Thursday, June 14, 2012

"My religion, what I believe in is called the Constitution of United States of America."

Da gigione impenitente a ruoli impegnati, George Clooney non ha più tanto da dimostrare in fatto di capacità attoriali e, anche se non particolarmente prolifico, anche come regista ha saputo ritagliarsi il suo spazio. Giunto al suo quarto film, seppur meno brillante o stratificato di Confessioni di una Mente Pericolosa e Good Night and Good Luck, Le Idi di Marzo è forse quello più diretto nelle intenzioni e nei messaggi ma non per questo meritevole di meno attenzioni rispetto agli altri. La storia, ambientata durante il momento più caldo delle primarie per eleggere il candidato presidenziale dei Democratici, ha come protagonista Stephen Meyer, un giovane consulente impegnato nella campagna a sostegno del governatore dato per favorito. Profondamente idealista, Stephen scoprirà presto, anche a causa della sua ingenuità, il vero volto della politica. Attraverso un protagonista così naive Clooney sembra voler sottolineare l' importanza di dare, sopratutto alle nuove generazioni, una politica in cui credere, ma di come sia molto più facile tradire (il titolo del film è un riferimento piuttosto evidente) gli ideali piuttosto che coltivarli. Considerato il suo ben noto inclinamento politico, è encomiabile l' impegno di portare all' attenzione del pubblico certe tematiche, anche se si gioca facile con una storia non particolarmente innovativa o incisiva che evita il "conflitto d' interessi" portando gli scandali, i doppi giochi e i ricatti in casa dei Democratici. A parte questo, ottimo il contributo degli attori, dal giovane Ryan Gosling fino ai "veterani" esperti caratteristi Paul Giamatti e Phllip Seymour-Hoffman.

Recensione già pubblicata su CINE20.

1 comment:

lavitaenientaltro said...

Ma averne, dei film seri ed adulti così, anche se non particolarmente brillante o innovativo
Gosling poi è veramente bravo, l'espressione con cui si chiude il film vale più di mille parole ...