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Wednesday, June 08, 2011

Far East Film Festival 13 - Day 9

WANTED : BORDER
Regia di Ray Dafante Gibraltar

Che cos'è Wanted : Border? Questa la domanda che ci si pone alla fine di una visione straniante, che lascia confusi e in fondo anche affascinati. Cinema di natura sperimentale o semplicemente pretenzioso? Forse non esiste un' unica risposta per questo film dove è impossibile individuare un filo narrativo da seguire, così come appaiono confusi, sovrapposti, frammentati i piani temporali delle diverse storie e dei diversi personaggi rappresentati. Esiste comunque una figura cardine, quella della locandiera e del suo locale famoso per l' ottima cucina, intorno al quale ruotano vicende collaterali a volte violente (lo sfortunato documentarista o il patrigno incestuoso) a volte rappresentative della realtà politica e religiosa delle Filippine. Un film che nel suo intricatissimo complesso rimane indecifrabile e difficilmente categorizzabile.

TROUBLESHOOTER
Regia di Kwon Hyeok-jae

Il cinema coreano si conferma fino all' ultimo uno dei protagonisti principali di questa edizione del Far East. Troubleshooter è infatti un' onestissima pellicola di genere perfettamente bilanciata tra una storia complessa ed articolata e grandi momenti d' azione. La storia si concentra su di un ex poliziotto che, diventato investigatore privato, si trova coinvolto in un omicidio che è solo la punta dell' iceberg di un ben più complesso e profondo complotto politico. Quello di Kwon non appare un film troppo costruito a tavolino come The Unjust, ma impostato fin dai primi minuti per far precipitare lo spettatore dentro la vicenda, rivelando tutti gli intrecci senza tante attese e, permettendo di poter godere in egual misura tanto della storia quanto delle parti puramente action. Ennesima dimostrazione dello stato di salute di un certo genere di cinema commerciale e d' intrattenimento coreano.

THE DRUNKARD
Regia di Freddy Wong

Forse il film più artisticamente rilevante visto al Festival che richiama alla mente Wong Kar Wai (non a caso l' autore del romanzo dal quale è nato il film ha ispirato In the Mood for Love e 2046) e porta sullo schermo la vita ad Hong Kong negli anni '60 attraverso la figura di uno scrittore, Mr. Lau, che tra donne e alcol cerca di sopravvivere come romanziere, finendo poi per rinnegare i suoi stessi principi artistici cominciando a scrivere racconti per riviste pornografiche. Tra le diverse storie d'amore infelici e frammenti di vita offuscati dall' abuso di alcolici, quello che emerge maggiormente è proprio una riflessione molto profonda sullo scrivere e sull' essere uno scrittore. The Drunkard è un film che scorre lento eppure nella sua quasi immobilità si costruisce il ritratto di una società, di un uomo e di un periodo storico in grado di regalare grandi suggestioni.

PUNISHED
Regia di Law Wing-cheong

Direttamente dalla factory di Johnnie To, la Milkyway, arriva un thriller incentrato sulla vendetta ed il senso di colpa, dove un padre vuole trovare ad ogni costo i responsabili del rapimento e della morte della figlia. Costruito intorno ad una struttura a flashback, riciclata ma di sicuro effetto, Punished si poggia tutto sul personaggio interpretato dal sempre bravo Anthony Wong il cui ruolo paterno, severo ed irreprensibile, è da inquadrare in un' ottica più ampia di quel che possa sembrare e va bel oltre quello intrinseco al suo nucleo familiare. Sulla sua coscienza gravano le decisioni e le responsabilità di padre di famiglia e di datore di lavoro, aspetto questo trattato forse in maniera troppo superficiale cosa che va a discapito degli intrecci e la definizione dei personaggi secondari. Punished si configura infatti nel suo complesso come una violenta e disperata caccia all' uomo forse un po' al di sotto delle aspettative considerata l' importanza dei nomi coinvolti e la nota qualità dei thriller targati Milkyway.

Monday, June 06, 2011

Far East Film Festival 13 - Day 8

CANNONBALL WEDLOCK
Regia di Maeda Koji

Un film giapponese che parla di una ragazza che si destreggia tra cinque fidanzati è qualcosa di particolare e per certi versi atipico, tanto da rendere l' esordio di Maeda Koji già sulla carta interessante. Rispetto alla stragrande maggioranza di titoli che provano a raccontare i rapporti tra uomini e donne in una società chiusa come quella nipponica, Cannonball Wedlock stupisce per come riesca ad essere politicamente scorretto nel parlare d' amore e rapporti sentimentali, ma anche alternativo nel mettere una donna in una posizione di assoluto potere al punto che può permettersi di scartare ad uno ad uno i suoi pretendenti fino a trovare quello giusto per lei. Trionfo dei sentimenti? Romantico lieto fine? Fortunatamente no. Nel divertente film di Maeda quel che trionfa è l'orgoglio e l'egoismo di cui per una vota sono gli uomini ad esserne vittime più o meno inconsapevoli.

AFTERSHOCK
Regia di Feng Xiaogang

Il grande cinema di Feng Xiaogang incontra una delle più grandi tragedie della storia recente cinese, il terremoto che nell' estate del 1976 costò la vita a 240.000 persone. Quello che scaturisce da questo incontro è un colossal, moderno nella rappresentazione del disastro e classico nel raccontare in chiave fortemente melodrammatica la storia lunga trentadue anni di una famiglia lacerata da questa immane tragedia, dai sensi di colpa e dal rancore. La spettacolarità agghiacciante della sequenza del terremoto insomma, fa da conrtappeso alla dimensione umana che il racconto assume quando di un' intera città non sono rimasti che macerie, polvere e sangue. Attraverso le vite della famiglia protagonista, Aftershock celebra e racconta un intero popolo, capace di rialzarsi, rimettersi insieme e diventare ancora più forte. Rispetto a The Assembly, Xiaongang non riesce ad evitare strizzatine d'occhio al regime ma lo spettro del film di propaganda non va troppo a demerito di una pellicola che rimane comunque maestoso e commovente.

THE UNJUST
Regia di Ryoo Seung-wan

Quasi un anti-action thriller. Ecco come appare l' ultimo film di Ryoon Seung-wan, un ritratto della giustizia segnato dal marcio e dalla corruzione che divora tutti, dal poliziotto fino all' ufficio del procuratore. Il film è certamente dinamico ma il dinamismo è dettato da una sceneggiatura di ferro capace di dare un ritmo continuo alla narrazione nonostante siano gli intrecci tra i personaggi a farla da padrone piuttosto che la mera azione. Questo comporta che il film si presenti ad un primo impatto densissimo di avvenimenti e nomi e richieda perciò una grande attenzione soprattutto se non si vuole rimanere tagliati fuori dalla girandola di ricatti, tradimenti e doppi giochi che si susseguono dall' inizio alla fine della pellicola. The Unjust è quindi un film che fa della scrittura il suo punto di forza (la sceneggiatura è opera di Park Hoon-jung) ma che Ryoo riesce a mettere in scena senza sbavature anche grazie alle notevoli prestazioni degli attori.

YAKUZA WEAPON
Regia di Yamaguchi Yudai e Sakaguchi Tak

La mente fa un salto indietro a Full Metal Yakuza di Miike quando si pensa alla storia di Shozo, trasformato da un' Agenzia governativa segreta in una macchina da combattimento con tanto di gaitling gun al posto del braccio e lancia razzi in un ginocchio. I risultati non sono così brillanti però ma Yakuza Weapon riesce comunque a portare a casa un risultato accettabile anche se al di sotto delle aspettative. Ci sono dei momenti dove la limitatezza dei mezzi appare evidente ingombrante, altri dove sembra che il film proceda con il freno a mano tirato, cosa gravissima in un film di questo tipo. Dall' altra parte però sono in film come questi che emerge una gran voglia di fare ed inventare da un punto di vista narrativo e visivo, magari spingendosi fino ad un ambizioso combattimento in piano sequenza (quello del protagonista contro gli incappucciati, awesome!).

Wednesday, June 01, 2011

Far East Film Festival 13 - Day 7

PEDICAB DRIVER
Regia di Sammo Hung (Retrospettiva "Asia Laugh")

Nel percorso di riscoperta della classica commedia asiatica attraverso la retrospettiva Asia Laugh, non si poteva non coinvolgere anche il cinema di Sammo Hung. In questo Pedicab Driver, che lo vede sia regista che interprete, troviamo un minestrone di generi ed un continuo ribaltarsi di situazioni che vanno del comico al tragico, momenti violenti ed altri melò, gag esilaranti ed umorismo nero. Trattandosi di un film di Sammo Hung poi, non possono certo mancare le sue coreografie che rendono fantastiche e preziose le sequenze di combattimento. Pedicab Driver racconta semplicemente la storia di un gruppo di guidatori di risciò ma è allo stesso tempo un classico esempio di un tipo di cinema molto importante ad Hong Kong negli anni '80.

OPERATION TATAR
Regia di Baatar Bat-Ulzii

I Paesi asiatici coinvolti nella selezione festivaliera vedono aggiungere alle loro fila un' altro “fratello minore”. Operation Tartar è infatti il primo film proveniente dalla Mongolia ad essere presentato al FEFF e non si può negare che è stato un piacere avvicinarsi come pubblico a questa sconosciuta cinematografia. Un padre perde il lavoro in banca e ha bisogno di soldi per curare la figlia malata di cancro. Che fare? Ma contattare un vecchio amico e organizzare una rapina alla stessa banca dove lavorava, e cos' altro altrimenti? Il film di Baatar, a parte le fuorvianti sequenze iniziali, ha ben poco di “nero” ma è certamente una commedia divertente e ben strutturata in due macrosezioni, la preparazione ed il colpo, ricche di gag talvolta davvero esilaranti. Certo, la pochezza dei mezzi a disposizione si fa vedere, ma allo stesso modo emerge una gran voglia di fare e un gusto per la citazione davvero sorprendente (difficile crederlo ma ci si butta dentro anche Transformers). Non rimane altro che da dire: benvenuta Mongolia!

THE SHOWDOWN
Regia di Park Hoon-jung

Durante l' era Ming, in un sanguinoso campo di battaglia, solo in tre sopravvivono e vengono costretti da una tempesta di neve a trovare rifugio in una taverna. Tre uomini uniti sotto la stessa bandiera ma divisi profondamente da rancori personali e sociali, sono gli assoluti protagonisti di questa pellicola, esordio dietro la macchina da presa per Park Hoon-jung già sceneggiatore dell' ottimo I Saw the Devil di Kim Jee-woon. Costretti in un ambiente relativamente ristretto, tra loro comincia quasi subito un confronto, una lotta psicologica prima e fisica poi, intervallata da flashback che fanno luce sul loro background e sui loro trascorsi. Un film che gioca bene le sue carte nell' accumulare tensione e poi rilasciarla attraverso scoppi di violenza, in un gioco di equilibrio che purtroppo si va perdendo verso la fine, quando uno dei pezzi principali viene eliminato dalla scacchiera. Un film storico davvero atipico che, nonostante qualche sbavatura, pone un' interessante riflessione sull' eterno scontro fra classi sociali e i poteri forti della politica.

THE PIANO IN A FACTORY
Regia di Zhang Meng

Un musicista di strada, ex operaio di fabbrica, si trova ad affrontare il divorzio con la moglie che allo stesso tempo vorrebbe anche la custodia della loro figlia. Per convincere la piccola a rimanere con lui, l' uomo vorrebbe regalarle un pianoforte ma, impossibilitato economicamente, decide di costruirglielo lui stesso. Zhang Meng racconta in questo film una realtà che conosce bene, quella della regioni cinesi del nord-est. Un “freddo” spaccato di una società in cambiamento, che guarda al futuro lasciandosi alle spalle un cimitero di industrie e stabilimenti abbandonati. Non a caso i protagonisti sono una classe operaia ormai inutile che si è dovuta reinventare in altri campi per tirare avanti. Il pianoforte che decidono di costruire, usando quelle vecchie strutture abbandonate e materiali di scarto, rappresenta quasi un moto d'orgoglio di un passato che è ancora capace di lasciare un segno forte (in questo caso, musicale) nel presente.

Monday, May 30, 2011

Far East Film Festival 13 - Day 6

THE WARLORD
Regia di Li Hanxiang

Prodotto dalla Shawn Brothers e interpretato dallo stesso Michael Hui, The Warlord è ambientato in Cina all' inizio del ventesimo secolo dove il brigante Pang Ta-fu diventa influente signore della guerra accrescendo anno dopo anno la sua popolarità fino ad aspirare al ruolo di imperatore. Strano che questo film sia stato inserito nella retrospettiva “Asia Laugh” considerato che, si ride certo, ma non quanto ci si aspetterebbe. Le vicende di Pang, raccontate con grande dispendio di mezzi tra scenografie e comparse, hanno del tragicomico e abbracciano certamente più la commedia nera che altro. Hui si dimostra comunque ottimo interprete con un' espressività che da sola vale il recupero del film.

WANDERING HOME
Regia di Higashi Yoichi

Ritratto di un alcolista nel suo percorso per riabilitarsi come uomo, come figlio, come marito e come padre. Quello di Yasuyuki, il protagonista, è un dramma raccontato in maniera molto intima, surreale, venato in certi frangenti da una comicità leggera e mai ingombrante. Un film che si prende i suoi tempi e che lascia intendere un finale tutt'altro che lieto conducendoci però senza forzature, senza moralismi, senza essere ricattatorio come spesso accade in tante produzioni giapponesi. Inutile dire che il film non sarebbe lo stesso senza Tadanobu Asano, attore davvero enorme, forse tra i migliori (se non il migliore) della sua generazione in Giappone, sempre pronto a ricoprire ruoli non facili e anche qui riesce a dare prova tangibile del suo talento.

BEDEVILLED
Regia di Jang Jeol-soo

Dopo Jang Hoon è tempo per un' altro degli assistenti alla regia di Kim Ki-duk di fare il suo debutto con un lungometraggio e bisogna dire che Jang Jeol-soo ed il suo Bedevilled ci lascia sicuramente sorpresi. C' è una donna in carriera che fugge dal caos e dallo stress di Seul verso un isoletta dove ha passato l' infanzia. C'è la sua amica che vive da sempre su quell' isola subendo gli abusi di suocera e marito in primis. La prima cosa che stupisce di Bedevilled è il modo in cui si sposta il baricentro dell' attenzione per quel che riguarda il personaggio principale: chi è per davvero il protagonista e chi un mero spettatore? Chi è la vittima e chi il carnefice? Il regista si prende il suo tempo prima di dare una risposta, cambiando le carte in tavola fino alla fine, preparando il terreno (concimato a base di stupri, violenza fisica, violenza psicologica e incesti) per una svolta decisa verso il revenge movie che si tinge di slasher. Una violenza necessaria e catartica soprattutto per lo spettatore.

PARANORMAL ACTIVITY 2 : TOKYO NIGHTS
Regia di Nagae Toshikazu

In realtà questo non è proprio il seguito del film americano di Oren Peli ma più che altro uno spin-off in terra giapponese se non proprio un remake. Tutto funziona esattamente come l' originale: fratello e sorella vivono in casa da soli. Lei ha tutte e due le gambe fratturate dopo un incidente avvenuto mentre studiava in America. In casa iniziano a succedere cose strane, oggetti si spostano, bicchieri si rompono, porte si aprono. Lui, incuriosito, inizia a riprendere tutto nella speranza di catturare con la telecamera uno di questi fenomeni. Se già il film di Oren peli era piuttosto debole, è facile immaginare che un remake non potesse fare certo meglio. Nagae Toshizaku però riesce a fare anche di peggio ed oltre ai trucchi da prestigiatore da sottoscala (le porte e i bicchieri di poco sopra) scivola nel ridicolo, sfortunatamente per lui, involontario: se infatti pensava che vedere una ragazza mettersi in piedi e camminare nonostante il gesso in entrambe le gambe potesse fare paura, bé, si è sbagliato davvero di grosso.

Wednesday, May 25, 2011

Far East Film Festival 13 - Day 5

NIGHT MARKET HERO
Regia di Yeh Tien Lun

Per quanto sia stato campione d' incassi in Taiwan, Night Market Hero appare un film piccolo, piccolo, soprattutto se si trova a confrontarsi con un pubblico internazionale. Quella raccontata nel film di Yeh è infatti una storia molto legata alla cultura e alla tradizione taiwanese, forse in certi frangenti troppo impermeabile per essere capita e apprezzata. Ma questa lotta per la sopravvivenza di un antico mercato di strada che sta per essere smantellato per far posto ad un nuovo edificio, è anche troppo semplice, scontata e un po' banale, anche per chi non avesse problemi ad addentrarsi in una realtà così distante dalla nostra. Ed è strano trovarsi di fronte ad un film così considerato che Hear Me e forse ancora di più Monga, visti nella passata edizione del FEFF, fossero dei film molto più completi, riusciti ed accessibili per quanto legati anche loro alle tradizioni di Taiwan.

THE DRIFTERS: HEY SUCKERS!! HERE WE COME!!
Regia di Segawa Masaharu (retrospettiva "Asia Laugh")

La retrospettiva del FEFF sulla commedia asiatica si sposta anche su lidi giapponesi con uno dei suoi massimi esponenti, Segawa Masaharu qui impegnato nell' ultimo film della serie The Drifters che prende il nome dall' omonimo quintetto comico che ricopre anche i ruoli principali. Le sfortunate vicende del poliziotto Iwari sono raccontate attraverso gag che richiamano il più classico umorismo nipponico, basato sul ridicolo e sulla demenzialità. Ma dal film emerge anche un amore per il cinema muto che, a quanto si può apprendere dalle note biografiche, gli ha fatto in qualche modo da scuola. La riprova arriva in un finale con inseguimenti e torte in faccia in pino slapstick style.

DON'T GO BREAKING MY HEART
Regia di Johnnie To

Appare fatto chiaro e incontrovertibile che, la commedia romantica, non sia il genere il cui To si esprime meglio eppure non ha mai disdegnato di tanto in tanto una capatina nel genere tra un action a sfondo gangsteristico e l'altro. Don't go Breaking My Heart non potrà certo essere considerato tra le sue opere migliori (per carità!) ma rimane comunque un film delizioso che racconta un triangolo amoroso che nasce tra i grattacieli di Hong Kong sullo sfondo della recente crisi economica. To da alla sua amata città sempre il dovuto spazio, dagli scorci cittadini fino alle grandi vetrate dei grattaceli che diventano le vetrine su cui avviene il corteggiamento tra i protagonisti. Forse un po' troppo sbilanciato sul finale, dove ci si prende più tempo del dovuto per arrivare ad una conclusione della contesa amorosa, il film è comunque una divertente/divertita ma non so quanto possa essere considerata una piacevole alternativa alle classiche pellicole del maestro assoluto del cinema di Hong Kong.

BANGKOK KNOCKOUT
Regia di Panna Rittikrai e Mokarot Kaewthanee

Se c'è un cinema capace di non prendersi sul serio neanche per un momento e di reinventarsi ogni volta è proprio quello d'arti marziali Made in Tailandia soprattutto se alla macchina da presa c'è Panna Rittikrai, un' istituzione nel genere in quanto straordinario coreografo più che regista. Questa sua ultima fatica vede un gruppo di giovani stuntman assaporare il sogno di lavorare ad Hollywood per poi finire in un sadico gioco per miliardari. Vedere gli stunt, carne da macello sempre pronti ad immolarsi in film di questo genere, ricoprire i ruoli principali è allo stesso tempo una trovata geniale e il principale limite di questo film. Come si può immaginare, da un punto di vista attoriale siamo su livelli bassissimi (più del solito), ma da un punto di vista dell'azione e del mero intrattenimento il film regala grosse soddisfazioni e qualche brivido nel vedere gli interpreti/stunt rischiare per davvero il collo in più di un occasione. Gli amanti dell' action taiandese troveranno pane per i loro denti e tutti gli altri? Probabilmente lo giudicheranno con una severità fuori luogo. Peggio per loro.

Monday, May 23, 2011

Far East Film Festival 13 - Day 4

CHICKEN AND DUCK TALK
Regia di Clifton Ko (Retrospettiva "Asia Laugh")

Secondo un modo di dire cinese, polli e anatre non possono parlare. Da qui il titolo del film che, se da un lato è un riferimento diretto alla storia raccontata, la rivalità tra uno sporchissimo ristorante tradizionale dove si vende l' anatra arrostita e un locale di una catena in franchising specializzata nel pollo fritto, dall' altro si riferisce all' incomunicabilità fra culture totalmente diverse (quella orientale e quella occidentale) in questo caso inquadrato in ambito culinario. A parte questo, Chiken and Duck Talk è un esempio perfetto della qualità delle produzioni comiche di Michael Hui che la retrospettiva del Festival ha voluto giustamente omaggiare. Uno straordinario umorismo bilanciato tra dialoghi e gag, distribuite in maniera uniforme tanto da dare al film un compattezza ed una continuità comica encomiabile. Ci sarebbe da imparare da pellicole così. Se fosse stata in concorso probabilmente avrebbe meritato di vincere.

RAKENROL
Regia di Quark Henares

Precisi momenti della nostra vita, amori, emozioni, delusioni, sofferenze, raccontati attraverso la musica. Quella di Rakenrol in fondo è una storia che fonda le sue radici nella scena indie rock filippina e di come quella musica abbia formato in qualche modo il personaggio principale, Odie, di come l'abbia accompagnato attraverso la scoperta del primo vero amore e di come l'abbia portato a mettere su una band in maniera quasi fortuita. Forse al giovane regista Henares manca un po' il senso della misura nel bilanciare le varie facce del suo film (comica, sentimentale, ecc.) ma non si può negare che Rakenrol si un onesto “coming of age” movie, divertente, sincero e con una colonna sonora sorprendentemente accattivante considerato che si tratta, è proprio il caso di dirlo, di musica di un' "altro mondo".

CONFESSIONS
Regia di Tetsuya Nakashima

E' rimasto poco dello stile di Nakashima in Confessions. La strabordanza visiva che aveva caratterizzato Kamikaze Girls e Memories of Matsuko (già di per se film quasi opposti) lascia il posto ad uno stile più asciutto, contraddistinto da un uso quasi continuo di ralenty, perfetto per questo livido ritratto di una società malata, dove gli adolescenti sono lasciati in balia di se stessi, privi di forti punti di riferimento, tentati da modelli sbagliati e protetti dalla Legge. Quella stessa legge che alleggerisce le coscienze di un mondo di adulti che hanno perso il significato del loro ruolo e si sono arresi, hanno deciso di guardare da un' altra parte o di fare finta di niente. E' in una società così che, attraverso cinque confessioni di cinque personaggi diversi, Nakashima racconta la storia di una vendetta spietata, implacabile (necessaria?) che avviene in un Giappone alieno, sotto un cielo costantemente plumbeo. Confessions è un cortocircuito di emozioni fortissime, coeso e coerente nel suo complesso con un' apertura ed una chiusura veramente da pelle d'oca. Con questo film Nakashima raggiunge il punto più alto in una carriera già di per se molto importante.

WIND BLAST
Regia di Gau Qunshu

Dopo il bel thriller “The Message” visto nella precedente edizione del FEFF c'erano delle buone aspettative sull' ultimo film di Gau Qunshu, Wind Blast. Ibrido certamente curioso tra poliziesco e western rimane leggermente imperscrutabile da un punto di vista narrativo, con un incipit da film gangster urbano che conduce poi ad una caccia all' uomo tra poliziotti e killer per le desolate terre cinesi. Il film in fondo è un lungo inseguimento ricco d'azione ma un po' vuoto soprattutto se mettiamo sotto la lente d' ingrandimento i personaggi, figure abbozzate in maniera superficiale e per i quali si avverte la mancanza di un minimo di approfondimento (soprattutto per quel che riguarda i due killer). Risulta quindi un buon tentativo di fusione di generi con azione ben coreografata ma con ben poco altro da offrire.

Tuesday, May 17, 2011

Far East Film Festival 13 - Day 3

SEASIDE MOTEL
Regia di Moriya Kentaro

Film corale pubblicizzato come “tarantiniano” ma che in realtà ricorda decisamente Guy Ritchie piuttosto che Tarantino, anche se il tutto si riduce a qualche trovata visiva, di montaggio e ad una scena di sesso presa pari pari da RocknRolla. Non se ne parla in senso positivo, sia ben chiaro, perchè il resto del film è davvero poco convincente. La maniera in cui le diverse storie si intrecciano all' interno delle stanze di questo motel, che a dispetto del nome è completamente circondato dalle montagne, dimostra certamente che si avevano le idee chiare in fase di scrittura ma non tutte le tessere di questo puzzle si dimostrano compatibili o complementari le une alle altre. Insomma, se la storia degli esattori Yakuza e del torturatore con il tagliaunghie è forse la migliore insieme a quella del travestito, il frammento del venditore di finte creme per il corpo e della call girl, uccide il ritmo del film rovinando anche la coralità della pellicola cosa che alla fine doveva essere il suo punto di forza. Il cinema giapponese ha sempre dimostrato grande personalità, non vedo perchè scimmiottare registi occidentali.

CYRANO AGENCY
Regia di Kim Hyum-seok

La commedia (romantica) coreana si dimostra ancora una volta brillante e divertente, capace di tirare fuori del buono da un genere commerciale e perciò molto inflazionato, dove l'originalità non è proprio la prima cosa che ti aspetti. Ispirandosi al Cyrano, un gruppo di aspiranti attori teatrali mette in piedi un' agenzia per aiutare i propri clienti a far cadere ai propri piedi la persona di cui sono innamorati, imbastendo un vero e proprio uno spettacolo con tanto di sceneggiatura, comparse ed effetti speciali. Metacinematografico, romantico e divertente, Cyrano Agency parla della sincerità dei sentimenti sia che arrivino direttamente dal proprio cuore che attraverso le parole di altri, e lo fa cercando il più possibile di tenersi lontano dai clichè del genere risultando meno scontato di quel che ci si può aspettare.

UNDER THE HAWTHORN TREE
Regia di Zhang Yimou

L' amore durante la Rivoluzione Culturale di Mao, quello tra una studentessa mandata a lavorare nei campi di un piccolo villaggio per essere rieducata ed un govane figlio di un ufficiale dell' esercito. “Mille miglia lontano” dai suoi titoli wuxia che l' hanno reso noto anche da noi al grande pubblico, Zhang Yimou ci immerge con estrema delicatezza (e con una dilatazione dei tempi tipica del cinema cinese) in un momento storico neanche troppo lontano dove anche un sentimento semplice ed innocente deve sottostare alle rigide regole del regime. E forse il grosso pregio del film sta proprio nell'aver tenuto l' ingombrante contesto politico sullo sfondo, portando in primo piano l' amore casto dei due protagonisti, forse d'altri tempi ma sincero e commovente.

HAUNTERS
Regia di Kim Min-suk

Il diverso incattivito dall' amore negato dei suoi genitori. Il giovane qualunque che si scopre dotato di straordinarie abilità e decide i usarle con responsabilità. Non so voi ma a me sembra proprio che qui ci si tuffi nel mezzo dei più classici stereotipi supereroistici e la cosa non può che farmi piacere. Soprattutto poi se vengono usati in una produzione cinematografica coreana di un giovane regista emergente che mette in scena la più classica lotta (o sarebbe meglio definirla “caccia”) tra l' eroe e la sua nemesi naturale. Certo, magari si poteva approfondire meglio il rapporto tra i due, aspetto affascinante anche se potenzialmente rischioso (infatti ci si prova solamente con una battuta verso la fine del film), ma anche così Hunters rimane un action fantasy serratissimo e coinvolgente che speriamo sia solo il primo passo in una brillante carriera per Kim Min-suk.

Monday, May 16, 2011

Far East Film Festival 13 - Day 2

VILLAIN
Regia di Lee Sang-il

Villain soffre sfortunatamente degli stessi difetti di tante pellicole giapponesi tra i quali: 1) un dilatarsi all' apparenza infinito nella sua parte finale 2) un ribadire gli stessi concetti con insistenza come se non fosse nelle capacità degli spettatori l' abilità di coglierli al primo colpo. Irritante. Villain ne ha di cose da dire e da raccontare (non ultimo un efficace ritratto sociale), ma il tutto ad un certo punto si esaurisce e negli ultimi venti minuti sembra quasi di girare in tondo senza una meta precisa, cosa che va a discapito dei personaggi secondari che avrebbero magari meritato più spazio o approfondimenti maggiori. D'altro canto però, il film di Lee Sang-li gioca tutte le sue carte migliori con il personaggio principale, i giovane Yuichi accusato di aver ucciso una ragazza con la quale usciva da qualche tempo, figura tratteggiata con ambiguità, la stessa ambiguità che fa chiedere agli spettatori quale sia il confine e quanto sia labile, tra buono e cattivo, giusto e sbagliato, innocente e criminale. Ma non basta.

MY DEAR DESPERADO
Regia di Kim Kwang-sik

La commedia romantica coreana fa centro con il film di Kim Kwang-sik, incentrato sullo strano legame che si crea tra una lavoratrice precaria trasferitasi dalla campagna a Seul, ed un gangster suo vicino di casa, a suo modo anche lui precario. Pur elaborato intorno ai rodatissimi meccanismi del genere, My Dear Desperado non ne rimane imbrigliato e sfrutta con sapienza le differenze tra i due protagonisti, i due mondi opposti dai quali provengono (anche se lo spietato mondo del lavoro non sembra tanto diverso dall' altrettanto spietato mondo della malavita) per spaziare fino al film gangster con le inevitabili declinazioni violente e drammatiche. Certo, poi vine da se che gli inevitabili attriti tra i due diventino la spinta per farli avvicinare, ma in fondo va bene così. E tanto per cambiare, e forse proprio perchè si gioca tutto sugli sguardi ed un sorriso, il lieto fine non ci sta neanche male.

THE MAN FROM NOWHERE
Regia di Lee Jeon-beom

Teso, solido, violento, cattivo. Sono solo alcuni degli aggettivi con i quali descrivere l'action thriller di Lee Jeon-Beom, campione d' incassi in Corea nel 2010 e, a visione ultimata, non è difficile capire perchè. Il tutto si basa su di un plot abbastanza semplice: una bambina viene rapita a causa di una madre scellerata. Il suo vicino di casa, gestore di un banco dei pegni con il quale la piccola si sentiva particolarmente legata, finisce per esserne coinvolto. Il film ruota tutto su questa misteriosa figura e sul suo passato “classificato” che comincia ad emergere quando, con violenza e instancabile determinazione, l' uomo si mette sulle tracce dei rapitori e della bambina. La semplicità estrema del racconto, che in fondo può rappresentare sia il punto debole che di forza della pellicola, è comunque impreziosita da delle ottime sequenze d'azione che trasformano la disperata e violenta caccia del protagonista in un puro spettacolo d' intrattenimento.

THE STOOL PIGEON
Regia di Dante Lam

Ormai da tre anni protagonista con i suoi film al Festival di Udine, Dante Lam continua il suo percorso cinematografico nel raccontare poliziotti tormentati, spesso da radicati sensi di colpa, alla ricerca di una redenzione che pretende però un altissimo prezzo da pagare. Don Lee (Nick Cheung) rientra alla perfezione tra i personaggi che Lam ama raccontare, e quando un suo informatore paga caro il prezzo di una sua decisione, la sua carriera decolla ma il peso delle sue azioni rimane come una brutta cicatrice. Che dire, pur rimando sempre su tematiche a lui congeniali che potrebbero suonare anche ripetitive (e forse lo sono), Lam sa come portare a casa un compiuto action, che in quanto ad azione e violenza non ha niente da invidiare a nessuno, capace di alternare adrenaliniche corse in auto e cruente aggressioni all 'arma bianca. Non si può chiedere davvero di più.

Tuesday, May 10, 2011

Far East Film Festival 13 - Day 1

WELCOME TO SHAMA TOWN
Regia di Li Weiran

Da sempre alla ricerca di nuovi talenti da proporre al pubblico occidentale, la tredicesima edizione del FEFF si apre appunto con il film di un regista esordiente, Welcome to ShamaTown di Li Weiran. Un sindaco volenteroso vuole trasformare la sua sperduta e polverosa cittadina in un'attrazione turistica sfruttando il nome del leggendario bandito che un tempo depredava quelle zone, a dispetto di chi vorrebbe sfruttare unicamente ShamaTown come terreno agricolo. Quando un gruppo di spietati cacciatori di tesori scopre che il famoso bandito Hu potrebbe aver lasciato una fortuna sotto i piedi degli ignari abitanti di ShamaTown, le cose per il sindaco si complicano ancora di più. Il giovane regista cinese racconta, senza girarci neanche più di tanto intorno, una storia che è la più classica rivincita dei bifolchi nei confronti dei più astuti abitanti di città e lo fa utilizzando un registro comico elementare, semplice, delle volte pure troppo. Ma il film diverte, non lo si può negare anche se manca un po' di equilibrio ma per quello Li Weiran avrà tempo per correggersi.

NIGHT FISHING
Regia di PARKing CHANce

Decisamente l'evento più atteso di questa giornata inaugurale del festival, il corto horror girato dal GENIO Park Chan-wook utilizzando l' i-Phone 4. La cosa più interessante del corto, della cui trama è meglio raccontare il meno possibile, stà proprio nel ponte che si crea tra tradizione e tecnologia, un ponte che Park Chan-wook sembra poter reggere sulle sue spalle senza tanta fatica. Non nascondendo neanche per un secondo la sua natura sperimentale, sia da un punto di vista puramente formale che narrativo, il corto si presenta visivamente affascinante soprattutto quando la natura digitale e granulosa del mezzo cattura la battuta di pesca notturna dello sfortunato protagonista. Magari il futuro del cinema non passerà mai da qui, ma Night Fishing è la cosa più interessante che ho visto fare con il cellulare di Steve Jobs.

THE LOST BLADESMAN
Regia di Alan Mak e Felix Chong

Prosegue il percorso del cinema cinese alla riscoperta della sua storia e dei personaggi entrati nel mito che ne sono stati protagonisti. La coppia Mak / Chong ci catapulta nella tumultuosa epoca dei “Tre Regni” per raccontarci la mitica figura di Guan Yun Chang guerriero dalle leggendarie abilità diviso tra amore, dovere ed il desiderio di vedere la guerra finire per sempre. Malgrado i nomi coinvolti il film rimane un po' al di sotto delle aspettative perchè le parti narrative, molto “dense” soprattutto di nomi da ricordare e ricollegare alle facce dei personaggi, non stanno al passo con le sequenze d'azione, belle (curiosamente la migliore è quella fuori campo), splendidamente coreografate dal grande Donnie Yen, qui anche nel ruolo di protagonista. Insomma, storicamente affascinante, altamente spettacolare ma un po' troppo discontinuo. Peccato.

Monday, May 09, 2011

Far East Film Festival 13 - Introduzione

Ahhhhh, il rientro dal Far East Film Festival è sempre durissimo! Bisogna fare i conti con la stanchezza, la nostalgia e in qualche modo, parlare e scrivere di questo bel festival inserito nella splendida cornice udinese, serve anche a tenere vivi i ricordi e le sensazioni dei giorni appena trascorsi.
Quindi, nei prossimi giorni e settimane, posterò al solito i commenti a TUTTI i film visti (ben 35 quest' anno, nuovo record dopo il fail della scorsa edizione) divisi per giorno e anche qualche bella fotina che male non fa.
E prima di chiudere i dovuti ringraziamenti, agli inestimabili compagni di viaggio, agli amici blogger a quelli udinesi e a tutte le persone conosciute ed incrociate quest'anno: Rosuen, Deiv, Nick, Chimy, Camilla, Erica, Simone, Rob, Giando, Carla, Elisa, Marta, Marco, Valerio. Mi scuso in anticipo se ho dimenticato qualcuno ma questo è il massimo che le mie condizioni psico fisiche mi permettono ^__*

Wednesday, April 27, 2011

"Facciamo le corna, va!" ovvero CHIUSURA PER FAR EAST 2011

Johnnie To, Dante Lam, Feng Xiaogang, Park Chan-wook, Tetsuya Nakashima, Panna Rittikrai. Sono solo alcuni dei registi i cui film saranno proiettati durante la 13^ edizione del Far East Film Festival.
E quindi ci siamo: il blog chiude per una decina di giorni e riapre il 9 maggio prossimo con la consueta relazione sui film visti e le immancabili foto.
Ci si vede li se ci sarete altrimenti ci si rilegge su queste pagine!
A presto ^^

P.S.: anche questa settimana non perdete la nona puntata di CINE20 che si concentrerà sulle uscite cinematografiche del 29/04/2011 e del 06/05/2011. Online da venerdì, controllate qui per gli aggiornamenti.