Showing posts with label FEFF 15. Show all posts
Showing posts with label FEFF 15. Show all posts

Monday, June 10, 2013

Far East Film Festival 15 - Day 9

MARIPOSA IN THE CAGE OF THE NIGHT
Regia di Richard V. Somes


L' anima pulp del cinema filippino si agita e scalpita con tutta l' urgenza che ha una piccola cinematografia di essere ascoltata e capita. Il regista Richard V. Somes ci catapulta in una Manila notturna dove la protagonista Maya si trova a vagare nel disperato tentativo di scoprire che cosa è successo a sua sorella. Ma la grande città, foriera di promesse e miraggi ingannevoli, si dimostra un buco nero popolato da poliziotti corrotti e boss ossessionati da un' immagine femminile ideale, disposti a deturpare giovani donne con la chirurgia estetica pur di ottenerla. Questa lenta ma inesorabile discesa nell'incubo è resa acusticamente da una colonna sonora disturbante e visivamente da un lavoro sulle scenografie specificatamente curato per far sembrare ogni location sporca ed inospitale. Somes non si risparmia in brutalità e dettagli macabri anche di dubbio gusto, ma tutto è funzionale e nulla fine a se stesso. Peccato per qualche evidente problema di regia e montaggio nelle scene più concitate ma, per il resto, ci troviamo di fronte ad una delle sorprese nascoste del festival.

GHOST SWEEPERS
Regia di Shin Jung-won


Un gruppo di cartomanti, esorcisti, sensitivi ed esperti di occulto in generale, vengono radunati per cercare di svelare il mistero che si cela dietro l' isola di Ujin. Curioso ma funzionale mix di generi questo Ghost Sweepers che prende elementi horror (da L' Esorcista fino ai classici giapponesi come The Ring o Ju- on) ma li veicola attraverso il linguaggio della commedia. Naturalmente qui si parla di un tipo di comicità molto facile e immediato, che gioca a spezzare la tensione nel momento stesso in cui la si crea mettendo in piedi gag davvero riuscite. Pellicola di importanza minore all'interno della selezione coreana ma sicuramente in grado di regalare un intrattenimento senza compromessi.

SAVING GENERAL YANG
Regia di Ronnie Yu


Si diceva a proposito dell' orrido The Guillotines, di come la storia cinese offra spunti pressochè illimitati per il cinema che da anni attinge a piene mani. Questa volta è il turno della dinastia Yang, padre e i suoi sette figli che per decenni difesero l' impero Song. Quando però il padre, Yang Ye, viene costretto alla ritirata in battaglia, i suoi sette figli partono per salvarlo a costo di immani sacrifici. Quello di Ronnie Yu è, per nostra fortuna, un film di “cappa e spada” cinese puro e semplice: tanti personaggi, curatissimi costumi, ricche scenografie e studiate coreografie. C'è anche tanta computer grafica ma nei momenti migliori questa si fonde bene con l' azione “live” garantendo momenti di grande epicità e grande coinvolgimento e divertimento per tutti gli amanti del genere.

Resoconti già pubblicati su I-FILMSonline.

Wednesday, June 05, 2013

Far East Film Festival 15 - Day 8

PAINTED SKIN: THE RESURRECTION
Regia di Wuershan


Uno spirito-volpe fugge dalla prigione di ghiaccio nella quale era rinchiuso da cinquecento anni e, assunte le sembianze di una bellissima donna, ruba e mangia il cuore a giovani uomini per mantenere il suo aspetto. Nel suo peregrinare conosce una giovane principessa sfigurata il cui calore è in grado di difenderla dal ghiaccio che la perseguita. Imponente film in costume ma anche fantasy melodrammatico, Painted Skin è un progetto nel quale l' utilizzo di effetti speciali è assolutamente complementare al resto, tanto al ruolo degli attori che a quello delle coreografie nei combattimenti. Lo stile visivo (il design è affidato a Yoshitaka Amano) è davvero bello ma l' attenzione che richiedono gli occhi non distrae dal resto ed è quindi impossibile non accorgersi di una sceneggiatura che va un po' a singhiozzo ma che riesce comunque a raccontare un grande amore sofferto con tutte le enfasi del caso.

HOW TO USE GUYS WITH SECRET TIPS
Regia di Lee Won-suk


Crescere in un mondo dove la presenza maschile è spesso ingombrante e soffocante non è facile. Non lo è neanche in ambiente lavorativo e lo sa bene Choi Bona che come assistente di regia ne deve sopportare tante, anche per il suo aspetto sciatto che non le permette di avere un arma in più contro i colleghi uomini. Ma quando in una misteriosa bancarella trova una serie di video che spiegano come usare gli uomini con semplici trucchi, tutto cambia. Esordio col botto quello del giovane regista Lee Won-suk che, con la sua surreale commedia romantica, conquista senza sforzo il pubblico festivaliero. Gli ingredienti sono semplici alla fine, cominciando da tempi comici davvero sostenuti (cosa sempre più rara) arrivando a  personaggi ben scritti ma soprattutto ben interpretati. Son questi elementi che permettono al film un' andatura sostenuta anche quando entra in gioco la parte romantica dell' equazione, comunque sempre ben bilanciata da qualche assurda ed esilarante trovata. E la Corea del Sud si aggiudica senza sforzo la miglior commedia di questo FEFF.

COMRADE KIM GOES FLYING
Regia di Kim Gwang-hun, Nicholas Bonner, Anja Daelemans


La commozione sincera dell' attrice Hang Jong-sim, nel trovarsi per la prima volta difronte ad un pubblico caloroso come quello del Far East, ha reso la proiezione di Comrade Kim Goes Flying uno dei momenti più toccanti ed importanti del festival. Indipendentemente dal particolare momento storico che stiamo vivendo, questa co-produzione nord coreana, belga e inglese, ci permette di aprire la finestra su di un mondo a parte, raccontato attraverso la storia della giovane Kim, minatrice con il sogno di diventare trapezista. Il singolo piuttosto che la comunità, concetto che sembra un po' stonare considerando la nazionalità del film, ma che rende l' idea del difficile percorso produttivo (ci son voluti circa sei anni per completarlo) affrontato dal regista e da chi l' ha sostenuto. Ed è per questo che la lotta di una donna per realizzare il suo sogno diventa una lotta comune, ed il suo trionfo è un trionfo collettivo. Anche l' immagine che viene data del Paese, i fiori alle finestre, i sorrisi sia che si lavori in miniera che in cantiere, ci fa rendere conto di quanto fosse impossibile tenersi troppo distanti dalla propaganda. Nella sua forma poi (e si parla in particolar modo di fotografia e recitazione), Comrade Kim sembra un film molto più vecchio di quello che in realtà è, il che lo rendo un oggetto di cinema davvero curioso, assolutamente imperfetto ma con diversi motivi per essere riscoperto.

THE THIEVES
Regia di Choi Dong-hoon


Il dream team dei migliori ladri coreani ed hongkonghesi viene radunato dal veterano Macao Park per rubare il leggendario diamante Lacrima del Sole. Ma rivalità e vecchi attriti potrebbero portare al fallimento anche il loro piano perfetto. Sembra proprio che il cinema coreano, anche quello potenzialmente commerciale come The Thieves (pare sia stato il film più visto nella storia del cinema coreano), non possa rinunciare a sceneggiature complicate e stratificate nelle quali si intersecano le storie di una moltitudine di personaggi. The Thieves sembra la versione asiatica di Ocean's Eleven con la sostanziale differenza che, in Corea del Sud, la forma è sempre importante, qualsiasi genere si tratti. E nonostante il suo essere così articolato (ai limiti dello sfiancante) il film di Choi Dong-hoon ha un ritmo instancabile, sostenuto sia da una regia che non rinuncia a sottolineare i segmenti più action, che dalle ottime interpretazioni del cast. E' il grande cinema di intrattenimento di Seul, prendere o lasciare.

Resoconti già pubblicati su I-FILMSonline.

Friday, May 31, 2013

Far East Film Festival 15 - Day 7

TIKTIK – THE ASWANG CHRONICLES
Regia di Erik  Matti


A voler essere completamente onesti, non si potrebbe salvare l' ultimo film di Erik Matti ma, in piena coscienza, non lo si può neanche condannare. Non si tratta di voler mettere le mani avanti ma di inquadrare nella giusta ottica una produzione che viene da una cinematografia minore, in termini di tecnica, mezzi e budget. Tiktik – The Aswang Chronicles è un film dove tutti questi limiti sono belli che evidenti ma non hanno fermato Erik Matti dal mettere in scena il suo film action / commedia e poco horror con protagonista una famiglia barricata in casa per difendersi dagli aswang, vampiri mannari della tradizione filippina, affamati di carne umana ma soprattutto dal bambino che una ragazza porta in grembo. Si configura quasi da subito la tipica situazione da film d' assedio ma la tensione è sostituita dalle risate, fortunatamente volute, anche quando ci si addentra nei territori del gore. Un filmetto insomma, che ha almeno l' onestà di non prendersi sul serio nemmeno per un minuto.

APOLITICAL ROMANCE
Regia di Hsieh Chun-yi


Una ragazza di reca a Taiwan per trovare il primo amore di sua nonna. Si fa aiutare nella ricerca da un ragazzo del luogo e, nonostante gli attriti iniziali, dovuti alle differenze culturali, tra loro nasce lentamente qualcosa. Messa così la commedia romantica made in Taiwan non sembra particolarmente promettente, anzi, difficilmente si può pensare a qualcosa di più ordinario e scontato. Eppure il giovane regista (esordiente) e sceneggiatore Hsieh Chun-yi, riesce nell' intento di dare alla storia dei suoi personaggi un' impronta politica sulla quale si basano i divertenti battibecchi tra lui e lei ma, in senso più generale, un' idea generale su ciò che divide Cina e Taiwan. Naturalmente però sempre di commedia romantica si tratta, con tutti i pro ed i contro del caso, ma per fortuna si evita qualsiasi forzato sentimentalismo e smancerie tipiche del genere, senza che questa mancanza renda meno esplicito il legame che si instaura tra i due. E chi l' ha detto che i baci sono necessari?

AN INACCURATE MEMOIR
Regia di Yang Shupeng


An Inaccurate Memoire è, come dice in maniera abbastanza esplicita già il titolo, una cronaca inesatta, narrata da uno dei protagonisti, delle gesta di una banda di ladri in Cina durante l' occupazione giapponese. La loro indifferenza verso la situazione politica del Paese cambia quando si unisce a loro un militante anti-giapponese che li convince a prendere parte attiva nella lotta contro gli invasori. Argomento sentito quello trattato nel film di Yang Shupeng ma, probabilmente per evitare problemi di obiettività, si sposta piuttosto l' attenzione sulla presa di coscienza dei protagonisti che sul particolare contesto storico. Si respirano atmosfere western in An Inaccurate Memoir anche se i toni generali spesso si inclinano verso la commedia con virate all' action troppo sporadiche per poterne fare segno riconoscibile di un film in bilico tra registri diversi, che pare trascinarsi piuttosto che andare spedito per la sua strada. C'è da ire però che il regista cinese sembra sapere il fatto suo quando si tratta di stare dietro la macchina da presa e ce lo dimostra in un paio di piano sequenza davvero notevoli.

LONG WEEKEND
Regia di Taweewat Wantha


Un gruppo di ragazzi parte per un weekend da passare in una casa isolata in una piccola isola ricoperta di vegetazione. Si unisce, a sorpresa, Thongsook un giovane con qualche ritardo mentale che gli altri ragazzi decidono, per scherzo, di rinchiudere in un tempio dove, anni addietro gli abitanti del luogo offrivano animali in sacrificavano ad un entità conosciuta come il fantasma divoratore. Se a questo aggiungiamo che il venerdì 13 cade esattamente in quel week end, si può capire molto facilmente dove vada a parare il film di Wantha, fulgido esempio dell' horror thailandese, costruito soprattutto sugli effetti sonori e visivi piuttosto che su di una sceneggiatura i cui sviluppi appaiono piuttosto intuibili e telefonati. C'è da dire però che qualche bel colpo lo assesta e pure qualche spavento arriva quando non te lo aspetti. Si cita un po' di tutto (da Venerdì 13 a L' Esorcista) e non ci si risparmia nemmeno qualche frecciatina ironica ai più riciclati clichè del genere. Già visto, già sentito ma divertente.

Resoconti di Apolitical Romance, An Inaccurate Memoir e Long Weekend, già pubblicati su I-FILMSonline.


Wednesday, May 29, 2013

Far East Film Festival 15 - Day 6

THE WAY WE DANCE
Regia di Adam Wong


Mai ci si sarebbe aspettato di andare a vedere un film  “di ballo” e finire per non trovarlo neanche troppo spiacevole. Ma questo è l' effetto FEFF, dove la curiosità che ti spinge in sala a volte viene adeguatamente ricompensata. The Way We Dance è un film che si rifà, senza tanti giri di parole, a quelle pellicole statunitensi, tipo Step Up e compagnia danzante, che sembrano avere sempre una certa presa sul pubblico. La formula proposta da Adam Wong non sembra particolarmente originale e vede una ragazza costretta a lavorare nel ristorante di tofu dei genitori, trovare nella danza una via di fuga. Si unisce al gruppo di ballo della sua scuola che, guarda caso, si sta preparando ad una sfida con un quotatissimo team rivale. Naturalmente ci si butta dentro anche amicizia e amore con il classico triangolo funesto. Come i film di arti marziali anche questo è un film di coreografie, di sicuro diverso impatto, ma comunque ben girate e divertenti. Per non far mancare il tocco orientale, oltre alla cornice hongkonghese, ci si butta dentro anche il tai chi. Non gli si chieda di più perchè di più non può dare.

HOME
Regia di Chookiat Sakveerakul


Un giovane fotografo passa la notte a catturare istantanee della sua scuola in compagnia di un caro amico che dovrà salutare per sempre la mattina seguente. Una vedova si trova ad affrontare il suo lutto ed allo stesso tempo badare ai problemi economici della tenuta lasciata dal marito. Una giovane promessa sposa si trova travolta dai dubbi sulla sua scelta la mattina prima del matrimonio. Tre storie diverse ma collegate tra loro che raccontano, da punti di vista anche distanti, l' amore nelle sue forme più disparate, un sentimento universale ritratto in modo innocente, struggente ed ironico. Forse l' unico e più ingombrante limite del film risiede proprio nella maniera in cui, tra i vari segmenti, ci sia un brusco cambio di registro che lascia un po' spaesati ma non è da escludere che si tratti di un effetto voluto dal regista. Home è un film che riesce ad essere toccante, sincero ed anche un po' retorico, ma che arriva dove deve arrivare.

SEE YOU TOMORROW, EVERYONE
Regia di Nakamura Yoshihiro


Presentato come uno dei migliori film della selezione, l' ultima fatica di Nakamura Yoshihiro è, così come i suoi film precedenti e più personali presentati al FEFF negli scorsi anni, una delusione irritante più che cocente. La storia prende piede negli anni '80 dove si sviluppò in Giappone la costruzione di caseggiati popolari che andarono a formare veri e propri quartieri. Qui vive Satoru che, vittima di un trauma infantile, decide di passare tutta la sua vita all' interno del quartiere, lavorarci e difenderlo come fosse la cosa più preziosa al mondo mentre, anno dopo anno, i suoi amici se ne vanno e il quartiere diventa sempre più abbandonato e fatiscente. Nakamura riesce a fare con See You Tomorrow Everyone un efficace spaccato sociale ma anche un, a tratti, toccante racconto di formazione piuttosto atipico. Ma come per Fish Story e Golden Slumber, non si viene mai abbandonati dalla sensazione di aver assistito ad un film fine a se stesso, che non chiude efficacemente le riflessioni aperte ma preferisce raccontare una storia di cui avremo fatto anche a meno, intrisa com'è, soprattutto nell' ultima insopportabile mezz' ora di, un buonismo che si fa davvero fatica a giustificare.

THE BULLET VANISHES
Regia di Lo Chi-leung


Nella Cina degli anni '30, la guardia carceraria con il pallino per le investigazioni Donglu, viene promosso ed inviato a collaborare con un poliziotto su dei  misteriosi casi di omicidio con arma da fuoco dove i proiettili non vengono mai ritrovati. Che fin dai primi minuti il film faccia pensare a Sherlock Holmes (nella sua ultima incarnazione firmata Guy Ritchie) non è certo un segreto ma sarebbe alquanto riduttivo etichettare il film di Lo Chi-leung come una riproposizione in chiave orientale del celebre investigatore inglese. The Bullet Vanishes è un film dalla forte impronta personale che non scimmiotta il cinema occidentale, trattandosi a conti fatti di un classico poliziesco con un' ambientazione storica ben precisa, costruito intorno ad un mistero che riserva alcuni efficaci colpi di scena ed altri forse un po' telefonati per un pubblico smaliziato. Niente di nuovo sotto il sole, per carità, ma ad avercene di pellicole d' intrattenimento così.

Resoconti già pubblicati su I-FILMSonline.


Wednesday, May 22, 2013

Far East Film Festival 15 - Day 5

DESIGN OF DEATH
Regia di Guan Hu


Un dottore (il veterano del cinema di Hong Kong, Simon Yam) si trova ad investigare sulla misteriosa morte di un uomo, abitante del remoto Villaggio della Longevità. Man mano che le sue indagini procedono si fa sempre più evidente la possibilità che gli abitanti del villaggio possano essere i primi responsabili. Una storia ricca di mistero e commedia quella di Design of Death, strutturata in flashback che, pian piano, costruiscono gli episodi chiave della vita del protagonista (interpretato dal comico Huang Bo, già visto in Lost In Thailand) svelandone anche i motivi della morte. Il principale problema del film sta proprio  nell' eccessiva sovrapposizione dei flashback che rendono lo “svelamento” finale poco naturale e troppo costruito. D' altro canto però, il regista Guan Hu propone una sentita e commovente riflessione sull' impermeabilità delle vecchie tradizioni, quelle più radicate nella cultura popolare, che rifuggono qualsiasi idea di pensiero innovativo o rivoluzionario, lo tengono lontano, lo isolano fino ad eliminarlo.

THE GUILLOTINES
Regia di Andrew Lau


I millenni di storia cinese sono fonte inesauribile d' ispirazione, cosa che sa bene  chi segue il cinema asiatico. Altrettanto bene si sa che è davvero difficile riuscire a sbagliare questo genere di film, affascinanti anche solo per la ricostruzione storica, soprattutto quando sono virati verso l' action. Eppure c'è anche chi riesce a sbagliarli in maniera clamorosa come Andrew Lau con il suo The Guillotines. Durante la dinastia Quin, l' imperatore si serviva di una personale squadra di assassini noti come le “ghigliottine”, nome derivato dalla particolare arma di cui erano maestri. Durante una missione per catturare un pericoloso fuorilegge, finiscono invischiati in macchinazioni di corte atte ad eliminarli in vista di un importante rinnovamento dell' impero. Nonostante l' inizio puramente action, dove però ralenty e computer grafica coprono una evidente incapacità a girare certe scene, la speranza che il film prosegua su quella strada, e magari vedere ancora in azione le ghigliottine, lascia tristemente con l' amaro in bocca. The Guillotines è un film che, al racconto epico promesso, preferisce la pedanteria di intrighi di palazzo e personaggi dalla lacrima facile capaci solo di morire in maniera ridicola. Un totale spreco di costumi e scenografie.

IP MAN – THE FINAL FIGHT
Regia di Herman Yau


La stagione cinematografica di Ip Man sembra ben lontana dal concludersi. Dopo i due film diretti da Wilson Ip (un terzo è già in cantiere) e The Grandmaster di Wong Kar Wai, la vita del Maestro Ip (interpretato questa volta dal grande  Anthony Wong) arriva nelle mani esperte di Herman Yau, già regista di Ip Man – The Legend is Born. Ambientato nel periodo che va dal suo trasferimento ad Hong Kong fino alla sua morte nei primi anni '70, Ip Man – the Final Fight vede il Gran Maestro, testimone delle difficoltà sociali dell' epoca, accogliere i suoi primi allievi, confrontarsi con altre scuole rivali e con le triadi della “città murata” di Kowloon. Rispetto ai film di Wilson Ip, maggiormente votati all' azione, alle arti marziali ma limitati nella rappresentazione macchiettistica delle controparti giapponesi e inglesi, il film di Herman Yau si concentra sull' aspetto biografico utilizzando la voce fuori campo del figlio per introdurre i vari episodi della sua vita. Questo non significa però che si rinuncia a mostrare il Wing Chun in tutta la sua splendida e precisa eleganza: se tanto è stato fatto per la ricostruzione storica dell' epoca, altrettanto impegno è stato messo nelle sequenze di combattimento, coreografie che si possono contare sulle dita di una mano ma valgono sempre l' attesa, come il lungo duello finale. Insomma, anche Herman Yau è riuscito a celebrare con successo una delle figure più importanti del kung fu e della storia cinese recente.

THE COMPLEX
Regia di Hideo Nakata


The Complex non segna solo il ritorno in patria di Hideo Nakata ma anche la definitiva conferma che ci siamo giocati uno dei maestri dell' horror nipponico degli anni novanta. Nakata infatti, insieme a Takashi Shimitzu e pochi altri, aveva scritto una delle pagine fondamentali del genere grazie a pellicole come The Ring (e relativo seguito) e Dark Water. Le tentazioni americane (il remake di Ring 2 e l' insulso Chatroom) e progetti di dubbia utilità (L Change The World) erano già dei brutti presagi che forse ci eravamo sforzati di ignorare. The Complex ci porta però alla cruda realtà dove un genere in agonia sta trascinando a fondo un regista che meriterebbe ben altra fine. Eppure la pochezza della sua ultima “fatica”, dove una ragazza va a vivere in un condominio infestato da spiriti pieni di rancore verso i vivi, non lascia spazio ad appelli di qualsiasi tipo soprattutto quando ad una trama dai risvolti telefonati si uniscono attori dalla dubbia espressività e gli immancabili scivoloni nel ridicolo. Del vecchio Nakata rimane solo l' associazione acqua – regno dei morti, mentre il resto è il nulla quasi assoluto.

Resoconto già pubblicato su I-FILMSonline.


Friday, May 17, 2013

Far East Film Festival 15 - Day 4

LETHAL HOSTAGE
Regia di Cheng Er


Frammentato in quattro capitoli che oscillano tra presente e passato, il film di Cheng Er muove i suoi personaggi nelle regioni di confine tra Cina e Birmania dove il traffico di droga è particolarmente florido. Qui, durante uno scambio finito male, una bambina viene rapita da un trafficante mentre il padre, nel tentativo di riscattarla, viene arrestato e tenuto in prigione per dieci anni. In questo lasso di tempo il trafficante cresce la bambina e, una volta adulta, la sposa sperando di abbandonare insieme a lei la vita criminale. Lethal Hostage è un noir che racconta, oltre ad un sottobosco criminale che prolifera in regioni del mondo particolarmente difficili, anche una redenzione impossibile. Ma a tenere banco è soprattutto l' atipico triangolo che si crea tra i protagonisti, un padre che non può rinunciare all' amore di sua figlia, un criminale che si scopre capace di cambiare grazie a sentimenti che non credeva neanche di poter provare, una donna legata in maniera indissolubile a quello che un tempo era il suo carceriere. Cheng Er dirige un film dalle tinte forti riducendo al minimo i dialoghi e lasciando che siano i volti dei personaggi a raccontare una storia difficile ma apprezzabile su più livelli.

NEW WORLD
Regia di Park Hoon-jung


Portare sullo schermo una storia di gangster rappresenta sempre un rischio concreto soprattutto in un mercato congestionato come quello sud coreano. Ma per fortuna ci sono delle importanti eccezioni, rappresentate da quegli autori in grado di tirare fuori il meglio anche da soggetti non proprio nuovissimi. E' il caso di Park Hoon-jung, fervida penna dietro film come I Saw The Devil e The Unjust, che in questo caso scrive e dirige questo intenso dramma gangster, New World. Il titolo nasce dall'operazione di polizia messa in atto per scatenare gli uni contro gli altri i successori di un gruppo criminale a seguito della morte del loro boss. Lo scopo delle forze dell' ordine è quello di favorire, anche con l' aiuto di alcuni infiltrati tra cui il protagonista Ja-sung, un terzo e più controllabile candidato. New World non è certo un action (nonostante l' esaltante scena di combattimento all' arma bianca girato in un affollato garage ed in un ascensore) ma è talmente ben scritto da tenere lo spettatore attaccato allo schermo nel seguire questa feroce lotta per il potere dove si fa davvero difficile distinguere buoni e cattivi. Park Hoon-jung dice di essersi ispirato a film come Il Padrino, e si vede soprattutto nella resa dei conti finale, ma il suo New World sopravvive a questi pesanti paragoni e brilla con orgoglio di luce propria.

KEY OF LIFE
Regia di Uchida Kenji


Un giovane attore, Sakurada, squattrinato e senza prospettive, si reca ai bagni pubblici dopo aver  tentato inutilmente il suicidio. Qui assiste all'incidente di un uomo, Kondo, che dopo aver sbattuto violentemente la testa perde la memoria. Il ragazzo approfitta della situazione per mettere in scena uno scambio d' identità ma la situazione si complica quando scopre che l' uomo è un assassino a pagamento. La chiave del titolo, che apre a Sakurada nuove prospettive e così a Kondo, incluso l' amore per una bella redattrice, tanto fisica che figurata, rappresenta le seconde possibilità che la vita ci pone davanti, la cui realizzazione non è garantita senza un minimo sforzo per sostenerle. Uchida Kenji mette tutto questo in chiave di commedia con tanto di inevitabili equivoci, situazioni paradossali ed omicidi. Il film risulta insomma piacevole e divertente anche se eccessivamente “diluito”. Qualcuno dovrebbe dire ai registi giapponesi che non è un obbligo far durare un film due ore.

Resoconto di Lethal Hostage già pubblicato su I-FILMSonline.

Monday, May 13, 2013

Far East Film Festival 15 - Day 3

G'MOR EVIAN!
Regia di Yamamoto Toru


E se la più matura in famiglia fosse la teenager? Da questo punto di partenza si sviluppa la simpatica commedia di Yamamoto Toru, dove la quindicenne Hatsuki si trova ad affrontare i momenti più difficili della sua età (incluse le decisioni riguardanti il suo futuro) mentre il resto della sua famiglia, una madre molto presa dal lavoro ed un patrigno ex punk rocker, affronta la quotidianità con disinvolta leggerezza. Quello di Yamamoto sembra il più classico dei “coming of age” movie dove le dinamiche vengono ribaltate mettendo anche gli adulti difronte all' accettazione di scelte mature e responsabili da tempo rimandate. Naturalmente poi tutti i ruoli si ristabiliscono e si ritorna su territori convenzionali ma la freschezza della narrazione ed un umorismo leggero e mai invadente rimangono dei validi motivi di pregio per una commedia che avrebbe meritato magari un finale meno spiegato e lacrimevole ma di cui si apprezza l' indomita anima punk.

WILL YOU STILL LOVE ME TOMORROW?
Regia di Arvin Chen


L' amore può essere una cosa meravigliosa ma anche una letale arma a doppio taglio quando non si è in grado di essere sinceri neanche con se stessi. E' quello di cui diventano loro malgrado consapevoli Weichung e sua sorella Mandy: il primo mette in crisi il suo matrimonio dopo un incontro fortuito con un assistente di volo, la seconda lascia il fidanzato a poche settimane dalle nozze presa dal panico dalla prospettiva della monotonia della vita matrimoniale. Quel che stupisce da subito nel film di Arvin Chen è il modo leggero e sincero con il quale si racconta l' amore e le sue contraddizioni, mentre mette i suoi personaggi di fronte alla scoperta (o riscoperta) di cosa significa amare veramente qualcuno senza rinunciare a priori alla propria felicità. E con lo stesso piglio si parla anche di omosessualità, infedeltà, egoismo, senza mai scadere nel patetico o nello scontato ma anzi, legando il tutto con un piacevole tocco surreale che rappresenta quasi il fiore all' occhiello di questo piccolo e pregevole film.

ALL ABOUT MY WIFE
Regia di Min Kyu-dong


Doo-hyun si è sposato perchè realmente innamorato. Ma adesso l' amore della sua vita è diventato ossessivo, possessivo ed invadente al limite del maniacale, tanto da rendere la sua vita un vero inferno. Dopo aver tentato e fallito un allontanamento per motivi di lavoro, la disperazione di Doo-hyun lo porta ad assoldare un Casanova affinchè seduca sua moglie e sia lei, alla fine, a prendere la decisione che lui non ha il coraggio di prendere. All About My Wife esplora, con fare divertito e tagliente, le complesse dinamiche di coppia, l' amore che diventa consuetudine, la comprensione che diventa reciproca sopportazione ed infine intolleranza. Un' evoluzione dei sentimenti veicolata dall' egoismo e dall' incapacità di capire il proprio compagno o compagna. Il film di Min Kyu-dong lavora sui personaggi invertendone i ruoli in maniera convincente ma risulta comunque essere fin troppo sbilanciato: ad un inizio intriso di una verve comica irresistibile, la pellicola perde lentamente il suo smalto fino a ridursi ad una scontata commedia sentimentale. E' forse per questo motivo che, il volersi rifare furbescamente sui titoli di coda, fa storcere ancora di più il naso per quella che sembra un' occasione mancata.

MARUYAMA, THE MIDDLE SCHOOLER
Regia di Kudo Kankuro


Non c'è niente come la fervida immaginazione di un bambino e, quella di Maruyama, è sempre stata particolarmente sviluppata. Al raggiungimento dei quattordici anni però, il suo irrefrenabile fantasticare, viene veicolato dai pruriti della pubertà al punto da dedicare tutto se stesso a pesanti e continui allenamenti per il raggiungimento di un unico obiettivo: riuscire in una clamorosa auto-fellatio. Seconda delle tre anteprime mondiali presenti al FEFF, Maruyama The Middle Schooler è il folle viaggio nella mente di un adolescente le cui fantasie, per quanto scaturiscano dai suoi tentativi di rendere la spina dorsale elastica e flessibile, sono piuttosto comuni in un età dove il sesso è un mistero tutto da svelare. Ma il regista Kudo Kentaro non si limita a quello trasformando la piatta vita di un super condominio nel teatro di misteriosi omicidi, nei quali il giovane Murayama viene irrimediabilmente coinvolto, ed arrivando, in un continuo crescendo, a sublimare realtà e fantasia tanto da renderne impossibile la distinzione. Colorato, esilarante e (apparentemente) privo di controllo, il cinema giapponese che più ci piace.

Resoconti di G'Mor Evian! e All About My Wife già pubblicati su I-FILMSonline.

Monday, May 06, 2013

Far East Film Festival 15 - Day 2

COLD WAR
Regia di Longman Leung, Sunny Luk


Non è FEFF senza il poliziesco di Hong Kong ed il poliziesco di Hong Kong sbarca al FEFF con una coppia di registi esordienti ed il loro film Cold War. Il titolo non si riferisce al “conflitto” Russo – Americano ma ad un' operazione, messa in piedi dalla polizia di Hong Kong per recuperare cinque agenti presi n ostaggio durante il loro turno di pattuglia, le cui indagini metteranno in ginocchio i vertici stessi delle forze dell' ordine. Come gran parte del cinema di genere richiede, Cold War vanta un grande cast ed una sceneggiatura molto complessa per contenere, all' interno dei suoi intrecci e twist narrativi, la coralità dei diversi personaggi coinvolti. Per compensare la parte narrativa più “densa”, i registi Longman Leung e Sunny Luk inseriscono quella dose di sparatorie, esplosioni ed inseguimenti che conferiscono al loro film una decisa marcia in più. Ma non è tutto oro, purtroppo, e ad una poca originalità complessiva, si unisce la sensazione, soprattutto nel pre finale, che abbiamo assistito ad una gratuita celebrazione dei valori della polizia dell' ex colonia britannica. E si uscirebbe dalla visione con l' amaro in bocca se non fosse per il vero finale, cupo e poco consolatorio, che permette a Cold War di riacciuffare la sufficienza.

LOST IN THAILAND
Regia di Xu Zheng


Un chimico scopre la formula per un nuovo e rivoluzionario super combustibile. Per farsi firmare la procura a vendere il brevetto, si trova costretto a partire per la Thailandia dove il suo capo si è ritirato in meditazione. Pedinato e spiato da un collega/amico/rivale, stringe un curioso rapporto di collaborazione-amicizia con Baobao, un ragazzo con qualche rotella fuori posto. Già affermata figura comica  nel panorama cinematografico cinese, Xu Zheng esordisce alla regia con Lost in Thailand, film di cui è anche produttore ed interprete, e con il quale sbanca letteralmente il botteghino. Lost in Thailand ha registrato infatti un successo di pubblico senza precedenti e, di conseguenza, incassi da record. Come ci sia riuscito risulta sicuramente un bel mistero soprattutto alla luce di limiti che la pellicola non fa alcuno sforzo di nascondere: l' espediente comico della coppia male assortita che finisce in ogni genere di guai a causa di equivoci e incomprensioni è, ad esempio, eccessivamente riciclato, ma è in generale tutto il film ad essere poco originale e scontato. Eppure si ride, e di gusto, ed il merito va ricercato in alcune gag davvero ben congegnate ed al talento comico dei tre protagonisti. Non che basti, sia ben chiaro.

THE WINTER OF THE YEAR WAS WARM
Regia di David Cho



Il cinema coreano, sia per quantità i titoli prodotti che per varietà di generi affrontati, è forse la cinematografia orientale che più si avvicina ai gusti del pubblico occidentale. Ma è anche un cinema che, per fortuna, mantiene forte la sua identità ed il film di David Cho ne è la conferma. La storia vede come protagonisti un regista, che trova nella sua cittadina di provincia un po' della tranquillità che gli serve, ed un' infermiera che appena può scappa verso Seul per vivere profondamente l' ambiente culturale della capitale sud coreana. Attraverso un amico comune si conoscono e trovano la soluzione al loro desiderio di fuga decidendo di scambiarsi gli appartamenti durante i weekend. The Winter of The Year Was Warm è una commedia romantica ma che, a dialoghi melensi  stucchevoli e alle più classiche rappresentazioni delle dinamiche di coppia, preferisce raccontare i suoi protagonisti in maniera molto più intima, facendo in modo che le loro vite si sfiorino e finiscano per conoscersi in maniera più profonda proprio grazie al loro accordo, immergendosi l' uno nella vita dell' altra. David Cho sceglie un approccio formale davvero minimale giocato soprattutto sul montaggio, pochi movimenti di macchina ed interventi della colonna sonora centellinati e mai fuori luogo. Un piccolo gioiello.

THE GANGSTER
Regia di Kongkiat Khomsiri


Trattandosi di una cinematografia florida ma comunque minore, bisogna rendere merito al cinema tailandese di provarci, sempre, anche se i risultati finali raramente sono memorabili: The Gangster di Kongkiat Khomsiri purtroppo, nonostante le buone intenzioni, rientra in questa statistica. Remake di un film del 1997, la pellicola prova a raccontare, alternando la fiction e brevi spezzoni di interviste, la vita criminale durante gli anni '50, come una sorta di Good Fellas in salsa thai (paragone pesante ma calzante). Attraverso la vita di Jod, giovane criminale realmente vissuto in quegli anni, Khomsiri traccia un ritratto a tinte forti di una generazione segnata dalla violenza e dal sangue. Sono proprio questi ultimi due aspetti sui quali il regista calca decisamente la mano preferendo ai personaggi, tanti e troppi appena abbozzati, una rappresentazione quanto mai esplicita della violenza che risulta fine a se stessa se non supportata da un impianto narrativo all' altezza. Ed è un peccato perchè, dietro la macchina da presa, Khomsiri dimostra di saperci fare ma non riesce in alcun modo a trascinarci dentro il suo film.

I commenti di Cold War, Lost in Thailand e The Winter of The Year Was Warm già pubblicati su I-FILMSonline.

Friday, May 03, 2013

Far East Film Festival 15 - Day 1

JURY
Regia di Kim dong-ho

Prima della consueta presentazione da parte della direttrice Sabrina Baraceti, la quindicesima edizione del Far East Film Festival viene introdotto da un piccolo ma significativo cortometraggio diretto e prodotto da Kim Dong-ho, che non solo esordisce alla regia all' età di settant'anni ma al quale il FEFF vuole assegnare il Gelso d'Oro alla Carriera. Direttore per tantissimi anni del BIFF (Busan International Film Festival) Kim Dong-ho racconta in questa sua divertente ed intelligente opera prima il suo mondo, attraverso una giuria di cinque membri (attori e registi) che si trovano riuniti in una stanza per assegnare il premio ad un cortometraggio, senza risparmiare qualche frecciatina al modo forzato in cui spesso si giudicano e si cercano di interpretare i film.

THE BERLIN FILE
Regia di Ryoo Seung-wan


Quando il FEFF inizia, generalmente lo fa con il botto. La selezione ufficiale di questa 15^ edizione si apre infatti con la nuova fatica di Ryoo Seung-wan già conosciuto per i suoi City of Violence e The Unjust, visto proprio al FEFF due anni or sono. Come per il suo film precedente, anche The Berlin File presenta una storia piuttosto complessa e articolata (trattandosi fondamentalmente di una spy-story non ci si poteva aspettare diversamente) che vede in gioco CIA, Mossad e servizi segreti della Corea del Nord e del Sud. Ma in fondo tutto si riduce al disperato tentativo di un agente della Corea del Nord di scagionare se stesso e la moglie dopo essere rimasti vittima di una serie di intrighi orchestrati da membri del loro governo. La cornice berlinese da al film un respiro particolarmente internazionale e la trama, abbastanza canonica per il genere, possono dare l' idea di un film già visto e un po' lontano dal suo cinema di origine. Ma l' importanza data alle sequenze d' azione, tante e davvero adrenaliniche, riportano The Berlin File alle sue origini e lo rimettono energicamente in carreggiata.

IT'S ME IT'S ME
Regia di Miki Satoshi


Diventato uno dei beniamini del FEFF fin dalla decima edizione, dove incantò il pubblico con il suo film più bello Adrift in Tokyo, Miki Satoshi si è fatto subito conoscere per il suo particolarissimo stile che oscilla tra la commedia demenziale e quella surreale. Ed è proprio alla sua vena più surreale che ha attinto per i suoi ultimi film, Instant Swamp del 2009 e It's Me It's Me prima delle tre anteprime mondiali presenti nella selezione del Festival. Protagonista del film è Hitoshi (interpretato dall' idol Kamenashi Kazuia che, nel corso della pellicola, interpreterà anche altri 32 ruoli diversi) annoiato ed insoddisfatto commesso di un negozio di articoli elettronici che entrando, in possesso in maniera fortuita di un cellulare non suo, mette in piedi una truffa telefonica facendo finta di essere qualcun'altro, cosa che gli frutta anche un bel po' di soldini ma che lo porta anche ad incontrare diverse “copie” di se stesso. It's Me It's Me è un film che parla di crisi d' identità ma anche della difficoltà di relazionarsi con il prossimo trovando conforto e comprensione solo in noi stessi. Miki Satoshi affronta l' argomento in maniera molto personale spingendo l' odissea del suo protagonista fino alle soglie del thriller ma senza mai rinunciare al suo modo di fare cinema,  uno stile che non cerca compromessi: o lo si ama o lo si odia. Ed It's  Me It's Me è un film davvero difficile da odiare.

Resoconto giornaliero già pubblicato su I-FILMSonline.

Wednesday, May 01, 2013

NEVER GIVE UP!


Visto che il FEFF terrà ancora banco nei prossimi giorni, vediamo di mattere un altro po' di carne sul fuoco: è online sul sito Mediacritica un mio editoriale conclusivo sul Far East. Se vi va potete andare a leggerlo qui.

CINE20 - SPECIALE FAR EAST FILM FESTIVAL 15


Prima che la rubrica riapra ufficialmente con la consueta cadenza settimanale, ecco arrivare lo specialone sul Far East Film Festival 15 al cui interno troverete non i vincitori ufficiali ma i premi assegnati da noi monellacci di CINE20.
Leggeteci qui che ne vale la pena!


Tuesday, April 30, 2013

Far East Film Festival 15 - Introduzione


Non si fa in tempo a dire Far East Film Festival che la manifestazione, appena iniziata, è già finita. Per quanto si possa provare a centellinare ogni secondo, i minuti e le ore volano insieme al bel tempo speso con i compagni d' avventura e a tutti i film visti. Senza contare il fatto che, per vari motivi, questo è stato per me uno dei Far East più importanti e speciali di sempre quindi il distacco si fa sentire ancora di più. Ma non siamo qui per fare i nostalgici o i malinconici. Siamo qui per parlare delle pellicole viste al Festival nei nove giorni di manifestazione, divisi in altrettanti post. Se non avete voglia di aspettare, i resoconti giornalieri sono già pubblicati su I-FILMSonline, integrati con i preziosi interventi di Valeria Morini e Simone Soranna. Se invece avete pazienza, leggerete tutto qui nel corso dei prossimi giorni e settimane.
Stay tuned!!!

Wednesday, April 17, 2013

"Year of the Snake" ovvero CHIUSURA PER FAR EAST 2013


It's that time of year again, my friend!
Ad un paio di giorni dall' inizio della quindicesima edizione del FAR EAST FILM FESTIVAL, siamo pronti a partire per Udine e, di conseguenza, il blog entrerà in pausa per una decina di giorni (anche se, ahime, non è che sia stato molto attivo comunque nelle scorse settimane) ma al mio rientro troverete, come di consueto, le relazioni giornaliere di tutti i film visti.
Inoltre, considerate le proficue collaborazioni extra blog, potrete seguire una cronaca giorno per giorno dei film visti al FEFF anche su i-filmsonline. Mentre su CINE20 troverete a fine festival, con buone probabilità, i premi della redazione che, ci potete scommettere, non rispecchieranno quelli assegnati in via ufficiale!
A presto, folks!