Tuesday, January 20, 2009

Soffio di vita

Amore e morte. Piacere e sofferenza.
Elementi che ritornano nel cinema di Kim Ki-duk quasi come se nella sua personale visione essi siano complementari nei difficili rapporti interpersonali e che, negli assurdi equilibri che la vita pretende non ci possa essere l'uno senza l'altro. Era così nei suoi film precedenti, è cosi anche in Soom (Soffio).
I due protagonisti principali di questa storia, per quanto possano apparire agli opposti, sono in realtà più simili di quel che sembra e le loro vita quasi simmetriche: sono a loro modo due prigionieri anche se le prigioni che li contengono sono molto diverse. Yeon è prigioniera (volontaria) in una grande casa dall' aspetto freddo che si affaccia all' esterno con delle piccole finestre che assomigliano più a delle feritoie. Madre, moglie tradita, trasforma il suo dolore in sculture (l'angelo con il petto lacerato).
Jin è recluso nel braccio della morte. Si consola con l' affetto di un giovane compagno di cella, un amore nato per necessita più che da veri sentimenti. La sua situazione l' ha portato a perdere la voglia di vivere e a tentare il suicidio diverse volte.
Venuta a conoscenza attraverso il TG dell' ultimo tentativo di Jin di togliersi la vita, Yeon decide di uscire dalla sua prigione per aiutarlo. L' anonimo parlatorio del carcere diventa, per mano di Yeon, finestra sulla vita fuori da quelle mura dove lo scorrere del tempo ha ancora significato. Ma è anche una finestra sulla vita stessa di Yeon che attraverso poster, fiori, musica e fotografie porta a Jin lo scorrere delle stagioni (ciclicità che ritorna come in Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera) e per ognuna un ricordo che parte dall' infanzia/primavera fino ad arrivare all' autunno/età adulta. L' amore che nasce, incontro dopo incontro, ha una forza salvifica per Jin, gli restituisce quel "soffio" (che forse sarebbe stato meglio tradurre "respiro") di vita che aveva perduto, che comunque presto gli sarà tolto e Yeon, con un ultimo bacio soffocante, sembra quasi volerlo preparare a quel momento.
Kim Ki-duk riveste per l'occasione il doppio ruolo di regista e di direttore del carcere: guida gli attori nella scena e pilota (decidendo l'inizio e la fina delle visite) il sentimento che nasce tra Yeon e Jin, sentimento che toccherà anche le persone a loro collaterali. Il marito di Yeon, cercherà di recuperare il rapporto con la moglie. Il giovane compagno di cella, folle di gelosia, stringerà Jin in un abbraccio mortale al quale l'uomo non si sottrae forse per rivivere ancora una volta l'ultima sensazione regalatagli da Yeon.
Un momento altamente drammatico e di forte impatto emotivo che contrasta con la ritrovata serenità familiare di Yeon ma che ben si inserisce nella poetica del regista sud coreano. E proprio in chiusura, Kim sceglie di far "rotolare" fuori dalla scena gli altri due compagni di cella, lasciando ai due uomini un ultimo straziante momento d' intimità. Amore e morte, ancora una volta, a chiudere il cerchio.

11 comments:

chimy said...

"Amore e morte, ancora una volta, a chiudere il cerchio."

Una frase perfetta per descrivere tutta la poetica di Kim.

Il film, come sai, per me è splendido e la tua recensione è assolutamente degna di questa grande opera d'arte :)


Un saluto

panapp said...

Eros/thanatos, certo. Aspetto di vederlo di notte su Rai Tre (grazie Ghezzi).

Pupottina said...

adoro kim ki-duk!

Weltall said...

@chimy: ti ringrazio davvero tanto ^__^
Il merito va soprattutto al questo grande film e al suo grande regista ^___^

@panapp: a meno che non lo noleggi, difficilmente potrà essere trasmesso su altro palinsesto che non sia quello notturno di Rai Tre...peccato!!!

@Pupottina: mi fa piacere saperlo!!! Kim Ki-duk è un grandissimo regista ^__^

Vagabond said...

Che bello questo film... difficile aggiungere altro alla tua bella recensione...

Spino said...

Un film solo bello, secondo me un pelo sotto i suoi precedenti capolavori.

Weltall said...

@Vagabond: ti ringrazio e mi fa piacere che il film sia piaciuto molto anche a te ^__^

@Spino: verissimo! Difficile raggiungere le vette di Primavera, Estate o Ferro 3 ^___^

nicolacassa said...

Sembra estremamente interessante! Il ruolo del regista / Deus Ex Machina è incredibile!

Weltall said...

@Nick: si, un doppio ruolo molto importante anche ai fini narrativi!
Poi se ti sono piaciuti i precedenti suoi film, ti piacerà anche questo ^__^

panapp said...

Ah, a me sta benissimo, anzi non c'è collocazione migliore.

Weltall said...

@panapp: in effetti....^___^