Tuesday, March 16, 2010

"Which would be worse, to live as a monster or to die as a good man?"

Quello che potrebbe trarre in inganno durante la visione di Shutter Island è la relativa semplicità, almeno per un pubblico non di primo pelo, con la quale è possibile svelare il meccanismo del film o perlomeno intuirne la "soluzione" prima dell' inevitabile e prevedibile spiegone finale. Se quello fosse l'unico pregio della pellicola, e cioè raccontare una storia da thriller psicologico con colpo di scena/ribaltone finale, la delusione potrebbe essere decisamente cocente amplificata dal fatto che dietro la macchina da presa non c'è un signore qualsiasi ma Martin Scorsese. Il regista americano prende invece la sceneggiatura tratta dal romanzo di Dennis Lehane (i cui libri, è bene ricordarlo, sono già stati portati sul grande schermo con notevoli risultati, basti pensare a Mystic River di Eastwood o al notevolissimo esordio registico di Ben Affleck con Gone Baby Gone) e attraverso il personaggio principale, Teddy Daniels (interpretato da un Di Caprio alla quarta collaborazione con Scorsere e, forse, alla sua migliore interpretazione di sempre) racconta come un' investigazione federale per trovare una detenuta evasa da una struttura psichiatrica costruita su di un' isola nel golfo di Boston, diventi una lenta ed inesorabile discesa in un inferno di incubi, allucinazioni, paranoia e follia. A metà strada tra thriller e ghost story, Scorsese esplora i territori dove la violenza ha messo radici (importanti in tal senso i flashback sulla Guerra Mondiale), tematica ben presente nel bagaglio cinematografico del regista, al quale si aggiungono il tema del "doppio" e della "colpa" (splendide le sequenze oniriche) sulle quali si poggia la solidissima struttura narrativa del film. Attraverso la regia di Scorsese, coaudivato dalle scenografie di Ferretti e dalla fotografica di Robert Rishardson, anche i luoghi dell' isola assumono ruoli di primo piano, basti pensare alla macchina da presa che dall' alto verso il basso ci mostra l'inquietante profondità del Padiglione C, la cui oscurità è come un buco nero in cui inconsciamente gettare i propri segreti più inconfessabili, o l'inquadratura inversa nel faro, con una stretta scala chiocciola che pare infinita, sulla cui cima si trova la verità "illuminante", quello svelamento tacciato di prevedibilità che conduce però ad un finale doloroso nella sua lucidità, che si riassume in una domanda la cui risposta si legge nella tacita accettazione del proprio destino che pesa come una sentenza di morte e ferisce come una coltellata allo stomaco.

13 comments:

nicolacassa said...

Bello-bello-bello!!!

kusanagi said...

Concordo, come in Mystic River il senso non e' nel finale, ma nel racconto.
Altrimenti entrambi sarebbero estremamente prevedibili e scontati.
Lehane, che e' uno degli scrittori migliori del momento, non solo di genere, lavora molto sul nostro senso della morale, come ben evidenziato in Gone Baby Gone, il cui libro si intitola La Casa Nera.

In tutti e tre i casi, alla fine non vince nessuno, che e' il tipo di finale che a me personalmente piace moltissimo ....

Killo said...

Sonon molto curioso di andare a vedere questo film perchè tutti me ne hanno parlato molto bene...

Leggendo attentamente ciò che hai scritto mi hai proprio attratto verso questa pellicola...

Weltall said...

@Nick: aggiungo anche un altro bello, va ^__*

@Kusanagi: "In tutti e tre i casi, alla fine non vince nessuno" è un aspetto che piace molto anche a me e rende questi tre film preziosi proprio perchè si cerca di essere sempre fin troppo accomodanti con il pubblico anche quando non si dovrebbe. Fortunatamente i libri di Lehane sono finiti in mano a tre registi che hanno avuto la capacità di portarli sullo schermo senza privarli della loro anima!

@Killo: da vedere assolutamente carissimo ^__^

kusanagi said...

anche se va detto che il finale di Shutter Island libro e' molto piu' duro, in un certo senso ...

Anonymous said...

Felicissima che anche tu l'abbia apprezzato molto come me. Ah, un piccolo (odiosissimo) appunto: Di Caprio qui è alla quarta collaborazione con Scorsese, dopo Gangs of New York, The Aviator e The departed.

Ale55andra

Weltall said...

@kusanagi: verissimo!

@Ale55andra: appunto doveroso ed errore abbastanza madornale da parte mia (credo di aver dimenticato The Aviator ^__^").

Deneil said...

Stupendo...l'ho già detto in giro ma...io non me lo immaginavo il finale e sembra che tutti l'abbiano capito subito...sono scemo??

Weltall said...

@Deneil: no, non credo ^__^ Però sono sicuro che qualche dubbio i suoi flashback e i sogni te l'hanno messo, o no? ^__*

Deneil said...

mmmmmmm....no..io VOLEVO credergli! :D

Weltall said...

@Deneil: ah, ma allora è un altro discorso ^__*

Killo said...

Carino, il solito buon Di Caprio...

ma niente di che...

Weltall said...

@Killo: io lo vorrei rivedere per confermare o meno il mio giudizio...è già passato abbastanza tempo dalla prima visione e sarebbe pure ora ^__*