNOR CHRONICLES




"La verità è la prima vittima di guerra". La guerra è quella in Iraq, la verità è quella che riguarda lo stupro e l'omicidio di una quindicenne e della sua famiglia, compiuto da soldati americani. La verità è vittima, perché? Quello che è realmente accaduto a Samara non ci viene mostrato, o meglio, pur basandosi su fatti realmente accaduti, quello a cui assistiamo in Redacted di Brian De Palma è "finzione cinematografica". Un collage di immagini raccolte con i mezzi più disparati funge da narrazione per quelle tristi vicende: un filmato amatoriale fatto da uno dei soldati, un documentario francese, riprese di una telecamera di sorveglianza, servizi giornalistici, filmati su Youtube ecc.. La guerra in Iraq è reale, la stiamo vivendo in questi anni attraverso telegiornali e filmati che grazie a internet e a siti di video-sharing (proprio come Youtube) arrivano direttamente a casa nostra. Ciò che appare curioso è l'utilizzo di queste "fonti", reali ma dai contenuti palesemente fittizi, con i quali De Palma costruisce la sua verità. Non è raggiungere una verità (im)parziale l' obiettivo, quanto dimostrare che la veridicità delle immagini può essere sempre messa in discussione, focalizzando la nostra attenzione sull' ambiguità dei mezzi più o meno comuni con i quali la realtà ci viene rappresentata. Questo allargamento delle fonti mass-mediatiche ci sta avvicinando alla realtà o la sta semplicemente allontanando? Mostrare lo stesso evento da punti di vista soggettivi (le immagini del soldato Salazar e il filmato del sito di propaganda integralista), non crea forse un accumulo di "strati" mediatici che allontanano la realtà oggettiva? "La telecamera mente sempre". Le immagini possono essere manipolate volontariamente ma, se lo stesso atto del riprendere modifica la realtà, quanto di quello che vediamo possiamo definire reale? Bisogna anche tener presente di come le immagini possono essere usate per manipolare. In Redacted, Brian De Palma ci mostra la brutalità per disturbarci, rappresenta i soldati come degli stereotipi poco credibili, così come sono poco credibili le loro reazioni agli interrogatori, le lacrime per i sensi di colpa. Ma il colpo migliore lo riserva per la fine: una carrellata di foto, vittime di guerra, bambini, donne, che scorrono sullo schermo accompagnate da una musica stucchevole. In mezzo a quelle vere, opportunamente "redacted" nascondendo i volti, alcune foto prese dal film, dove niente dell' orrore della guerra viene nascosto. La verità si copre, la finzione si mostra. Ma "vero" e "falso" non sono poi così facili da distinguere.
Il nuovo serial creato da JJ Abrams, il geniaccio dietro Alias e Lost. Non servirebbe aggiungere altro, ma siamo qui apposta per mettere giù due righe, quindi... In molti hanno notato forti richiami ad X-Files e probabilmente sono gli intrighi e quell' atmosfera da "mega-complotto" che avvicina Fringe alla serie di Chris Carter. Per il resto niente alieni e misteri inspiegabili, il tutto sembra puntare più sullo sci-fi. Tenendo ben presente che quello visto è solo un pre-air, ho notato un accumulo esagerato di elementi che probabilmente (spero) verranno sfoltiti per rendere l'episodio pilota un po' più leggero. Comunque ci sono degli elementi che fanno ben sperare per la serie, e considerato che Lost non continuerà in eterno, possiamo solo essere fiduciosi.
Adoro i Terminator di James Cameron e considero il terzo quasi una parodia (a parte il finale) di quanto fatto in precedenza. Terminator: The Sarah Connor's Chronicles è una serie che nasce da una costola di questo straordinario soggetto e si colloca tra il secondo ed il terzo capitolo cinematografico. Ho visto solo i primi due episodi e per adesso gli elementi principali sono Sarah e John Connor ancora in fuga dalla polizia e da un nuovo Terminator che li da la caccia, un nuovo Terminator donna inviata dal John del futuro, viaggi nel tempo per fermare Skynet e robot umanoidi che se le danno come se non ci fosse un domani. Ed effettivamente un domani non c'è.
Io che guardo una serie prodotta in Italia. Con attori italiani. Mi riesce ancora difficile crederlo. Eppure Boris non è una serie come tutte le altre ma una "fuori serie" che esplora dall 'interno i meccanismi con i quali si creano le fiction a basso costo che infestano i nostri palinsesti. I protagonisti della serie sono infatti il cast artistico e tecnico che lavora per mettere insieme una serie a sfondo ospedaliero. Naturalmente c'è anche Boris, il pesciolino rosso che sta sempre dentro la sua boccia di vetro vicino al regista, quasi come un porta fortuna. Da quel che ho potuto vedere finora, mi sembra un serial divertente e parecchio ispirato.