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Wednesday, June 10, 2009

Far East Film Festival 11 - In Pictures - Theater, People and Stuff

Bene gente, con questo secondo set di foto si concludono anche i post dedicati al FEFF XI. Ringrazio tutti quelli che hanno partecipato commentando o anche solo leggendo e nella speranza di non avervi annoiato troppo, anzi, sperando che abbiate trovato almeno interessanti i vari resoconti, vi lascio alle immagini che seguono, delle piccole perle della fotografia che sfiorano il capolavoro ^__*

Un po' di coreografia ^__*



Fronte e retro della nostra posizione preferita al teatro ^__^



Due scatti prepotentemente artistici ^__^


Ad un anno di distanza mi sono perso nuovamente (e ripetutamente) nel DVD Shop ^__^"...


...in compenso però in 12 mesi mi sono "evoluto" ^__*


Eccoci con i grandissimi Prachya Pinkaew e Panna Rittikrai rispettivamente registi di Chocolate e Ong Bak 2!!!


Io e Rosuen con Nick Cheung, interprete sia in The Beast Stalker che in Connected!!!



Autografo e foto con Dante Lam regista di The Beast Stalker


Foto di gruppo a cena dopo la proiezione di Yattaman. Sulla sinistra partendo dal fondo, Nick, Shiho, Deiv e Rosuen. Sulla destra sempre dal fondo, Marzia, Chimy, Para e Erica.


E non poteva mancare anche la foto di gruppo tra blogger e non alcuni nomi presi a caso ma il meglio del meglio che la Rete ha da offrire (ho esagerato?) ^__^. Insieme al vostro Weltall, Rob sulla sinistra, Para e Chimy a destra ^__^

Nota a margine: a parte la prima e la penultima, scattate da me, e quelle con Nick Cheung e Dante Lam, scattate da Shiho (che ringrazio tanto ancora una volta), le altre foto sono del buon Deiv.

Monday, June 08, 2009

Far East Film Festival 11 - Day 9

CLIMBER'S HIGH
Regia di Harada Masato

Per Climber's High si intende quel particolare senso di "euforia" dovuta all' altitudine ma è anche il titolo del penultimo film giapponese in concorso e racconta del più grave disastro aereo nella storia del Giappone: nell' agosto del 1985 un Jumbo della Japan Air Line precipita sulle montagne e degli oltre 500 passeggeri solo in pochissimi sopravvivono. Il film racconta dei quattro giorni successivi all' incidente e dell' inchiesta giornalistica portata avanti dalla maggiore testata del Kanto che si è occupata dell'evento cercando di fare luce sulle dinamiche e sulle responsabilità dell' incidente . Tra dinamiche redazionali e le vicende personali del protagonista, il film si mantiene piuttosto interessante e ben ritmato per la sua prima metà. La stanchezza si comincia ad accusare dalla seconda metà in poi con un finale che non va in crescendo ma si mantiene piuttosto piatto. Non c'è insomma il climax che l'indagine giornalistica farebbe supporre (e non è propriamente un male perchè il finale e tutt'altro che scontato) ma c'è Kenichi Endo che non fa lo Yakuza ma il giornalista...e non è cosa da poco.

YATTERMAN
Regia di Takashi Miike

Più di Ong Bak 2. Più di The Good The Bad The Weird. Più di Ip Man. Più del premio Oscar Departures. Più di tutti questi, è Yatterman di Takashi Miike il vero e unico evento del FEFF, progetto atteso impazientemente sia dagli estimatori dell' eclettico regista giapponese, che da tutte quelle persone cresciute con questo famosissimo anime arrivato qui da noi negli anni '80. Si può solo immaginare l' hype creato dalla notizia che il pubblico del Far East avrebbe avuto la fortuna di essere il primo a vederlo dopo la presentazione a New York lo scorso febbraio 2009. Si possono solo immaginare le aspettative generate e tutti gli inutili tentativi di tenerle a freno. Si può solo immaginare cosa significhi stare un'ora e mezzo in fila prima della proiezione. E tutto questo per cosa? Semplicemente per assistere alla migliore trasposizione di Yattaman che si potesse anche solo sperare, e non esagero. Immaginate tutto quello che c'era nella serie animata, il più piccolo dettaglio, e lo troverete in questo film [tranne le tette di Miss Doronjo (Miss Dronio qua da noi), va bé, pazienza!]. E ci troverete anche Miike, che non ci stà a scomparire dietro il blockbusterone ma mette la sua firma inconfondibile al film (una sequenza in particolare verso la fine rimanda direttamente a Gozu e Izo) che chiude egregiamente questa undicesima edizione del FEFF.

Wednesday, June 03, 2009

Far East Film Festival 11 - In Pictures - Yattaman Madness

Vi piacerebbe leggere le mie impressioni su Yattaman vero? (come NO?!?)
Mi spiace annunciarvi che dovrete portare pazienza ancora un po'. Prima infatti voglio pubblicare qualche foto e un video che un po' documentano la portata dell'evento:

La fila comincia a formarsi. Sono da poco passate le 18:30 e noi siamo praticamente davanti alla porta d'ingresso del teatro. Lo spettacolo comincia alle 20:00, non rimane che avvisare Nick (che si intravede anche nella foto) e gli amici Chimy e Para.


Il teatro si riempie velocemente ma con ordine merito di un' organizzazione efficiente e collaudata.


Questa foto si commenta da sola. Si vede anche il buon Rob in platea.


Per concludere, un breve video con la presentazione del film da parte del suo produttore Chiba Yoshinori che legge al pubblico del FEFF un messaggio da parte di Takashi Miike (che, se vogliamo proprio fare i pignoli, potrei aver scritto pure io ^__*)


La qualità è quella che è, ma per essere un filmato fatto con una fotocamera digitale mi sa che va più che bene. Tra l'altro al minuto 0:19 potete sentire la mia voce mentre dico "ceeee, si stava ammazzando, attenzione!" riferendomi al buon Chiba che ci stava per rimettere lepenne sull' ultimo gradino del palco ^__^.

Thursday, May 28, 2009

Far East Film Festival 11 - Day 8

THE STORY OF A CLOSESTOOL
Regia di Xu Buming

Oltre ai grandi nomi, la selezione cinese del festival conta autori minori come Xu Buming, che porta a Udine il suo film incentrato su di un gabinetto, o meglio, su di una ragazza che costruisce un gabinetto in casa sua. Così sulla carta non sembra poi questa gran cosa ma volete mettere la comodità e l'igiene della cara classica tazza di ceramica soprattutto se paragonata ai vasi da notte da svuotare e pulire ogni santo giorno? Siamo nella Cina ultra tradizionalista degli anni '80 e l'introduzione del moderno gabinetto con scarico a vasi comunicanti al posto dei classici pitali, è simbolico della voglia e della necessità (sia della protagonista che della Cina tutta) di liberarsi dai vincoli sociali. Una pellicola che si presenta con premesse così originali fa ben sperare e fin da subito appare molto piacevole. Poi, come spesso accade con i film cinesi, la narrazione procede a singhiozzo fino a sedersi del tutto portando i tempi a dilatarsi in maniera impressionante: il film avrebbe anche potuto convincere pienamente se i suoi 90 minuti di durata non sembrassero tre ore.

LOVE EXPOSURE
Regia di Sono Sion

Quelle che seguono sono le prime confuse impressioni su quello che è a conti fatti potrebbe essere considerato, senza necessità di sbilanciarsi troppo, il film più bello del festival. Giudizio del tutto soggettivo il mio ma è oggettivo invece che questo è sicuramente il film più coraggioso visto al FEFF. E considerata la selezione giapponese di quest' anno, il coraggio non è cosa da poco: tra le pellicole visionate infatti, nessuno ha raggiunto e superato i limiti come Sono Sion. Innanzi tutto questo è stato il film più lungo dell' intero festival (4 ore) risultando miracolosamente mai pesante: questo perché Love Exposure presenta una varietà incredibile di situazioni e tematiche, anche scomode, ma che un' autore come Sion non si fa problemi ad affrontare e ad esempio basterebbe citare al suo Suicide Club. E qui si parla di religione, l' ipocrisia che si nasconde spesso dietro la fede, le sette religiose (vera piaga nella Terra del Sol Levante). Il tutto unito da una storia d'amore, guardoni, combattimenti, umorismo e tanto splatter (la migliore evirazione vista in un film, alla faccia di Eli Roth). Un film che fortunatamente si eleva dal piattume dei titoli giapponesi, e non solo, visti quest' anno (se si escludono Drop e in parte Departures).

IP MAN
Regia di Wilson Yip

Terzo ed ultimo film della selezione del FEFF che avevo già visto prima della trasferta in quel di Udine (le mie impressioni a proposito le potete leggere qui) e terzo ed ultimo film per il quale e davvero valsa la pena mettersi in fila per entrare in sala. La regia di Wilson Yip, le coreografie si Summo Hung, l' agilita di Donnie Yen unite al calore del pubblico del Far East, creano un alchimia così perfetta da rendere veramente speciale la visione festivaliera del film. Praticamente invariate le mie impressioni su questo film dove i combattimenti spettacolari si sposano con una bella ricostruzione storica, sia a livello scenografico che di contesto. Considerata la nazionalità del film, la rigidità con la quale si rappresentano in maniera parziale cinesi e giapponesi, ci può anche stare senza che questa pregiudichi in alcun modo la visione. Questo perché in un film dove è il kung fu a farla da padrone, sono solo i calci e i pugni che fanno la differenza. Sicuramente il migliore (proprio perché più "completo") tra i film di arti marziali presentati in questo FEFF.

FIREBALL
Regia di Thanakorn Pongsuwan

Omadonnamiasantissima!!! “Muay Thai Basketball” recita la breve sinossi del programma del FEFF e questo basta ad accendere l'interesse per questo film. Cosa si può chiedere di più se non calci, pugni e gomitate unite alla pallacanestro? E questa pericolosa e dolorosissima versione del gioco è il cuore della quarta ed ultima pellicola dedicata al focus sui Thai Action Movies che si rivela essere, senza mezzi termini, una grandissima cagata e pure fatta male. Non è certo la banalità della storia a far precipitare Fireball nel baratro dell' inutilità cinematografica (la storia non è mai stata importante o rilevante in questo genere di film) quanto una regia deturpante che distrugge l'unico motivo d'interesse del film, i combattimenti, facendo una bella iniezione letale ad una pellicola già agonizzante. La macchina da presa traballante rende veramente difficile capire la dinamica degli scontri per non parlare poi di come questi vengono tagliati fuori dall' inquadratura in diverse occasioni. Somtum in confronto è per davvero un capolavoro.

Tuesday, May 26, 2009

Far East Film Festival 11 - Day 7

TACTICAL UNIT : COMRADES IN ARMS
Regia di Law Wing-cheong

Torna la Police Tactical Unit honkonghese, nata nel celebre film PTU di Johnnie To, con il quarto film a loro dedicato, il primo ad approdare direttamente nelle sale (i precedenti e l' imminente seguito sono prodotti per la televisione). Dopo The Code, portato lo scorso anno al FEFF, si arriva a Comrades in Arms con un bel salto temporale che però non pregiudica il godimento della visione, nonostante la situazione per molti personaggi sia diversa da come l'avevamo lasciata. Questa volta, dalla giungla urbana ci si sposta in mezzo ai boschi dove un gruppo di rapinatori si sta nascondendo. Due squadre di PTU divisi da profonde rivalità, dovranno imparare a lavorare assieme e a collaborare in quella che diventerà presto una lotta per la sopravvivenza. PTU è ancora lontano e irraggiungibile ma i passi avanti rispetto a The Code si vedono eccome, così come si vede emergere la natura cinematografica di questo Comrades in Arms, molto più "film" rispetto al precedente. Un diversivo divertente (merito anche del grande Lam Suet) e mai noioso nonostante sia intaccato da qualche sporadica ingenuità.

CRUSH AND BLUSH
Regia di Lee Kyoung-mi

Me-sook è una professoressa di scuola media, bruttina, impacciata e con la tendenza a diventare paonazza in volto. La sua vita è una lotta continua per emergere dall' indifferenza nella quale il resto della società l'ha relegata e per strappare dalle grinfie della sua rivale di sempre l'uomo che ama, un professore della sua stessa scuola, anche se questo significa diventare amica con la figlia di lui ed impedirne il divorzio dalla moglie. Il secondo esordio coreano, prodotto questa volta da Park Chan-wook, è una storia da “rivincita dei perdenti” nel quale i brutti si prendono con forza quello che gli è dovuto dopo una vita passata alle spalle dei belli. Una commedia sugli “outcast” piena di isterismi e paranoie (la comicità è sviluppata soprattutto su questi due aspetti) molto semplice a tratti divertente ma, proprio per questi aspetti appena elencati, potrebbe anche risultare molto irritante e inconsistente. Mi sembra giusto però dare merito all' attrice Gong Hyo-jin per la sua interpretazione di Me-sook, personaggio riuscitissimo secondo me e forse la cosa migliore di questo film.

FICTION.
Regia di Mouly Surya

Tra la selezione di film indonesiani di quest' anno, spicca questo Fiction, film “elegantissimo” stando a sentire il modo in cui è stato presentato. E' nessuno toglie all' opera di Mouly Surya la sua eleganza, perché il film vanta sicuramente una confezione precisa e curata. Ma come spesso accade, ad una bella scatola non corrisponde per forza un bel contenuto ed infatti ben poco sembra di particolare interesse in questa storia che vede protagonista una ragazza proveniente da una famiglia ricca che non conosce il mondo se non quello in cui il padre la tiene a suo modo “rinchiusa”. Scappata di casa per seguire un ragazzo del quale si è invaghita, il suo approccio con la vita vera, non solo la sua ma anche quella degli altri, sarà molto particolare (qualcuno ha detto psicotico?). Comprensibile l' enfasi nel portare all' attenzione del pubblico festivaliero prodotti di una cinematografia in piena espansione, non altrettanto comprensibile invece il mettere sotto i riflettori prodotti come questo Fiction, psico-thriller di scarso interesse che spesso ricorda un' Attrazione Fatale in salsa asiatica, ma che rimane oltremodo pesante e insopportabile.

THE GOOD THE BAD THE WEIRD
Regia di Kim Jee-woon

Altro film che ho già avuto modo di vedere tempo fa (e ne ho anche già scritto qui) ma che meritava una seconda visione festivaliera (tra l'altro alla presenza dello stesso Kim Jee-woon e Dante Spinotti). Questo bockbusterone western omaggio all' opera eterna del maestro Sergio Leone, continua a mostrare pregi e difetti della prima visione: una sceneggiatura traballante che si fa dalla seconda metà in poi inconsistente fino a perdersi del tutto. E sembra a suo modo superflua visto che il film, non tradendo la sua natura commerciale, punta tutto sulla spettacolarità e sulla messa in scena delle grandissime scene d'azione orchestrate dal regista coreano per il quale non posso proprio astenermi dal tesserne le lodi . Devo ammettere che vista sullo schermo del Teatro Nuovo, la sequenza dell' inseguimento nel deserto, lascia veramente a bocca aperta. Secondo me un film che riesce anche ad esaltare, a patto che si riesca a chiudere un' occhio sui difetti citati in precedenza.

Tuesday, May 19, 2009

Far East Film Festival 11 - Day 6 - HORROR DAY

RULE #1
Kelvin Ton
g
Al MAD (Miscellaneous Affairs Department) c'è un' unica e importante regola: i fantasmi non esistono. "E 'sti cazzi!" verrebbe da dire. Peccato che la verità sia l'esatto opposto e che l'agente Lee Kwok-keung, da poco trasferito all' agenzia dopo un' evento drammatico che l' ha visto protagonista, si trovi a difendere la segretezza della loro esistenza per la salvaguardia del bene comune. L' horror di Hong Kong punta su di una ghost story dove i fantasmi vivono tra di noi e molti di loro, quelli pieni di rancore, si impossessano dei vivi semplicemente toccandoli. Non è certo l'originalità il punto forte della pellicola di Kelvin Tong dove gli spaventi sono prevedibili e accompagnati da apparizioni pop-up e impetuosi interventi sonori, miscela di elementi vista e rivista ormai centinaia di volte, segno di una totale mancanza d'ispirazione per il genere. La pellicola comunque alza la testa in alcuni brevi momenti dove riesce ad essere sufficientemente inquietante, soprattutto nel doppio finale "trappola" (nel senso che ci si casca con tutte le scarpe) per nulla accomodante.

RAHTREE REBORN
Yuthlert Sippak

A quanto pare questo è il terzo capitolo di una saga horror che ha come protagonista lo spirito di una ragazza che, armata di rasoio, fa a pezzi gli abitanti maschi di un condominio. Questo soltanto per essere morta dalla disperazione per essere stata lasciata dal fidanzato (almeno credo). Figurati poi se non ci deve passare tutto il genere maschile per colpa di uno soltanto! Il solito spettro vendicativo non è certo segno di originalità ma non è a quello che punta questa produzione tailandese votata più al demenziale che all' horror. Impressionante infatti la quantità di minuti spesa a cazzeggiare tra donne strabiche, ubriaconi molesti, guardie giurate balbuzienti ecc. Alla fine si arriva a chiedersi quando lo spettro [questa volta incarnatosi in una bambina (non chiedetemi ne come ne perché) maltrattata a scuola e a casa] comincerà finalmente a fare a pezzi qualcuno. La trama risulta confusionaria e quasi totalmente incomprensibile e non credo che dipenda dal fatto che siamo al terzo episodio senza aver visto i precedenti due. Tra l'altro, quando meno ce lo si aspetta, il film finisce, senza preavviso, senza una vera conclusione. Anzi, si vedono le immagini dell 'imminente seguito intitolato Rathree Reborn 3.2. Praticamente un capolavoro assoluto.

THE FORBIDDEN DOOR
Joko Anwar

Presentato come l'evento principale della giornata dedicata all' horror orientale, il film dell' indonesiano Joko Anwar (conosciuto l'anno passato per la sceneggiatura del simpatico Quickie Express) si è rivelato al di sopra delle basse aspettative che i paragoni con Lynch avevano creato, facendo pensare ad un film alquanto pretenzioso. Eppure la storia di questo scultore che nasconde i feti abortiti dalla moglie all' interno delle sue opere (donne gravide), è un thriller psicologico dal quale, tra porte che non devono essere aperte, misteriosi club privati e snuff movies, emerge una chiara matrice lynchana. Ma quello che Joko fa non è un copia incolla (cosa a mio parere impossibile) ma un omaggio (al limite della dichiarazione d'amore) al cinema di Lynch: impossibile non trovare paralleli con Strade Perdute (forse il film al quale si è più ispirato), non cogliere le citazioni da Velluto Blu o Twin Peaks o citare l'uso della colonna sonora o la fotografia. Un film ambizioso (con una deriva splatter un po' inaspettata) dal quale comunque sono rimasto piuttosto colpito e affascinato, nonostante un finale (ma questo è un' aspetto del tutto soggettivo) un po' prevedibile.

COMING SOON
Sophon Sakdaphist

Ma si può arrivare a fine giornata senza un film di "cacca"? Soprattutto quando si parla di pellicole dell' orrore? Mi sembrava che la qualità media dei film visti nell' Horror Day fosse stranamente troppo alta ed infatti, a notte fonda, ecco arrivare il filmaccio tailandese diretto discendente (se non ideale seguito) di quel The Screen at Kamtchanood visto lo scorso anno al FEFF. Anche qui si provano ad affrontare carpenteriani percorsi metacinematografici raccontando di come il personaggio di una pellicola horror si materializzi nella realtà per uccidere chi ha avuto la sfortuna di vedere il film. Peccato solo che Coming Soon sia un semplicissimo, banale e scontato horror orientale che punta tutte le poche carte che ha in mano sullo spavento indotto da musiche e rumori fortissimi, apparizioni improvvise che si susseguono in maniera continuativa per quasi tutto il film, risultando solo stancanti piuttosto che terrorizzanti. Proprio come in The Screen at Kamtchanood insomma. Sconsigliato anche a chi ha intenzione di schiacciare un pisolino in sala, troppo e inutilmente rumoroso.

Monday, May 18, 2009

Far East Film Festival 11 - In Pictures - Road to FEFF

Dopo aver esaminato i primi cinque giorni di proiezione è arrivato finalmente il momento di mettere a disposizione di voi cari lettori un' accurata selezione del materiale fotografico prodotto durante il festival. I post a riguardo al momento sono tre. Questo primo vuole raccontare visivamente il viaggio è tutta una serie di momenti prima dell' inizio della manifestazione:

Non che il viaggio in aereo sia così lungo ma...si fa il possibile per far passare il tempo!


Due grandi pensatori


Due profughi ^__*


"From B&B to B&B" ovvero una prova della potenza del nuovo obiettivo di Deiv



L' infopoint del FEFF allestito in un vecchio autobus. Abbiamo molto gradito l' idea ^__^




Il Mercatino orientale organizzato per i primi tre giorni della manifestazione. Alcuni stand avevano fumetti, artbook e action figures...bellobellobello ^__*


Tanto per rimanere in tema, eccoci al ristorante orientale


AH AH, beccata Shiho ^__^


Va bé, qui l'idiozia si commenta quasi da sola ^__^"


Un tappeto di pesci ci guida fino all' entrata del Teatro Nuovo


Ed eccoci qui, ad un passo dal cominciare la nostra nuova avventura al FEFF di Udine!!!

Per il momento ci si ferma qui. Il più presto possibile nuove foto ^__^

Nota a margine: gli scatti di questo post sono opera di (in ordine sparso) Rosuen, Deiv, Shiho e miei naturalmente ^__*

Thursday, May 14, 2009

Far East Film Festival 11 - Day 5

MY DEAR ENEMY
Regia di Lee Yoon-ki

Hee-soo vuole recuperare un vecchio credito dall' ex-fidanzato Byung-woon, perciò lo raggiunge nel luogo dove abitualmente va a scommettere scoprendo però che è completamente al verde. Non fidandosi della sua promessa di accreditargli la somma dovuta direttamente sul suo conto, lo segue e lo accompagna per tutto il giorno mentre lui racimola i soldi da alcune sue conoscenze (tra le quali molte donne). Interessante il film di Yoon-ki, road movie intimista che, a dispetto del piano sequenza iniziale, si concentra unicamente sui dialoghi e sulla splendide interpretazioni degli attori. Il film, abilmente sceneggiato, ci da subito un' immagine ben definita dei personaggi (lui paraculo, lei ferita e abbandonata) per poi rivelare anche, indirettamente, tanti piccoli dettagli (ma mai così tanti da rivelarsi troppo esplicativi) che definiscono e ribaltano le due figure principali senza però mai arrivare ad averne un quadro completo e definito (non sapremo mai ad esempio perché Hee-so ha tutta questa necessità di recuperare i suoi soldi). Considerati i ritmi con i quali si muove, My Dear Enemy potrebbe scoraggiare e stancare chi non è disposto ad entrare lentamente nella storia e nei personaggi. Tutti gli altri potrebbero invece avere una bella sorpresa proprio come l'ho avuta io.

THE WAY WE ARE
Regia di Ann Hui

Dopo averle dedicato una retrospettiva incentrata sui suoi primi e quasi introvabili lavori televisivi, il FEFF presenta l'ultimo lavoro cinematografico della regista di Hong Kong. Girato in digitale ad alta definizione, The Way We Are è quasi un documentario attraverso il quale la Hui racconta la vita in un quartiere ai margini di Hong Kong, muovendosi tra altissimi palazzoni per raccontare la piccola gente e le realtà che esistono alla loro ombra. La sua macchina da presa segue, senza mai essere invadente, madri provenienti da un passato di stenti che lavorano senza sosta per dare un' istruzione ai figli. Anziane, rimaste senza più nessuno, abbandonate a se stesse. Non c'è una vera e propria storia da raccontare ma semplicemente l'intenzione di rappresentare uno spaccato di quotidianità, lucido e spesso toccante, anche attraverso l'uso di foto di repertorio che creano un ponte tra presente e passato, la vita com'era e com'è oggi: i tempi cambiano, la gente è la stessa.

DEPARTURES
Regia di Takita Yojiro

Kobayashi Daigo è costretto a ripartire da zero quando l'orchestra dove suonava viene sciolta. Si trasferisce allora con la moglie nella sua città natale e incomincia a lavorare in un' agenzia funebre. Grandi aspettative per il film vincitore del premio Oscar come miglior pellicola straniera. Aspettative non tradite ma neanche soddisfatte in pieno, a mio parere, perché Departures, per quanto bello, non è certo esente da difetti. Nel film di Takita Yojiro la morte non rappresenta necessariamente la fine ma l'inizio, non l' arrivo ma la partenza. Assolutamente splendido il rituale di preparazione dei cadaveri per il loro ultimo “viaggio”, un' approfondimento sentito e spesso commovente su di una cultura così diversa dalla nostra e dalla quale si impara sempre qualcosa. Si pecca forse quando si calca la mano in eccessi drammatici dove si cerca la lacrima facile, amplificati da un uso (ad arte) della colonna sonora, aspetti che trovo parecchio irritanti, disonesti e purtroppo ricorrenti nel cinema mainstream giapponese. Potenzialmente uno dei più bei film del festival, irrimediabilmente imperfetto.

ROUGH CUT
Regia di Jang Hun

Primo dei due esordienti coreani di questo FEFF, Jang Hun è stato uno dei tanti aiuto regista di Kim Ki-duk che qui produce e appare anche tra gli sceneggiatori. La storia vede un gangster, appassionato di cinema e con il pallino per la recitazione, ed un attore, che invece interpreta solo ruoli da gangster, finire per una serie di coincidenze a lavorare insieme nello stesso film. La cosa più interessante di questa pellicola è vedere i protagonisti provenienti da background così diversi, assomigliarsi comunque molto tra di loro, prigionieri dei loro ruoli nella vita aggrapparsi alla finzione cinematografica come via di fuga dalla realtà anche se il confine che le separa, così come quello tra ruolo e interprete, si fa sempre più labile. Un film non completamente riuscito (forse un po' troppo romanzate le vicende private dei personaggi) che però si distingue per una pregevole confezione, qualche sequenza veramente degna di nota, nonché una citazione di Bad Guy dello stesso Ki-duk.

Wednesday, May 13, 2009

Far East Film Festival 11 - Day 4

DROP
Regia di Shinagawa Hiroshi

Graditissima sorpresa questo comic/drama del giovane regista Shinagawa Hiroshi, progetto che nasce come romanzo autobiografico dello stesso regista, per poi diventare un manga e successivamente film, un percorso nel quale le varie "tappe" finiscono per fondersi assieme, arrivando addirittura ad inserire nel montaggio immagini prese dal manga stesso. La storia vede il giovane Hiroshi abbandonare la sua scuola privata per quella pubblica con il desiderio di entrare così a far parte di una banda di teppisti. Tra violente risse e rivalità tra bande, si racconta una storia di amicizia, crescita personale e collettiva, il passaggio all' età adulta e la presa di coscienza delle proprie responsabilità. Uno spaccato molto particolare della gioventù giapponese infarcito di citazioni da otaku (degne di nota quelle di Gundam e Dragonball), vivace e ironico anche nei suoi frangenti più violenti. Drop non è Crows 0 così come Shinagawa non è Miike (però ci sono due splendidi cameo di Sho Aikawa e Kenichi Endo), ma il suo film è da tenere in attenta considerazione.

THE TRIUMPHANT GENERAL ROUGE
Regia di Nakamura Yoshihiro

Il mini focus su Nakamura Yoshihiro prosegue e dopo Fish Story, il regista giapponese torna con il medical thriller The Triumphant General Rouge, seguito del piacevole The Glorious Team Batista (visto l'anno scorso al FEFF), con le indagini della dott.ssa Taguchi e dell'ispettore del ministero della salute Shiratori, questa volta incentrate su di un determinatissimo medico di pronto soccorso, soprannominato General Rouge, accusato da una lettera minatoria di legami poco chiari con una importante casa farmaceutica. Così come il precedente, anche questo si rivela essere un film investigativo ad ambientazione ospedaliera, forse maggiormente incentrato a mostrarci il funzionamento della sanità giapponese (soprattutto in ambito di pronto soccorso). Il tutto condito da una leggera vena ironica e dagli ottimi personaggi protagonisti tra cui spicca sicuramente quello di Taguchi Kohei (Shiratori) che è anche il motivo per il quale ho guardato questo film, meno pretenzioso di Fish Story e forse anche per questo decisamente più convincente.

K-20 LEGEND OF THE MASK
Regia di Sato Shimako

In un mondo dove la seconda guerra mondiale non c'è mai stata, la popolazione mondiale vive sotto il giogo di una società pseudo nazista, divisa nettamente in classi sociali, ricchi e poveri. Heikichi, giovane acrobata da circo, nella speranza di guadagnare qualche soldo in più, viene incastrato ed accusato di essere K-20 il misterioso criminale/terrorista che si oppone al governo. Fa sinceramente piacere vedere una donna dietro la macchina da presa di una grossa produzione come questa, film dal grossissimo budget, accostato per la spettacolarità degli effetti speciali a blockbuster americani come Spiderman. Peccato che, a parte qualche ottimo e funambolico movimento di regia durante gli allenamenti di Heikichi, il film risulti abbastanza piatto, non aiutato certo da una sceneggiatura senza infamia e senza lode. Sicuramente una grandissima pellicola di richiamo per il pubblico ma, per mio personale gusto, tanti effetti speciali senza una base sotto non mi restituiscono nulla se non la sensazione di avere le palle a fisarmonica alla fine del film. Sempre piacevole comunque vedere all' opera Takeshi Kaneshiro e sentire gli Oasis nella colonna sonora durante i titoli di coda...ma molti potrebbero anche trovarlo un ennesimo difetto.

CONNECTED
Regia di Benny Chan

Una donna viene rapita e dalla cascina dove è tenuta prigioniera riesce a effettuare una chiamata da un telefono semi distrutto. La chiamata la riceve un giovane esattore che decide di aiutarla presto coaudivato anche da un volenteroso poliziotto. Se la storia non sembra proprio nulla di nuovo, non c'è nulla di strano. Connected infatti è il remake di Cellular, film di qualche anno fa (2004 forse) con Jason Statham, Kim Basinger e William H. Macy tra gli altri. Non avendolo visto non posso fare paragoni, ma senza ombra di dubbio posso dire che la pellicola di Benny Chang è una vera bomba. E' il motivo non è certo da ricercarsi in una storia dai risvolti fin troppo prevedibili ma più che altro in un ritmo instancabile, un crescendo di azione adrenalica che lascia incollati allo schermo dall'inizio alla fine. Impossibile veramente non citare lo splendido e spettacolare inseguimento in auto (da applausi) o la piacevolissima sensazione vintage, cha fa tanto cinema d'azione anni '80, che trasmette l'ironia con la quale il film è infarcito. Signore e signori, il grande cinema d'azione di Hong Kong. Figata.