Tuesday, October 19, 2010

Cattivissimo chi?

Il fascino del villain è innegabile. Dai fumetti fino al cinema, il fattore "attrazione" verso questi personaggi schierati nella barricata opposta al bene, è direttamente proporzionale al fattore "repulsione" che generano. Se da un lato quindi appare tutt'altro che scontata la scelta di un cattivo come protagonista di una pellicola, dall' altro è comunque sempre molto apprezzata. Appare subito chiaro però che Gru non è un "cattivo" nella piana accezione del termine. Il protagonista di Cattivissimo Me, film animato targato Universal ma nel quale batte forte un cuore europeo, è si un cattivo ma soprattutto un bambino troppo cresciuto e un po' dispettoso che spera di compensare e recuperare il mancato affetto da parte della madre compiendo furti sempre più clamorosi. Anche il suo rivale in malvagità, Vector, ricorda più un nerd viziato piuttosto che un villain. Nel film della coppia Pierre Coffin/Chris Renaud, i cattivi stanno da un' altra parte: sono madri poco attente, padri scellerati o tutrici crudeli. Ma questo è qualcosa che si agita senza tanto impeto sotto la spessa superficie del film che comunque punta ad un approccio più easy, proprio come il suo protagonista, raccontando questa storia di un uomo diviso tra il compiere il sogno di una vita e il riscoperto desiderio di redenzione attraverso la paternità. Cattivissimo Me è un film che all' approfondimento preferisce un approccio più diretto, sia come messaggi rivolti allo spettatore che come storytelling, prevedibile ma comunque funzionale nella sua semplicità. Anche la comicità è piuttosto diretta (anche se ci sono un paio di chicche che faranno piacere alla parte adulta del pubblico) ed è anche il fiore all' occhiello del film forse perchè affidata quasi interamente ai simpaticissimi Minions, piccole creature verde acido vestite con occhialoni e salopette, un vero colpo di genio soprattutto a livello di marketing (la promozione del film è stata costruita praticamente interamente su di loro). Nel complesso Cattivissimo Me è un film divertente ma che preferisce volare basso senza dare quel qualcosa in più che avrebbe conferito alla pellicola una spinta maggiore. In un anno in cui ti confronti con film come Toy Story 3 o Dragon Trainer, se non stai al passo stai almeno due passi indietro.

Monday, October 18, 2010

Ai confini della chirurgia: Il "millepiedi" umano!!!

Delle volte tra genio e follia esiste un confine sottilissimo e ci sono delle volte in cui personaggi come Tom Six si muovono abilmente da una parte all' altra di quel confine. Considerazioni queste che nascono dopo la visione del film da lui scritto e diretto, The Human Centipede, un horror, genere inflazionatissimo soprattutto da giovani registi emergenti, che non avendo sottotesti ai quali aggrapparsi per qualsiasi tipo di riflessione, rischia di essere accorpato alla montagna di titoli insulsi e senza valore che invadono il mercato. Il buon Tom però parte da un idea piccola piccola pescando qua e la elementi e cliché di tanti altri film (lo scienziato che imprigiona le sue vittime per esperimenti, le protagoniste che riescono a ficcarsi nei casini grazie alla totale assenza di attività cerebrale), e li concretizza in qualcosa di deviato, disturbante e unico: un millepiedi umano. Tre individui, uniti chirurgicamente secondo la sequenza culo-bocca-culo-bocca, un unico apparato digerente. Il che in soldoni significa che se il capo fila si nutre in maniera normale, chi segue funge da passaggio e da evacuazione. Per quanto questo possa sembrare disgustoso e affascinante allo stesso tempo, è un po' poco per costruirci intorno un film ma senza indugio il regista di origini olandesi tira fuori i suoi assi migliori dalla manica: il protagonista assoluto innanzitutto, chirurgo tedesco di fama mondiale e "scultore" della carne a tempo perso. Faccia squadrata, parlata inglese con inflessione tedesca, memorabile la sequenza dove spiega, con tanto di lavagna luminosa, l' intervento al quale sottoporrà le sue sventurate cavie. Poi c'è Akihiro Kitamura. "E chi è?" direte voi. E' un giovane attore giapponese che interpreta lo sfortunato eletto a diventare il primo segmento del millepiedi. Una chicca il suo sbraitare e lagnarsi in lingua madre, semplicemente impagabile. Curiosamente anche le figure femminili, stupide e sfigate come da copione, trovano il loro giusto spazio, anzi, il loro giusto posto, quando finiscono con la bocca cucita nel sedere di chi hanno di fronte. Che si può chiedere di più? Un po' di violenza? Effettivamente non è molta, ma quello non mostrato basta e avanza per regalare qualche contrazione allo stomaco. Come ciliegina sulla torta già si parla di un seguito, con molte più bocche e molti più culi e nasce il sospetto che, sotto sotto, Tom Six stia suggerendo una soluzione per la sovrappopolazione e la fame nel mondo.

Sunday, October 17, 2010

Lyric of the Week + Video / KULA SHAKER - PETER PAN R.I.P.


Gather round
This is the thumbstone of Peter Pan R.I.P.
Say a prair for all the children
Everyone that still believes
Peter Pan R.I.P

Clear leaves
From his resting place chase the crows cross the street
Let the sun warm his bleeding heart
Boy, you meant so much to me
Peter Pan R.I.P

Peter Pan he wont come back
They chained his feet and broke his back
I’m crying….
Remember the days
Crying sweet tears of joy
Remember the days
The games that we played

Now you know this is no fairytale
His grave is there for all to see
Gather round all good children
Gather round in memories
Peter Pan R.I.P

Peter Pan
Don’t look back
They clipped your wings and chained you back
I’m crying….
Remember the days
Crying sweet tears of joy
Remember the days
The games that we played


Peter P R.I.P
Peter P R.I.P
Peter P R.I.P
Peter P R.I.P
Peter P Rest in peace

Friday, October 15, 2010

MERANTAU: il vagabondo che sfida Tony Jaa

Se escludiamo Cina, Hong Kong, Corea e Giappone, che rappresentano quasi dei colossi, tra le minori industrie cinematografiche asiatiche che stanno mostrando i maggiori margini di sviluppo, ma soprattutto di crescita artistica, c'è senza dubbio quella indonesiana, come dimostra anche l' interesse dimostrato dal Far East negli ultimi anni che ha permesso di dare un' occhiata privilegiata ad un cinema che sperimenta in tante direzioni, dalla commedia al thriller, dal film politico e surreale fino all' horror. Considerato che in Indonesia si pratica il "silat", stile di lotta che nulla ha da invidiare al muai thai, perchè non provare ad inserirsi nel ricco panorama asiatico dei film d' arti marziali? E succede che alla fine ci provano per davvero e ne viene fuori un film davvero niente male dal titolo Merantau. Il protagonista è un ragazzo che si appresta ad intraprendere un tradizionale viaggio preparatorio all' età adulta (chiamato appunto "merantau") durane il quale spera di potersi trasferire a Jakarta e li insegnare il silat. Ma il destino vuole che nel difendere una ragazza finisca invischiato in un traffico di giovani donne destinate a diventare prostitute di lusso. Gareth Evans scrive, dirige e monta il film, dimostrando di avere una piena padronanza del progetto: la storia, che tratta tematiche come la crescita, il sacrificio e la redenzione, è bilanciata veramente bene tanto da non essere solo un mero riempitivo tra un combattimento ed il successivo, non che sia importante in film così ma se c'è ed ha senso compiuto, meglio ancora. Ma è nel reparto regia che si hanno le sorprese migliori perchè Evans mostra, non soltanto una piacevole inventiva, ma di aver capito come girare una sequenza di lotta senza soffocare l'azione o perdere l'effetto delle coreografie che, considerata la complessità di un' arte come il silat, non è una cosa di poco conto. La macchina da presa non sta addosso agli attori ma li segue sempre ad una certa distanza, li gira intorno, li segue (anche nelle cadute) e procede in brevi ma piacevoli piani sequenza. Il risultato finale è notevole, basti vedere la sequenza nel locale o quella finale. In definitiva, se questo di Merantau non dovesse essere un caso isolato, la Tailandia potrebbe aver trovato degli agguerritissimi rivali.

Thursday, October 14, 2010

CINEQUIZ - ST.02 - EP.06 "Decontamination area"


Soluzione: STILL LIFE
Vincitore: Tob

Classifica:
Grace - pt. 7
Beld - pt. 3
Tob - pt. 3
Michele - pt. 1

Gli altri due frame:



Wednesday, October 13, 2010

TRUE BLOOD - SEASON 03 -

TITOLO ORIGINALE: TRUE BLOOD
TITOLO ITALIANO: TRUE BLOOD
NUMERO EPISODI: 12

-TRAMA-
Negatole qualsiasi aiuto da parte della polizia, Sookie si mette per conto suo alla ricerca di Bill, dietro il cui rapimento si cela un piano di espansione territoriale di un antico vampiro.

-COMMENTO-
Dopo due stagioni straordinarie True Blood si prende delle libertà, tante, forse troppe, e con esse anche tanti rischi. Mesa da parte la struttura auto conclusiva dei precedenti ventiquattro episodi, la serie di Alan Ball guarda al futuro aprendo, durante la stagione, un' infinita di sottotrame (almeno una per ogni personaggio principale e non) chiudendone pochissime, trasformando Bon Temps in un freak show popolato da vampiri, licantropi, mutaforma, fate, streghe, stregoni e quant'altro. Certo, la stagione nasce come diretto proseguimento della precedente, con l'introduzione del vampiro pluri millenario Russel (personaggio che si spera venga recuperato) a fare da ossatura principale, ma l'attenzione si sposta spesso e volentieri sui comprimari tra i quali io continuo a preferire Jason perchè, nonostante sia un ragazzo del sud un po' ottuso, riesce a spiccare con la sua normalità in mezzo a tutto il sovrannaturale che lo circonda. Alcuni personaggi cominciano ad attraversare fasi di stanca, cosa che accade anche con Sookie e Bill ed il loro continuo prendersi e lasciarsi, nel quale si sperava che il licantropo Alcide potesse metterci letteralmente lo zampino ma per ora nulla di fatto. Per il resto la serie continua a rimanere su alti livelli e devo dire di essermi letteralmente divorato questi dodici episodi con gran piacere anche se una sfoltitina al cast male non farebbe, soprattutto per dare spazio a personaggi potenzialmente sviluppabili ed interessanti. Alla luce di questo, mi preparo fiducioso per la quarta stagione!

-DVD-
Si aspetta in Italia il cofanetto della seconda mentre non è naturalmente previsto quello della terza.

Tuesday, October 12, 2010

Recuperi Post FEFF 12 : GALLANTS

Cheung è un giovane impiegato di una società immobiliare, la cui patetica esistenza è segnata dalla totale mancanza di personalità e carattere che lo portano a subire continue vessazioni. Dopo aver fatto infuriare il proprio capo per l'ennesima volta, viene spedito in un remoto villaggio dove deve risolvere una controversia immobiliare che vede coinvolta una piccola sala da the una volta prestigiosa scuola di arti marziali. Quello di Derek Kwok e Clement Cheng è un film fuori dal tempo ma soprattutto fuori tempo massimo. La sceneggiatura infatti, stesa ormai dieci anni fa, è diventata film solo nel 2010 ma non sarebbe cambiato poi molto visto che il cinema che omaggia ha fatto il suo tempo, perlomeno nell' ottica odierna dell' industria hongkonghese sui film di Kung Fu. Sei poi guardiamo i titoli di testa così particolari e retrò, le invadenti didascalie che introducono attore e personaggio interpretato, le sequenze flashback con tanto di effetto "pellicola rovinata" viene da pensare ad un operazione simil-grindhouse. Eppure, rispetto al divertente e divertito rievocare un certo tipo di cinema fatto da Tarantino e Rodriguez, quello di Kwok e Cheng appare un guardarsi indietro nostalgico e allo stesso tempo necessario per non far scivolare nell' oblio un modo di fare film di genere ancora oggi molto apprezzato dagli appassionati. La coppia di registi gira per Gallants delle sequenze di combattimento molto "fisiche", dove l' effetto non è dato dal montaggio o dalla tecnologia, ma dalla straordinaria abilità degli attori tra i cui nomi spiccano vecchie glorie mai dimenticate del cinema anni' 70 dell' ex-colonia britannica, Chen Kuan-tai, Leung Siu-lung e Teddy Robin. Questi arzilli "vecchietti" hanno ancora le capacità di insegnare una lezione (non solo di kung fu) alle nuove generazioni e a difendere la loro scuola dal feroce mercato immobiliare, così come Kwok e Cheng difendono un cinema la cui importanza non può essere sottovalutata.

Monday, October 11, 2010

Speriamo che sia proprio L' ULTIMO DOMINATORE DELL' ARIA

Se c'è una cosa che ai film di Shyamalan non è mai mancata è l' identità. Sia nel modo di scrivere che nel modo di girare, tutti i suoi film sono "fratelli" nei quali è riconoscibile il tratto "genetico" di uno stesso genitore. Eppure L' Ultimo Dominatore dell' Aria non è così, è un film che, tra le altre cose, manca d' identità. Sulla carta è un film di Shyamalan (scritto, diretto e prodotto, recitano i titoli di coda) ma allo stesso tempo non somiglia neanche lontanamente a qualcosa girato da lui, quasi una svolta a "U" in un percorso artistico ben definito che rende questa pellicola impossibile da accorpare alla sua produzione precedente (e si spera anche in quella futura). Forse il film a cui si può avvicinare, ma sempre tenendo una debita distanza, è Lady In the Water in quanto, proprio come L' Ultimo Dominatore dell' Aria, il film con Bryce Dallas Howard è un progetto nato da e per i suoi figli. Se il primo è infatti una favola della buonanotte scritta dallo stesso Shyamalan, il secondo nasce come trasposizione cinematografica di una serie animata americana molto amata dalla prole del regista. Guerra, equilibrio tra gli elementi, un eletto in grado riportare a mantenere la pace, sono alcune delle tematiche che tratta questo film che nasce con l' intenzione di ritagliarsi il suo spazio tra le saghe fantasy per adolescenti fallendo miseramente. L' Ultimo Dominatore dell' Aria è un film piatto che avrebbe potuto girare un qualsiasi mestierante e che mostra il fianco sia nel comparto effetti visivi che in un cast composto da giovani attori le cui interpretazioni sono rese ancora più deludenti se si pensa ai piccoli talenti che hanno lavorato nelle precedenti pellicola di Shyamalan. Ma il progetto si sarebbe potuto salvare dal disastro completo se il regista avesse fatto scrivere la sceneggiatura a qualcuno in grado di gestire la materia anche in previsione di una probabile trilogia: la storia è un concentrato di avvenimenti che si susseguono con una fretta tale da far saltare agli occhi la necessità di farci entrare tutto il possibile in poco più di novanta minuti, togliendo al film la fluidità e trasformando ogni sequenza in piccoli scompartimenti a se stanti. Ora, quali fossero le intenzioni del regista non ci è dato saperlo: un regalo ai figli? Meglio una Playstation. Un tentativo di provare un genere a lui estraneo? Mai lasciare la via vecchia per la nuova. Cercare di ricucire la spaccatura creata nel pubblico dai suoi film? Oh bé, adesso sono di certo tutti concordi nel ritenere L' Ultimo Dominatore dell' Aria un clamoroso autogol.

Sunday, October 10, 2010

Lyric of the Week + Video / AC / DC - SHOOT TO THRILL

Sono usciti il DVD ed il Bluray di IRON MAN 2 ^__^


All you women who want a man of the street
But you don't know which way you wanna turn
Just keep a coming and put your hand out to me
'Cause I'm the one who's gonna make you burn

I'm gonna take you down - down, down, down
So don't you fool around
I'm gonna pull it, pull it, pull the trigger

Shoot to thrill, play to kill
Too many women with too many pills
Shoot to thrill, play to kill
I got my gun at the ready, gonna fire at will
Yeah

I'm like evil, I get under your skin
Just like a bomb that's ready to blow
'Cause I'm illegal, I got everything
That all you women might need to know
I'm gonna take you down - yeah, down, down, down
So don't you fool around
I'm gonna pull it, pull it, pull the trigger

Shoot to thrill, play to kill
Too many women with too many pills
Shoot to thrill, play to kill
I got my gun at the ready, gonna fire at will
'Cause I shoot to thrill, and I'm ready to kill
I can't get enough, I can't get MY THRILL
I shoot to thrill, play to kill
Yeah, pull the trigger
Pull it, pull it, pull it, pull the trigger
Oh

Shoot to thrill, play to kill
Too many women, with too many pills
I said, shoot to thrill, play to kill
I got my gun at the ready, gonna fire at will
'Cause I shoot to thrill, and I'm ready to kill
And I can't get enough, and I can't get my thrill
'Cause I shoot to thrill, play it again
Yeah
Shoot you down
Yeah
I'm gonna get you to the bottom and shoot you
I'm gonna shoot you
Oh hoo yeah yeah yeah
I'm gonna shoot you down yeah yeah
I'm gonna get you down
Yeah yeah yeah yeah
Shoot you, shoot you, shoot you, shoot you down
Shoot you, shoot you, shoot you down
Oh, oh, oh, oh, oh, oh, ooooooh
I'm gonna shoot to thrill
Play to kill
Shoot to thrill
Yeah, ooh yeah

Thursday, October 07, 2010

CINEQUIZ - ST.02 - EP.05 "It seems like your brain is off"


Secondo frame!!!


Soluzione: ...E TU VIVRAI NEL TERRORE - L' ALDILA'
Vincitore: Grace

Classifica:
Grace - pt. 7
Beld - pt. 3
Michele - pt. 1

Terzo frame:

Wednesday, October 06, 2010

Something got LOST


Probabilmente l' immagine di qui sopra non vi è nuova visto che, sin dalle sue prima apparizioni sulla rete, il cofanetto definitivo contenente tutta la serie di Lost (comprese alcune memorabilia da infarto) ha fatto subito gola a tantissimi appassionati e collezionisti, soprattutto quelli che nel corso degli anni avevano aspettato, evitando di comprare i singoli cofanetti delle stagioni.
Ecco, nonostante l' ottimo successo di vendite della limited edition della quinta stagione (maggiori dettagli
qui) al momento questo cofanetto non è disponibile ne previsto per l' Italia perciò se vi interessa dovrete rivolgervi al mercato d' importazione o a eBay.
Se volete comunque acquistare il cofanetto con la serie completa qui da noi, dovrete accontentarvi di
questo.
So sad...

Tuesday, October 05, 2010

L' "orda" che arriva dalla Francia

Dopo aver seppellito un loro collega torturato e ucciso, un gruppo di poliziotti decide di organizzare una spedizione punitiva contro i responsabili. L' incursione in un palazzone nella periferia parigina però non va proprio secondo i piani ed i poliziotti si trovano presto in balia di un gruppo di trafficanti. Ma quando si dice che non ce limite al peggio, per le strade di Parigi, ma anche all' interno del palazzo, sembra cominciata la fine del mondo: i morti tornano in vita, violenti e affamati. La necessità ti porta a stringere strane alleanze e così poliziotti e criminali, loro malgrado, uniscono le forze per cercare di uscire vivi dal palazzo. Al loro esordio la coppia di registi francesi Yannick Dahan e Benjamin Rocher puntano su di una pellicola che sulle prime sembra un classico poliziesco alla francese ma che si rivela pian piano largamente (e senza nasconderlo) ispirato ai classici di Carpenter e Romero inserendosi a pieno diritto, sia da un punto di vista visivo, tematico e di violenza mostrata (anche se meno esplicita rispeto a quella dei colleghi Gens e Aja), tra gli horror d'oltralpe da tenere in considerazione. Trattandosi a tutti gli effetti di uno zombie movie, di quelli dove i morti sono tutt'altro che lenti e claudicanti, non è difficile trovare similitudini anche con 28 Giorni Dopo di Danny Boyle o ancora di più con Dawn of the Dead di Zack Snyder, nonchè un certo senso claustrofobico che arriva direttamente da Rec dei colleghi spagnoli Plaza e Balaguerò. Pur non spiccando per originalità quindi, e praticamente privo di chiavi di lettura politiche o sociali (seppur il contesto della periferia abitata da immigrati e poveri lo suggerisca) La Horde è un film compatto che non ti molla un solo attimo, che ti trascina, insieme ad un caratteristico e male assortito gruppo di protagonisti, in una sanguinolenta e feroce discesa negli inferi, letterale e figurata. Dahan e Rocher sfruttano i rodatissimi meccanismi del sottogenere "morti viventi" e allo stesso tempo li ribaltano (generalmente i protagonisti cercano di barricarsi ma in questo caso cercano una via per fuggire all' esterno), regalandoci alcune gustosissime scene di massa impressionanti (quella nel garage) e inseguimenti in stretti e soffocanti corridoi. Gli appassionati del genere dovrebbero concedergli una visione mentre per gli altri, soprattutto per chi cerca approfondite letture politiche o di critica sociale, è probabilmente tempo perso.

Monday, October 04, 2010

AMALFI: il cinema giapponese in gita in Italia

Kuroda, diplomatico giapponese arrivato in Italia per coordinare la sicurezza del Ministro degli Esteri in visita per il G8, si trova coinvolto in un caso di rapimento di una bambina nel quale suo malgrado svolge il ruolo di intermediario tra la madre e i rapitori. L' uomo si trova così diviso tra i suoi impegni con l' ambasciata e una donna disperata che può contare solo sul suo aiuto, e forse le due cose non sono così separate come può sembrare in apparenza. Amalfi : Reward of the Goddess di Hiroshi Nishitani si apre con un rapimento configurandosi da subito come un film drammatico diventando poi verso la fine un thriller a sfondo politico con tanto di colpi di scena, a dir la verità neanche tanto sconvolgenti. Se si dovesse valutare il film solo per questo non si riuscirebbe ad arrivare alla fine delle due ore di durata senza imprecare in qualsiasi lingua conosciuta e non. Amalfi sembra avere infatti ben altri scopi: se infatti noi italiani siamo affascinati dal Giappone, è vero anche l'esatto contrario ed il film di Nishitani ne è la conferma. Per nulla celata dietro una storia che si dipana tra Roma ed Amalfi, c'è tutta l'intenzione di fare un ritratto piuttosto lusinghiero della nostra Italia. Ci fa piacere certo l' interesse del popolo del Sol Levante per la nostra bella Penisola se non fosse che l' Italia da cartolina rappresentata in questo film è una raccolta piuttosto scontata di stereotipi: c'è il caffè al bar, la pizza e pure un suonatore di mandolino (senza contare gli zingari borseggiatori di Roma e i vari riferimenti alla mafia). Sicuramente il regista si sarà trovato bene a girare nelle nostre città visto che qui non ci si fa problemi a bloccare il traffico come accade in una città come Tokyo. Da segnalare il grande sforzo degli attori giapponesi di recitare in italiano mentre la parte di cast nostrano fa sinceramente pietà ed anche Rocco Papaleo, che qui interpreta un commissario di polizia, non sembra particolarmente ispirato se non proprio svogliato. Un filmetto curioso ma decisamente mediocre.

Sunday, October 03, 2010

Lyric of the Week + Video / FIRST AID KIT - GHOST TOWN


All of these ghost towns I keep travelling through
All of these traffic signs and lonesome bars blind the view
I swear I can be better
I could be more to you
But there are things that line my path
That I just had to do

If you've got visions of the past
Let them follow you down
They'll come back to you some day
And I found myself attached to this railroad track
But I'll come back to you some day
To you
To you
To you
Some day

And I remember how you told me all that you wanted to do
That dream of Paris in the morning or a New York window view
I can see it now you're married and your wife is with a child
And you're all laughing in the garden and I'm lost somewhere in your mind

If you've got visions of the past
Let them follow you down
They'll come back to you some day
And I found myself attached to this railroad track
But I'll come back to you some day
To you
To you
To you
Some day

Maybe I should just turn around and walk away
For no matter how much I really do want to stay
You know I can when it's too late

Oh I've found myself attached to this railroad track
I'll come back to you some day
To you
To you
To you
Some day

Thursday, September 30, 2010

CINEQUIZ - ST.02 - EP.04 "Burn, hand burn!"


Ecco il secondo frame:


Ed ecco il terzo frame che spazza via ogni dubbio:


Soluzione: ICHI THE KILLER
Vincitore: Beld

Classifica:
Grace - pt. 5
Beld - pt. 3
Michele - pt. 1

WELTALL'S WOR(L)D - ANNO 04

Ma che davvero?
E' passato un altro anno?
Accidenti, so che è un modo di dire particolarmente inflazionato ma, questi dodici mesi sono davvero volati!!!
Forse perchè da quando il blog è nato, questi sono stati i più interessanti ed hanno visto il tempo impiegato (mai buttato!) a riempire queste pagine particolarmente ripagato: la possibilità di leggere e recensire in anteprima il romanzo
Hunger Games, il Cinquiz e la partecipazione con il medesimo alle manifestazioni GioCoMix e Beach Cosplay Party, un altro bellissimo Far East Film Festival, per fare degli esempi. Naturalmente tutte queste cose sono state valorizzate da voi, cari lettori, quelli di vecchia data che mi seguono praticamente dagli inizi e quelli nuovi. E spero sinceramente di ritrovarvi tutti qui per questa nuova stagione di WELTALL'S WOR(L)D che sta per cominciare, ricordandovi che oggi si festeggia ma è giovedì, quindi si gioca con il quarto episodio della nuova stagione del Cinequiz, come sempre alle 18!
Siccome vi voglio bene e questa a tutti gli effetti è un occasione speciale, a questo giro ci sarà un bonus di 2 (DUE!) punti a chi indovina quindi, fatevi sotto ^^.

P.S.: mi sembra giusto ricordare che oggi si festeggiano quattro anni anche
qui ^__*

Wednesday, September 29, 2010

INCEPTION: la materia di cui sono fatti i sogni.

Specchi posti uno di fronte all'altro. Riflessi infiniti, infinite possibilità. False prospettive, paradossi. Sovrapposizioni di realtà e leggi della fisica. Unità di tempo dilatate all' infinito in cui è possibile perdersi. Con Inception Christopher Nolan rende il sogno qualcosa di tangibile eppure estremamente malleabile, restituendo allo spettatore i più classici "cortocircuiti sensoriali" (un ambiente familiare nel quale sono presenti elementi estranei o fuori contesto), stratificando il piano onirico in infiniti livelli rendendo sottilissimo il confine tra realtà e sogno, così come l' atto di creazione del sogno stesso, portato avanti da Cobb e la sua banda con lo scopo di rubare idee direttamente dalla mente delle loro vittime, rende quasi invisibile il confine con l' atto di creare il cinema, approfondendo in maniera netta ed inequivocabile un discorso cominciato con l' ottimo The Prestige. Un parallelo che si ritrova più volte nel film ad esempio, allo stesso modo in cui il subconscio del sognatore popola il sogno, Nolan popola Inception (in maniera decisamente più conscia) di elementi che ritornano nella sua filmografia quasi fossero state prove generali per questa sua ultima fatica (la sensazione di smarrimento che prova chi si accorge di essere in un sogno ricorda quella che prova il protagonista di Memento dopo i "reset" della sua memoria recente) ma rappresentano più che altro un preciso filo conduttore di tematiche care al regista: il protagonista guidato nelle azioni da un' ossessione di cui è soprattutto vittima, la perdita, il senso di colpa e la ricerca di redenzione. Un percorso cominciato con Following e che pellicola dopo pellicola ha portato il giovane regista inglese a trovare il giusto compromesso tra il "suo" cinema e quello "mainstream". La riprova arriva proprio con Inception che, al di la di qualsiasi approfondimento si voglia cercare nelle sue immagini, si presenta al pubblico come un thriller sci-fi dalla struttura solidissima, labirintica, sorretta da una regia che riesce a valorizzare le sequenze d'azione, tanto quelle più blasonate e particolari (la stanza che gira) che quelle più "canoniche" (l' inseguimento a Monbasa), un cast perfetto ed una colonna sonora dove Hans Zimmer da proprio il meglio di se. La maturità di Nolan permette insomma ad Inception di essere un film cervellotico ma non compiaciuto, aperto a svariati piani di riflessione e allo stesso tempo un enorme spettacolo cinematografico. Una pellicola che si apre ad una fetta di pubblico molto ampia e sta ad ognuno decidere fino a dove spingersi, fermarsi in superficie o andare in fondo. Scegliere il sogno o la realtà. La trottola gira, la trottola si ferma.

Tuesday, September 28, 2010

I morti camminano in TV

Visto che Fringe, Glee e Dexter sono già iniziate, ecco il serial che attendo con ansia in questo momento, nella speranza di poterla eleggere da subito "serie dell' anno"!


HYPE!

Monday, September 27, 2010

La parabola discendente di ONG BAK

La visione di Ong Bak 3 mette sotto tutta un' altra luce i problemi produttivi intercorsi durante la realizzazione del secondo capitolo firmato Jaa/Rittikrai, che a quel tempo avevano assunto quasi carattere di leggenda. Ong Bak 2 era diventato infatti il film dove il regista/attore/action coreographer Tony Jaa, era scappato durante la produzione del film diventando un eremita nella giungla per alcune settimane. Risultato? Nonostante una storia "così, così" ed un finale apertissimo ai limiti dell' accettabile, il film era una goduria grazie ad una cura tecnica al di sopra della media e alle sequenze di combattimento lunghe, belle con coreografie da applausi. La crisi mistica o esaurimento nervoso, fate un po' voi, avuto da Tony Jaa, con Ong Bak 3 perde quell' aura leggendaria per definirsi, in maniera ben più chiara e lucida, come un grosso incidente di percorso che, se in Ong Bak 2 è stato efficacemente coperto, nel seguito mostra tutti i suoi più nefasti effetti collaterali. A voler essere proprio cattivi si potrebbe dire che il film sia stato messo insieme con gli scarti del secondo, ma siccome a questi film e al personaggio Tony Jaa si vuole un gran bene, diciamo che Ong Bak 3 sembra quasi il finale che manca ad Ong Bak 2 ma allungato all' inverosimile per arrivare alla durata di un lungometraggio. Tanto per fare un esempio, il protagonista, Tien, passa circa l' 80% del film in una fase tra il recupero fisico e la crisi mistica (che la fuga di Tony sia stata una scusa per lavorare sul personaggio? Naaaaaa), il resto sono i deliri allucinati dell' imperatore (il villain di Ong Bak 2) e l' uomo-corvo che qui si ritaglia un ruolo da protagonista (e da personaggio più riuscito del film). I combattimenti ci sono naturalmente, ma sembrano quasi delle prove rispetto a quanto già visto, non si è fatto nessun passo in avanti ma uno di lato sbilanciato all' indietro ed è forse questa la cosa più difficile da accettare: perchè si può tollerare una storia enigmatica che si tiene insieme con lo sputo, ma che le sequenze di lotta non diano allo spettatore la soddisfazione che va cercando in questi film, questo proprio no. E insomma, quello che è giusto è giusto.

Sunday, September 26, 2010

Lyric of the Week + Video / THE STROKES - YOU ONLY LIVE ONCE


Some people think they're always right
Others are quiet and uptight
Others they seem so very nice, nice, nice, nice, nice, nice...(oh-ho)
Inside they might feel sad and wrong (oh no)

Twenty-nine different attributes
Only seven that you like (uh oh)
Twenty ways to see the world (oh-ho)
Twenty ways to start a fight (oh-ho)

Oh don't, don't, don't get up
I can't see the sunshine
I'll be waiting for you, baby
Cause I'm through
Sit me down
Shut me up
I'll calm down
And I'll get along with you

Oh, men don't notice what they got
Oh, women think of that a lot...
A thousand ways to please your man (oh-ho)
Not even one requires a plan (I know)

And countless odd religions, too
It doesn't matter which you choose (oh no)
One stubborn way to turn your back (oh-ho)
This I've tried and now refuse (oh-ho)

Oh don't, don't, don't get up
I can't see the sunshine
Oh, I'll be waiting for you, baby
Cause I'm through
Sit me down
Shut me up
I'll calm down
And I'll get along with you
Alright

Shut me up
Shut me up
And I'll get along with you

Thursday, September 23, 2010

CINEQUIZ - ST.02 - EP.03 "Here's your change"


Secondo frame, a voi:


Terzo frame! La vittoria al più veloce!


Soluzione: ED WOOD
Vincitore: Michele

Classifica:
Grace - pt. 5
Michele - pt. 1

Wednesday, September 22, 2010

"Why is the whole world staring at me?"

Un fatto di cronaca nera realmente accaduto diventa attraverso il cinema, motivo per raccontare il lento percorso, o caduta, nella follia (?) di un giovane che lo conduce fino all' uccidere la madre trafiggendola con una spada. Quello che idealmente poteva rappresentare il climax della narrazione, qui Herzog lo usa come base di partenza per ricostruire, attraverso frammenti e ricordi, la figura di Brad McCallum (un Michael Shannon in stato di grazia), regista/attore della sua personalissima versione dell' Elettra di Sofocle che si svolge in un assolata via di un quartiere residenziale di San Diego sotto gli occhi di inconsapevoli attori ed attrici, mentre la sua voce tira le fila "dietro le quinte" di casa sua. Tutti recitano la loro parte anche quelli, come la fidanzata o il regista teatrale, che aiutano la polizia con i ricordi di Brad, frammenti di vita che palesemente vengono fuori dalla mente del ragazzo, dalla sua acquisita nuova percezione delle cose (il tempo rallenta fino a diventare immobile), spesso incomprensibile proprio perchè unica. My Son, My Son, What Have Ye Done è anche lei a suo modo un' opera unica, sfuggevole ma che sa trascinarti al suo interno, affascinarti e coinvolgerti in maniera inconsapevole come nell' osservare una lattina che rotola. Suggestioni, volti (grandissima Grace Zabriskie) ed elementi tipici del cinema di Lynch (qui in veste di produttore), dalle quali Herzog fa emergere un personaggio fuori da qualsiasi classificazione, figura potente ed enigmatica, avulso da qualsiasi legame con ciò che la società considera comune e ordinario. La musica infine, mai fuori posto o eccessiva, completa ogni quadro già di per se visivamente straordinari.

Tuesday, September 21, 2010

Allenare draghi fa bene alla Dreamworks

Dragon Trainer riabilita, almeno per chi scrive, l' immagine della Dreamworks Animation che dopo il successo di Shrek e Madagascar si è adagiata su un modo di fare film d'animazione sicuramente remunerativo da un punto di vista degli incassi, ma povero in quegli aspetti, storia e contenuti, particolarmente curati dai rivali della Pixar, per rimanere sul continente americano, o della Ghibli. Ed è bastato mettere da parte orchi e animali parlanti dalle espressioni fotocopiate, un umorismo tutt'altro che fine, spesso basato su di un citazionismo cinefilo diventato pian piano semplicemente fine a se stesso, per raggiungere un risultato davvero insperato. Nel film di Dean DeBlois e Chris Sanders si respirano atmosfere da leggende nordiche (ma anche quelle dei più classici giochi di ruolo da tavolo) tra pascoli e alte scogliere dove un villaggio vichingo combatte una lotta infinita contro i draghi che ciclicamente compiono razzie di bestiame. Un plot che si presenta fin da subito abbastanza chiaro e limpido ma che nasconde diverse sfumature che alzano il livello del film nel suo complesso: innanzi tutto, con lo scontro tra uomini e draghi si vuole parlare della guerra in senso generale, degli scontri che nascono tra culture diverse per paura o per l'incapacità (o la mancanza di volontà) di comprendere ciò che non si conosce. La maniere in cui la guerra porta il protagonista Hiccup e il drago Sdentato a perdere qualcosa di se e a colmare la mancanza diventando l'uno complementare all' altro, ma soprattutto l' impegno profuso dallo stesso ragazzo nel conoscere i secolari nemici piuttosto che combatterli, diventa subito a chiave di lettura di Dragon Trainer, un film che dimostra di avere un gran cuore (qualcosa che manca, spiace dirlo, nei film Dreamworks) che batte per portare un messaggio pacifista e di tolleranza piuttosto forte. Non bisogna tralasciare però l' aspetto tecnico perchè, se fanno tenerezza le animazioni “feline” della Furia Buia, si rimane sbalorditi e catturati dalle bellissime sequenze di volo e le battaglie, in particolar modo quella finale.

Monday, September 20, 2010

"Okay you cunts... Let's see what you can do now!"

Kick-Ass è un film che riporta prepotentemente in auge il discorso "adattamento" e con esso i dubbi su quanto ci si possa allontanare dall' opera originale per ottenere del materiale adatto ad una trasposizione cinematografica, di quanto la libera interpretazione possa arricchire, impoverire o creare qualcosa di nuovo. Sotto quest' ottica Kick-Ass divide chi vi scrive tra il fondamentalismo fumettistico e quella voglia incontrollabile di gridare alla figata assoluta. Il tutto nasce dal personalissimo e profondo rispetto per l' opera da cui il film è tratto ma più in generale per i lavori di Mark Millar dove emerge con forza l' umanità del superumano, inserita in un contesto sempre molto vicino alla realtà in cui viviamo. In Kick-Ass queste tematiche vengono portate all' estremo (ma se ne trattano anche di altre, come il sentirsi inadeguati ad inserirsi in un contesto sociale e di conseguenza la necessità di essere qualcun' altro, perchè no, anche un eroe) ed in qualche modo Matthew Vaughn trova il modo di portarle sullo schermo in maniera molto convincente, soprattutto nella prima parte introduttiva dove conosciamo il protagonista, Dave Lizewski, classico nerd sfigato che da appassionato di fumetti decide di fare ciò che nessuno inspiegabilmente, almeno per lui, ha mai fatto prima: diventare un vigilante mascherato, con tutta le dolorose conseguenze e l' improvvisa popolarità che ne derivano quasi da subito. Ma i meriti del regista inglese non si esauriscono qui e se il film mantiene un ritmo sostenuto per tutte le due ore di durata, è durante le sequenze d'azione che esplode, travolgendoci con una combinazione perfetta di regia, montaggio e colonna sonora. Esemplari le entrate in scena di Big Daddy (un Nicolas Cage semplicemente perfetto) e della piccola e letale Hit-Girl, nei cui panni Chloe Moretz ci regala un' interpretazione da applausi scroscianti. Le perplessità, perchè di queste alla fine si tratta, nascono quando sull' altro piatto della bilancia mettiamo alcune scelte di adattamento in fase di sceneggiatura, riallacciandoci così a quanto scritto in apertura, che si allontanano in maniera decisa dal fumetto. Non mi riferisco certo alla svolta fracassona durante il combattimento finale che in un film del genere in fondo ci calza a pennello, ma allo stravolgere alcuni aspetti della storia (le origini di Big Daddy, ad esempio) rendendola decisamente meno impietosa rispetto a come Millar l' aveva pensata. C'è dietro una precisa scelta di alleggerire i toni rispetto al fumetto rendendo Kick-Ass un film di puro intrattenimento, o solo un modo per essere, al solito, accomodanti verso il pubblico pagante? Di certo non si tratta di mancanza di coraggio visto che il film si concede più di quanto si concedano altri film destinati al grande pubblico, tra le quali parentesi violente e brutalità perpetrate da una ragazzina dodicenne e sboccata in maniera irresistibile, giusto per fare un esempio. Ne risulta infine un giudizio diviso, una media tra l' essere riusciti a fare un film incredibilmente trascinante e un po' di amaro in bocca per aver preso le distanze dal fumetto proprio in quegli elementi a mio avviso intoccabili.

Sunday, September 19, 2010

Lyric of the Week + Video / ASH - KUNG FU


Kung Fu do what you do to me
I haven't been the same since my teenage lobotomy
Full on, I moved to Hong Kong
With Bruce Lee's brother and Johnny Wong

I think it's strange
He's friends with Fu Manchu
And he thinks he knows you
Uh uh uh uh uh oh
Oh Daniel San made in Taiwan
Come on Jackie Chan
Uh uh uh uh uh oh

Last night Jackie Chan came around
I played pool with him and we hung out
Mr. Miagi and the X-men
Called in for a while as well

I think it's strange
He's friends with Fu Manchu
And he thinks he knows you
Uh uh uh uh uh oh
Oh Daniel San made in Taiwan
Come on Jackie Chan
Uh uh uh uh uh oh

Kung Fu do what you do to me
I can't live without my Kung Fu movies
'Shanghai Killers' and 'Deadly Road'
My life was ruined when the Green Dragon closed

Oh I think it's strange
He's friends with Fu Manchu
And he thinks he knows you
Uh uh uh uh uh oh
Oh Daniel San made in Taiwan
Come on Jackie Chan
Uh uh uh uh uh oh

I think it's strange
He's friends with Fu Manchu
And he's in love with you
Uh uh uh uh uh oh
Oh Daniel San made in Taiwan
Come on Jackie Chan
Uh uh uh uh uh oh

Friday, September 17, 2010

DAMAGES - SEASON 03 -

TITOLO ORIGINALE: DAMAGES
TITOLO ITALIANO: DAMAGES
NUMERO EPISODI: 13

-TRAMA-
Lo studio Hewes e Associati questa volta è impegnato in un caso di frode finanziaria che vede implicata una ricca famiglia con fin troppi scheletri nell' armadio.

-COMMENTO-
Giunta alla terza stagione, in teoria l' ultima prevista, anche per Damages è tempo di bilanci. E' sempre un piacere constatare che dopo trentanove episodi la serie continui a chiudere in attivo ed i meriti sono gli stessi che hanno decretato il successo delle prime due stagioni e che, anche a costo di sembrare ripetitivo, ricordiamo brevemente anche in questa sede: la struttura complessa, ma rigorosa e precisa, racconta attraverso i flashback le sei settimane precedenti agli eventi mostrati ad inizio stagione. La scrittura poi fa il resto, infarcendo la trama di continui twist narrativi che lasciano lo spettatore impossibilitato ad ancorarsi a qualsivoglia certezza di riuscire, almeno in qualche modo, a sbrigliare la matassa o a intuire l'evolversi delle vicende. Passando dalla scrittura ci si collega anche all' altro punto di forza di Damages, i personaggi. Nonostante l' allontanamento, continuano ad intrecciarsi i destini e le vite di Patty ed Ellen, la seconda sempre più spregiudicata nel raggiungere il "fine" con qualsiasi "mezzo" e la seconda divorata dai fantasmi del passato. Ottimi certamente anche i comprimari, ma sono queste due figure femminili a reggere tutta la serie e bisogna dire che se Glenn Close divora la scena, Rose Byrne ha dimostrato abbondantemente di stare al passo. Ora, il modo in cui le sottotrame lasciate aperte dalla prima stagione sono state chiuse ha lasciato intendere che la serie fosse giunta alla fine ma è notizia certa che proseguirà su di un nuovo network e per altre due stagioni. Se la qualità continuerà ad essere questa, la notizia è delle migliori.

-DVD-
L'uscita del cofanetto della terza stagione è ancora lontana.

Thursday, September 16, 2010

CINEQUIZ - ST.02 - EP.02 "Let's play together!"


Soluzione: EL ORFANATO
Vincitore: Grace

Classifica:
Grace - pt. 5

Di seguito i due frame che sarebbero seguiti (e io che pensavo di tirarla per le lunghe questa settimana ^__*):



Wednesday, September 15, 2010

PANG IN A PUFF

Pang Ho Cheung è sicuramente uno dei nomi più importanti e interessanti del cinema di Hong Kong eppure anche per i migliori è rischioso uscire con due film lo stesso anno soprattutto se uno di questi è una pellicola bella e importante come Dream Home. Il rischio più immediato è che l'altro film venga, con estremo pregiudizio, considerato un film minore, caso che non riguarda certo questo Love in a Puff. Pur essendo un film diametralmente opposto a Dream Home, condivide con quest' ultimo lo "sfondo" sul quale si svolge la storia narrata, una Hong Kong viva e reale che gioca un ruolo da "burattinaio" nelle vite dei protagonisti: se nel film con la bravissima Josie Ho si parlava della speculazione edilizia che ha portato il mercato immobiliare dell' ex colonia britannica ad essere alla portata di pochissimi, in Love in a Puff ritroviamo una città dove, nei primi mesi del 2009, si fa una lotta senza quartiere al fumo ed ai fumatori. E' in una delle tante "smoking areas" sparse per la metropoli che si incontrano i protagonisti di questa storia, pubblicitari, commessi, facchini e ragazzi delle consegne, per prendersi una pausa dai rispettivi lavori da dedicare al loro vizio e per raccontarsi storie di paura. In questi brevi momenti che si consumano in vicoli lontani dagli sguardi della gente, c'è anche il tempo per due sconosciuti di incontrarsi e di piacersi. Pang Ho Cheung si concede a suo modo alla commedia romantica non rinunciando a giocare con i generi come in "I Shoot, You Shoot" e "Men Suddenly in Black" (l' incipit/titoli di testa da film horror e le interviste su "fumo" e "amore" quasi da mockumentary), ma soprattutto raccontando il sentimento che nasce tra due persone senza il bisogno di smancerie, effusioni o dichiarazioni sdolcinate, ma riuscendo a rendere romantico anche il semplice andare a comprare insieme le sigarette. Il regista di Hong Kong parla insomma di amori che nascono e bruciano in fretta, il tempo di una fumata, e non è da tutti farlo con semplicità, delicatezza ed ironia ma soprattutto farlo così bene.

Tuesday, September 14, 2010

SOMEWHERE in L.A.

Los Angels non è Tokyo. Eppure anche senza quello scarto che si crea tra il singolo ed il resto della comunità a causa dell' ostacolo linguistico e culturale, è ugualmente possibile sentirsi soli e persi. Su questo presupposto Sofia Coppola racconta la storia di Johnny Marco, attore all' apice del successo e allo stesso tempo ancorato sul fondo di un baratro, una vita fatta di apparenza, di superficialità, ridotto ad una marionetta nelle mani di agenti, fotografi e truccatori, riconosciuto più come personaggio che come persona. Una routine fatta di feste, amanti occasionali e noia che si interrompe quando si ritrova gioco forza a dover badare alla figlia undicenne Cloe per un po' di tempo. Un' occasione per scoprire che il vuoto che lo circonda può essere colmato, solo per finirne nuovamente avvolto appena la ragazza lo lascia per andare in un campo estivo. Per questo suo ultimo film la giovane regista percorre una strada in salita fatta di sequenze lunghe, volutamente scollegate, solo apparentemente fini a se stesse, quasi sempre racchiuse in poche inquadrature, rischiando di essere snervante e ridondante nel raccontare la vita di un uomo ormai alla deriva. Ferma e coerente nelle sue scelte di forma, riesce a ritagliare in egual misura anche momenti solari e intimi come le buffonerie di padre e figlia nella piscina di un albergo o la complicità nella fuga dall' osceno glamour della televisione italiana. Pur non rinunciando ad una bella e ricercata colonna sonora, la Coppola sembra voler ripulire il suo film dal superfluo (a livello narrativo e visivo) puntando a metterne in risalto l' essenza se non proprio il cuore del suo progetto. Lo stesso percorso personale che segue anche il suo protagonista, nel lasciarsi alle spalle la superficialità di ciò che è materiale, di ciò che è apparenza, per recuperare pezzo dopo pezzo un po' di se stesso a partire da un semplice sorriso.

Monday, September 13, 2010

Oh Daniel-san made in Taiwan, c'mon Jackie Chan! Oh, oh, oh, oh, oh, oh!

Il nuovo Karate Kid (remake? Reboot?) è facilmente, e senza indugio alcuno, iscrivibile fra quei film di cui non si sentiva sinceramente il bisogno, vuoi perchè l'originale del 1984 è un cult intramontabile o semplicemente perchè, questa palese mancanza di nuove idee nel cinema mainstream, sta passando dal livello "preoccupante" a quello "stancante". La sensazione si fa ancora più forte se siete tra quelli che hanno amato il film con protagonista Ralph Macchio, ai quali questa nuova incarnazione del Ragazzo Karate, interpretato da Jayden Smith, potrebbe risultare davvero superflua se non proprio inutile. Sensazione che trova poi effettiva conferma quando si realizza che qui di karate c'è solo il titolo perchè, quello che imparerà il giovane protagonista per difendersi dai bulli che l'hanno preso di mira, è un sano ed elegante kung fu. I motivi di una scelta così radicale sono oscuri ma se si volesse provare a fare delle ipotesi, quelle più credibili potrebbero essere la consapevolezza che il pubblico ormai si beve qualsiasi cosa per quanto paradossale possa essere, o il fatto che il karate sia fuori moda da tipo 20 anni. Ma vista la sempre più importanza e rilevanza internazionale della Cina di oggi, non sarebbe poi così improbabile pensare ad un tentativo di avvicinamento di Hollywood ad una delle industrie cinematografiche asiatiche più importanti. Dopo che alcuni registi e attori di spicco si sono fatti attirare dal luccichio del cinema Made Usa negli anni passati, sembra insomma che il vento sia cambiato: ecco infatti che la produzione del film migra in terra cinese e questo, permettetemi di dirlo, è uno dei due motivi che sollevano, anche se di poco, il giudizio sul film visto che le immagini del mestierante Harald Zwart, restituiscono almeno in parte le atmosfere di una terra tanto lontana quanto suggestiva e misteriosa. Il secondo motivo è anche quello che probabilmente ha permesso questa "integrazione" USA/Cina, e cioè Jackie Chan, che qui prende il posto che fu a suo tempo di Pat Morita. Senza nulla togliere al mitico Maestro Miyagi, Jackie Chan regge il film praticamente tutto sulle sue spalle con un interpretazione dimessa che, seppur inferiore a quelle viste in Shinjuku Incident e Little Big Soldier, si inserisce bene nel nuovo percorso della sua carriera che l'attore sta percorrendo, considerato che comincia a non avere più l'età per ruoli troppo movimentati. Il resto è preso pari pari dall' originale Karate Kid perciò nessuna sorpresa nello svolgersi della narrazione e tutto fila liscio e prevedibile fino alla fine. Un po' poco anche per una sufficienza stiracchiata.

Sunday, September 12, 2010

Lyric of the Week + Video / THIN LIZZY - THE BOYS ARE BACK IN TOWN

THE EXPENDABLES OST...che altro aggiungere?


Guess who just got back today?
Them wild-eyed boys that had been away
Haven't changed, haven't much to say
But man, I still think them cats are crazy

They were asking if you were around
How you was, where you could be found
Told them you were living downtown
Driving all the old men crazy

The boys are back in town
The boys are back in town
I said
The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town

You know that chick that used to dance a lot
Every night she'd be on the floor shaking what she'd got
Man when I tell you she was cool, she was red hot
I mean she was steaming

And that time over at Johnny's place
Well this chick got up and she slapped Johnny's face
Man we just fell about the place
If that chick don't want to know, forget her

The boys are back in town
The boys are back in town
I said
The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town

Spread the word around
Guess who's back in town

You spread the word around

Friday night they'll be dressed to kill
Down at Dino's bar and grill
The drink will flow and blood will spill
And if the boys want to fight, you'd better let them

That jukebox in the corner blasting out my favorite song
The nights are getting warmer, it won't be long
Won't be long till summer comes
Now that the boys are here again

The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town
The boys are back in town
Spread the word around
The boys are back in town
The boys are back in town
The boy's are back, the boys are back

The boy's are back in town again
Been hangin' down at Dino's
The boy's are back in town again

Thursday, September 09, 2010

CINEQUIZ - ST.02 - EP.01 "Should I call back?"

Si comincia!!!


Forse il primo frame era un po' troppo difficile ^^"
Nella convinzione che questo film forse l'avete visto praticamente tutti, vi agevolo il secondo frame:


Soluzione: HEAT
Vincitore: Grace

Classifica:
Grace - pt. 2

Ed ecco quale sarebbe stato il terzo frame:


Wednesday, September 08, 2010

FROM MY PERSONAL LIBRARY: A.A.V.V. - GARTH ENNIS : NESSUNA PIETA' AGLI EROI

Da lettore ormai ventennale di comics è una sorpresa ed un piacere trovare nelle librerie e nelle fumetterie una raccolta di saggi dedicati ad uno degli sceneggiatori tra i più importanti e interessanti della scena fumettistica statunitense ma non solo. Lui è Garth Ennis e dall 'irlanda è sbarcato negli USA tutt' altro che intenzionato a sottostare a quelle “regole” imposte dai colossi Marvel e DC, ma riuscendo a ritagliarsi il suo spazio portando le sue tematiche, le sue ossessioni e quel modo dissacrante di demolire sistematicamente la classica figura del supereroe. Ed è proprio nelle collane dedicate ad un pubblico maturo di Marvel e DC (ma è bene ricordare anche i suoi lavori per Wildstorm, Top Cow e tante altre case minori) che Ennis ha dato vita ad alcune delle sue opere più famose, da Hellblazer a Preacher fino all' ultima e fino ad ora insuperata “resurrezione” del Punitore. Tra i tanti autori che hanno dato il loro contributo a questo interessante volume, troviamo anche il saggio (sicuramente quello nel quale emerge la formazione cinematografica nel modo in cui vengono esaminate le tavole) di Paolo Parachini dedicato a The Darkness (personaggio di culto, insieme a Witchbalde, della Top Cow) al quale Ennis si dedicò solo per il primo ciclo di storie riuscendo a influenzare in maniera inequivocabile le gestioni successive. Lettura consigliatissima a tutti i lettori di fumetti, sia chi non conosce bene l'autore o a chi vuole approfondire la conoscenza delle sue opere non sempre di facile reperibilità qui in Italia.

Tuesday, September 07, 2010

"We are the shadow, the smoke in your eyes, the ghosts that hide in the night."

The Expendables di Sylvester Stallone è la Croce Rossa sulla quale sparare, bersaglio immobile e vittima sacrificale che da le spalle ad una certa, chiamiamola così, critica cinematografica accreditata che sembrava non aspettare altro che avere tra le mani un qualcosa di così facile da smontare e demolire a piacimento. E quel che resta da dire, dopo aver letto immani cazzate proferite da chi di cinema si occupa per lavoro è "contenti loro, contenti tutti". Perchè al di la di tutto quello che si può dire su Stallone il suo è un progetto che si è dimostrato fin da subito cristallino negli intenti, non ha promesso cose che non poteva mantenere puntando unicamente a dare al pubblico quello che voleva. The Expendables è quindi un film per tutti? Certamente no. La pellicola si rivolge infatti, senza per altro nasconderlo, ad un pubblico che è cresciuto con un certo tipo di cinema action degli anni '80 e con quegli attori che ne furono protagonisti, senza dimenticare però le nuove leve, quelli che hanno avuto il merito di traghettare il genere con successo nel nuovo millennio. Quale migliore idea allora se non quella di un team-up dei sogni ("definitivo" sarebbe eccessivo visto che mancano all' appello nomi importanti) tra queste due diverse generazioni d'attori e di farli recitare tutti insieme in un unico ed esplosivo film? Ed è bene rendere merito a Stallone, benchè lui e Statham siano i protagonisti di spicco, di essere riuscito a ritagliare un giusto spazio quasi a tutti, da Lundgren, a Li e Rourke (ancora una volta per lui un personaggio sofferente e marchiato a fuoco dalla vita) senza dimenticare piccolissimi ma preziosi cameo di Swarzenegger e Willis protagonisti tra l'altro di una sequenza ricca di inside jokes davvero riuscita. Il resto è da manuale e niente più: esplosioni, morti, pugni e sangue, intorno ai quali ruota una storia elementare, buoni contro cattivi, una bella da salvare, un bad guy da mandare sottoterra, amicizia, tradimenti e redenzione. Insomma, The Expendables si presenta al pubblico a carte scoperte, nel bene e nel male, ma regala tanti di quei momenti "HELL YEAH!!!" fin dai primi minuti, che da soli basterebbero a giustificarne la visione, perciò, aggrapparsi ai punti deboli di un film così, per altro ben evidenti, è una pratica fine a se stessa e da queste parti poco apprezzata. Il tutto in fondo si riduce ad un "andate al cinema e divertitevi, in caso contrario lasciate perdere".

Sunday, September 05, 2010

Lyric of the Week + Video / REM - I'LL TAKE THE RAIN


The rain came down
The rain came down
The rain came down on me

The wind blew strong
The summer song
Fades to memory

I knew you when
I loved you then
The summer's young and helpless

You laid me bare
You marked me there
The promises we made

I used to think
As birds take wing
They sing through life so why can't we?
If you cling to this
And claim your best
If this is what you're offering
I'll take the rain
I'll take the rain

The nighttime creases
Summer schemes
And stretches out to stay
The sun shines down
You came around
You love easy days

But now the sun,
The winter's come
I wanted just to say
That if I hold
I'd hope you'd fold
Open up inside, inside of me

I used to think
As birds take wing
They sing through life so why can't we?
If you cling to this
And claim your best
If this is what you're offering
I'll take the rain
I'll take the rain
I'll take the rain

This winter song
I'll sing along
I've searched its still refrain
I'll walk alone
I've given this, take wing
Celebrate the rain

I used to think
As birds take wing
They sing through life so why can't we?
If you cling to this
And claim your best
If this is what you're offering
I'll take the rain
I'll take the rain
I'll take the rain
I'll take the rain
I'll take the rain

Thursday, September 02, 2010

CINEQUIZ - STAGIONE 02 - EPISODIO 00 "Introduzione"

Bene, è ufficiale:
La seconda stagione del Cinequiz inizierà la settimana prossima, giovedì 9 settembre 2010. Dalle ore 18 sarà possibile indovinare il primo dei trenta film che vi proporrò con cadenza settimanale.
Le regole rimangono invariate rispetto alla prima stagione: tre frame per film, si comincia con il più difficile che vale tre punti. Se nessuno indovina si passa al secondo da due punti e così via fino al più facile che vale solo un punto.
E adesso veniamo alle cose interessanti, un incentivo al gioco e a dare il meglio di voi: il premio!
Ebbene si, proprio come per la prima stagione, colui o colei che arriverà a fine stagione con il maggior numero di punti si porterà a casa questa cosuccia qui:


Esatto, è proprio la First Press Limited Edition a due DVD(*) dell' ultimo grandissimo film di Bong Joon Ho, talmente limited da essere già tra gli "out of print" del sito
YesAsia (vedere il link per credere).
Forse ci saranno premi anche per il secondo e terzo posto ma è una cosa ancora da definire perciò datevi da fare per arrivare primi, mi raccomando, ma soprattutto: DIVERTITEVI!!!

(*)Naturalmente si tratta dell'edizione coreana Regione 3 che potrebbe far pensare a qualcuno "ma nel mio lettore lo posso leggere?". Tranquilli, esistono tantissimi modi per rendere il proprio lettore universale o addirittura il PC (ecco questo è il metodo decisamente più semplice) ^__*