Wednesday, September 19, 2007

Ogni essere umano è un' isola

Sulla superficie di un lago, piccole abitazioni galleggianti ospitano pescatori o chi vuole passare qualche ora in tranquillità con una prostituta. Una giovane ragazza si sposta con la sua barca tra quelle case, portando generi alimentari agli "inquilini" e vendendo occasionalmente il proprio corpo. Un giorno giunge, in una delle abitazioni, un giovane misterioso che sembra aver scelto quel posto per togliersi la vita. Tra i due nascerà un forte e doloroso legame. Tra i registi sud coreani contemporanei, Kim Ki-duk è quello che gode di maggiore visibilità in occidente. I suoi film son sempre presenti ai festival internazionali e trovano una, seppur limitata, distribuzione cinematografica. A fronte di titoli più famosi come Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera o Ferro 3, ne esistono altri meno conosciuti ma ugualmente importanti che, grazie a RaroVideo, hanno trovato distribuzione nel nostro Paese direttamente per l' home video. Seom (The Isle) è uno di questi. Come nei due film di cui parlvo poco sopra, anche qui le parole sono del tutto marginali, superflue. Ki-Duk riduce i dialoghi all' osso e lascia che siano le immagini, splendide, eloquenti, a trasmetterci il suo messaggio, il suo pensiero. L' Isola è un film che parla di solitudine e d'amore. Quell'amore cercato, desiderato, perchè la persona amata rappresenta un' appiglio, un luogo sicuro (come un'isola appunto). Ma l'amore tra i due solitari protagonisti, diventa presto una morbosa dipendenza che vive di contrasti: momenti di dolcezza infinita lasciano il posto a violenze fisiche che il regista ci mostra in maniera fin troppo cruda. Film bello e toccante anche nei suoi momenti più disturbanti, probabilmente risulterà parecchio indigesto a chi preferisce un cinema più esplicativo, dove le parole riempiono tutti i vuoti. Il film di Ki-Duk elimina il superfluo (le parole) e ci permette nel silenzio di "ascoltare" quello che le sue immagini hanno da dire. Un cinema questo, che mette lo spettatore in una posizione di primo piano, lo rende partecipe. Un cinema che si percepisce a pelle o con il cuore, in maniera assolutamente soggettiva. A me, per esempio, piace pensare che quel lago sia la vita e, sulla sua immensa superficie, tutte quelle piccole case sparse e distanti siamo noi, esseri umani, che ci galleggiamo sopra.

Tuesday, September 18, 2007

Nuda proprietà

La concezione più comune che si ha di "casa", è rifugio o il ritrovo del nucleo familiare. Qualora questo non esista più, cosa rappresenta allora la "casa"? In Nue Propriété ( Proprietà Privata in Italia), secondo lungometraggio del regista Joaquin Lafosse, la famiglia protagonista della vicenda è lacerata da un divorzio. Non sembra così ad un primo impatto ma ci rendiamo conto pian piano che i loro rapporti si basano su un equilibrio fragilissimo: lui si è fatto una nuova vita, vive con la nuova compagna dalla quale ha avuto un figlio. Lei vive nella proprietà di famiglia, una casa enorme, immensa. Frequenta un vicino di casa tenendo nascosta questa relazione ai figli. Loro, fratelli gemelli, hanno caratteri diametralmente opposti: buono e accondiscendente Francois, egoista e possessivo Thierry. Vivono entrambi con la madre e nonostante siano già grandi, non sembrano ancora intenzionati a intraprendere le loro strade. Nonostante gli scontri tra i genitori non manchino, la loro vita scorre relativamente tranquilla almeno fino a quando la madre non esprime il desiderio di farsi una nuova vita, avviare un' attività in proprio e magari vendere la casa. E' allora che vengono fuori da parte dei figli (soprattutto da Thierry) tutti quei sentimenti repressi da tempo: rancori, gelosie e un morboso attaccamento ad una proprietà che forse rappresenta l'ultimo legame con una famiglia che di fatto non c'è più. La cosa che più stupisce, in senso assolutamente positivo, del film di Lafosse sono soprattutto dei personaggi perfetti, reali, credibili e una sceneggiatura che procede mostrando un lento ed inesorabile inasprirsi e deteriorasi dei rapporti (non solo dei figli verso la madre ma anche tra i due fratelli) che conduce ad un risvolto drammatico abbastanza prevedibile (anche perché abbondantemente mostrato nel trailer del film). La regia, essenziale, minimalista, è quasi del tutto priva di movimenti di macchina: le scene sono quasi delle istantanee che riproducono momenti e luoghi precisi (la colazione in cucina, la cena in soggiorno e così via) mostrando l'intimità che lega i protagonisti e lo sfaldarsi progressivo dei loro rapporti. Magnificamente simbolica una delle ultime sequenze, dove i due ex-coniugi raccolgono in silenzio, pacificamente, i cocci di un tavolino, quasi come fossero quelli delle loro vite, del loro matrimonio, prima che la macchina da presa si allontani in tutta fretta da quel posto, con l'incalzante e unica (in tutta la pellicola) intromissione della colonna sonora.

Monday, September 17, 2007

AD UN PRIMO SGUARDO: 24 - DAY 6 E PRISON BREAK - SEASON 2

Come parlarvi brevemente delle mie impressioni sul sesto giorno di 24 senza "spoilerare". Sicuramente non tutti hanno visto il 4° ed il 5° giorno (magari qualcuno si è fermato anche prima) visto che, a parte il canale FOX, la televisione in chiaro lo trasmette ad orari improponibili e non tutti amano guardarsi le serie in originale sottotitolate. Cercherò di fare del mio meglio per non rovinare la visione a nessuno. Nonostante i numerosi e pesanti sacrifici fatti da Jack nelle ultime stagioni, il suo Governo ha ancora bisogno di lui. Un gruppo di terroristi di matrice islamica sta seminando il terrore nelle città americane, con una serie di attentati che va avanti da undici settimane. La mente che sta dietro a tutto pare irraggiungibile ma Fayed, uomo legato ai terroristi, è disposto a vendere il suo capo al Governo americano in cambio di......col cavolo che ve lo dico! Ho visto soltanto il primo episodio ma gli elementi per un'altra adrenalinica stagione ci sono tutti. Rimanete in contatto e vi farò sapere.


In tanti hanno già visto la seconda stagione di Prison Break e adesso si preparano a gustarsi la terza. Io sono tra quelli che hanno aspettato e che quindi si dovranno sorbire lo stillicidio di due puntate a settimana trasmesse il venerdì in seconda serata su Italia 1. Sempre che gli ascolti si rivelino all'altezza delle aspettative del network. In caso contrario dovremo accontentarci di un episodio alla volta come per più della metà della prima stagione. Non fasciamoci la testa in anticipo e vediamo come si presenta questa nuova serie: se la prima stagione era incentrata sulla pianificazione e realizzazione del piano d' evasione, questi primi due episodi lasciano intendere che, questa volta, assisteremo ad un' incalzante caccia all'uomo. Questo grazie all' introduzione di un nuovo personaggio, un agente dell' FBI, che riesce a capire il significato dei tatuaggi di Michael e, se riuscisse a decifrarli, potrebbe anche anticiparne le mosse. C'è anche la montagna di soldi nascosta nello Utah che fa gola a tutti gli evasi (il monco T-Bag incluso) e il complotto che ha portato Lincoln in prigione ancora da svelare. Insomma, non vedo l'ora di vedere i prossimi episodi.

Sunday, September 16, 2007

Lyric of the Week / THE PASSENGERS - MISS SARAJEVO (FEAT. LUCIANO PAVAROTTI)

Is there a time for keeping your distance?
A time to turn your eyes away
Is there a time for keeping your head down?
For getting on with your day
Is there a time for kohl and lipstick?
A time for cutting hair
Is there a time for high street shopping?
To find the right dress to wear

Here she comes
Heads turn around
Here she comes
To take her crown

Is there a time to run for cover?
A time for kiss and tell
Is there a time for different colors?
Different names you find it hard to spell
Is there a time for first communion?
A time for East 17
Is there a time to turn to Mecca?
Is there a time to be a beauty queen?

Here she comes
Beauty plays the clown
Here she comes
Surreal in her crown

Dici che il fiume
Trova la via al mare
E come il fiume
Giungerai a me
Oltre I confini
E le terre assetate
Dici che come fiume
Come fiume
L'amore giungerà
L'amore
E non so più pregare
E nell'amore non so più sperare
E quell'amore non so più aspettare

Is there a time for tying ribbons?
A time for Christmas trees
Is there a time for laying tables?
And the night is set to freeze

Friday, September 14, 2007

La terza volta dell' orco

Il re di Molto Molto Lontano muore e urge trovare un successore. Shrek è il primo nella linea di successione ma non crede che un orco possa aspirare ad una carica così importante. Non ultimo, c'è anche il suo desiderio di tornare nell'amata palude e vivere li con Fiona. Si decide allora di optare per il cugino di Fiona, Artù. Shrek, Ciuchino e il Gatto con gli Stivali, partono per andare a cercare il re designato. Durante la loro assenza, Azzurro, desideroso di vendetta, si allea con i cattivi delle favole per impadronirsi del trono vacante, promettendo loro il tanto desiderato "...e vissero tutti felici e contenti". Andare al cinema a vedere un bel film d'animazione mi appaga completamente: Miyazaki, Otomo, Kon, Oshii, sono tutti registi i cui film d'animazione meriterebbero un passaggio in sala. Ma come sapete (lo sapete vero?) non è così e questo mi indispone verso tutti gli altri prodotti animati (tutti "made in USA") che, se proprio devo guardarli, aspetto di poterlo fare comodamente a casa. Vuoi perché non puoi fare sempre quello che si oppone con forza ad andare a vedere i cartoni animati, vuoi perché tutti sono abbastanza disponibili quando voglio andare a vedere un film congolese con sottotitoli in giargianese semplificato, eccomi per la seconda volta (il primo film l'ho scampato, devo ammetterlo) al cinema per le avventure dell' orco più amato da grandi e piccini. Effettivamente Shrek rappresenta l'eccezione a quanto scritto sopra forse perché, proprio per sua natura, è un prodotto capace di accontentare tutti: i bambini lo adorano e mi stupirei del contrario. I grandi (che sono soprattutto i genitori che accompagnano i figli) idem, grazie soprattutto ad un umorismo "per adulti" che non si può fare a meno di apprezzare. Anche i cinefili trovano i loro motivi di interesse vista la straordinaria realizzazione tecnica e le infinite citazioni (specialmente nei primi due film) cinematografiche. Questo terzo capitolo mantiene inalterati questi elementi presentando una storia divertente che pesca a piene mani da tutte le favole più famose. Il cast di personaggi viene ulteriormente infoltito e dove alcuni trovano maggiore spazio (semplicemente meravigliose le principesse delle fiabe) altri vengono sacrificati. Comunque, e questa è un affermazione a prova di smentita, il Gatto con gli Stivali domina la scena ogni volta che fa la sua apparizione. Insomma, mi sento di dare un giudizio positivo al film ma non del tutto. Ve bene che si punta soprattutto ad un target d'età basso ma, gli spettatori più smaliziati (tra i quali mi sento di appartenere) non possono che storcere il naso di fronte all' utilizzo, ancora una volta, del medesimo schema narrativo: nel primo film Shrek si sente un mostro e non può amare la bella principessa. Nel secondo si sente un mostro e sa che non verrà accettato nella regale famiglia della sua compagna. Infine, Shrek non ha superato il complesso del "sono un mostro" e per questo non crede di poter essere il più adeguato successore al trono. Qui si necessità una bella "rinfrescata" perché, se la cosa si ripete in un capitolo successivo (se mai lo faranno), mi sa che siamo proprio alla frutta.

Thursday, September 13, 2007

"Please, come and see my film. If it not success, I will be execute"

Giornalista televisivo kazako, Borat è stato scelto dal governo della gloriosa nazione del Kazakistan, per un incarico importantissimo: partire alla volta degli Stati Uniti, girare un documentario sulla vita nella Terra delle Libertà e portare la cultura americana a beneficio del Kazakistan. Accompagnato dal suo fido produttore, Borat sbarca a New York dove incomincia il suo "apprendimento". Tutto sembra procedere per il meglio, almeno finché non vede in tv un episodio di Baywatch e si innamora perdutamente di Pamela Anderson. Deciso fermamente a sposarla con rito kazako (in pratica rapendola dentro un sacco ricamato), Borat parte per un viaggio coast to coast verso la California. Dopo averlo evitato a lungo, eccomi qui a parlare di Borat, film evento, campione d'incassi, che è valso al suo interprete principale, Sasha Baron Cohen, premi ambiti e riconoscimenti. Non è un caso che abbia aspettato la sua uscita in dvd per vederlo, visto il giudizio negativo unanime dato all' adattamento italiano. Guardarlo in lingua originale, oltre ad essere praticamente un obbligo, da al film quella marcia in più che il nostro doppiaggio gli preclude a priori. Ma basta sprecare parole su questo argomento, andiamo invece a vedere cosa ha di speciale questo film (sempre che ci sia qualcosa di speciale), da più parti accreditato come "talmente divertente da far star male". Che sia divertente, sono anche d'accordo, ma non è "così" divertente come hannno cercato in tutti i modi di farci credere. Il film di Larry Charles è impostato come un finto documentario attraverso il quale, il protagonista entra in contatto con la vita, gli usi e i costumi del popolo americano, con l'intento di portare un po' di America, paese bandiera delle democrazie occidentali, nel lontano Kazakistan. Ed è qui che il film gioca le sue carte migliori: con il suo desiderio di apprendere da una cultura "superiore", Borat si troverà in tantissime situazioni diverse nelle quali ci si prende gioco dell'ipocrisia, dei luoghi comuni (più la macchina è costosa più è facile "rimorchiare"), delle mille contraddizioni e del radicato bigottismo tutto americano. Alcune scene sono intelligentemente esilaranti (l' incontro con le femministe, il bed & breakfast gestito da due anziani ebrei) altre un po' meno, perché macchiate da un' eccessiva e forzata demenzialità (che dipenda dalle troppe mani coinvolte in fase di sceneggiatura?). Comunque, forse proprio perché preparato al peggio, il film non mi è dispiaciuto (anzi, si può dire che è stata una visione per certi versi piacevole) e non mi sento di aver sprecato un' ora e mezza della mia vita.

Wednesday, September 12, 2007

The Boss of it all

Nessuno ha mai visto il Grande Capo. Nessuno sa chi è o che aspetto abbia. Nessuno ha mai sentito il bisogno di incontrarlo visto che nell'azienda si occupa di tutto il suo vice Ravn. Solo che adesso si prospetta la cessione dell'attività ad un gruppo islandese il cui presidente esige la presenza del Grande Capo nelle trattative. E qui nasce il problema perché in realtà non c'è nessun Grande Capo. O meglio, c'è, ma ha sempre preferito rimanere nascosto e prendere le sue decisioni nell'ombra: la fantomatica figura e niente di meno che lo stesso Ravn che, messo alle corde, decide di assumere un attore disoccupato, Kristoffer, per interpretare il ruolo di Presidente. Un lavoretto facile se non fosse che Kristoffer scopre quali sono le vere intenzioni di Ravn. Lars Von Trier è uno di quei registi che fa cinema alla sua maniera o, sarebbe più corretto dire, che fa proprio quel che gli pare con il cinema. Lavora libero da qualsivoglia "regola" e quando è lui a dettarle, potete star certi che sarà anche il primo ad infrangerle. A volte sembra esagerare, sembra portare le sue idee vicine alla provocazione più spudorata, ma è una cosa che trovo assolutamente positiva. E' grazie a registi come lui e Lynch, se l' arte cinematografica prova ad evolversi, tenta di stimolare quegli spettatori che vengono lasciati troppo spesso in balia di produzioni multi miliardarie senz'anima. Presosi una pausa dalla sua trilogia americana, il regista danese ci presenta una commedia ridotta ai minimi termini: non ci sono titoli di testa, ne alcun tipo di colonna sonora, tanto per cominciare. Solo il titolo del film precede la comparsa delle prime immagini e i rumori ambientali fanno da unica cornice acustica alle scene. C'è una voce narrante che in realtà è lo stesso Von Trier (magari è proprio lui il grande C). Il regista, che si mostra brevemente riflesso in una finestra, ci introduce al film e al suo protagonista, detta i tempi e le pause, accomiatandosi dagli spettatori prima degli essenziali titoli di coda. Il montaggio sembra composto in maniera casuale, così come sembrano casuali le inquadrature, grazie al sistema Automavision: in realtà proprio di casualità si parla, visto che è un computer a selezionare angoli e visuali, limitando in maniera quasi totale l'intervento "umano". Chiuso il discorso "struttura", ma di che parla questo film? Parla di un uomo incapace di prendere a viso scoperto le decisioni che riguardano la sua azienda. Ha il potere ma non lo ostenta, preferisce nascondersi e lasciare che sia qualcun'altro a farlo per lui, relegandosi in un posto di secondo piano. Forse per non perdere l'affetto dei suoi colleghi, molto probabilmente per semplice opportunismo. Poi c'è l'attore ("pieno di se" ci tiene a sottolineare Von Trier) che non fa altro che il suo mestiere, interpretare e improvvisare. Detto così può sembrare un film banale e probabilmente lo sarebbe se Von Trier non lo trasformasse in qualcosa di unico. Il Grande Capo è un film divertente, certo non da "sganasciarsi dalle risate", ma svolge comunque in maniera impeccabile il suo dovere. Non raggiunge i livelli artistici di altri film del regista, intendiamoci, rimanendo comunque una pellicola da vedere. Se non altro scoprirete che, non solo gli svedesi, ma anche gli islandesi odiano i danesi.

Tuesday, September 11, 2007

"E' una spia, che altro serve sapere. Giusto?"

Durante il dicembre del 2000, l'aspirante agente dell' FBI Eric O'Neill, si trova per le mani la possibilità tanto attesa di fare carriera nel Bureau: i suoi superiori vogliono infiltrarlo come impiegato, nell 'ufficio del direttore della Divisione per la Sicurezza delle Informazioni, Robert Hanssen, per tenerlo sotto controllo. Il vecchio agente è sospettato di utilizzare le risorse informatiche dell' FBI per la diffusione via internet, di materiale osceno e pornografico. Il giovane O'Neill non ci metterà molto a scoprire che in realtà la sua copertura serve ad uno scopo molto più grande: Hanssen è infatti sospettato di passare informazioni assolutamente segrete ai russi. Una collaborazione sotterranea con i sovietici che dura da più di vent'anni che è costata la vita a tantissimi agenti in incognito. Billy Ray, regista di questo Breach, mette subito le cose in chiaro: una scritta "Basato su una storia vera" capeggia dopo un piccolo prologo (che in realtà sarebbe un epilogo) precedendo un flashback a due anni prima, periodo in cui si svolgono gli avvenimenti del film. Come trattare quindi un argomento così delicato come la più grossa "breccia" nell' Intelligence americano? Soprattutto se questa falla è causata da una talpa che da anni passa informazioni ai "nemici" del proprio paese, amministrazione dopo amministrazione (fatto evidenziato dalla sostituzione della foto di Clinton con quella di Bush, nei corridoi dell' FBI). Nessun patriotismo, ne ostentate motivazioni al tradimento, vengono sbandierate in questo film, dove il "non detto" e il "celato" giocano un ruolo di primissimo piano. Un parallelo con The Good Shephard di De Niro nasce spontaneo, trattandosi entrambi di spy-movie basati su eventi reali (e anche perché gli ho visti in un lasso di tempo relativamente breve), diretti in maniera asciutta, rigorosa e senza fronzoli. Ma le similitudini finiscono qui, perché il film di Ray riesce ad essere molto più incisivo rispetto a quello di De Niro. La durata, estremamente dilatata in The Good Shepherd (ed è un male), qui non è eccessiva e questo aiuta molto lo spettatore a mantenere alta l'attenzione durante un film dove i dialoghi sono funzionali alla comprensione la storia (ed è decisamente un bene). Una storia che gioca abilmente con lo spettatore, instillandogli il dubbio, portandolo a trovare impossibile scegliere a quale verità credere, spiazzandolo quando sembrano non rimanere che certezze. Lo stesso "gioco" in cui sono coinvolti i due protagonisti, tra i quali spicca Chriss Cooper, eccellente nel rendere l'ambiguità del suo personaggio: patriota e traditore, cattolico praticante, marito fedele e regista amatoriale di film per adulti. Se il genere vi può interessare, lasciate perdere il film di De Niro e puntate direttamente su questo Breach. E' la scelta migliore.

Monday, September 10, 2007

Ma qualcuno si ricorda di: GHOSTBUSTERS

La cosa che più mi piace di questa rubrica, è leggere i commenti e scoprire che i miei ricordi sono uguali ai vostri, che in tanti ci ricordiamo di quelle piccole cose che hanno segnato in maniera positiva (almeno spero che per tutti voi sia così) la nostra infanzia. Questa volta parliamo di cartoni animati, un argomento che ci avvicina un po' tutti.
Credo che vi ricordiate senza problemi della serie animata dei Ghostbusters (The Real Ghostbuster, per essere precisi) che nasceva come costola del fortunato film di Ivan Reitman. Ma oltre a questo esisteva un'altro cartone, semplicemente Ghostbusters, che si occupava di un'altra strampalata squadra di acchiappa fantasmi composta da uno smilzo e biondo, un cicciottello un po' tonto e da un gorilla (?!?). Nonostante fosse trasmessa da un canale secondario, la serie aveva un discreto seguito tanto da avere una linea di giocattoli e un album di figurine dedicati. Invece di continuare a buttare giù caratteri, lascerò che siano i video che ho trovato su YouTube a rinfrescarvi la memoria: oltre alla sigla italiana, troverete di seguito il filmato della mitica vestizione e, ultimo ma non ultimo, Malefix che fa l'appello ai suoi sgherri, tra i quali figura il mai dimenticato Scuotiossa ^___^.






Sunday, September 09, 2007

Lyric of the Week / ROGUE WAVE - EYES

Missed the last train home.
Birds pass by to tell me that I'm not alone.

Well I'm pushing myself to finish this part,
I can handle a lot,
But one thing I'm missing is in your eyes.

In your eyes
In your eyes
In your eyes
In your eyes
In your eyes
In your eyes

Have you seen this film?
It reminds me of walking through the avenues.

Washing my hands of attachments yeah,
I can land on the ground,
but one thing I'm missing, is in your eyes.

(Cause I find love)
In your eyes
In your eyes
(Cause I find love)
In your eyes
In your eyes
(Cause I find love)
In your eyes
In your eyes

(Cause I find love)
In your eyes
In your eyes
(Cause I find love)
In your eyes
In your eyes
(Cause I find love)
In your eyes
In your eyes
(Cause I find love)
In your eyes
In your eyes
(Cause I find love)
In your eyes

Friday, September 07, 2007

TROVA WELTALL!!!

Amici sarò sincero con voi: ho passato le ferie al mare ma non ne ho ancora abbastanza e ho tutta l'intenzione di sfruttare al massimo gli ultimi scampoli d'estate (che, se togliete i giorni lavorativi, sono veramente pochi): perciò, tempo permettendo, dal tardo pomeriggio di oggi sarò nuovamente in spiaggia. Naturalmente ci si ritrova qui (sempre che ne abbiate voglia) domenica, ma nel frattempo vi lascio con questo divertentissimo giochino fotografico: in ognuna delle tre foto è nascosto (?!?) il vostro amato Weltall. Trovatelo e lasciate nei commenti la sua posizione con una descrizione della posizione in cui è ritratto. Il più originale di voi riceverà in premio tutta la mia profonda stima...e non è mica poco ^___*. Tocca a voi adesso:




Le foto è l'idea di base sono del buon
Deiv, perciò prendetevela con lui ^___^

Thursday, September 06, 2007

"Don't let them in your mouth!"

In una piccola e ridente (ma che vuol dire?) cittadina della provincia americana, fervono i preparativi per l'annuale Festa del Cervo. Tutti gli abitanti sono indaffarati per l'evento che, a conti fatti, segnerà l'inizio della stagione della caccia al cornuto animale. Ma qualcosa sta per rovinare i festeggiamenti, qualcosa che arriva direttamente dalle profondità dello spazio, all' interno di un piccolo meteorite che si schianta nel bosco vicino alla città. La creatura al suo interno striscia nella boscaglia fino a quando viene trovato casualmente da uno degli abitanti del villaggio. Attraverso una sorta di pungiglione, la forma di vita aliena si impossessa dell' uomo, dando inizio al suo ciclo riproduttivo. In città cominciano a sparire cani, gatti e le vacche nelle fattorie vengono trovate orrendamente mutilate. La creatura si ciba di questi animali e nutre anche la donna terrestre che partorirà i suoi piccoli e schifidi vermi con i quali intende soggiogare l'intera razza umana. La polizia del luogo, guidata da Bill Pardy, si troverà invischiata in qualcosa di molto più grosso che una caccia ad un ladro di animali domestici o a un leone di montagna-sbrana mucche. Quando si rendono conto di quello che sta realmente accadendo, fermare l'invasione non sarà per niente facile. Slither segna l'esordio alla regia di James Gunn, fino ad ora (o meglio, fino ad allora, visto che il film non è recentissimo) solo sceneggiatore. Suo lo script del rifacimento poco riuscito di Dawn of the Dead (da come la vedo io, fare il remake di un film quasi perfetto è come correre a testa bassa contro un muro in cemento armato). Pur trattandosi di un soggetto originale (scritto di suo pugno) Slither è un film che omaggia il cinema horror/splatter classico degli anni '70 - '80. Gunn cita tutto il citabile dimostrandosi un vero appassionato del genere: c'e il primissimo Cronenberg (Shiver e Rabid soprattutto), il primo Peter Jackson, La Cosa di Carpenter, Blob, L' invasione degli ultracorpi e naturalmente gli zombi di Romero. Pur trattandosi di un film di nicchia che non aspira a raggiungere alcuna vetta artistica, James Gunn ha il grande pregio di non volersi prendere sul serio e, in una realtà cinematografica dove tutti si credono grandi autori, credetemi non è cosa da poco: oltre alle citazioni degli illustri predecessori che ho elencato prima, Slither è infarcito da una valanga di cliché del genere che strappano più di un sorriso piuttosto che far storcere il naso. Insomma novanta minuti che volano via piacevolmente (sempre che il genere vi piaccia) e, cosa ancor più importante, non ho rimpianto i soldi spesi per il noleggio.

Wednesday, September 05, 2007

La Cina in natura morta

Caso vuole che io recuperi Still Life di Jia Zhang-Ke mentre è in corso l'edizione successiva del Festival di Venezia a quella dove il regista cinese si aggiudicò, con merito, il Leone d' Oro. Dico con merito perché Still Life è un film veramente bello, costruito su immagini incredibilmente evocative nelle quali la storia, fulcro di qualsiasi pellicola, recita quasi un ruolo marginale, riempitivo di questi magnifici "quadri". Più che di storia, qui è di storie che si parla, due vicende parallele, quasi speculari: l' operaio Han lascia il suo paese natio e si mette alla ricerca della moglie e della figlia che non vede da sedici anni. L' infermiera Shen anche lei alla ricerca del marito, partito per lavoro, che da più di due anni non fa avere sue notizie. Conti sospesi con il passato la cui chiusura sancirà un nuovo inizio per entrambi, anche se in maniera totalmente differente. Poi, dietro, sopra e sotto di loro c'è la Cina, grande, imponente nei suoi paesaggi, magnifica nei suoi contrasti tra passato e presente, vecchio e nuovo, povertà e ricchezza: una diga che cancella villaggi vecchi di secoli, palazzi in attesa di demolizione per far spazio al nuovo, interi centri abitati, dove la popolazione fa quel che può per portare a casa i soldi per mangiare, a pochi chilometri da ponti ultramoderni illuminati a giorno. In questo magnifico affresco, il regista inserisce alcuni elementi che sembrano "stonare" con il resto: una luce che attraversa il cielo, una strana costruzione che decolla o un funambolo che cammina su una corda tesa in cima di due palazzi. In realtà, per sua stessa ammissione, Jia Zhang-ke fa riferimento ad antiche leggende di quei luoghi, storie che fanno parte della tradizione popolare. Film bello e suggestivo, che ha il suo unico limite in una lentezza alle volte estenuante. Il cineasta cinese si prende tutto il tempo di cui ha bisogno per ogni inquadratura, muovendo la macchina da presa in maniera lenta e controllata, sia nei grandi spazi che nel chiuso di una casa. A questo punto è solo una questione di quanto siete disposti a farvi coinvolgere da questo "esplorare" attraverso le immagini, un paese grande e antico, nonostante una narrazione dai tempi alle volte davvero troppo lunghi. Per quel che mi riguarda, son contento di aver fatto questo viaggio.

Tuesday, September 04, 2007

From My Personal Library: AUGUSTEN BURROUGHS - CORRENDO CON LE FORBICI IN MANO

Christopher Robinson ha cambiato legalmente il suo nome in Augusten Burroughs perchè "suonava più da scrittore". E dire che Augusten non immaginava certo sarebbe stata quella la sua strada, lui che sin da piccolo sognava di diventare leader nel campo della cosmesi. Ma le cose cambiano e i sogni e le certezze si infrangono contro l'imprevedibilità della vita. Proprio della sua vita Augusten ci racconta nella sua prima autobiografia "Correndo con le forbici in mano", dal divorzio dei genitori, al sogno della madre di diventare una poetessa affermata. Ci racconta di come quest' ultima scivoli lentamente ma inesorabilmente nella pazzia, di come lo abbandoni facendo diventare il suo tutore legale lo psichiatra che la ha in cura, il dottor Finch, di come il padre si rifiuti perfino di parlagli al telefono. Dopo arrivano gli anni in casa Finch, con tutti gli strani personaggi che la abitano, la scoperta della sua omossessualità e del suo desiderio di fuggire a New York e cominciare una nuova vita. Correndo con le forbici in mano è un libro piacevole che diverte anche quando non dovrebbe, quando la drammaticità di certi episodi dovrebbe essere affrontata con maggiore serietà. Ma Augusten racconta la sua vita con ironia ed è un bene. La stessa ironia che gli ha permesso di sopravvivere ed uscire indenne da un'adolescenza assolutamente fuori dal comune e di affrontare senza paure la precarietà della vita. A tal proposito, anche se l'ho già fatto in altre sedi, vi propongo un piccolo passo del libro che riassume proprio questo concetto, un breve dialogo tra Augusten e la sorella adottiva Natalie:

Natalie: Non ti senti mai come se stessimo rincorrendo qualcosa? Qualcosa più grande di noi? Non so, qualcosa che possiamo vedere solo io e te. Come se stessimo sempre correndo, correndo e correndo ancora?
Augusten: Già. Stiamo correndo eccome. Correndo con le forbici in mano.

Dal questa autobiografia è stato tratto anche un film, piacevole, ma il mio consiglio e di leggervi il libro. Se la storia di Augusten vi conquisterà allora apprezzerete di più anche la pellicola.

Monday, September 03, 2007

HEROES - VOLUME 01 -

TITOLO ORIGINALE: HEROES
TITOLO ITALIANO: HEROES
NUMERO EPISODI: 23


-TRAMA-
La razza umana sembra essere giunta al balzo evolutivo. Individui in ogni parte del mondo stanno cominciando a mostrare capacità ed abilità uniche: teletrasporto, levitazione, rigenerazione, telepatia. Anche se non si conoscono e molti di loro ancora non comprendono quello che gli sta capitando, l' invisibile filo del destino lega indissolubilmente le loro vite, mentre nel futuro una disastrosa minaccia incombe.


-COMMENTO-
Che i supereroi non funzionino nei telefilm è cosa nota a tutti: dal kitsch esagerato del Batman anni '70, al Flash dei primi '90, fino alle "avventure" di un giovane Superman in Smallville, sono tutti esempi che hanno smontato la voglia dei divoratori di fumetti di vedere sul piccolo schermo le avventure dei propri eroi. Ma con Heroes siamo alla svolta e lo si capisce subito dai primi episodi: personaggi e storia non si basano su nessun supereroe cartaceo anche se è molto evidente la profonda influenza che hanno esercitato gli X-Men su tutto il progetto (tra l'altro vengono anche citati). Se siete lettori Marvel, non vi sarà difficile paragonare i characters di Heroes con i personaggi creati da Stan Lee (che tra l'altro compare in un piccolo ma apprezzatissimo cameo) e soci. La lunghezza della serie ha permesso agli scrittori di rendere al meglio i personaggi, svilupparli in maniera credibile e tridimensionale, differenziandoli soprattutto per quel che riguarda l'approccio con la loro diversità: c'è chi l'accetta con gioia e chi invece preferisce tenerla nascosta per paura di diventare un fenomeno da baraccone. Nei 23 capitoli che compongono questo primo volume, non assistiamo solo alle storie dei singoli personaggi, ma anche al lento svilupparsi di una trama principale dal gusto apocalittico, che in alcuni frangenti mi ha riportato alla mente alcune famose X-saghe (Giorni di un Futuro Passato, soprattutto). Non tutto viene chiarito, qualche mistero e alcuni interrogativi restano irrisolti, ma sono fiducioso che si tratti di un' espediente per "agganciarsi" al secondo volume che inizierà negli States a fine settembre. Da un punto di vista strettamente produttivo, si vede l'intenzione di dare alla serie quella marcia in più, soprattutto dal punto di vista degli effetti visivi, non all'altezza di un film di Hollywood, ma sicuramente sopra la media di una normale serial. In definitiva, mi sento di promuovere Heroes (tenete presente che io adoro i supereroi e quindi potrei non essere del tutto obiettivo) e aspetto con ansia la seconda serie per confermare il mio giudizio.
Giusto due parole sull'adattamento italiano: tralasciando il formato 4:3 televisivo che ormai va decisamente stretto a delle serie tv sempre più cinematografiche, non capisco perché oltre alla solita pubblicità, le immagini debbano essere deturpate da spot che compaiono in sovra impressione. Il doppiaggio non sarebbe malaccio se non fosse per le voci di Mohinder (in originale ha l'accento indiano) e Hiro che quando parla in italiano è veramente ridicolo. Un' ultima cosa: perché adattare Mr. Moggles in Mr. Babbani? Che male vi ha fatto quel povero cagnolino?




-DVD-
Disponibile dal 28 agosto il cofanetto Regione 1. Per informazioni cliccate
qui.

Sunday, September 02, 2007

Lyric of the Week / SMASHING PUMPKINS - TONIGHT, TONIGHT

Time is never time at all
You can never ever leave, without leaving a piece of youth
And our lives are forever changed
We will never be the same
The more you change the less you feel

Believe, believe in me, believe, believe!
That life can change, that you're not stuck in vain
We’re not the same, we're different.
Tonight, tonight, tonight
So bright
Tonight, tonight

And you know you're never sure
But you're sure you could be right
If you held yourself up to the light
And the embers never fade, in your city by the lake
The place where you were born

Believe, believe in me, believe, believe!
In the resolute urgency of now
And if you believe there's not a chance
Tonight, tonight, tonight,
So bright
Tonight, tonight!

We’ll crucify the insincere tonight
(Tonight)
We’ll make things right, we'll feel it all tonight
(Tonight)
We’ll find a way to offer up the night
(Tonight)
The indescribable moments of your life
(Tonight)
The impossible is possible tonight
(Tonight)
Believe in me as I believe in you,
Tonight, tonight, tonight,
Tonight
Tonight

Friday, August 31, 2007

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI - INLAND EMPIRE

Produttore: BiM
Distributore: 01
Video: 1.85:1 letterbox
Audio: Italiano Dolby Digital 5.1, Italiano Dolby Digital 5.1 con sottotitoli in italiano, Italiano / Inglese (con sottotitoli in italiano) stereo 2.0
Extra: Intervento critico di Gianni Canova, Trailer
Regione: 2 Italia
Confezione: amaray



Note: Conscio del fatto che Lynch non è molto fortunato in Italia (parlando dal punto di vista delle edizioni in dvd dei suoi film) ero piuttosto scettico sulla perfetta riuscita della versione su supporto digitale del suo ultimo INLAND EMPIRE. La versione noleggio aveva trasformato i miei dubbi in quasi certezze (potete leggere le mie osservazioni
qui). L' uscita della versione per la vendita ha però risollevato di molto il mio giudizio. Innanzi tutto è stato inserito l'audio originale (e ci mancherebbe altro!!!) in semplice stereo con i sottotitoli italiani forzati. La qualità video è sempre molto buona e fortunatamente sono scomparse quelle fastidiosissime linee verticali presenti nella versione noleggio. Il video è nel corretto formato. A noi italiani è toccato il formato letterbox ma, come leggerete poco sotto, anche questa versione è "Lynch approved" perciò...accontentiamoci! Se avete un normale televisore 4:3 non noterete assolutamente nulla. I problemi nascono solo su televisori 16:9. Nonostante Lynch sia venuto in Italia per presentare in anteprima mondiale il suo film (gli abbiamo dato anche il Leone D' Oro alla carriera) gli extra sono dannatamente miseri. A questo punto era meglio, secondo me, eliminare i 20 minuti di intervento di Canova e mettere l' audio originale in Dolby Digital 5.1. A parte la copertina più brutta che la storia ricordi, questa edizione è l'unica che avremo in Italia e, tutto sommato non è male. Ma se siete Lynch addicted come me, non potete perdervi la bellissima Regione 1


Produttore: Absurda
Distributore: Absurda / Rhino
Video: 1.78:1 Letterbox / Anamorfico NTSC
Audio: Inglese Dolby Digital 5.1 / 2.0
Sottotitoli: Francese
Extra: Calibration static screens, Scene eliminate (90 minuti), "Ballerina" short film, Dietro le quinte, Conversazione con David Lynch e Laura Dern, Featurette "More THing That Happened", Trailers, Galleria di foto, Featurette "David Lynch cooks Quinoa"
Regione: 1 USA
Confezione: amaray

Note: dovete sapere che Lynch ama curare personalmente le edizioni in dvd dei suoi film (almeno per quel che riguarda il mercato americano). E' lecito perciò aspettarsi, se non la perfezione, qualcosa che gli si avvicina molto. Il video è presentato nel corretto rapporto cinematografico, sia in letterbox che in anamorfico (tra l'altro negli extra è presente una funzione per calibrare colori e luminosità del televisore). Audio stereofonico e multicanale, sottotitoli in francese e in inglese (questi ultimi solo per le parti in polacco). Ma sono soprattutto gli extra a rendere imperdibile quest'edizione: oltre a featurette varie e al dietro le quinte, sono presenti ben 90 (dico NOVANTA) minuti di scene eliminate...praticamente un' altra ora e mezzo di film!!! Se la cosa sollecita i vostri appetiti cinefili, sappiate che su
Yesasia potete portarvi a casa questa magnifica edizione per poco più di 19 euro (praticamente il prezzo dell' edizione italiana). Per dovere di cronaca devo segnalare anche la versione a due dischi, regione 2, pubblicata dalla Optimum in Inghilterra. Video e audio si equivalgono con quella americana ma in quanto ad extra, la Absurda / Rhino non ha rivali. Per un confronto fra queste due edizioni potete consultare il bel sito DVDBeaver.

Thursday, August 30, 2007

Stagione Cinematografica 2007/2008 - Cosa ci aspetta...

...o meglio, cosa sto aspettanto in maniera spasmodica. Titoli ce ne sono parecchi (anche il ritorno di Bruce Willis nei panni di McLane dopo tanti anni, Il Sogno di Cassandra di Allen, ecc. ecc.) ma questi qui di seguito sono quelli che mi sogno la notte:

Il nuovo di Wes Anderson - in concorso a Venezia - (già lo adoro!!!):

THE DARJEELING LIMITED


Il nuovo di David Cronenberg (mamma!!!):

EASTERN PROMISES


Il nuovo di Takashi Miike - in concorso a Venezia - (quest'uomo è pazzo e questo film ne è l'ennesima conferma):

SUKIYAKI WESTERN DJANGO

Wednesday, August 29, 2007

Stagione Cinematografica 2006/2007 - Tirando le somme...

La stagione cinematografica si è da poco conclusa e quella nuova è già bella che iniziata. Durante il Festival del Cinema di Venezia, che tra l'altro comincia oggi, vedremo i nuovi film che ci aspettano ma, per adesso, mi fermo un attimo per tirare fuori il meglio ed il peggio di quanto ho visto nei dodici mesi appena trascorsi. Anche l'anno scorso ho fatto lo stesso su Kerotan-gt, ma approfittando dello spazio su WELTALL'S WORLD, ho deciso di fare qualcosa di maggiormente definito. Avendo completato la titanica (!!!) impresa di fare un commento su tutti i film visti da agosto 2006 ad agosto 2007, posso affermare di aver raggiunto quota 145 pellicole tra cinema e home video (non tutte necessariamente di questa stagione si intende).

TOP FIVE 2006/2007
Fare una Top Five è un tantino riduttivo ma rende più semplice il lavoro. Solo che fare una classifica è veramente cosa non facile perciò mi semplificherò il lavoro indicando, al primo posto il miglior film della stagione e, a seguire i secondi a pari merito.

1.
INLAND EMPIRE
perché Lynch è Lynch e questo è quello che amo chiamare CINEMA.

2.
I Figli degli Uomini
3.
Miami Vice
4.
Zodiac
5.
L' Arte del Sogno

Da tenere in considerazione (non entrano nella Top Five ma sono comunque ottimi film):

6.
Babel
7.
The Departed
8.
Sunshine
9.
Il Labirinto del Fauno
10.
Lady in the Water

TOP FIVE SORPRESE 2006/2007
In questa categoria rientrano pellicole particolarmente interessanti, i "gioiellini" che non ti aspetti:

1.
Little Miss Sunshine
2.
Il Calamaro e La Balena
3.
Scoop
4.
Slevin
5.
C.R.A.Z.Y.

E ancora, ultimi ma non ultimi:

6.
Thank You For Smoking
7.
Guida per Riconoscere i Tuoi Santi
8.
Factotum
9.
Correndo Con Le Forbici in Mano
10.
Silent Hill


TOP FIVE DELUSIONI 2006/2007
Ovvero tutto il peggio dell'anno, tutte le batoste prese e tutto le buone aspettative bruciate:

1.
V per Vendetta
Come dare un soggetto magnifico ad un completo esordiente. Ennesima possibilità di fare un gran film da una graphic novel d'autore, buttata al gabinetto.

2.
Pirati dei Caraibi: Alla Fine del Mondo
3. Pirati dei Caraibi: Il Forziere Fantasma
4. Deja Vu
5. Domino
Verbinski e Tony Scott occupano due posizioni ciascuno...bravi!!!

MIGLIOR FILM ASIATICO 2006/2007

1.
The Host

MAGGIORE SCHIFEZZA 2006/2007

1.
Le Chevaliers du Ciel
Non pensavo si potesse fare peggio di Crazy Lips...

PREMIO NOSTALGIA 2006/2007

1. Clerks II
Per avermi riportato di colpo a 10 anni fa, come se il tempo non fosse mai passato.

Menzione d'onore anche per:
2.
Transformers
I robottoni di quando ero bambino

3. Superman Returns
Sono bastate le prime note della storica colonna sonora di John Williams per commuovermi ^___^

Tuesday, August 28, 2007

Visioni estive

Nonostante le vacanze estive, non mi sono fatto mancare la visione di un paio di film grazie ad un cinema all'aperto che organizza ogni anno una serie di proiezioni nel luogo dove abitualmente trascorro le mie vacanze. Come ho già scritto nel post di domenica, rimane solo un po' di rammarico per non essere riuscito a vedere Breakfast on Pluto che oramai recupererò quando uscirà a noleggio. Vista la particolare occasione (due film in un solo post...incredibile ^___^) cercherò di essere più conciso almeno per questa volta (chissà quanti di voi stanno esultando adesso ^___*). Andiamo a cominciare:

Danny Ocean e la sua banda sono tornati ma questa volta è per vendetta. Quando uno di loro, Rouben, viene colpito da infarto dopo essere stato truffato dal potentissimo proprietario alberghiero Willi Bank (Al Pacino) gli altri non stanno a guardare e si preparano a rendergli pan per focaccia compresi gli interessi. Dopo Bubble e The Good German, Soderbergh torna al film per il grande pubblico sfruttando per l'ennesima volta, e speriamo anche ultima, il colorato circo di Ocean e dei suoi undici compari che per l'occasione diventano tredici. Ocean's Thirteen non è un film che crea particolari aspettative se non quella di divertire ed intrattenere. Questa è probabilmente la maniera con la quale troupe e cast hanno affrontato la realizzazione del film: Soderbergh si lascia andare ad una regia frizzante dando al film quel "look" visivamente affascinante. Il cast, ultra collaudato, è il punto di forza del film ma sono sempre Clooney e Pitt, gigioni compiaciuti, a rubare la scena a tutti. Nonostante questo il grado di "entertainment" è piuttosto basso e per farla breve, si arriva tranquilli alla fine del film ma rimane poco e nulla da ricordare. Se a questo aggiungete il difetto che questo film si porta dagli episodi precedenti, la storia (troppo complessa e poco accattivante), il film raggiunge a stento una sufficienza stiracchiata (l'odioso "6 meno meno meno" scolastico per capirci). Da vedere senza alcun impegno.

Cosa c'è di meglio di un lungometraggio animato di uno dei personaggi giapponesi più amati da grandi e piccini, al secolo Lupin III, se non un suo lungometraggio ad opera del Maestro Hayao Miyazaki? Il Castello di Cagliostro era già presente sul mercato italiano nel mercato dell' home video e a luglio, grazie ad un nuovo master video e ad un ri-doppiaggio con le voci italiani "storiche" della serie animata, il film è uscito per la prima volta nei cinema italiani. Inutile dire che nella mia città, nessuna sala lo ha proiettato. Immaginate che graditissima sorpresa trovarlo nel programma di un piccolo cinema all'aperto, per ben due sere (grazie associazioni culturali!!!). In questa pellicola il ladro gentiluomo per eccellenza torna nel piccolo stato di Cagliostro, che fu teatro di una delle sue prime e sfortunate "imprese", per rubare qualcosa di molto più prezioso di qualsiasi gioiello o opera d'arte. Naturalmente accompagnato dai fidi Jigen, Goemon, Fujiko ed inseguito dall' instancabile Zenigata. Pur trattandosi di personaggi già noti e famosi (creati dala matita di Monkey Punch), Miyazaki riesce comunque a dare al film il suo particolare tocco, ad infondergli la sua magia...in una parola: bellissimo! Se l'avete perso al cinema, dovete recuperarlo in dvd visto che, a questa ri-edizione cinematografica, seguirà quasi certamente una nuova edizione su supporto digitale (probabilmente ad opera della Dolmen). Prima di chiudere, vorrei far notare che Il Castello di Cagliostro è datato 1979 e, pur trattandosi di un "cartone" fatto alla vecchia maniera con ben 28 anni sulle spalle, da parecchi punti alle più recenti produzioni animate ipertecnologiche. Ho finito.

Monday, August 27, 2007

Tre anni non son mica pochi ^___^

Il 20 agosto il piccolo Claudio ha compiuto 3 anni. Considerato che si tratta del mio unico nipotino (ma attenzione ai colpi di scena) mi sembrava d'obbligo dedicargli un piccolo post con qualche foto scattata durante la sua festicciola svoltasi sabato 25. Questa è solo una piccolissima selezione, le restanti foto le potete trovare su Flickr.


"Oh oh oh! Ecco il festeggiato con il regalo che gli abbimo fatto io e Rosuen..."


"...una Ferrari F430 Spider..."


"...che attira più i grandi che i piccoli ^___^"


"Si intuisce da questa foto qual'è la sua passione?"


"Ecco un momento della festa con tutti i piccoli invitati ^_____^"



"In questo video Claudio ringrazia personalmente Rosuen che non era presente alla festa"


"Durante la festa è arrivata una lieta notizia: Manuel (il primo a sinistra) e Alessandra (terza da sinistra) aspettano anche loro un piccolo erede (e io sarò zio per la seconda volta ^___^)...AUGURI!!!"

Sunday, August 26, 2007

RITORNO

Dopo due settimane di "silenzio" non avrete mica pensato di esservi liberati di me spero? Perchè io son tornato più in forma che mai ^___*. Le vacanze sono finite e domani si ricomincia subito con il lavoro, ma se devo essere sincero, la cosa non mi disturba più di tanto. Queste ultime due settimane sono state veramente rigeneranti: tantissimo mare (tutti i giorni a parte quello precedente al mio ritorno) ma non solo. Sono riuscito infatti a vedere due film (peccato che ho mancato Breackfast on Pluto, altrimenti erano tre), ho letto tre libri (tra cui Casa di Foglie), ho finito di vedere il primo volume di Heroes e ho compiuto 28 anni (che vecchio ^___^). Argomenti e foto per le prossime settimane ce ne sono in abbondanza e sarà proprio con un post fotografico che comincerò domani (ma prometto che i prossimi li diluirò nel tempo così da non annoiarvi con un' esperienza tipo "album fotografico delle vacanze" ^___*). Ora vado, ho ancora tante cose da fare e tutti i vostri blog da leggere ma prima di congedarmi volevo ringraziarvi ancora (l'ho già fatto nei commenti del post precedente) per tutti i messaggi lasciati durante la mia assenza...è stato un piacere immenso trovarli al mio ritorno^____^
See ya

Friday, August 10, 2007

CHIUSURA ESTIVA 2007

Qualcuno di voi è già in vacanza, qualcuno non ancora, qualcun'altro magari neanche ci andrà. Per me è arrivato il tempo di staccare la spina per un po'. Da questo pomeriggio infatti, sarò ufficialmente in ferie, per cui anche il blog si prenderà una pausa. Basta monitor e tastiera, facciamo largo a mare, sole, libri e fumetti (a volontà ^__^). Di sicuro i miei occhi ringrazieranno ma, se devo essere sincero, mi mancherà la lettura quotidiana dei vostri blog amici miei. Ci si ritrova tutti qui (nella rete intendo) tra due settimane, magari anche prima, in forma e rigenerati, pronti ad affrontare quel che verrà (lavoro, invero...mettete voi quello che preferite).
Ora vi saluto perché mi sono ripromesso di essere conciso almeno in questo post ^___*.
Passate un buon ferragosto, non mangiate troppo, bevete tanta acqua e non dite parolacce.
See ya ^___^.

Thursday, August 09, 2007

TANTI AUGURI A VOI!!!

Ferie ormai imminenti e ultimo post fotografico prima dalla pausa estiva. L'occasione per fare qualche scatto è capitata ieri sera durante una cena di compleanno. "Chi ha compiuto gli anni?" vi state chiedendo? Ma i miei cugini Deiv & Nick naturalmente!!! Queste foto e questo post è dedicato a voi:






ancora TANTI AUGURI ragazzi ^____^

Approfittate anche voi di questa occasione per fare gli auguri a questi baldi giovani!!!
Su Flickr potete trovare (tra oggi e domani) atri scatti assolutamente inediti ^____*!!!

Wednesday, August 08, 2007

L' ultimo prima delle ferie...

Esistono due apparenti motivi per i quali un film non raggiunge la distribuzione cinematografica: il primo è indubbiamente la previsione di incassi scadenti, caso che capita di sovente quando ci si ritrova tra le mani film artisticamente validi ma assolutamente di "nicchia". Il secondo motivo è sostanzialmente perchè si tratta di cacca (sarei tentato di scrivere merda, ma cerco il più possibile di trattenermi) cinematografica con la quale i videonoleggiatori riempiono orgogliosamente gli scaffali dei loro negozi. Ora, in Italia c'è una casa di distribuzione Home Video che ha nel proprio catalogo tanta di quella cacca che i loro dvd dovrebbero essere venduti avvolti nella carta igienica. Le Chevaliers du Ciel di Gerard Pires rientra nel loro catalogo e fondamentalmente è cacca che aspirava, almeno sulla carta (non quella igienica stavolta), a qualcosa di più. E si, perché dovete sapere che i francesi sono gelosi degli americani. Talmente gelosi da non accettare che gli americani abbiano girato un film come Top Gun e loro no. Così, dopo più di vent'anni, armati di un budget considerevole, forti della collaborazione dell' Aeronautica Francese e con un regista dalla voce impossibile (vedere il Making Of presente nel dvd per credere) i francesi si preparano ad eguagliare il mito di Top Gun e, se possibile, fare pure di meglio. "Ma come è possibile?" vi chiederete. La risposta è semplice: tenendo innanzi tutto gli elementi cardine del film made in USA (aerei a terra e in volo, piloti bellocci con relative donne che cadono ai loro piedi...lo so è un po' riduttivo), aggiungendo quegli ingredienti fondamentali per dare la spinta decisiva al film: intrighi, una manciata di doppio giochisti e quel pizzico di terrorismo post "11 settembre" che non guasta. Originale, vero? Si vede che i nostri vicini d'oltralpe ci credevano in questo progetto...e l'importante è crederci almeno, perché alla fine dei giochi il risultato è qualcosa di improponibile. A parte una storia talmente inutile e priva di qualsiasi mordente da risultare assolutamente ridicola, anche i personaggi principali sono stereotipi senza alcun spessore (interpretati da famosi attori francesi conosciuti come Tal dei Tali e Tizio Incognito). Se vogliamo dirla tutta, c'è qualche bella e suggestiva ripresa aerea se si escludono quelle da dentro gli abitacoli che sono un elaborato effetto digitale in post produzione. Che poi questa boiata (mamma come mi sto sbilanciando) con Top Gun a poco a che fare visto che si tratta dell' adattamento cinematografico di un fumetto del quale non ricordo il titolo e mi perdonerete se non ho neanche voglia di informarmi in merito. Oh! Mi sono accorto di non aver scritto nulla sulla trama! Va bé, chi se ne frega. Tanto se avete un po' di buon senso questo film non lo guarderete mai.

Tuesday, August 07, 2007

"Vivo o morto tu verrai con me!"

In un futuro neanche tanto lontano (che potrebbe abbondantemente essere già "passato") Detroit è una città senza futuro. Il crimine dilaga e la polizia sta incontrando grandi difficoltà a svolgere il proprio lavoro da quando il controllo è passato ad un gruppo privato l' OCP. L'assorbimento delle forze di polizia è solo il primo passo per "ripulire" le strade dai criminali, attraverso l'introduzione di sperimentali poliziotti robotici, e poter far così decollare il progetto per la costruzione di Delta City che sorgerà al posto della vecchia Detroit e che porterà milioni di posti di lavoro. Alex J. Murphy diventa, suo malgrado, soggetto perfetto per il progetto "Robocop". Murphy è un poliziotto appena trasferito nel distretto più a rischio di Detroit. Durante il suo turno di servizio con la collega Lewis, finisce tra le mani di spietati rapinatori che lo riducono, a suon di fucilate, in fin di vita. Clinicamente morto, il suo corpo viene requisito dall' OCP e utilizzato per creare il primo androide umanoide, Robocop appunto. Il successo del progetto porta il suo ideatore a scalare i vertici dell' OCP e a pestare i piedi al suo pericolosissimo vice-presidente, che non ci sta a farsi scavalcare così facilmente. Nel frattempo, il prototipo Robocop comincia a manifestare i primi difetti quando nella sua memoria riaffiorano ricordi della sua vita precedente. Guardate un po' cosa sono andato a ripescare. Approfittando della recente riedizione in DVD (nella quale è presente un' inedita Director's Cut che nulla però aggiunge al montaggio cinematografico) ho riguardato con piacere un film che non vedevo da circa una vita e mezzo. Vedere oggi il Robocop di Paul Verhoeven ti fa rendere conto che, per alcuni film, 20 sulle spalle cominciano a essere tanti specie per quel che riguarda gli effetti speciali. Se infatti possiamo passar sopra alle acconciature fine anni '80 dei protagonisti, è difficile non sorridere di fronte ad un Robocop tozzo e per nulla aggraziato nei movimenti, specie se paragonato ai Transformers di Bay. Ma al di la di questo aspetto puramente tecnico, il film funziona ancora e funziona davvero bene. Ottimo il futuro cupo che ci viene rappresentato così come la Detroit marcia e senza speranza nella quale il film è ambientato. Per quanto il nostro robotico eroe sia decisamente immobile, le scene d'azione sono belle "fracassone", gustosamente splatter, coinvolgenti senza essere assurdamente esagerate come i film più recenti ci hanno abituato. Non sarebbe male se gli autori di oggi guardassero indietro al cinema d'azione di qualche hanno fa e provassero ad imparare qualcosa: forse non avremmo solo effetti speciali fini a se stessi e il cinema d' intrattenimento ne trarrebbe sicuro giovamento.

Monday, August 06, 2007

"We found them all in the Blackfield"



BLACKFIELD
BLACKFIELD (2004)

1) Open Mind
2) Blackfield
3) Glow
4) Scars
5) Lullaby
6) Pain
7) Summer
8) Cloudy Now
9) The Hole in Me
10) Hello
11) Perfect World (bonus track)
12) Where is my Love (bonus track)
13) Cloudy Now (Live) (bonus track)

Uno degli aspetti più belli nel leggere i blog delle persone linkate nella mia colonna dei link, è sicuramente la quantità di "cose" nuove che si possono imparare, nuovi input che spaziano tra i più svariati argomenti: cinema, musica, libri ecc. Nel blog di
Evan, qualche tempo fa ho trovato un post dedicato ai Blackfield. Preciso che non sapevo chi o cosa fossero i Balckfield (e neanche lei al tempo ^__^), ma la passione con la quale la mia giovane amica taiwanese parlava di questo disco mi ha spinto ha cercare quanto più materiale possibile su questa band per dedicargli un'ascolto. Una volta avuto tra le mani il loro disco ho cominciato ad ascoltarlo in maniera quasi distratta ma l'effetto è stato immediato: una folgorazione. Inutile dire che, da quel dì, sono presenti nei miei ascolti giornalieri anche con il loro lavoro successivo, Blackfield II, ma di quello parlerò un'altra volta.
Blakfield è una band/progetto nata dall' incontro tra Aviv Geffen, musicista israeliano, e Steve Wilson dei Porcupine Tree: due mondi differenti tra i quali si instaura una forte affinità musicale dalla quale è scaturito l'album omonimo di cui vi stò parlando. Blackfield è un disco di rock melodico la cui durata non eccessiva (poco meno di quaranta minuti divisi in dieci tracce) gli permette di essere ascoltato ed "assimilato" senza essere invasivo. Merito sicuramente delle bellissime musiche e dei testi scritti a quattro mani da Geffen e Wilson. Non vi dirò quali sono le mie preferite perché non renderei giustizia ad un disco che è un tutt'uno inscindibile, ma soprattutto una boccata d'aria fresca in un periodo in cui la musica che passa per radio mi stava proprio soffocando. Consigliato senza riserve.
A voi qualche video giusto per farvi un' idea:

BLACKFIELD


PAIN


HELLO

Sunday, August 05, 2007

Lyric of the Week / DAVID BOWIE - SPACE ODDITY

Ground Control to Major Tom
Ground Control to Major Tom
Take your protein pills and put your helmet on

(Ten, nine, eight, seven,...)
Ground Control to Major Tom
(Six, five, four, three,...)
Commencing countdown, engines on
(Two, one, liftoff)
Check ignition and may God's love be with you

This is Ground Control to Major Tom
You've really made the grade
And the papers want to know whose shirts you wear
Now it's time to leave the capsule if you dare

This is Major Tom to Ground Control
I'm stepping through the door
And I'm floating in a most peculiar way
And the stars look very different today

For here
Am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet Earth is blue
And there's nothing I can do

Though I'm past one hundred thousand miles
I'm feeling very still
And I think my spaceship knows which way to go
Tell my wife I love her very much she knows

Ground Control to Major Tom
Your circuits dead, there's something wrong
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you....

Here am I floating round my tin can
Far above the moon
Planet Earth is blue
And there's nothing I can do.

Friday, August 03, 2007

Ma qualcuno si ricorda di: SGORBIONS

Benvenuti amici / lettori, vecchi e nuovi, all' ottavo appuntamento con la rubrica di WELTALL'S WOR(L)D che vi costringe a frugare nei vostri ricordi per tirarne fuori cose che forse avevate dimenticato. Bello vero? Sfortunatamente questa rubrica vi farà realizzare anche che non siete più dei giovincelli ^__*. Comunque, lasciamo le chiacchiere da parte e andiamo a cominciare. Come nel post del mese scorso anche questa volta voglio parlare di collezioni, anzi un tipo di collezione che credo abbia coinvolto tutti voi almeno una volta: la raccolta di figurine. Io personalmente ne ho fatte tante, da quelle "dei calciatori" a quelle dei cartoni animati. Ma queste sono bene o male delle collezioni classiche. Quella che voglio portare alla vostra attenzione con il post di oggi è una raccolta senza precedenti che ancora oggi rimane ineguagliata per moltissimi aspetti...specialmente per quelli più rivoltanti: sto parlando degli Sgorbions naturalmente, che direttamente dall'America (e ti pareva!) arrivarono in Italia alla fine degli anni '80. Disgustosi, vomitevoli, rivoltanti, disturbanti...ecco alcuni aggettivi per descrivere queste figurine che rappresentavano bambini (almeno, l'idea credo fosse quella) deformi e più o meno mutilati. Quando io e i miei coetanei collezionavamo queste figurine eravamo alle elementari e, ripensandoci ora che sono cresciuto, non credo fossero particolarmente adatte alla nostra età. Fatto sta che le ho collezionate tutte, anzi dirò di più, è una delle poche raccolte che ho completato. Adesso vi lascio alle immagini di alcune delle figurine della raccolta, adeguatamente selezionate fra le meno peggio. Qualora vogliate spulciarvi la collezione completa qui di seguito trovate il link che fa per voi:
http://marcopresti.altervista.org/sgorbions_serie1.php



Orripilanti ma assolutamente...CULT, vero ^____*?
Alla prossima!

Thursday, August 02, 2007

Ancora neve insanguinata...

Non c' è pace per l'assassina Yuki "Neve di Sangue". Siamo agli inizi del novecento: l'epoca Meiji sta per giungere al termine e il Giappone esce vittorioso dalla guerra Russo-Giapponese. Yuki è braccata giorno e notte dalla polizia, ricercata per l'omicidio di trentasette persone. La sua lunga e sanguinosa fuga termina sulla riva di una spiaggia dove, ferita e circondata, Yuki getta via la sua spada e si arrende alle forze del' ordine. Arrestata e condotta nello stesso carcere dove anni prima la madre la diede alla luce, la sua condanna a morte è inevitabile. Durante un trasferimento però viene liberata da un gruppo di uomini mascherati e condotta al cospetto di Seishiro Kikui, comandante dell' esercito "ombra" alle dirette dipendenze del ministro della Giustizia. In cambio della concessa libertà, Kikui vuole che Yuki tenga sotto controllo l'anarchico Ransui Tokunaga. L' uomo è in possesso di una lettere che se resa pubblica potrebbe far cadere l'attuale governo. Yuki accetta l'incarico e si fa assumere come domestica in casa di Ransui. Una mattina l'uomo esce di casa e chiede a Yuki di accompagnarlo. Giunti in un cimitero per animali dove sono stati seppelliti i suoi compagni anarchici, Ransui confessa a Yuki di sapere che lei è l'assassina "Neve di Sangue" e che il suo scopo e di recuperare la lettera. Ascoltata la storia che si nasconde dietro l'uccisione degli anarchici e compresa l'importanza di quella lettera segreta, Yuki decide di schierarsi al fianco di Ransui. Per il seguito delle avventure di Lady Snowblood, gli scrittori Kazuo Koike e Kazuo Uemura abbandonano il discorso "vendetta" già abbondantemente esaurito nel primo film, ed incentrano la storia su intrighi politici in un periodo di grandi cambiamenti per il Giappone. Devo dire che, pur trattandosi di un sequel un po' forzato, la storia non è neanche tanto male se non fosse per alcune ingenuità in fase di sceneggiatura: innanzi tutto non c'è soluzione di continuità con il film precedente. All'inizio del film troviamo una Yuki in forma e combattiva, ma se sapete come finisce il film precedente (son talmente bravo da non dirvelo) la cosa appare alquanto strana. In secondo luogo, è assolutamente poco credibile che una lettera scritta da un perfetto sconosciuto, che accusa il governo di abusi e violenze per estorcergli una confessione, possa in qualche modo minarle la stabilità. Ma ci si passa sopra facilmente perché il film, pensato per il puro intrattenimento, fa egregiamente il suo dovere anche grazie all' estro registico di Toshiya Fujita, sempre molto ispirato specie nelle sequenze di combattimento. Meno sangue e più azione per una pellicola che si guarda volentieri anche se inferiore alla prima.