"Ich was going to become famous by solving a world problem!"
L' aver visto Bruno mi ha ripotato alla mente Borat. Non che l'avessi dimenticato, ma stava in quella zona del mio cervello dove vengono accatastate le cose di poca importanza, zona dove è andato lentamente a finire a pochi giorni dalla visione. Evidentemente il tentativo di critica alla società americana non è stato così tagliente e quello che avevo trovato divertente forse non lo era poi così tanto. A qualche anno di distanza Larry Charles e Sasha Baron Cohen ci riprovano e il loro risultato complessivo non si discosta molto dal lavoro precedente, dal quale prende pregi (un' idea di fondo potenzialmente vincente) e i tanti difetti. Abbandonati i panni del reporter kazako intenzionato a portare un po' dell' America nel suo amato Paese, Sasha Baron Cohen diventa Bruno, assoluto guru del mondo della moda di origine austriaca, presentatore di uno dei più importanti programmi di fashion del suo Paese e orgogliosamente omosessuale. Licenziato dopo aver combinato un disastro ad una sfilata milanese, Bruno decide di reinventare se stesso cercanto fortuna a Los Angeles. Anche questa volta, la satira sociale imbastita dal comico americano come fosse un documentario, diventa un attacco mirato ad obiettivi precisi e a più livelli. Si comincia con un incursione impietosa nel mondo dellla moda per spostarsi quasi subito a rivoltare dall' interno lo star system hollywoodiano, i meccanismi che regolano il successo (il sex tape con l'uomo politico o i genitori disposti a tutto per far superare un provino ai propri figli), le adozioni nei paesi africani o le opere di beneficienza come trovata pubblicitaria. Per concludere in bellezza non si lascia certo sfuggire l'occasione di provocare apertamente, con la scusa di una conversione all' eterosessaulità, quella parte di America fondamentalmetne bigotta ed omofoba. E' proprio in quest' ultima parte del film che sorgono le più pesanti perplessità perchè in fondo non si capisce cosa si volesse dimostrare se non la palese e scontata ignoranza in cui sguazza parte della popolazione degli Stati Uniti: non stupisce vedere la rabbiosa reazione di un cacciatore dell' Alabama alle pesanti avances di Bruno, ne il pubblico di un combattimento di lotta estrema inferocito alla vista del nostro che amoreggia con il suo assistente. Insomma, se agiti un ramo secco davanti al fuoco non ti devi stupire se prende fuoco. E se qualcosa funziona vermente bene (la parte al campo di addestramento militare, il colloquio nel centro di "conversione" per gay o il quasi linciaggio in Medio Oriente) il tutto è appesantito da una volgarità talmente ostentata da diventare fine a se stessa: qui non siamo di primo pelo e non ci si scandalizza per un cazzo agitato davanti alla telecamera, ma non ho trovato bilanciamento tra la provocazione e la sostanza e poi "il troppo stroppia", non è una novità. Una nota di demerito bisogna assolutamente affibiarla all' edizione italiana del film: il nostro doppiaggio e adattamento rende la pellicola praticamente inascoltabile rendendo quasi obbligatoria la visione in lingua originale.Labels: Cinema Thoughts and Reviews










































