Wednesday, February 15, 2012

BREAKING BAD - SEASON 03 -

TITOLO ORIGINALE: BREAKING BAD
TITOLO ITALIANO: BREAKING BAD
NUMERO EPISODI: 13

-TRAMA-
Una serie imprevedibile di coincidenze ed un disastro aereo sopra la testa di Walt, proprio mentre la famiglia che ha cercato in tutti i modi di mettere al sicuro finisce in frantumi sotto il peso delle sue azioni ormai ingiustificabili.

-COMMENTO-
Non sono tante le serie che, giunte alla terza stagione, continuano a chiudere in attivo, ma sono certamente ancora meno quelle che si dimostrano in crescita costante. Breaking Bad cresce? Non solo cresce ma raggiunge livelli mai toccati fino a questo momento tanto da configurare questa terza stagione come la migliore. Un risultato raggiunto non adagiandosi sui successi precedenti ne rimanendo imbrigliati in schemi formali e contenutistici sempre uguali ma, fermo restando una confezione (regia, montaggio, fotografia) sempre ottima, puntando al rialzo e giocando sull' evoluzione, sul ribaltamento dei personaggi. Se Walt e Jessie sono quelli sui quali fino ad ora ci si è concentrati maggiormente, questi tredici episodi lavorano a 360° sul microcosmo di Breaking Bad, ne si intacca definitivamente la superficie e si mettono a nudo debolezze e ipocrisie. Cambiamenti che arrivano, e questa è forse il particolare narrativamente più efficace, a seguito delle azioni di Walt: ogni sua scelta, grande o piccola che sia, ha un effetto valanga su tutti quelli che, volontariamente o involontariamente, ne vengono coinvolti. E quando si tratta di scegliere poi, è sempre più facile fare un passo verso la perdizione piuttosto che verso la salvezza anche se la strada imboccata è a senso unico e senza possibilità di tornare indietro. Emblematici a questo proposito i due episodi finali che ci lasciano in attesa della quarta stagione con un cliffhanger che toglie il fiato.

-DVD/BLURAY-
Al momento la terza stagione è disponibile solo nell' edizione americana ordinabile qui. Si attende quella inglese più facilmente reperibile.

Tuesday, February 14, 2012

"You lost your wife. And you lost your mom. I lost my nut."

Padre e figlio, travolti da un gravissimo lutto, si ritrovano incapaci di rimettere le loro vite in carreggiata quanto basta per ricompattare un nucleo familiare sbriciolatosi sotto il peso del dolore per la perdita. In aggiunta ad una situazione già di per se al limite, arriva Hesher, uno sbandato vagabondo metallaro che si instaura nel loro garage diventando, anche dietro minaccia, loro ospite poco gradito. Quasi come nel "miikiano" Visitor Q, la salvezza arriva dal fattore X inaspettato, l' elemento esterno che, anche con metodi poco ortodossi, mette ordine nel caos. L' elaborazione del lutto, in questo caso, passa attraverso l' anarchica follia di Hesher che spinge padre e figlio oltre quel limite dove, o ci si rialza o si sprofonda definitivamente. Le somiglianze, seppur superficiali, con il film di Miike non tardano però a farsi sempre più impalpabili lasciando la sensazione che il regista Spencer Susser, qui al suo esordio nel lungometraggio (2010), non sia riuscito a portare a compimento quanto di buono lasciato intuire sin dai primi minuti del film. Le potenzialità del personaggio di Hesher ad esempio (interpretato da un Joseph-Gordon Lewitt cappellone trasandato e malamente tatuato) si perdono strada facendo forse per una mancanza di coraggio nel tenere un approccio politicamente scorretto (perfettamente incarnato dal protagonista) anche di fronte al dramma. Susser preferisce la strada più facile, rifugiandosi appena possibile dietro la facciata da commedia agro-dolce tipica di un certo modo di fare cinema "indie" negli Stati Uniti, perdendo la preziosa occasione di lasciare il segno con un film che si dimostra, certo piacevole, ma nulla più.

Recensione già pubblicata su CINE20.

Monday, February 13, 2012

This is where the dreams are made

Nella stazione ferroviaria di Parigi vive il giovane orfano Hugo Cabret impegnato a verificare il corretto funzionamento degli orologi del complesso e a raccattare, anche con piccoli furti, qualche ingranaggio per riparare un automa, unico lascito del defunto padre. Oggetto misterioso, forse magico, veicolo di ricordi e ponte tra generazioni, capace di catturare e "scolpire" frammenti di tempo, come i fotogrammi su di una pellicola. L' automa è il Cinema o perlomeno ciò che il Cinema rappresenta per i protagonisti della storia, Hugo, suo padre e il cineasta George Melies, un "meccanismo" che funziona grazie alla complessità dei suoi ingranaggi, nascosto dietro all' illusione, alla magia di un' instancabile fabbrica di sogni. Scorsese ci promette un' avventura, all' apparenza banale, risaputa, forse infantile, e ci regala invece un omaggio alla Settima Arte nella sua totalità, un viaggio alle origini che sfiora i Lumiere e arriva dritto a Melies, mago ed illusionista, artigiano di un cinema che fu e che rivive oggi grazie ad un 3D quanto mai importante nella sua funzione di giuntura fondamentale tra presente e passato. Tutto il film ruota intorno a questo legame imprescindibile tra ieri e oggi, sull' importanza della memoria non solo come inestimabile eredità ma come catalizzatore di quelle emozioni che stanno alla base dell' amore per il cinema. Un viaggio non facile, all' apparenza non per tutti, ma per il quale Scorsese mette a disposizione un treno capiente. E se per caso vi riconoscete in Hugo e Isabelle e nelle espressioni estasiate e divertite dei loro volti illuminati dallo schermo cinematografico, allora state pur certi che siete nelle carrozza giusta.

Recensione già pubblicata su CINE20.

Sunday, February 12, 2012

Lyric of the Week + Video / OK GO - NEEDING / GETTING



I've been waiting for months
Waiting for years
Waiting for you to change
Aw, but there ain't much that's dumber
There ain't much that's dumber
Than pinning your hopes on a change in another

And I, yeah, I still need you, but what good's that gonna do?
Needing is one thing and getting, getting is another

So I been sitting around
Wasting my time
Wondering what you been doing
Aw, and it ain't real forgiving
It ain't real forgiving
Sitting here picturing someone else living

And I, yeah, I still need you, but what good's that gonna do?
Needing is one thing and getting, getting is another

I've been hoping for months
Hoping for years
Hoping I might forget
Aw, but it don't get much dumber
It don't get much dumber
Than trying to forget a girl when you love her

And I, yeah, I still need you, but what good's that gonna do?
Oh, needing is one thing and getting, getting is another

Friday, February 10, 2012

CINE20 - 43^ PUNTATA


Latitano le uscite home video ma per compensare parliamo della sorpresa Hugo Cabret e del modesto Hesher è Stato Qui. Al cinema continua lo sfoggio di grandi interpretazioni trasformiste di grandi attrici con Glen Close nei panni maschili di Albert Nobbs. Esce anche Star Wars Episodio I in 3D ed è già noia. Online qui. Leggeteci!

Thursday, February 09, 2012

CINEQUIZ - ST.03 - EP.17 "Smart(ies) girl"


Soluzione: CHOCOLATE
Vincitore: Nick

Classifica:
Jived - pt. 13
Tob - pt. 7
Beld - pt. 3
Falketta - pt. 3
Nick - pt. 3
Para - pt. 3
Chimy - pt. 2
frenzmag - pt. 2
Hawke - pt. 2

Ecco gli altri due frame:


Wednesday, February 08, 2012

Questioni di PROTOCOLLO

Il problema più grande che si può riscontrare nelle tre incarnazioni cinematografiche di Mission : Impossible è la totale mancanza di continuità sia nel trattare il personaggio principale che nell' approccio indeciso con il quale si è portato al pubblico uno spy-movie potenzialmente vincente ma mai all' altezza di James Bond o dei vari Bourne. A parte Ethan Hunt e qualche personaggio di contorno a fare da collegamento, i tre film sono incompatibili e solo nel terzo Abrams è riuscito a dare al franchise un' impronta solida e coerente virata all' action, non perfetta, tutt' altro, ma comunque gradevole. Sono dovuti passare sei anni prima che qualcuno rimettesse mano su di una serie creduta morta e sepolta ma, per fortuna, il tempo passato non ha fatto smarrire la giusta strada presa nel 2006 tanto da poter considerare Protocollo Fantasma il miglior Mission Impossible fino ad oggi. La Bad Robot rimane alla produzione ma il creatore di Lost si fa da parte cedendo la regia a Brad Bird. Curiosità cinefila vuole che sia proprio lui uno dei motivi per i quali ci si avvicina al film, sopratutto per vedere come se la cava un rinomato regista Pixar (suoi Gli Incredibili e Ratatouille) con un blockbuster live-action. Basterebbe l' arrampicata sul grattacielo di Dubai per promuoverlo a pieni voti, ma Bird si dimostra capace di gestire un action a tutto tondo dall' inizio alla fine, con un ritmo sostenuto che segue di pari passo una narrazione che concede pochissimi momenti per riprendere fiato, magari aprendo delle parentesi da commedia (Simon Pegg non è inserito nel cast per puro caso) mai eccessive. Un sequel finalmente all' insegna dell' equilibrio insomma che, a distanza di sedici anni dal capitolo d'esordio sul grande schermo, ha perlomeno l' onestà e l' intelligenza di non prendersi troppo sul serio trasformando l' "impossibile" in puro e semplice cinema d' intrattenimento.

Recensione già pubblicata su CINE20.

Tuesday, February 07, 2012

"There are rich teams and there are poor teams, then there's fifty-feet of crap, and then there's us."

Un film sul baseball? In Italia, o meglio, il Paese calcio-dipendente per eccellenza? Una cosa che decisamente non si spiega e rende ancora più misteriosi ed inesplicabili i meccanismi distributivi nostrani. Che il motivo risieda nella presenza di Brad Pitt nel ruolo principale e la sua candidatura all' Oscar? Possibile, ma facciamo finta per un momento che il motivo sia un' altro. L' Arte di Vincere (Moneyball) di Bennett Miller racconta la vera storia degli Athletics di Oakland e del loro General Manager Billy Beane che nel 2001, dopo una stagione positiva, si trovò a ricostruire da zero la squadra con un budget irrisorio, affidandosi ad un sistema statistico ideato da un giovane laureato in Economia a Yale. E' quasi come la storia di Davide e Golia applicata ad un universo sportivo (quello del baseball nello specifico ma in generale facilmente riconoscibile anche in altri sport) dove sono i budget ultra milionari a comandare e se qualche società non riesce a stare al passo, quelle più grandi se la divorano. Una critica che non possiamo che sentire molto vicina anche qua da noi, quella rivolta senza mezzi termini ad un sistema che ha voltato le spalle ai valori dello sport e ha trasformato gli atleti in mera merce di scambio e le cui quotazioni salgono e scendono come fossero azioni in borsa. E' bene specificare che di sport giocato qui ce n'è ben poco. Il film di Miller preferisce concentrasi sulla storia di un perdente i cui errori e i rimpianti continuano a tormentarlo e per i quali prova a fare ammenda cercando di rivoluzionare dal basso un mondo dove i soldi fanno la differenza. Ed è una storia dal retrogusto amaro, priva di facile retorica, dove Davide questa volta fa a Golia solo un graffio perchè i veri giganti son difficili da buttare giù.

Recensione già pubblicata su CINE20.

Monday, February 06, 2012

Le prime tre Missioni Impossibili

Era il 1996 quando qualche produttore di Hollywood si svegliò con l' idea fissa che forse era arrivato il tempo di portare una classica serie TV come Mission Impossible al cinema e magari farci qualche soldino. Per operazioni di questo tipo servono nomi di un certo peso ed ecco spuntare Brian De Palma alla regia, score originale risuonato dall' accoppiata U2 "Clayton/Mullen Jr." e protagonisti del calibro di Tom Cruise e John Voight. Mission Impossible è un film che a guardarlo oggi fa un po' sorridere forse perchè sembra più vecchio di quello che in realtà è. Curiosamente è proprio il comparto tecnologico a dare questa particolare impressione quando, ad avveniristici occhiali telecamera (a dir la verità neppure tanto) si affiancano portatili spessi quanto un volume della Treccani, monitor a tubo catodico e floppy disk per salvare i dati. Per il resto quello di DePalma è un film di spionaggio con tutte le carte in regola, forse non originalissimo, ma coinvolgente nel trascinare lo spettatore in una vicenda che, tra intrighi internazionali, doppi/tripli giochi e colpi di scena, di sicuro non annoia mai. Si punta poi a dare al film una certa sobrietà anche nelle scene madri (inclusa quella nel ristorante/acquario anche se potrebbe sembrare il contrario) sopratutto in quella che è poi diventata simbolo del franchise, l' irruzione nella stanza più protetta del quartier generale CIA con il nostro Tom/Ethan Hunt sospeso a mezz'aria con un cavo. Una sequenza bella tesa, quasi totalmente priva di colonna sonora, che fa un po' a pugni in faccia con la svolta fracassona di fine film dove, il confronto finale con il villain di turno, avviene appesi su di un treno ad alta velocità, in galleria, con tanto di elicottero in inseguimento. Una scelta poco coerente con il resto del film ma che alla fine possiamo lasciarci alle spalle facendo spallucce.


Per il seguito di Mission Impossible si è visto necessario prendere strade diverse. La sobrietà del film di DePalma non poteva più andare bene e bisognava assolutamente puntare all' azione, ma sopratutto dare una controparte femminile al nostro eroe (per renderlo un po' più figo, mica per altro) e magari, perchè no, fargliela conquistare e trombare nei primi quindici minuti di film. Messo in pari il sex-appeal del personaggio con quello del più noto James Bond, si può pure passare ad altro. Per dare al film quella spinta adrenalica e un po' fracassona ricercata, si mette dietro la macchina da presa John Woo uno che le sue belle (bellissime) cose le ha fatte...prima di cedere alle lusinghe di Hollywood. Mi piace pensare infatti che proprio questo secondo capitolo di Mission Impossible, sia uno dei motivi che l' hanno convinto a fare i bagagli per tornare a fare grandi (grandissime) cose in patria. Il problema principale del film è proprio lo scarto, troppo marcato, con il precedente. A parte l' incipit, Mission Impossible 2 ci mette troppo tempo a portarci nel vivo della storia che comunque non sembra mai decollare veramente e tutto quello che rimane allo spettatore è un "gioco di maschere" condito con inseguimenti e sparatorie. Ethan Hunt poi appare proprio un personaggio completamente diverso, pronto a sparare alla prima occasione (anche con due pistole) e a menare con un' agilità improbabile. Naturalmente questo tipo di azione porta la firma, sbiadita, di John Woo ma non basta certo qualche ralenty o le colombe in volo a convincerci sulla bontà di questo progetto che sembra molto sbilanciato ma sopratutto inferiore rispetto al precedente.


Una volta intrapresa la svolta action non si può più tornare indietro a meno che non si voglia portare il franchise Mission Impossible ad un suicidio quanto meno probabile. Quello che si necessitava però era dare al terzo capitolo un pochino più di solidità cosa che, al film di John Woo, mancava proprio. Terzo film, terzo cambio di regia e questa volta si coinvolge uno che al cinema vuole farsi le ossa dopo aver cambiato radicalmente il modo di fare serie TV oggi: J.J.Abrams. Per questo suo esordio il (neo)regista si porta dietro il suo team creativo vincente (Orci, Kurtzman, per essere chiari) e punta a rendere il film narrativamente avvincente con un incipit davvero drammatico e tesissimo che si rivela essere un flashforward interrotto improvvisamente da un colpo di pistola, schermo nero e titoli di testa (qualcuno ha detto Lost?). Come nei precedenti due capitoli anche qui qualcuno cerca di rubare qualcosa di molto importante e pericoloso ma, a parte il nome in codice "zampa di coniglio", non ci verrà mai rivelato di che si tratta. Quello su cui puntano Abrams e soci non è tanto il "cosa" ma il il "come" e soprattutto il "chi". La sequenza sul ponte o quella sui tetti dei grattacieli di Shangai non sono soltanto una prova del fatto che Abrams ci sappia fare ma anche un paio di cose che, nel curriculum di un esordiente, sono oro puro. Troviamo poi un Ethan Hunt più maturo, deciso a lasciarsi il passato alle spalle ma trattenuto dalla responsabilità verso gli agenti che lui stesso ha addestrato e che lo porta a scontrarsi con quello che è probabilmente il miglior villain dei tre film, interpretato da un crudelissimo Phillip Seymour Hoffman. Non che sia tutto perfetto intendiamoci: risulta molto debole infatti rendere la moglie di Ethan parte integrante dell' azione nel finale del film, così come la sua reazione quando scopre il passato del marito. Per non parlare poi della sequenza girata in Italia che sfocia nel ridicolo involontario quando gli attori cominciano a recitare in italiano. Ma a parte questo, la serie Mission Impossible sembra aver imboccato con questo terzo capitolo i binari giusti, sperando che non la facciano deragliare nuovamente.

Sunday, February 05, 2012

Lyric of the Week + Video / CAREY MULLIGAN - NEW YORK, NEW YORK



Start spreading the news,
I'm leaving today.
I want to be a part of it, New York, New York.

I want to wake up in the city that doesn’t sleeps,
To find I'm king of the hill, top of the heap.

These vagabond shoes,
Are longing to stray,
And make a brand new start of it
New York, New York

If I can make it there,
I'll make it anywhere,
It's up to you, New York, New York.

Friday, February 03, 2012

CINE20 - 42^ PUNTATA


Il quarto Mission Impossible è anche il migliore della serie?
Ha senso distribuire un film sul baseball in Italia?
A queste domande trovate risposta nella nuova puntata di CINE20 insieme alle uscite cinematografiche che vedono una settimana segnata dal ritorno di Scorsese e Fincher con i rispettivi nuovi progetti. Online qui, as always.

Thursday, February 02, 2012

CINEQUIZ - ST.03 - EP.16 "The rude welcome"


Che succede?
La pausa vi ha reso timidi?
Vediamo che vi dice il secondo frame:


Soluzione: CUORE SELVAGGIO
Vincitore: Chimy

Classifica:
Jived - pt. 13
Tob - pt. 7
Beld - pt. 3
Falketta - pt. 3
Para - pt. 3
Chimy - pt. 2

frenzmag - pt. 2
Hawke - pt. 2

Terzo frame:

Wednesday, February 01, 2012

Paura e contagio

Ciò che da all' ultimo film di Steven Soderberg una decisa spinta in avanti è certamente il fatto di rifarsi, in maniera più esplicita che implicita, ai recenti casi, più mediatici che altro, di Sars e H1N1. Il regista americano immagina che a poca distanza da queste contenute emergenze sanitarie, si diffonda per tutto il globo, con una rapidità preoccupante, una nuova pandemia molto più aggressiva delle precedenti, il tutto raccontato da molteplici punti di vista, dal comune cittadino, ai membri delle organizzazioni sanitarie, ai media. Pur se frammentato dalla sua struttura corale, Contagion è un thriller teso e solidissimo dove molta dell' attenzione viene posta sull' estrema difficoltà che hanno le strutture sanitarie, da quelle più piccole fino a quelle mondiali, di gestire crisi a livello globale prima che panico e paura si diffondano con effetti più devastanti dei virus che si cercano di combattere. Ma non ci si risparmia neanche sulla necessità di un' informazione, non soltanto coerente, ma che sia capace di capire il peso delle proprio ruolo e di riflesso la responsabilità che questo comporta, tanto quella dei media tradizionali che quella libera (splendido a tal proposito il blogger interpretato da Jude Law). Contagion ha anche il pregio di essere un film tecnicamente sobrio, montato in maniera intelligente e musicato da uno score azzeccatissimo. Impressionante il numero di grandi attori coinvolti (Matt Damon, Marion Cotillard, Lawrence Fishburne o Josie Ho) che si prestano anche a parti davvero piccole ma tutte piuttosto essenziali nel complesso.

Recensione già pubblicata su CINE20.

Tuesday, January 31, 2012

Ghibli straight from the heart

Amato dai fans ma quasi invisibile al resto del mondo, I Sospiri del Mio Cuore è l' opera prima di Yoshifumi Kondo e sfortunatamente anche la sua ultima. Scelto da Miyazaki come suo successore, Kondo è prematuramente scomparso tre anni dopo l' uscita del film, lasciando un vuoto nello Studio Ghibli e in tutta l' animazione giapponese che ha certamente contribuito a far crescere e diffondere, prima come character designer e animatore che come regista. Come la giovane protagonista Shizuku, I Sospiri del Mio Cuore è una gemma grezza la cui bellezza nascosta emerge nella misura in cui, chi guarda, è capace di illuminarla con la giusta luce: non è difficile infatti percepire, nell' ordinaria Tokyo che fa da sfondo alla storia, una magia che gli occhi innocenti della protagonista sono ancora in grado di percepire, in un negozio pieno di oggetti meravigliosi e carichi di nostalgia, in una via mai attraversata prima, in un gatto sovrappeso da seguire come il Bianconiglio nel Paese delle Meraviglie. Tratto da un manga di Aoi Hiiragi e adattato per lo schermo dall' instancabile Miyazaki, il film di Kondo affronta con tocco leggero e sensibile tante tematiche care alla Ghibli che ruotano questa volta intorno ad una giovane adolescente che si trova di fronte al primo importante bivio della sua vita, della sua carriera scolastica e del suo percorso di vita futuro. Se non fosse già difficile farsi carico di scelte così gravose, anche l' amore ci mette lo zampino e tutto si complica. Ma in realtà il sentimento che nasce tra Shizuku ed il coetaneo Seiji diventa la molla che spinge entrambi a stare al passo con i loro sogni, a correre il rischio di uscire dai binari imposti dal sistema scolastico e dalla società contravvenendo a regole non scritte e trovando negli adulti il sostegno di chi, come loro, ha sognato non riuscendo però a realizzare fino in fondo i propri desideri.

Recensione già pubblicata su CINE20.

Monday, January 30, 2012

"We're not bad people. We just come from a bad place."

Nel suo ultimo film, Shame, il regista Steve McQueen (solo omonimo con il mai troppo compianto attore americano) racconta la storia di ordinaria disperazione di Brandon, erotomane compulsivo incapace di controllare le proprie pulsioni sessuali. La sua routine quotidiana, fatta di rapporti occasionali con donne consenzienti e prostitute, porno e masturbazione, viene bruscamente interrotta dall' improvviso arrivo della sorella Sissy la cui instabilità psicologica mina il già fragile equilibrio sul quale poggia la sua vita. Seppur con patologie molto diverse, entrambi sono prigionieri in una spirale autodistruttiva che ha radici lontane, remote, in un passato sul quale McQueen preferisce sorvolare ma le cui cicatrici hanno lasciato Brandon incapace di instaurare una relazione sentimentale e Sissy ossessionata dal desiderio di essere amata. Ma mentre lei cerca nel fratello la sua ancora di salvezza, lui si rifugia in una solitudine necessaria e nasconde la sua vergogna dietro una facciata di ordinario trentenne con tanto di casa e lavoro stabile. Se la Mulligan continua a confermare le sue qualità ed il suo talento ruolo dopo ruolo, Michael Fassbender regge su di se l' intero film con un ruolo difficile ed un interpretazione sofferta che traspare anche grazie a McQueen che al corpo preferisce il volto, le lacrime, gli sguardi. Ma anche New York ricopre un ruolo di assoluta protagonista, gelida, anonima dietro le sue luci, le sue strade, i panorami oltre le grandi vetrate. Un labirinto di cemento all' interno del quale le disperate urla d'aiuto dei protagonisti si perdono e si confondono irrimediabilmente con il caos circostante.

Recensione già pubblicata su CINE20.

Sunday, January 29, 2012

Lyric of the Week + Video / ARCADE FIRE - SPRAWL II (MOUNTAINS BEHIND MOUNTAINS



They heard me singing and they told me to stop
Quit these pretentious things and just punch the clock
These days my life, I feel it has no purpose
But late at night the feelings swim to the surface

'Cause on the surface the city lights shine
They're calling at me, come and find your kind
Sometimes I wonder if the world's so small
That we can never get away from the sprawl

Living in the sprawl
Dead shopping malls rise like mountains beyond mountains
And there's no end in sight
I need the darkness, someone please cut the lights

We rode our bikes to the nearest park
Sat under the swings and kissed in the dark
We shield our eyes from the police lights
We run away, but we don't know why

Black mirror, your city lights shine
They're screaming at us, "We don't need your kind"
Sometimes I wonder if the world's so small
That we can never get away from the sprawl

Living in the sprawl
Dead shopping malls rise like mountains beyond mountains
And there's no end in sight
I need the darkness, someone please cut the lights

They heard me singing and they told me to stop
Quit these pretentious things and just punch the clock
Sometimes I wonder if the world's so small
Can we ever get away from the sprawl?

Living in the sprawl
Dead shopping malls rise like mountains beyond mountains
And there's no end in sight
I need the darkness, someone please cut the lights

I need the darkness, someone please cut the lights

Friday, January 27, 2012

CINE20 - 41^ PUNTATA

Shame di Steve McQueen ha diviso nettamente noi di CINE20 ma questo non ci ha frenato nel proporvi anche la rece di I Segreti del Mio Cuore e Contagion. Le uscite in sala si distinguono per alcuni film sotto i riflettori degli Oscar, come L' Arte di Vincere e The Iron Lady, ma anche il quarto capitolo della saga Mission : Impossible. In tutti i negozi arriva Super 8 e si fa festa. Online qui.

Thursday, January 26, 2012

CINEQUIZ - ST.03 - INTERMISSION

Post breve, anzi, brevissimo, giusto per ricordarvi che il CINEQUIZ riprende regolarmente giovedì prossimo 02/02/2012 alle ore 18:00.
La sfida è apertissima e in quindici puntate tutto può essere ancora deciso.
Vi aspetto agguerriti!!!

Wednesday, January 25, 2012

Non avere paura di QUESTO buio

Guillermo Del Toro è uno di quei registi molto amati per i quali si è in trepidante attesa di un nuovo film ma, che per un motivo o per un altro, tarda ad arrivare a compimento. E lo vediamo pertanto dedicarsi a questa o a quella produzione di film non sempre all' altezza del suo nome. Non Avere Paura del Buio (Don't Be Afraid of the Dark) è sfortunatamente proprio uno di questi ultimi nonostante si rifaccia a tematiche molto care al regista messicano (l' immaginario fantastico infantile come rifugio dalla realtà ostile ma che si rivela a sua volta pericoloso e ricco di insidie) che ritroviamo in una storia a metà tra il classico "haunted house" movie e la versione deviata della favola della fatina dei denti, qui sostituita da delle orrende creaturine tutt' altro che amichevoli. Quello che manca al film è una soluzione di continuità tra le vicende familiari della piccola protagonista e la sua fascinazione per la scoperta del fantastico proprio nella casa dove è costretta ad abitare, anzi, si potrebbe parlare proprio di estrema superficialità nel definire i contorni di una storia che, perlomeno dall' incipit, poteva sembrare molto più disturbante. Ma la superficialità di poco sopra è un problema che si trova poi riflesso sulla definizione dei personaggi di contorno (per non parlare della poca voglia che hanno Guy Pierce e Katie Holmes di ricoprire quei ruoli) e sul tono stesso che il film dovrebbe prendere, dove anche i brividi latitano ma non la voglia di vederlo finire il prima possibile.

Recensione già pubblicata su CINE20.

Tuesday, January 24, 2012

"Things aren't always what they seem"

Inghilterra, primi anni settanta, Guerra Fredda. Una soffiata avvisa un ministro del governo britannico che all' interno del Circus, nome in codice dell' intelligence di Sua Maestà, potrebbe esserci una talpa sovietica. Viene richiamato per questo in servizio Smiley, agente allontanato dopo una missione finita tragicamente, per identificare e smascherare l' infiltrato. Thomas Alfredson, dopo l' ottimo Lasciami Entrare, si trova per le mani un progetto dal respiro internazionale con del materiale, il romanzo "La Talpa" di John LeCarrè, non semplicissimo da portare sul grande schermo. Per loro stessa natura infatti, le spy-story, non si prestano al racconto lineare e condensare un romanzo di oltre duecento pagine in poco più di due ore può risultare il primo passo verso il fallimento. Il regista svedese trova però il modo di tirare fuori dalla sceneggiatura, una matassa ordinata tenuta saldamente per il bandolo, senza per questo trascurare una regia curata e precisa che rappresenta anche una conferma del suo talento. Ad un primo e superficiale impatto però, potrebbe sembrare che al di la del suo aspetto formale, del quale si torna a sottolineare la qualità, ed i nomi presenti nel cast (Gary Oldman, Mark Strong, Colin Firth e Tom Hardy), l' intreccio che è alla base del film sia fin troppo impermeabile e ostico verso chi cerca una chiara e limpida comprensione delle vicende narrate. Quel che il film richiede in realtà è solo quel minimo di attenzione necessario a memorizzare nomi e volti, capire i legami tra i personaggi e non perdersi tra i piani temporali del racconto che Alfredson gestisce con un sapiente uso dei flashback. Se si decide di affrontare la visione con la dovuta pazienza si verrà certamente ricompensati con uno dei migliori spy-movie degli ultimi anni, certamente lontano anni luce da ritmi "bondiani", ma immerso in un' efficace atmosfera di sfiducia e complotto, dove la Guerra Fredda ha confuso tutti i ruoli e le parti in lotta. In caso contrario si avrà solo una bella confezione ma del cui contenuto vi interesserà ben poco.

Recensione già pubblicata su CINE20.

Sunday, January 22, 2012

Lyric of the Week + Video / GARFUNKEL AND OATES - WEED CARD



Everyone knows marijuana's dangerous
And medical pot is really strong
That's why it's so hard in California
To get your weed card
Unless something's really wrong
Gonna pay a visit to my doctor
It's a long shot but I gotta try
He hands me a list of all the ailments
I can have to qualify
Can't believe what I am reading
This is just what I've been needing
A government supply
To get legally high

Weed card, that's what I need
Hardly ever, okay, always
But it's not an addiction
'Cause my doctor gave me a prescription

You can get your card for having headaches, bad dreams or anxiety
Propensity for drugs or alcohol, anorexia or obesity
Too fat, too thin, either way you win
Carpal tunnel syndrome, color blindness
St-st-stuttering, t-t-tooth decay
Fatigue, depression, motion sickness
Impotence or TMJ
You can smoke to quit cigarettes
For asthma or motherfucking Tourette's
It's a dream come true
There's nothing pot can't do

Weed card, that's what I need
Hardly ever, okay, always
But it's not an addiction
'Cause my doctor gave me a prescription

Got back pain, need Mary Jane
Can't handle this, need cannabis
Got a stomach ache, gotta wake and bake
Have an injury, need TCH
Get fucked up for your hyperhydrosis
Which is sweaty palms in case you need a diagnosis
It's not a crime, it's 420 time

Weed card, that's what I need
Hardly ever, okay, always
But it's not an addiction
'Cause my doctor gave me a prescription

Friday, January 20, 2012

CINE20 - 40^ PUNTATA


In questa quarantesima puntata vi spieghiamo perchè ci è piaciuto La Talpa di Alfredson e perchè non ci è piaciuto Non Avere Paura del Buio. In più arrivano nei negozi i primi due film della collana Missione Estremo Oriente, curata dal Far East: A Hero Never Dies (!!!) e Ip Man. Online, come sempre, qui.

Wednesday, January 18, 2012

DETECTIVE DEE, tra cinema investigativo e kolossal fantasy

Nel 689 d.c. la Cina si prepara ad incoronare la prima Imperatrice donna. Molti sono contrari a questa "rivoluzione" e quando i fedeli sostenitori della futura sovrana cominciano a morire uno dopo l' altro a causa della misteriosa "fiamma fantasma", l' unica soluzione è richiamare in servizio uno dei più accesi oppositori dell' imperatrice, detenuto da ormai otto anni, ma anche l' unico in grado di risolvere questo caso. Profondamente ispirato dalla cultura e la storia cinese, Detective Dee e Il Mistero della Fiamma Fantasma di Tsui Hark è una grande opera fantasy che abbraccia con vigore il cinema wu-xia con virate decise verso il genere investigativo. Un mix particolare ma sicuramente riuscito sopratutto laddove riesce a coniugare le necessità narrative con la parte action, da sempre fiore all' occhiello del genere cappa e spada cinese. La spettacolarità è certamente garantita da un grande dispendio di sontuose scenografie ed effetti speciali, il cui uso spesso strabordante ed eccessivo non si integra perfettamente con il resto. Particolare questo che si nota sopratutto durante i combattimenti (coreografati dall' instancabile Sammo Hung) dove l' impegno fisico degli attori è spesso messo in secondo piano dalla computer grafica, cosa che invece non capitava con il precedente Seven Swords. Detective Dee si dimostra però molto più bilanciato rispetto al film del 2005 e può contare, tra le altre cose, sull' interpretazione di un sempre ottimo Andy Lau.

Recensione già pubblicata su CINE20.

Tuesday, January 17, 2012

"The crimes we are investigating aren't crimes, they are ideas."

Il cinema di Eastwood ritorna a farsi potente ed importante e forse non poteva essere altrimenti considerato quanto potente ed importante sia stata la figura protagonista del suo ultimo film, quel John Edgar Hoover che ricoprì la carica di direttore del Federal Bureau of Investigation dalla sua fondazione e per i successivi quarantotto anni. Mezzo secolo di storia americana raccontati attraverso la voce dello stesso Hoover mentre detta le sue memorie, una visione certamente parziale (di se stesso e degli avvenimenti di cui è stato partecipe/testimone) che lascia però ampi margini per definire la figura di un piccolo uomo dalle grandi ambizioni, destinato a rivoluzionare e a modernizzare il sistema investigativo e a condurre una lotta senza quartiere (e ai limiti della legalità) contro comunisti, anarchici e gangsters, spinto da un esasperato patriottismo. Il J.Edgar portato sullo schermo da Eastwood e partorito dalla penna di Dustin Lance Back (Milk), si dimostra capace di tenere in scacco ben otto Presidenti, quanto spaventato dalla sua vera natura, dai suoi sentimenti che nasconde e soffoca per impedire che la sua debolezza gli costi il potere che cerca in ogni modo di difendere. Ma dove il film di Eastwood fa uno scarto decisivo (e fondamentale) dal classico bio-pic o dal film storico, è quando quel che vediamo e sentiamo proprio per bocca del personaggio principale, ci dimostra quanto certe tematiche siano incredibilmente attuali tanto da imporci le dovute riflessioni su quale sia la vera faccia di una democrazia e se si debba pagare qualsiasi prezzo per difenderla e garantirla, anche in termini di libertà personali e diritti civili.

Recensione già pubblicata su CINE20.

Sunday, January 15, 2012

Lyric of the Week + Video / FIRST AID KIT - EMMYLOU



Oh the bitter winds are coming in
And I’m already missing the summer
Star comes cold but I’ve been told
I was born to endure this kind of weather
When it’s you I find like a ghost in my mind
And feed it and I gladly wear the crown

I’ll be your Emmylou and I’ll be your June
And you’ll be my gram and my Johnny too
You know I’m not asking much of you
Just sing little darling sing with me

Not so much I know that things just don’t grow
If you don’t blessed them with your patience
And I’ve been there before I held up the door
For every stranger with a promise

But I’m holding back, that’s the strength that I lack
Every morning keeps returning at my window
And it brings me to you and I won’t just pass through
But I’m not asking for a storm

I’ll be your Emmylou and I’ll be your June
And you’ll be my gram and my Johnny too
You know I’m not asking much of you
Just sing little darling sing with me

And yes I might have lied to you
You wouldn’t better feel for knowing the truth
I was frightened but I held fast
I need you now I don’t last

I’ll be your Emmylou and I’ll be your June
And you’ll be my gram and my Johnny too
You know I’m not asking much of you
Just sing little darling sing with me

I’ll be your Emmylou and I’ll be your June
And you’ll be my gram and my Johnny too
You know I’m not asking much of you
Just sing little darling sing with me

Just sing little darling sing with me

Friday, January 13, 2012

CINE20 - 39^ PUNTATA


Ritorna CINE20 dopo la lunga pausa natalizia e lo fa proponendovi la nostra opinione sul nuovo film di Clint Eastwood e su Detective Dee di Tsui Hark che abbiamo recuperato in homevideo. Tra le uscite in sala doveroso segnalare LA Talpa di Thomas Alfredson e Shame di Steve McQueen. Ci potete leggere online qui.

Wednesday, January 11, 2012

DEATH VALLEY - SEASON 01 -

TITOLO ORIGINALE: DEATH VALLEY
TITOLO ITALIANO: N.D.
NUMERO EPISODI: 12

-TRAMA-
Improvvisamente e senza un motivo apparente, zombie, vampiri e licantropi hanno incominciato a manifestarsi nella Valley losangelina. La polizia ha messo insieme una speciale task force per far fronte alla minaccia e una troppe televisiva ne segue le operazioni per documentarne le gesta.

-COMMENTO-
Death Valley è una sorpresa. Non una di quelle che ti ribaltano la stagione seriale ma certamente una di quelle piccole che fanno comunque tanto piacere, sopratutto perchè viene da un' idea di fondo un po' furbetta ma che alla fine funziona: i creatori della serie hanno pensato bene di pescare dalle più recenti e remunerative tendenze cine/televisive (quali appunto zombi, vampiri, lupi mannari e mockumentary) e di miscelare tutto insieme in una serie con una base fondamentalmente comica ma che abbraccia amorevolmente l' horror, lo spatter e le trasmissioni da "real tv"tanto care al pubblico americano. Composta da dodici episodi di circa venti minuti ciascuno, questa prima stagione scorre via piacevolmente mentre assistiamo alla sfrontata naturalezza con la quale i poliziotti protagonisti (il capitano Dashell di Bryan Callen è già un mito) affrontano le minacce sovrannaturali per le vie di Los Angeles quasi si trattasse di comuni criminali. Nonostante tutto fili liscio, o quasi, si avverte però qualche fastidioso scricchiolio nella struttura stessa della serie, forse troppo carica di elementi e non tutti perfettamente integrati. Curiosamente ad essere quasi superfluo dopo l' episodio pilota è proprio l' approccio da finto documentario, che si perde quasi subito proprio perchè inserito a singhiozzo e non parte integrante dell' aspetto formale della serie. A parte questa nota stonata, Death Valley non delude e una sottotrama principale lasciata decisamente in sospeso fa pensare ad una possibile seconda stagione sulla quale però non si ha nessuna conferma.

-DVD/BLURAY-
Per ora è disponibile una versione americana in DVD ordinabile su Amazon.com qui.

Tuesday, January 10, 2012

PUSHER : LA TRILOGIA

Esordio con il botto quello di Nicolas Winding Refn, trovatosi a dirigere il suo primo film con un bagaglio d' esperienza "sul campo" pari a zero e con un cospicuo budget da gestire. Il risultato finale è un gangster movie sullo sfondo di una Copenaghen periferica, grigia di cemento ed illuminata dai neon dei locali notturni. Un vivaio perfetto per puttane e spacciatori che diventa però sempre più soffocante e pericoloso per Frank dopo che una vendita di eroina finisce male e si ritrova indebitato con il pericoloso Milo ed i suoi scagnozzi. Le disavventure del nostro e dell' amico Tonny si svolgono nell' arco di una settimana, da Lunedì a Domenica, e mano a mano che le didascalie sottolineano il passare dei giorni, i tentativi di recuperare i soldi diventano sempre più delle mosse disperate di chi si agita inutilmente per non sprofondare nelle sabbie mobili e soffocare. Oltre al controllo misurato del procedere della narrazione, Refn sembra averne altrettanto per la messa in scena sia quando si tratta di sequenze in luoghi aperti (il lungo inseguimento con al polizia) che in spazi chiusi, quelli dove la violenza esplode ma sempre adeguatamente coperta o "tagliata" dalla composizione del quadro. L' utilizzo esclusivo di camera a mano poi, unito ad una fotografia "sporca" e granulosa, da al film l' idea di un prodotto ancora grezzo, carbone in attesa di diventar diamante, e considerata l' inesperienza del regista danese non c'è poi tanto da stupirsi o da recriminare. Per essere un' opera prima, con tutti i difetti che si possono trovare, siamo ben sopra la sufficienza.


Da esordio col botto ad ancora di salvezza. E' questo che ha rappresentato per Refn, in primo luogo, girare il seguito del fortunato Pusher dopo che un paio di progetti non proprio soddisfacenti economicamente lo avevano lasciato in bolletta. Un passo indietro, lo si potrebbe definire, ma che si rivela una scommessa vincente per il giovane regista danese che riesce, in un colpo solo, a rilanciare la sua carriera. Il teatro è il medesimo, una Copenaghen di un grigiore soffocante, cambia il protagonista però, non più Frank del quale non sappiamo che fine abbia fatto, e seguiamo le gesta del suo ex-amico Tonny appena uscito di prigione qualche anno dopo gli eventi del primo Pusher. A onor del vero il film ha poco a che vedere il mondo degli spacciatori (benché recuperi un personaggio fondamentale del primo film) ma preferisce concentrarsi sulla figura di un perdente, di un debole che cerca di sopravvivere in un mondo in cui ogni leggerezza ogni piccolo errore si paga caro, anche provare a tutti i costi a recuperare un rapporto padre-figlio o a costruirne uno nuovo e inaspettato. Oltre al successo commerciale, dovuto anche al classico effetto trainante dei sequel, Pusher 2 mostra i progressi fatti da Refn sia in sede di regia che di sceneggiatura ed il coraggio di prendere ritmi e percorsi narrativi diversi rispetto al primo capitolo che si adattano all' apatia patologica del protagonista, una miccia innescata pronta a deflagrare con sorprendente violenza.


A distanza di un anno da Pusher 2, Refn chiude la sua trilogia sugli spacciatori di Copenaghen con un film che è anche una conferma di quanto già visto nel precedente capitolo, una maturazione generale del regista danese (anche qui, oltre alla regia, firma la sceneggiatura) alla quale però non è seguita una snaturazione dei suoi film che continuano ad essere "sporchi e cattivi", con la camera a mano che sta sempre addosso ai personaggi e l' immancabile grana delle immagini che rende ruvido, ogni luogo ed ogni volto. Questa volta, a finire sotto l' occhio di Refn è quello di Milo, il piccolo boss dai modi gentili ed inquietanti, appassionato di cucina, del quale abbiamo fatto la conoscenza fin dal primo film. Lo ritroviamo qui imbolsito, stanco, deciso a smetterla con le droghe e a regalare alla figlia una bellissima festa per i suoi venticinque anni sempre che un gruppo di spacciatori albanesi glielo permetta. Progressione narrativa molto simile al precedente ma inesorabile la svolta violenta (decisamente il massimo raggiunto dalla trilogia) che segue l' accurata opera di accumulo attentamente orchestrata in fase di scrittura. Refn definisce in maniera definitiva le dinamiche del sottobosco criminale che anima i suoi film, dove domina la legge del più forte e i deboli finiscono schiacciati inesorabilmente. Non c' è spazio per ripensamenti ne redenzioni, anche se quello di Milo è più che altro un tentativo di conciliare i suoi doveri di padre con la sua attività criminale cosa che si rivela essere sfortunatamente impraticabile.

Sunday, January 08, 2012

Lyric of the Week + Video / IL TEATRO DEGLI ORRORI - IO CERCO TE



Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…

Qualcuno di cui non dirò il nome
Sebbene sia certo, lo spettacolo umano più bello
Che mi sia… stato dato…
Osservare da vicino…

Qualcuno di cui non dirò il nome
Che sembra il ritratto di un uomo che annega
Nel mare… urbano… di donne indifferenti e un po’ qualunque
Donne indifferenti e un po’ qualunque…
Roma capitale sei ripugnante, non ti sopporto più…

Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te…

Qualcuno di cui non dirò il nome
Sebbene sia certo, lo spettacolo umano più bello
Che mi sia, stato dato…
Osservare da vicino…

Qualcuno che sa bene che è maligno il mondo
Ma che nel cuore in fondo riconosce sempre
Il bene, dal male…
Il bene… il male…
Il bene… il male…
Roma capitale sei ripugnante, non ti sopporto più…
Non ti sopporto più…

Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te, cerco te…
Io cerco te…

Nei week-end, nelle lune piene
In ogni macchina che passa in via Togliatti
Nei visi tristi, di gente stanca, di vivere così
Negli appartamenti… dove…
Nascondere la voglia di andar via
Il mondo nuovo, l’oceano…

Stella sudamericana mia
Io non ricordo più il tuo nome, il tuo… nome…

Io cerco te, cerco te…

Nei week-end, nelle lune piene
Nei visi tristi, di gente stanca, di vivere così
Negli appartamenti, dove nascondere la voglia di andare via
Il mondo nuovo, l’oceano
Il mondo nuovo, l’oceano
Il mondo nuovo, l’oceano

Thursday, January 05, 2012

TRA LE NUVOLE

In attesa che le pubblicazioni su queste pagine riprendano a pieno regime dalla settimana prossima, colgo l' occasione per segnalare un altro blog con il quale sto collaborando, Cloud365. I suoi contenuti sono piuttosto semplici: ogni autore posta una foto al giorno, uno scatto che, anche in maniera piuttosto larga, racconti una parte di quella giornata. Idea davvero carina e se vi va di partecipare, basta contattare direttamente gli amministratori del blog. Se vi va fateci un salto e magari commentate pure ^__*

Tuesday, January 03, 2012

TOP TEN FILM - ANNO 2011

Senza tirarla tanto per le lunghe, questa è la classifica di quelli che considero i migliori film del 2011. Difficile redarla, forse più del solito considerati i titoloni usciti con anni di ritardo. E questo è quanto.

1.

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Sunday, January 01, 2012

Lyric of the Week + Video / SMITH & BURROWS - WHEN THE THAMES FROZE

Al posto del classico post di fine anno, una Lyric of the Week di inizio anno:
"The years go by so fast, let’s hope the next beats the last"
BUON ANNO A TUTTI!!!



God damn, this snow
Will I ever get where I wanna go
And so I skate, across the Thames
Hand in hand, with all my friends
And all the things, that are we planned
My suns eyes in the outline of his hand
And even though I hate the cold
Constant reminder that I’m getting old
Another year draws to its cloak,
Entire London slow
When I dream tonight, I’ll dream of you
When the Thames ... froze

God damn, this government
Will they ever tell me, where the money went
Protesters march out on the street
As youngsters sleep amongst the feet
Another year draws to its cloak,
Entire London slow
When I dream tonight, I’ll dream of you
When the Thames Froze

So tell everyone that there’s hope in your heart
Tell everyone or it will tear you apart
The end of Christmas day, when there's nothing left to say
The years go by so fast, let’s hope the next beats the last

And so tell everyone that there’s hope in your heart
Tell everyone or it will tear you apart
The end of Christmas day, when there is nothing left to say
The years go by so fast, let’s hope the next beats the last