Tuesday, June 03, 2008

"Sta arrivando una brutta corrente..."

Mi viene in mente una famosa scena de Il Tassinaro di Alberto Sordi (forse la più famosa insieme a quella con Fellini) dove il tassista Pietro Marchetti (interpretato dallo stesso Albertone nazionale) accompagnava l' On. Giulio Andreotti fino a piazza Montecitorio. A guardarla oggi quella scena risulta inquietante, non tanto perché la presenza del Divo Giulio mette parzialmente in ombra il Divo Alberto (che nonostante qualche guizzo, contiene la sua verve comica), ma per come il siparietto tra i due si trasformi quasi ad un "dibattito" politico.
Questo breve preambolo per spiegare i naturali dubbi che mi sono sorti all' idea di un film incentrato su una delle figure più importanti e longeve della nostra politica recente (sempre politicamente parlando), una figura tanto ingombrante che un film non potrebbe contenere. Al termine della prima visione de Il Divo di Paolo Sorrentino, questi dubbi svaniscono ed i meriti sono da ricercare in due elementi fondamentali:
1) La sceneggiatura. Scritta dallo stesso Sorrentino, si propone di inquadrare (o meglio "ingabbiare") , non tanto la vita di Giulio Andreotti, quanto un momento preciso del suo percorso umano e politico, quello che va dall' insediamento del suo settimo governo, alla prima udienza per associazione mafiosa. Un percorso che vedrà il suo ultimo Governo avere vita davvero breve ma che gli servirà da slancio per provare a raggiungere la vetta, il Quirinale, un salto corto che lo vedrà precipitare tra le accuse di alcuni pentiti di Mafia. Sorrentino si astiene (giustamente) dall' emettere giudizi sommari, cercando di insinuare sospetti più che lanciarsi in ardite affermazioni (la sequenza ippodromo/omicidio di Salvo Lima e lo splendido monologo/confessione). Ne risulta una figura ambigua, una sagoma inquietante che si muove nella penombra (della sua casa e dei giochi di potere), diviso tra umanità ed una impassibilità imperscrutabile. Un uomo tormentato dall' emicrania (rimorso?) ma che preferisce comunque ignorare (più che nascondere) la verità (emblematico a tal proposito il suo strappare la pagine con il nome dell' assassino nel giallo che sta leggendo).
2) Toni Servillo. Sorrentino sceglie per interpretare il Divo Giulio, IL Divo tra gli attori italiani e scelta non poteva essere più azzeccata. Anche in questo caso c'era il rischio che il personaggio "divorasse" l'attore o viceversa, ma Servillo riesce dare forma concreta e parola (straordinarie le repentine risposte taglienti) al "personaggio" Andreotti senza per questo "scomparire" dietro la sua figura. Straordinario anche il resto del cast tra cui è doveroso citare Anna Bonaiuto (la moglie di Andreotti, Livi Danese) e Carlo Buccirosso (Cirino Pomicino).
Discorso a parte merita la regia di Sorrentino che insieme a Garrone e riuscito a dare nuovo lustro al nostro Cinema che si riappropria con merito (i premi di Cannes ne sono recente testimonianza) di un posto di assoluto rilievo nel panorama internazionale. L'arrivo della "corrente andreottiana" (macchina da presa sempre in movimento, occhiate tra i personaggi e un fischiettio che è quasi un comunicare tra loro, didascalie che assecondano i movimenti di macchina ecc.) o la festa per l'insediamento del settimo governo Andreotti, sono solo alcune delle sequenze che mostrano le straordinarie capacità di Sorrentino (che già avevo avuto modo di apprezzare ne Le Conseguenze dell' Amore), che scaccia via qualsiasi spettro di fiction o bio-pic e ci regala solo grande CINEMA (senza dimenticare che il regista di origine napoletana è abilissimo nell' usare, in maniera così ricercata, musiche non originali all' interno del film).
Il Divo è un film che ha bisogno di più visioni (parere personale di chi scrive) per poter essere esaminato in tutte le sue sfumature e dettagli che, ad un primo sguardo, si riescono solo a percepire. Ma ne basta una per un giudizio totalmente positivo (qualcuno ha detto "capolavoro"?).

13 comments:

chimy said...

Grande!!!
Bellissima recensione. Hai fatto benissimo a sottolineare i meriti di una sceneggiatura davvero magnifica: ritmo e tempi perfetti.

"grande CINEMA"

Sembra una banalità, ma questo secondo me è il merito più importante del film: unire magnificamente forma e contenuto, suono e immagine... fare insomma del vero CINEMA (come in Italia non eravamo più abituati a vedere).

Confermo che, a mio parere, sono necessarie almeno due visioni (non ho ancora fatto la terza... ma manca poco ^^).
Per quella domanda finale nella parentesi... PRESENTE!!! ^^


Un salutone

Killo said...

Sai che non mi ispira molto...

Para said...

Sì, io ho detto capolavoro! :)
Almeno doppia visione, secondo me!
Mamma mia questo film sta regalando recensioni coi fiocchi da ogni dove, bravo Weltall!
Saluti.
Para

Spino said...

CAPOLAVORO diciamolo pure si si diciamolo ad alta voce.

Weltall said...

@chimy: GRAZIE ^___^
Mi è sembrato giusto mettere in risalto una sceneggiatura scritta veramente bene, perfetta (come dici tu per tempi e ritmo) e soprattutto resa facilmente assimilabile anche da chi non sa nulla della nostra storia politica recente.
"unire magnificamente forma e contenuto, suono e immagine... fare insomma del vero CINEMA"
Ed era proprio ora, porca miseria ^___*

@killo: insiema a Gomorra, un film imperdibile!!!

@para: Grazie mille anche a te ^__^
Vedo che "doppia visione" e "capolavoro" sono confermati...bene, bene ^__*

@spino: e diciamolo CAPOLAVORO ^__^

nicolacassa said...

Allora devo vederlo!

Weltall said...

@Nick: assolutamente si!!!

heraclitus said...

almeno una visione penso/spero di dargliela.

Weltall said...

@heraclitus: penso che la meriti! Quando il cinema italiano raggiunge questi livelli non si può perderlo ^__^

dreca said...

se riesco a vederlo una volta sarò soddisfatta di me ;-)

Weltall said...

@dreca: eh eh eh almeno una volta va visto per forza ^__*

claudio said...

io dico capolavorissimo...

un saluto,
cla

Weltall said...

@claudio: a questo punto mi unisco anch' io a questo coro di "capolavoro" che si alza dai commenti ^___*