Ogni rientro da Udine è sempre la stessa storia. Dieci giorni passano in un lampo ma ti porti dietro una stanchezza come se fossi stato via due mesi. Ma non c'è solo quello per fortuna perchè, qualsiasi grado di devastazione fisica e mentale si possa raggiungere, questa sarà sempre e comunque mitigata dal bagaglio di esperienze e ricordi che si accumulano grazie alla splendida atmosfera che si respira per la città friulana e per gli amici (vecchi e nuovi) che incontri ogni anno. E poi ci sono i film naturalmente, ma di quelli si parlerà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane ^__*
Domani si parte per Udine, venerdì inizia la quattordicesima edizione del FEFF e di conseguenza il blog chiude per una decina di giorni. La presenza di Johnnie To e Pang Ho-cheung, con rispettivi film, è già un motivo sufficiente per andare al Festival ma come al solito si aspettano piacevoli sorprese dalle scoperte, anche casuali, che la manifestazione regala ogni anno. Naturalmente, alla riapertura del blog, non mancheranno i report su tutti i film visti e magari anche qualche foto. Nel frattempo vi saluto e ci si rilegge al mio ritorno a meno che non ci si incontri a Udine, che è sempre una gran cosa ^__*
Una delle cose più interessanti su World Invasion (al secolo Battle: Los Angeles) riguarda curiosamente i curatori degli effetti speciali, i fratelli Colin e Greg Strause, incredibilmente somiglianti, a livello concettuale, con quelli del film di cui sono anche registi, Skyline, uscito nelle sale quattro mesi prima della pellicola di Liebesman. Considerato che le similitudini non finiscono li, la cosa ha fatto leggermente incazzare i vertici Sony che non ci hanno pensato su due volte prima di citare in giudizio i due fratelli. Cappello introduttivo questo quasi necessario visto che c'è poco altro da dire su World Invasion, un brutto film per certi versi inferiore anche allo stesso Skyline. Se infatti quest' ultimo appariva un prodotto televisivo di fascia alta più che uno cinematografico (e con un finale cultissimo), il film di Liebesman, nonostante le potenzialità da imponente film bellico sullo sfondo di un' invasione aliena, si rivela un progetto fallimentare da diversi fronti, nonostante un budget sicuramente superiore ed un cast nel quale spiccano Aaron Eckarth e Michelle Rodriguez. Con una storia che nel suo svolgimento ricorda tanto Indipendence Day ma con la presunzione di prendersi decisamente troppo sul serio, World Invasion è infarcito fino alla nausea di tanta, ma tanta retorica ed una glorificazione della figura del Marine (in senso generale) che era da tanto che non si vedeva, ma soprattutto che non si sentiva, perchè i danni peggiori li fanno proprio i dialoghi, tutti orientati sul patriottico/nauseante ed una colonna sonora davvero troppo furba. Vi rimarranno in testa qualche bella sequenza di guerriglia urbana, polverosa, frenetica ma il resto lo si dimentica in fretta, come tutte le cose inutili.
The world is a vampire, sent to drain Secret destroyers, hold you up to the flames And what do I get, for my pain? Betrayed desires, and a piece of the game
Even though I know - I suppose I'll show All my cool and cold - like old job
Despite all my rage I am still just a rat in a cage Despite all my rage I am still just a rat in a cage Then someone will say what is lost can never be saved Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Now I'm naked, nothing but an animal But can you fake it, for just one more show? And what do you want? I want to change And what have you got, when you feel the same?
Even though I know - I suppose I'll show All my cool and cold - like old job
Despite all my rage I am still just a rat in a cage Despite all my rage I am still just a rat in a cage Then someone will say what is lost can never be saved Despite all my rage I am still just a rat in a cage Tell me I'm the only one Tell me there's no other one Jesus was the only son, yeah. Tell me I'm the chosen one Jesus was the only son for you
Despite all my rage I am still just a rat in a cage Despite all my rage I am still just a rat in a cage And someone will say what is lost can never be saved Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Despite all my rage am I still just a rat in a- Despite all my rage am I still just a rat in a- Despite all my rage am I still just a rat in a cage
Tell me I'm the only one Tell me there's no other one Jesus was the only son for you And I still beleive that I cannot be saved And I still beleive that I cannot be saved And I still beleive that I cannot be saved And I still beleive that I cannot be saved
E quasi tempo di FEFF e anche CINE20, per motivi logistici, si prende una pausa di un paio di settimane. Ma le uscite al cinema non si fermano di certo e da oggi fino a fine aprile si segnalano Diaz, Quella Casa Nel Bosco, The Avengers (!!!) e Il Castello nel Cielo. Tutti i nostri consigli online qui.
ATTENZIONE: il FEFF 14 è ormai imminente perciò il CINEQUIZ si prende una pausa (l' ultima, promesso, prima del rush finale) di un paio di settimane. Ci ritroviamo qui il 03/05/12 . E adesso si gioca!
Soluzione: BOOGIE NIGHTS Vincitore: Para
Classifica: Jived - pt. 17 Tob - pt. 7 Para - pt. 6 Chimy - pt. 5 frenzmag - pt. 4 Beld - pt. 3 Falketta - pt. 3 Killo - pt. 3 Nick - pt. 3 Hawke - pt. 2 PickPocket - pt. 2 Peeping Tom - pt. 1
Il giovane commissario di polizia Tong, nel tentativo di catturare un fuggitivo, finisce per ferire a morte un innocente. Distrutto dal senso di colpa cerca la redenzione nella caccia disperata al rapitore della figlia di un avvocato di pubblica accusa, impegnata nel far condannare per omicidio un rapinatore. Nel panorama cinematografico di Hong Kong, l' action poliziesco ha da qualche anno a questa parte un nuovo e importante nome di riferimento (stando perlomeno ai risultati di botteghino) quello di Dante Lam. Ad un pubblico attento ed esigente però, questo Beast Stalker mostra subito il fianco portando in superficie un neo abbastanza evidente, la scrittura. Spesso autore della storia piuttosto che della sceneggiatura, il regista honkonghese predilige racconti articolati, fitti intrecci tra personaggi spesso molto forzati se non proprio ingenui. In Beast Stalker ad esempio, un terrificante incidente d' auto (tra l' altro la sequenza anche più spettacolare del film) coinvolge tutti una serie di personaggi già di per se connessi su altri livelli narrativi. Destino o tragica coincidenza insomma non bastano certo a giustificare un tentativo di rendere una storia poliziesca più intricata di quello che dovrebbe essere. Questo perchè, mano a mano che la matassa si dipana, quel che rimane è un modo di fare cinema di genere piuttosto semplice (e non in senso negativo), anche brutale e senza sconti. Un cinema fatto sopratutto di personaggi, di uomini che hanno ben poco da perdere, poliziotti tormentati dai sensi di colpa, criminali portati al limite e disposti a tutto,“buoni” e “cattivi” con i quali si empatizza anche se sviluppati forse in maniera troppo superficiale. Nonostante i suoi difetti insomma, The Beast Stalker può essere considerato un buon punto di partenza per avvicinarsi al cinema di Dante Lam e per osservarne lo sviluppo, la crescita, la maturazione nelle opere seguenti.
TITOLO ORIGINALE: THE WALKING DEAD TITOLO ITALIANO: THE WALkING DEAD NUMERO EPISODI: 13
-TRAMA-
Prosegue il cammino di Rick e degli altri sopravvissuti alla ricerca di un luogo sicuro dove stabilirsi in un mondo dove i morti camminano tra i vivi.
-COMMENTO-
Al fin troppo inflazionato gioco "spara a zero su The Walking Dead", dove il bersaglio è quantomeno immobile e di spalle, da queste parti si preferisce fare un bel respiro profondo e provare ad analizzare una serie che ha creato tanto grandi aspettative quanto profonde delusioni, ma che in qualche modo è riuscita a fare tesoro dei propri errori e tirare fuori le palle nei momenti più opportuni. Non è un segreto per nessuno che, dopo un inizio folgorante, la prima stagione abbia cominciato a perdere colpi, tendenza sfortunatamente continuata anche per i primi sette episodi della seconda. Per quanto in tanti abbiano voluto insistere sul tasto "zombie", i problemi non stanno li, nella loro presenza o nel loro numero per singolo episodio. Questo perchè The Walking Dead è una serie (e così la graphic novel da cui è tratta) che parla di un gruppo di persone che cerca di sopravvivere mantenendo una parvenza di civiltà in un mondo che è andato a puttane. Il problema principale risiede quindi nella scrittura: trame e sottotrame diluite fino all' impossibile nelle quali, tra l' inizio e la fine, non succede nulla o quasi. Per non parlare poi della quantità impressionante di personaggi inutili capaci solo di ficcarsi in situazioni al limite dell' imbarazzante volte unicamente ad allungare il brodo di poco sopra. Inutile girarci intorno, la serie, fino a questo momento, ha ruotato intorno a tre personaggi: Dale, Shane e Rick. Il primo è la voce della ragione, un uomo anziano che non vuole arrendersi e crede sia ancora necessario credere in una società civile. Il secondo è l' istinto di sopravvivenza fatto a persona, obiettivo da perseguire a prescindere, non importa chi ti lasci dietro. Il terzo e ultimo è forse quello che si è evoluto di più, diviso tra seguire il primo e seguire il secondo, uomo di legge, padre e marito nonostante tutto. Non è un caso se i momenti migliori di questa seconda stagione vedono loro come protagonisti sopratutto dalla seconda metà in poi. In definitiva questa seconda di The Walking Dead è partita con un piede nella fossa ma ha saputo piazzare un paio di colpi ad effetto (forse il finale di metà stagione era prevedibile ma ha comunque il suo valore) riuscendo a risollevarsi con un rush finale davvero serrato. E ci sono state anche delle morti eccellenti ma, converrete con me, tutte sbagliate. Affronterò comunque la terza stagione con un briciolo di speranza in più.
-DVD/BLURAY-
Non ancora disponibili date di uscite sia per l' edizione inglese che per quella italiana.
Puntata in formato ridotto, anzi, ridottissimo! Solo le uscite in sala a questo giro e tra le tante si segnalano sicuramente Pirati! Briganti da Strapazzo della coppia Lord / Newitt e Pollo alle Prugne di Marjane Satrapi e Vincent Parannaud. Qualche perplessità sulla Biancaneve di Tarsem ma per il resto siamo delle parti del dimenticabile. Online qui.
Classifica: Jived - pt. 17 Tob - pt. 7 Chimy - pt. 5 frenzmag - pt. 4 Beld - pt. 3 Falketta - pt. 3 Killo - pt. 3 Nick - pt. 3 Para - pt. 3 Hawke - pt. 2 PickPocket - pt. 2 Peeping Tom - pt. 1
TITOLO ORIGINALE: AMERICAN HORROR STORY TITOLO ITALIANO: AMERICAN HORROR STORY NUMERO EPISODI: 13
-TRAMA-
Per superare una grave crisi familiare, la famiglia Harmon si trasferisce a Los Angeles in una vecchia casa, teatro nel corso degli anni di tragici avvenimenti. E i problemi, anche per i nuovi arrivati, non tardano a manifestarsi.
-COMMENTO-
Arriva dalla mente di Ryan Murphy una delle serie certamente più interessanti degli ultimi anni, potenzialmente una delle più belle se non fosse stato per qualche incisiva indecisione in fase di "direzione" che ha sensibilmente smorzato gli entusiasmi. American Horror Story è, come si evince dal titolo, una serie marcatamente horror, con i suoi interludi sexy (anche disturbanti) e un po' di gore, ma comunque inquadrata in un genere ben preciso che pesca a piene mani da quel filone cinematografico delle "haunted house" che spopolava negli anni '70 / '80. Amityville, Poltergeist fino a Quella Villa accanto al Cimitero di Fulci, i riferimenti ci sono tutti e non possono che stuzzicare in maniera davvero piacevole il palato cinefilo dello spettatore. Tanto più che questo aspetto della "casa infestata" è utilizzato in maniera esponenziale rendendo, episodio dopo episodio, davvero difficile stabilire chi sia vivo e chi sia morto. Se i fantasmi hanno un certo peso nella storia non sono da meno i personaggi in carne e ossa, non a caso è proprio quello di Jessica Lange, con la sua inquietante vicina di casa, a dare ad American Horror Story un importante valore aggiunto. Ma al di la delle decine di questi elementi, la serie ruota intorno alle vicende della famiglia Harmon e di come provano a sistemare i loro problemi personali, andare oltre i loro traumi, facendo allo stesso tempo i conti con le presenze che in alcuni casi minacciano proprio le loro vite. I tredici episodi sono ben strutturati e si procede in un crescendo che viene un po' tradito da un season finale un po' sottotono dal quale ci si sarebbe aspettato un qualcosa alla Kingdom di Von Trier (ed il riferimento non è per nulla casuale) ed invece c'è molto più climax in alcuni singoli episodi che non nel finale, fin troppo controllato, a momenti anche prevedibile ma sopratutto poco congruo con tutto quello che la serie ci aveva promesso. Pare ci sarà una seconda stagione ma nessuna idea su che strada possa prendere.
-DVD/BLURAY-
Ancora non si sa nulla dell' edizione italiana ma se vi va di aspettare fino ad ottobre, potete prendervi quella inglese.
Per le saghe cinematografiche horror dell' ultimo decennio pare che il detto "squadra che vince non si cambia", non valga molto. Giunto al suo terzo capitolo la regia di Paranormal Activity, dopo il suo creatore Oren Peli ed il suo successore Tod Williams, passa al duo Henry Joost / Ariel Shulman. Che un film di questo tipo abbia bisogno addirittura di due registi è un mistero, ma il fatto che l' originale avesse bisogno addirittura di due seguiti (per ora) è forse un mistero ancora più grande. Comunque, dopo un incipit ambientato durante il secondo film (che funge da prequel al primo) facciamo un salto ancora più indietro, nel 1988, per scoprire come e perchè le sorelle Katie e Kristie hanno cominciato ad essere perseguitate dal demone prestigiatore. Niente telecamere a circuito chiuso, ad alta definizione, niente tecnologia digitale. Si torna al tanto amato analogico, telecamere grosse e ingombranti che registrano su VHS. Il caso vuole che la mamma delle due sorelline, rimasta vedova, ora frequenti un ragazzo che fa video di matrimoni e pertanto, sfruttando pure qualche colpo d' ingegno, in possesso di tutto ciò che occorre per catturare su nastro la fonte degli strani rumori che si sentono per casa. Tutto insomma rimane nella norma così come tutta la struttura e progressione narrativa dei precedenti film viene perfettamente ricalcata su questo, ad eccezione del cambio di location nel finale, dettaglio fino ad oggi inedito. Per compensare l' inevitabile forzatura tecnologica che comporta ambientare alla fine degli anni '80 un film composto unicamente da riprese "amatoriali", si è deciso di puntare al rialzo rendendo i giochi di prestigio del simpatico demonietto, molto più ad effetto e dando alla maligna presenza una maggiore "visibilità". Senza voler in alcun modo giustificare operazioni commerciali che lasciano il tempo che trovano, questo Paranormal Activity 3 riesce a regalare qualche contenuto ma sincero spavento rimanendo comunque un film reso sterile dalla sua totale mancanza di originalità (se mai tutta la serie ne ha mai avuta). Sempre meglio dello spin-off giapponese comunque.
Now and then I think of when we were together Like when you said you felt so happy you could die Told myself that you were right for me But felt so lonely in your company But that was love and it's an ache I still remember
You can be addicted to a certain kind of sadness Like resignation to the end, always the end So when we found that we could not make sense Well you said that we would still be friends But I'll admit that I was glad that it was over
But you didn't have to cut me off Make out like it never happened and that we were nothing And I don't even need your love But you treat me like a stranger and that feels so rough No you didn't have to stoop so low Have your friends collect your records and then change your number I guess that I don't need that though Now you're just somebody that I used to know
Now you're just somebody that I used to know Now you're just somebody that I used to know
Now and then I think of all the times you screwed me over But had me believing it was always something that I'd done But I don't wanna live that way Reading into every word you say You said that you could let it go And I wouldn't catch you hung up on somebody that you used to know
But you didn't have to cut me off Make out like it never happened and that we were nothing And I don't even need your love But you treat me like a stranger and that feels so rough And you didn't have to stoop so low Have your friends collect your records and then change your number I guess that I don't need that though Now you're just somebody that I used to know
Somebody (I used to know) Somebody (Now you're just somebody that I used to know)
Somebody (I used to know) Somebody (Now you're just somebody that I used to know)
(I used to know) (That I used to know) (I used to know) Somebody