Tuesday, September 14, 2010

SOMEWHERE in L.A.

Los Angels non è Tokyo. Eppure anche senza quello scarto che si crea tra il singolo ed il resto della comunità a causa dell' ostacolo linguistico e culturale, è ugualmente possibile sentirsi soli e persi. Su questo presupposto Sofia Coppola racconta la storia di Johnny Marco, attore all' apice del successo e allo stesso tempo ancorato sul fondo di un baratro, una vita fatta di apparenza, di superficialità, ridotto ad una marionetta nelle mani di agenti, fotografi e truccatori, riconosciuto più come personaggio che come persona. Una routine fatta di feste, amanti occasionali e noia che si interrompe quando si ritrova gioco forza a dover badare alla figlia undicenne Cloe per un po' di tempo. Un' occasione per scoprire che il vuoto che lo circonda può essere colmato, solo per finirne nuovamente avvolto appena la ragazza lo lascia per andare in un campo estivo. Per questo suo ultimo film la giovane regista percorre una strada in salita fatta di sequenze lunghe, volutamente scollegate, solo apparentemente fini a se stesse, quasi sempre racchiuse in poche inquadrature, rischiando di essere snervante e ridondante nel raccontare la vita di un uomo ormai alla deriva. Ferma e coerente nelle sue scelte di forma, riesce a ritagliare in egual misura anche momenti solari e intimi come le buffonerie di padre e figlia nella piscina di un albergo o la complicità nella fuga dall' osceno glamour della televisione italiana. Pur non rinunciando ad una bella e ricercata colonna sonora, la Coppola sembra voler ripulire il suo film dal superfluo (a livello narrativo e visivo) puntando a metterne in risalto l' essenza se non proprio il cuore del suo progetto. Lo stesso percorso personale che segue anche il suo protagonista, nel lasciarsi alle spalle la superficialità di ciò che è materiale, di ciò che è apparenza, per recuperare pezzo dopo pezzo un po' di se stesso a partire da un semplice sorriso.

9 comments:

Luciano said...

Questo film mi interessa molto, sia per le polemiche veneziane, sia perché ho letto in genere recensioni abbastanza positive. Mi incuriosiscono molto le tue interessanti osservazioni soprattutto sulle sequenze lunghe e scollegate. Credo che mi piacerà.

Rosuen said...

Davvero unico ^_^
è meglio di come me l'aspettavo

Weltall said...

@Luciano: proprio su quegli aspetti che io ho trovati funzionali al discorso che porta avanti il film, leggerai anche diversi pareri che sono l'esatto opposto al mio. Sono molto curioso di sapere le tue impressioni dopo la visione ^__*

@Rosuen: bene, ciccia ^__^

perso said...

Ho ammirato molto questo "ripulire" il film da tutto ciò che è superfluo. Un film puro ed essenzialista che rappresenta una boccata d'aria fresca.

nicolacassa said...

Cugino pensi che meriti il premio a Venezia?

Weltall said...

@perso: mi fa molto piacere che hai apprezzato questi elementi che in molti hanno invece visto come debolezze del film. Per quel che mi riguarda il film è cresciuto parecchio dopo la visione ^__^

@Nick: non avendo visto gli altri film in concorso posso dirti, si, questo è bello quindi meritava di vincere (ma vale anche l'esatto contrario). Tieni presente però che io avrei premiato Miike a occhi chiusi ^__*

perso said...

anche a me è cresciuto parecchio dopo la visione! è uno di quei film che cresce dentro, col tempo e il cui ricordo è forse più piacevole della visione stessa.
grazie x il commento, ti ho aggiunto nei link!

Weltall said...

@perso: io ti ho già aggiunto su Google Reader e adesso ti aggiungo nella colonna di fianco ^__^

perso said...

ah grazie!:-)