Un gruppo di studenti universitari sta girando un documentario su di un possibile cacciatore di frodo. Decisi a seguirlo e a coglierlo sul fatto finiscono per scoprire la sua vera attività, una sorta di guardia forestale per conto dello Stato che si occupa di cacciare e tenere arginati nelle loro riserve i Troll. Anche la Norvegia si getta nel mockumentary, genere che negli ultimi anni sta davvero spopolando con risultati non sempre esaltanti. Questo Troll Hunter di André Øvredal si piazza, diciamo, a metà di una ipotetica scala di valutazione: quello che gli impedisce di essere un film più che sufficiente è forse una sceneggiatura buttata un po' li che semplifica eccessivamente certi passaggi. Verissimo che una didascalia ci avvisa che quello che stiamo per vedere è un montato del totale girato dai ragazzi, ma è davvero difficile digerire certi passaggi narrativi (la semplicità con la quale due degli studenti si lasciano alle spalle il cameraman appena perduto, ad esempio) nonchè lo stra-abusato espediente del filmato ritrovato che di originale ha veramente il nulla assoluto. Detto questo però non si può che appaludire per una realizzazione tecnica davvero notevole. Si sa, la regia in questo tipo di film ha pregi e difetti, le riprese "reali" spesso per necessità narrative non sembrano tali ma l'effetto è convincente sopratutto perchè rispetto ad altri film come Blair Witch Project (il paragone viene naturale visto che molte sequenze sono girate nel buio di una foresta) si mostra tutto invece di nascondere: i troll sono imponenti, addirittura giganteschi e realizzati davvero bene rispettando, nelle fattezze, l' immaginario fantastico e favolistico norveggese. Ottimo anche il personaggio del cacciatore, triste, disilluso, solitario, che si affida alla telecamera dei ragazzi un po' per far sapere a tutti cosa il Governo lo ha costretto a fare ed un po' per liberarsi la coscienza. E forse mi sbaglierò ma Øvredal si diverte un bel po' a ridicolizzare Governo e autorità, valore aggiunto ma non elemento portante di un film che vale comunque la pena scoprire.
Tuesday, December 13, 2011
Caccia al Troll
Un gruppo di studenti universitari sta girando un documentario su di un possibile cacciatore di frodo. Decisi a seguirlo e a coglierlo sul fatto finiscono per scoprire la sua vera attività, una sorta di guardia forestale per conto dello Stato che si occupa di cacciare e tenere arginati nelle loro riserve i Troll. Anche la Norvegia si getta nel mockumentary, genere che negli ultimi anni sta davvero spopolando con risultati non sempre esaltanti. Questo Troll Hunter di André Øvredal si piazza, diciamo, a metà di una ipotetica scala di valutazione: quello che gli impedisce di essere un film più che sufficiente è forse una sceneggiatura buttata un po' li che semplifica eccessivamente certi passaggi. Verissimo che una didascalia ci avvisa che quello che stiamo per vedere è un montato del totale girato dai ragazzi, ma è davvero difficile digerire certi passaggi narrativi (la semplicità con la quale due degli studenti si lasciano alle spalle il cameraman appena perduto, ad esempio) nonchè lo stra-abusato espediente del filmato ritrovato che di originale ha veramente il nulla assoluto. Detto questo però non si può che appaludire per una realizzazione tecnica davvero notevole. Si sa, la regia in questo tipo di film ha pregi e difetti, le riprese "reali" spesso per necessità narrative non sembrano tali ma l'effetto è convincente sopratutto perchè rispetto ad altri film come Blair Witch Project (il paragone viene naturale visto che molte sequenze sono girate nel buio di una foresta) si mostra tutto invece di nascondere: i troll sono imponenti, addirittura giganteschi e realizzati davvero bene rispettando, nelle fattezze, l' immaginario fantastico e favolistico norveggese. Ottimo anche il personaggio del cacciatore, triste, disilluso, solitario, che si affida alla telecamera dei ragazzi un po' per far sapere a tutti cosa il Governo lo ha costretto a fare ed un po' per liberarsi la coscienza. E forse mi sbaglierò ma Øvredal si diverte un bel po' a ridicolizzare Governo e autorità, valore aggiunto ma non elemento portante di un film che vale comunque la pena scoprire.
Monday, December 12, 2011
Quando i robot si menano
In un prossimo futuro, per soddisfare il sempre più crescente desiderio di brutalità e violenza del pubblico, gli incontri di boxe non verranno più disputati da degli atleti in carne e ossa ma da robot costruiti appositamente per combattere sul ring. Liberamente tratto dal racconto "Steel" di Richard Matheson, il film di Shawn Levy si allontana presto dalle tematiche del testo originale e la cornice fantascientifica diventa il background ideale per una storia di riscatto personale che si rifà, senza neanche provare a nascondersi, a film come Rocky e Over the Top. Ovunque si parli di Real Steel, l' accostamento con il film di Stallone e quello di Golan nasce spontaneo e d' altronde, la storia di un ex pugile riciclatosi come "manager" di combattenti robot che cerca di costruire un legame con il figlio undicenne che non ha mai conosciuto, a cos'altro potrebbe far pensare? Sensazioni di deja-vu a parte, Real Steel non è un brutto film perlomeno non nella misura che ci si potrebbe aspettare da una pellicola molto semplice, quasi basilare, nel trattare con tanta retorica tematiche come la rivincita personale attraverso lo sport ed il rapporto padre-figlio. Detto questo però, gli effetti speciali sono ben fatti e ben integrati nel contesto e come ha insegnato Super 8, anche se in misura nettamente inferiore, questo pescare dal passato non è una cosa tanto sbagliata alla fine, e sempre meglio di rifugiarsi con insistenza nel tunnel dei remake.Recensione già pubblicata su CINE20.
Sunday, December 11, 2011
Lyric of the Week + Video / LANA DEL REY - VIDEO GAMES
Direttamente da qui e si ringrazia per questo ^^
Swinging in the backyard
Pull up in your fast car
Whistling my name
Open up a beer
And you say get over here
And play a video game
I'm in his favorite sun dress
Watching me get undressed
Take that body downtown
I say you the bestest
Lean in for a big kiss
Put his favorite perfume on
Go play a video game
It's you, it's you, it's all for you
Everything I do
I tell you all the time
Heaven is a place on earth with you
Tell me all the things you want to do
I heard that you like the bad girls
Honey, is that true?
It's better than I ever even knew
They say that the world was built for two
Only worth living if somebody is loving you
Baby now you do
Singing in the old bars
Swinging with the old stars
Living for the fame
Kissing in the blue dark
Playing pool and wild darts
Video games
He holds me in his big arms
Drunk and I am seeing stars
This is all I think of
Watching all our friends fall
In and out of Old Paul's
This is my idea of fun
Playing video games
It's you, it's you, it's all for you
Everything I do
I tell you all the time
Heaven is a place on earth with you
Tell me all the things you want to do
I heard that you like the bad girls
Honey, is that true?
It's better than I ever even knew
They say that the world was built for two
Only worth living if somebody is loving you
Baby now you do
Now you do
Now you do
Now you do
Now you do
Now you do
Now you do
It's you, it's you, it's all for you
Everything I do
I tell you all the time
Heaven is a place on earth with you
Tell me all the things you want to do
I heard that you like the bad girls
Honey, is that true?
It's better than I ever even knew
They say that the world was built for two
Only worth living if somebody is loving you
Baby now you do
Now you do
Now you do
Now you do
Now you do
Now you do
Now you do
Now you do
Friday, December 09, 2011
CINE20 - 36^ PUNTATA

Robot di menare con Real Steel di Shawn Levy. Settimana ricchissima in sala con Enter The Void, Monsters, The Artist e l' indipendente Mosse Vincenti. Uscita evento per l' home video con Clerks di Kevin Smith seguito da Detective Dee e At The End Of The Day. Online qui.
Thursday, December 08, 2011
CINEQUIZ - ST.03 - EP.14 "So many choices"

Secondo frame, sbam!

Soluzione: NAPOLEON DYNAMITE
Vincitore: Para
Classifica:
Jived - pt. 11
Tob - pt. 7
Beld - pt. 3
Falketta - pt. 3
Para - pt. 3
frenzmag - pt. 2
Hawke - pt. 2
Terzo epico frame
Wednesday, December 07, 2011
SHUT UP OR DIE
Nella piccola cittadina di Pontypool sembra una mattinata fredda e nevosa come tante, anche per lo speaker radiofonico Grant Mazzy. Ma da li a pochi minuti dall' inizio delle trasmissioni si trova tra le mani la notizia di scontri violenti scoppiati a pochi chilometri dall' emittente, riconducibili al diffondersi di un epidemia che si trasmette attraverso le parole. Nel corso degli anni, lo zombie movie è stato soggetto a numerose varianti ed interpretazioni, ma mai si era arrivati ad attribuire l' outbreak epidemico a delle singole parole infette che si insinuano nella mente delle persone creando un loop infinito che porta alla follia il contagiato. Un' idea assurda ma per nulla campata per aria. La sceneggiatura di Tony Burgess si rifà infatti allo studio della memetica, il modo in cui, dalle idee fino alle singole parole, vengono trasmesse da individuo ad individuo assimilandone in maniera inconscia anche il significato. Non appare perciò tanto ridicola l' idea di base del film se si considera la maniera "virale" con la quale si diffonde il linguaggio, e forse la tematica sarebbe stata di maggiore impatto se si fosse evitato uno spiegone che arriva poco dopo metà film, francamente di troppo. E' bene sottolineare che il film di Bruce McDonald è ben lontano dall' essere perfetto ma il regista riesce nell' impresa di utilizzare i pochi mezzi e i pochi spazi per generare un inquietudine sottile ma fastidiosa, di appellarsi alla violenza in maniera isolata ma improvvisa ed efficace, di suggerire con ironia che la caduta dell' impero culturale occidentale arriverà attraverso la lingua più diffusa (nel film è solo l' inglese ad essere infetto), attraverso le parole più comuni che si usano quotidianamente. Un film imperfetto, ripeto, ma ugualmente originale e stimolante.
Tuesday, December 06, 2011
I just missed your heart
A volte basta anche un solo un piccolo particolare fuori posto per far emergere tutta la fragilità della superficie sulla quale i vari elementi del film cercano di stare in equilibrio. E quel singolo dettaglio rischia di innescare una reazione a catena difficile da contenere. Hanna di Joe Wright è un film che impatta sullo spettatore con la forza di una valanga: si inizia con un incipit perfetto dove nel giro di una manciata di minuti si delinea il personaggio principale (Saoirse Ronan), un' adolescente cresciuta ed addestrata come un killer perfetto, da un padre che vuole proteggerla da chi cercherà di ucciderla appena scoprirà della sua esistenza, un algida Cate Blanchet nel ruolo di una spietatissima agente governativo. Joe Wright, che non ha mai nascosto il suo talento neanche in film di tutt'altro tenore come Orgoglio & Pregiudizio o Espiazione, fa un lavoro di regia davvero notevole (il lungo piano sequenza alla stazione della metropolitana) che, unito alla colonna sonora dei Chemical Brothers, si trasforma in un impianto audio/visivo solidissimo in cui immagini e suoni diventano un tutt'uno. Ma come accade fin troppo spesso, i problemi cominciano quando la scrittura viene messa pian piano in secondo piano ritrovandosi a dover tirare le fila di una storia, e dei personaggi che ci ruotano intorno (che tra principali e secondari qui sono forse troppi), in maniera fin troppo frettolosa, ricorrendo a soluzioni narrative anche prive di qualsiasi coerenza. Una leggerezza ingiustificabile che, per un film capace di abbracciare azione adrenalinica e momenti intimi e introspettivi, significa scavarsi la fossa da solo. Per fortuna non di caderci dentro.Recensione già pubblicata su CINE20.
Monday, December 05, 2011
Tarsem tra gli Immortali
Questo è il vero Scontro Tra Titani! Non me ne voglia Louis Leterrier, che le sue cosucce carine le ha fatte, ma il suo progetto non era un buon remake figuriamoci un buon film, mentre quello di Tarsem Singh, pur non essendo da grandi lodi, si lascia comunque apprezzare. A differenze del suo collega francese, il regista indiano riesce a trovare un giusto compromesso tra le necessità commerciali e le sue esigenze artistiche partendo proprio proprio dall' elemento che più fa discutere ultimamente, il 3D. Tarsem utilizza la tecnologia stereoscopica non per esaltare la spettacolarità ma per dare ulteriore spessore e profondità al quadro con un effetto di "distacco" tra primo e secondo piano, tra i personaggi e le scenografie. In questo aiuta certamente anche l' attento uso dei colori e delle tonalità tanto nei costumi che negli ambienti, particolare al quale il regista ci ha ben abituato con i suoi precedenti lavori. L' immagine prima di tutto insomma, ed anche se più di una volta viene da pensare che ci si trova di fronte ad un nuovo 300, l' impronta personale di Tarsem è sempre in evidenza ed anche l' uso dei ralenty ha la sua precisa funzione, ben diversa da quella che è diventata la firma di Zack Snyder. Di contro però non si può non notare una fin troppo evidente superficialità di scrittura che, se da un lato si dimostra particolarmente ispirata nel riscrive alcuni episodi della mitologia, dall' altra si avvicina appena ai personaggi, ne sfiora la superficie lasciando davvero poco allo spettatore. L' unica eccezione è quella del villain, Iperione, che da la possibilità a Mickey Rourke di giganteggiare, come sempre.Recensione già pubblicata su CINE20.
Sunday, December 04, 2011
Lyric of the Week + Video / KIM CARNES - BETTY DAVIS EYES
Her hair is harlow gold,
Her lips sweet surprise
Her hands are never cold
She's got Bette Davis eyes
She'll turn her music on
You won't have to think twice
She's pure as New York snow
She got Bette Davis eyes
And she'll tease you
She'll unease you
All the better just to please you
She's precocious
And she knows just what it
Takes to make a pro blush
She got Greta Garbo stand off sighs,
She's got Bette Davis eyes
She'll let you take her home
It whets her appetite
She'll lay you on her throne
She got Bette Davis eyes
She'll take a tumble on you
Roll you like you were dice
Until you come out blue
She's got Bette Davis eyes
She'll expose you
When she snows you
Off your feet with the crumbs she throws you
She's ferocious
And she knows just what it
Takes to make a pro blush
All the boys think she's a spy,
She's got Bette Davis eyes
And she'll tease you
She'll unease you
All the better just to please you
She's precocious
And she knows just what it
Takes to make a pro blush
All the boys think she's a spy,
She's got Bette Davis eyes
She'll tease you
She'll unease you
Just to please you
She's got Bette Davis eyes
She'll expose you
When she snows you
Friday, December 02, 2011
CINE20 - 35^ PUNTATA

Questa settimana vi parliamo del nuovo film di Tarsem, Immortals, ma sono state soprattutto le uscite home video a spingerci a recuperare Hanna e Pontypool. In sala arriva il nuovo Allen ed una manciata di film italiani tra cui uno con Fabio Volo che, se fosse per me, lo prenderei a badilate dalla mattina alla sera. Armatevi di badile quindi e venite a leggerci qui.
Thursday, December 01, 2011
CINEQUIZ - ST.03 - EP.13 "Something is coming for each one of you"

Soluzione: LA FORESTA DEI PUGNALI VOLANTI
Vincitore: Jived
Classifica:
Jived - pt. 11
Tob - pt. 7
Beld - pt. 3
Falketta - pt. 3
frenzmag - pt. 2
Hawke - pt. 2
Para - pt. 1
Secondo e terzo frame, inutilizzati ancora una volta ^^"

Tuesday, November 29, 2011
TAKE ME TO '80's TONIGHT
Capelli cotonati, VHS, giacche con spalline, Duran Duran. Se vuoi fare un film ambientato negli anni' 80 questi sono gli elementi che butti dentro quasi sicuramente. In Take Me Home Tonight di Michael Dowse li trovate tutti (forse anche qualcosa in più) e l' operazione "tuffo nel passato" è bella che compiuta senza sforzi. Il feeling, sin dalle prime immagini (e dalle prime note) è quello giusto, perciò è veramente difficile non dare a Dowse merito per quello che è certamente il pregio principe del suo film. Quello che purtroppo non funziona troppo in Take Me Home Tonight è il resto, in quanto l' effettiva riuscita della cornice "eightes" porta a galla le debolezze del film: a partire da una storia piuttosto banale incentrata su di un trio di protagonisti giunti al classico bivio post high school, che si ritrovano a prendere in mano il loro futuro in una notte di festeggiamenti. Che questo facesse parte dell' effetto amarcord fortemente cercato dal film è anche possibile, che le intenzioni si siano poi tradotte in qualcosa di concreto, quelle sono un altro paio di maniche. Il problema principale è che non c'è nulla che lasci davvero il segno, se non quelle particolari sequenze accompagnate da un azzeccato brano musicale, ma non c'è, ad esempio, nessun momento comico citabile perchè al massimo Take Me Home Tonight riesce a strappare un sorriso, difficilmente una risata. E' uno di quei casi insomma dove si può parlare di occasione sprecata e la scelta degli attori, ma sopratutto dei ruoli che interpretano (Anna Faris su tutte), è li a sottolinearlo. Hot Tube Time Machine, giusto per fare un esempio recente, era forse più assurdo e strampalato ma è certamente riuscito a raccontare gli anni '80 in maniera più concreta e divertente anche se meno convenzionale.
Monday, November 28, 2011
Il Buono, Il Matto, Il Cattivo...AGAIN

Non potendo contare sulla caratura artistica di altri suoi illustri colleghi come Park Chan-wook, giusto per fare un esempio macrosopico, Kim Jee-woon non è certo rimasto con le mani in mano a fare la figura della promessa non mantenuta del cinema coreano, avendo esplorato, come pochi altri, sempre generi diversi per ogni nuovo progetto. Il Buono Il Matto Il Cattivo (The Good, The Bad, The Weird) rappresenta la sua personale incursione nel western ed arriva ufficialmente in Italia grazie alla Tucker Film.
E' la terza volta che si parla del film di Jee-woon qui sul blog, ma se vi va di leggere, la rece continua su CINE20.
Sunday, November 27, 2011
Lyric of the Week + Video / DEEP BLUE SOMETHING - BREAKFAST AT TIFFANY'S
You'll say that we've got nothing in common
No common ground to start from
And we're falling apart
You'll say the world has come between us
Our lives have come between us
But I know you just don't care
And I said what about "Breakfast at Tiffany's?
She said, "I think I remember the film,
And as I recall, I think, we both kinda liked it."
And I said, "Well, that's the one thing we've got."
I see you - the only one who knew me
And now your eyes see through me
I guess I was wrong
So what now? It's plain to see we're over,
And I hate when things are over -
When so much is left undone
And I said what about "Breakfast at Tiffany's?
She said, "I think I remember the film,
And as I recall, I think, we both kinda liked it."
And I said, "Well, that's the one thing we've got."
You'll say that we've got nothing in common
No common ground to start from
And we're falling apart
You'll say the world has come between us
Our lives have come between us
Still I know you just don't care
And I said what about "Breakfast at Tiffany's?
She said, "I think I remember the film,
And as I recall, I think, we both kinda liked it."
And I said, "Well, that's the one thing we've got."
And I said what about "Breakfast at Tiffany's?
She said, "I think I remember the film,
And as I recall, I think, we both kinda liked it."
And I said, "Well, that's the one thing we've got."
And I said what about "Breakfast at Tiffany's?
She said, "I think I remember the film,
And as I recall, I think, we both kinda liked it."
And I said, "Well, that's the one thing we've got."
Friday, November 25, 2011
CINE20 - 34^ PUNTATA

Impossibile non parlare de Il Buono Il Matto Il Cattivo, film da promuovere nonostante le poche sale in cui è stato proiettato. Questa settimana il film più importante che arriva in sala è certamente Miracolo a Le Havre ma per il tamarro che c'è in ognuno di noi arriva anche Real Steel. Nei negozi, un' edizine da collezione per il cinquantenario di Colazione da Tiffany ed il Bluray di Videodrome che potrebbe correggere la pessiam edizione DVD di un paio di anni fa. Tutto questo online qui.
Thursday, November 24, 2011
CINEQUIZ - ST.03 - EP.12 "So clever and synchronized"

Soluzione: GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI
Vincitore: Falketta
Classifica:
Jived - pt. 8
Tob - pt. 7
Beld - pt. 3
Falketta - pt. 3
frenzmag - pt. 2
Hawke - pt. 2
Para - pt. 1
Secondo e terzo frame

Wednesday, November 23, 2011
"I don't know who to trust. "
Location antartica. Sei uomini bloccati in un ambiente ostile minacciati da una creatura aliena che imita le altre forme di vita e si mimetizza fra loro. Elementi da "survival horror" che fanno de "La Cosa" uno dei punti più alti della cinematografia di Carpenter. Remake de "The Thing from Another World" del 1951, il film del regista americano si differenzia da quello di Hawks per essere molto più fedele al racconto originale e allo stesso tempo incredibilmente personale: ancora una volta il "male", il "nemico" non può essere facilmente identificato, riconosciuto, il che lo rende non solo più spaventoso ma anche più pericoloso proprio perchè si nasconde dietro volti familiari. Il punto di forza de La Cosa sta proprio nel clima di diffidenza e paranoia che si crea tra i protagonisti, incapaci di potersi fidare l' uno dell' altro, pronti a farsi la pelle in una lotta per la sopravvivenza che li accomuna molto con l' ospite alieno. Dopo i successi di The Fog e Fuga da New York, Carpenter si ritrova nelle grazie della Universal che gli concede per questo remake un budget più alto del solito, fatto che si riflette in una realizzazione generale davvero di prim' ordine. Ma quel che rimane maggiormente impresso è il lavoro svolto da Rob Bottin nel creare le incredibili, inquietanti e deformi mutazioni della creatura che ancora oggi, in un' epoca dominata dagli effetti speciali in computer grafica, svolgono il loro dovere a dispetto della loro natura totalmente "artigianale". Nonostante questi aspetti e la presenza di Kurt Russell come protagonista, il film non ebbe all' epoca il successo sperato forse perchè il genere fantascientifico seguiva il traino delle visioni ottimistiche spielberghiane. Come spesso accade, grandi film come questo, ottengono il successo ed il riconoscimento che meritano solo in seguito.
Tuesday, November 22, 2011
"I'm just CRAZY about Tiffany's! "
Colazione da Tiffany non è un capolavoro, proprio no. Eppure c'è qualcosa che lo rende speciale e quel qualcosa potrebbe essere l' alchimia tra i suoi elementi o quei dettagli che in qualche modo si sono ritagliati uno spazio nell' immaginario collettivo. Le note di Moon River in apertura, ad esempio, mentre la sagoma sognante di una giovane donna si ritaglia il suo piccolo angolo di paradiso davanti alle vetrine di Tiffany in una New York mattutina ancora lontana dalla sua classica caotica quotidianità. E poi naturalmente c'è lei Audrey Hepburn che riesce con estrema semplicità a rendere indimenticabile il personaggio di Holly, con quel suo misto di superficialità, innocenza ed ingenuità. Anche George Peppard, ben lontano dal vestire i panni diventare del colonnello Hannibal Smith, fa la sua parte e diventa la perfetta metà del personaggio della Hepburn, del quale rimane in un primo momento incuriosito e poi totalmente rapito. Parte del fascino arriva certamente dal romanzo di Truman Capote da cui il film è tratto, una storia che ruota intono a due persone che rinnegano il proprio passato o sacrificano le loro aspirazioni per avere in cambio quella felicità che tutti cercano in maniera più semplice anche se fittizia. E' tutto qui quel "qualcosa" di cui si parlava all' inizio e, a conti fatti, non è neanche poco.Recensione già pubblicata su CINE20.
Sunday, November 20, 2011
Lyric of the Week + Video / TEATRO DEGLI ORRORI - LA CANZONE DI TOM
Hai sentito di Tom?
Tom che se n'è andato via!
Questo non è uno scherzo,
Non è neanche una fantasia.
Hai sentito di Tom?
Tom che se n'è andato via!
Come ci illudi, Tom,
di essere ancora tutti vivi
mentre guardiamo sempre dall'altra parte.
Avrei voluto dirti tante cose...
forse la più importante non la ricordo più!
Avrei voluto averti amato...
ma è così tardi ora!
Parlami ancora Tom...
Parlami ancora...
Dimmi qualcosa.
Hai sentito di Tom?
Tom che se n'è andato via!
Questo non è uno scherzo,
Non è neanche una fantasia.
Hai sentito di Tom?
Tom che se n'è andato via... per sempre!
Come ci illudi, Tom,
di essere ancora tutti vivi
mentre guardiamo sempre dall'altra parte.
Avrei voluto dirti tante cose...
forse la più importante non la ricordo più.
Avrei voluto averti amato,
ma è così tardi ora!
Parlami ancora Tom...
Parlami ancora...
Dimmi qualcosa!
Ma non importa...
Non è per questo che ti chiamo...
Volevo dirti...
Volevo dirti "ti amo"!
Cantare una canzone, per non dimenticarti più!
Cantare una canzone, per averti sempre...
sempre con me!
Hai sentito di Tom?
Tom che se n'è andato via!
Uno di questi giorni
la farò finita pure io!
Hai sentito di Tom?
Tom che se n'è andato via! Per sempre
Come ci illudi, Tom,
di essere ancora tutti vivi
mentre guardiamo sempre dall'altra parte.
Friday, November 18, 2011
CINE20 - 33^ PUNTATA
Per noi di CINE20, l' arrivo nelle sale italiane de IL BUONO, IL MATTO, IL CATTIVO di Kim Jee-woon, annichilisce qualsiasi altro titolo in uscita in settimana, vampiri e mannari compresi (soprattutto!!!). In tutta questa eccitazione però ci siamo ritagliati uno spazio per fare Colazione da Tiffany e per recuperare in home video Eye in the Sky. Online qui.
Thursday, November 17, 2011
CINEQUIZ - ST.03 - EP.11 "He's dead...I suppose"

Soluzione: PLAN 9 FROM OUTER SPACE
Vincitore: Jived
Classifica:
Jived - pt. 8
Tob - pt. 7
Beld - pt. 3
frenzmag - pt. 2
Hawke - pt. 2
Para - pt. 1
Ed ecco quali sarebbero stati il secondo e terzo frame

Wednesday, November 16, 2011
RAMMBOCK, breve manuale di zombie-sopravvivenza in condominio
Rammbock è un piccolo gioiellino tedesco diretto da Marvin Kren. Piccolo perchè a basso budget ma soprattutto per la durata, poco più di un' ora, che lo rende decisamente essenziale. Niente minestra allungata insomma e si va subito al sodo anche perchè sull' argomento "zombie" è stato detto e raccontato un po' di tutto pertanto inutile girarci intorno. A dire il vero qui non ci sono morti viventi ma, una sorta di malattia simile alla rabbia (tipo "28 Giorni Dopo"), rende le persone aggressive, con la bava alla bocca e gli occhi vitrei. Il protagonista arriva in una grigia Berlino per riconsegnare le chiavi alla sua ex ragazza e con la scusa tentare un riavvicinamento. Si reca nel suo appartamento e li scoppia l' inferno. Rammbock racconta in fondo dell' assedio, della sopravvivenza e della fuga di un gruppo di superstiti in un condominio berlinese. Insomma, tutti elementi che rimbalzano da un film all' altro ma che Kren sfrutta decisamente bene: gli appartamenti si trasformano in roccaforti difensive e pian piano diventano trappole claustrofobiche quando le normali necessità fanno perdere terreno all' incessante incedere degli infetti. Ed ogni briciolo di speranza si rivela un passo in avanti verso un destino orribile al quale non si può fuggire. Ottime sensazioni davvero che gli amanti del genere apprezzeranno e per sessanta minuti è davvero difficile chiedere di più.
Tuesday, November 15, 2011
HOW'S YOUR THIRST FOR ADVENTURE?
Indiana Jones avrà per sempre un posto speciale nel cuore di tantissimi cinefili ma non solo. A parte un quarto episodio discusso o discutibile quanto volete ma irresistibilmente nostalgico, sembra giunto il momento per l' archeologo più famoso di tutti i tempi di appendere cappello e frusta al chiodo e godersi una più che meritata pensione. Lo stesso Spielberg, in uno straordinario team-up produttivo con Peter Jackson (ma i nomi coinvolti vedono anche Edgar Wright alla sceneggiatura), trova il personaggio che potrebbe a pieno titolo raccoglierne l' eredità: capelli color rame, ciuffo ribelle, cagnolino sempre al seguito ed una spiccata curiosità per il mistero che lo rende uno dei più famosi reporter/investigatori in circolazione. Dalle pagine del fumetto vintage di Hergè, Tintin rinasce sul grande schermo nella sua reincarnazione tecnicamente più moderna e avanzata. Che possa piacere o meno infatti (a chi vi scrive non ha mai fatto impazzire più di tanto come forma d'animazione) la performance motion capture ha fatto passi da gigante nel corso degli anni con risultati fino ad oggi non sempre convincenti. Eppure il livello qualitativo raggiunto con Le Avventure di Tintin ha dello sbalorditivo ed è qualcosa che si percepisce fin dalle prime sequenze nel mercatino. Ma quello che fa particolarmente piacere è vedere Spielberg sfruttare tutte le potenzialità di questa tecnolgia per dare sfogo al suo estro registico come non gli si vedeva fare da un po' di tempo ed il risultato è, spesso e volentieri, da occhi spalancati dalla meraviglia (vedere il piano sequenza dell' inseguimento in sidecar per credere). Ad andare a cercare il pelo nell' uovo si può facilmente additare Tintin come un film poco profondo dove tutto rimane in superficie, dove è solo la storia ed i suoi risvolti misteriosi a svilupparsi e non tanto i personaggi che la animano. Ma sarebbe un errore focalizzarsi solo su questo. Si rischierebbe infatti di lasciarsi portare sulla strada sbagliata e di perdere il contatto con quello che risulta essere un solidissimo film d'avventura come non se ne vedevano da tanto, troppo tempo. Tipo da L' Ultima Crociata, per dirne una.Recensione già pubblicata su CINE20.
Sunday, November 13, 2011
Lyric of the Week + Video / NOEL GALLAGHER' S HIGH FLYING BIRDS - AKA...WHAT A LIFE
Someday you might find your hero
Some say you might lose your mind
I keeping my head down now for the summer
I'm outta my mind let me pull the other
I'm gonna take that tiger outside for a ride
What a life!
What a life!
Keep on chasing down that rainbow
You'll never know what you might find
Over the sunset on the horizon
Maybe you dream but it tastes like poison
I'm gonna take that tiger outside for a ride
What a life!
What a life!
What a life!
What a life!
What a life!
What a life!
What a life!
What a life!
Someday you might find your hero
Some say you might lose your mind
Friday, November 11, 2011
CINE20 - 32^ PUNTATA

Le Avventure di Tintin ci riportano ai tempi di Indiana Jones mentre Tarsem Singh prova a far rivivere sul grande schermo la mitologia greca. 13 Assassini di Miike e The Tree of Life di Malick sbarcano nei negozi insieme alle possessioni aliene di 6 Giorni Sulla Terra che, a differenza dei primi due, non vale neanche la carta sul quale hanno stampato la fascetta del dvd. Tutto questo, online ora e qui.
Thursday, November 10, 2011
CINEQUIZ - ST.03 - EP.10 "Chill out and fasten your setbelt"

Secondo frame:

Ed ecco il terzo frame!

Soluzione: IO NON SONO QUI
Vincitore: Para
Classifica:
Tob - pt. 7
Jived - pt. 5
Beld - pt. 3
frenzmag - pt. 2
Hawke - pt. 2
Para - pt. 1
Wednesday, November 09, 2011
"I'm gonna take the tiger outside for a ride"

Era dall' estate del '98 che Noel Gallagher esprimeva il desiderio di fare un album solista. Si promuoveva Be Here Now in quei mesi, il terzo album degli Oasis, e Liam vedeva in quell' ipotesi la fine del gruppo. Bè, dieci anni più tardi Noel non aveva ancora realizzato quel suo desiderio eppure gli Oasis hanno raggiunto comunque il capolinea. A giudicare dal loro ultimo lavoro, Dig Out Your Soul, letteralmente spaccato in due metà perfettamente distinte, la separazione era solo cosa da formalizzare e che a conti fatti ha portato alla nascita di due entità musicali distinte, i Beady Eye, dei quali ci interessa ben poco, e Noel Gallagher's High Flying Birds. Con la partecipazione di un nutrito numero di musicisti diversi e con l' ottima produzione di David Sardy (che già aveva dato il suo prezioso contributo per Don't Believe the Truth e Dig Out Your Soul), Noel Gallagher mette insieme un disco che trova nella semplicità la sua carta vincente, dove "semplicità" è da tradurre in una ritrovata ispirazione compositiva, sempre presente ma andata leggermente appannandosi a partire dagli anni 2000, unita ad una maggiore consapevolezza e maturità. Non stiamo parlando del disco che riscriverà la storia della musica, nel del disco del secolo, ne del disco dell' anno (forse a livello strettamente soggettivo, forse si) ma probabilmente del disco che ci si aspettava, un lavoro onesto che non taglia i ponti con il passato ma in qualche modo crea una gradevole continuità anche grazie a pezzi come Stop The Clocks e (I Wanna Live in a Dream) in My Record Machine riemerse dalle demo sessions di Heathen Chemistry. Per le novità si aspetta il side project annunciato per il 2012.
Tuesday, November 08, 2011
INSIPIDUS
Così, a naso, Insidious pareva un film poco brillante. Vuoi perchè alla regia c'è il creatore del sopravvalutatissimo Saw, James Wan, ma anche perchè, ad accompagnarlo in questa avventura in veste di produttore, troviamo Oren Peli, regista del primo Paranormal Activity. Da una coppia così, che forse anche grazie ad una dose di culo mica da ridere è riuscita a creare dei veri prodotti horror di largo consumo buoni a fare ottimi incassi nel weekend di Halloween, ci si aspettava un progetto che puntasse almeno a qualcosa di simile. Ed invece la prima impressione, per quanto dettata da pregiudizio, era quella giusta: Insidious è per prima cosa un collage di elementi pescati a piene mani dalla più o meno nota cinematografia horror che ruota intorno a case infestate e possessioni demoniache. Inutile stare qui a fare titoli, pensate a qualcuno dei più noti ed avrete la risposta. Ma non è solo questo. Wan e Peli buttano nel mezzo anche un riciclo delle loro idee e se in certi momenti vi sembrerà di guardare uno spin off di Paranormal Activity, non c'è nulla di cui stupirsi. A dire la verità si passa la prima mezzora buona, mentre si aspetta invano che il film prenda la propria strada, ad indovinare quante e quali pellicole son state "omaggiate". Ecco, prendendolo come un gioco, ci si può anche divertire fin dai titoli di testa, provando a trovare tutti i particolari o le presenze nascoste nei vari fotogrammi. Qualcosa di buono c'è comunque, e si percepisce chiaramente quando il film punta a far salire vertiginosamente la tensione per poi, ahinoi, farla crollare vertiginosamente con l'inserimento quasi a sorpresa di due figure comiche, forse per non turbare troppo gli animi del pubblico medio a cui potrebbe rivolgersi un film così. Tutti gli altri possono tranquillamente guardare qualcos' altro.Recensione già pubblicata su CINE20.
Sunday, November 06, 2011
Lyric of the Week + Video / FIRST AID KIT - THE LION' S ROAR
Now the pale morning sings of forgotten things
She plays a tune for those who wish to overlook
The fact that they've been blindly deceived
By those who preach and pray and teach
But she falls short and the night explodes in laughter
But don't you come here and say I didn't warn you
About the way your world can alter
And oh how you try to command it all still
Every single time it all shifts one way or the other
And I'm a goddamn coward, but then again so are you
And the lion's roar, the lion's roar
Has me evading and hollering for you
And I never really knew what to do
Well I guess sometimes I wish you were a little more predictable
That I could read you just like a book
For now I can only guess what's coming next
By examining your timid smile
And the ways of the old, old winds blowing you back 'round
And I'm a goddamn fool, but then again so are you
And the lion's roar, the lion's roar
Has me seeking out and searching for you
And I never really knew what to do
Sometimes I wish I could find my Rosemary Hill
I'd sit there and look at the deserted lakes and I'd sing
And every once in a while I'd sing a song for you
That would rise above the mountains and the stars and the sea
And if I wanted it to it would lead you back to me
And the lion's roar, the lion's roar
Is something that I have heard before
A children's tale, the lonesome wail of a lion's roar
Friday, November 04, 2011
CINE20 - 31^ PUNTATA
Nell' attesa di recuperare Tintin, CINE20 vi propone due film horror, una novità ed un classico, una boiata ed un capolavoro. In sala una crescente curiosità per La Kryptonite nella Borsa e Warrior. In tutti i negozi invece è il tempo di scoprire come sono nati gli X-Men. Ma c'è anche Cars 2! Online qui.
Thursday, November 03, 2011
CINEQUIZ - ST.03 - EP.09 "The dirty trick"

Secondo frame, tutto per voi!

Soluzione: THE HOST
Vincitore: frenzmag
Classifica:
Tob - pt. 7
Jived - pt. 5
Beld - pt. 3
frenzmag - pt. 2
Hawke - pt. 2
Terzo frame, facile-facile
Wednesday, November 02, 2011
SHUT UP, CRIME!
Quando sei tra i pochissimi a non aver apprezzato un film, capita che ti interroghi sui tuoi stessi dubbi, su cosa li ha suscitati ma soprattutto perchè solo a te e non al resto del mondo. Con Kick-Ass è successo così e più di una volta sono stato portato a credere che la mia freddezza crescente nei confronti del film di Vaughn, fosse semplicemente dettata dalle differenze di sostanza che si prendono dalla bella graphic novel di Millar. Poi arriva Super e capisci che quei dubbi erano fondati perché, da qualsiasi parte lo si voglia prendere il film di James Gunn è esattamente quello che Kick-Ass avrebbe dovuto essere e sfortunatamente non è. Si potrebbe obiettare che che i due film siano simili e che partano da assunti quasi identici: entrambi raccontano di persone ordinarie che decidono di intraprendere la carriera di eroi in costume, un adolescente "geek" da una parte, un cuoco di tavola calda un po' disturbato dall' altra. Dove però Vaughn si concentra unicamente a dare al film un look cool un po' compiaciuto semplificando la materia originale per non turbare la fascia giovane di pubblico al quale il film è rivolto, Gunn sceglie la strada opposta e centra in pieno l' obiettivo. Super è un film altrettanto cool, divertente, dall 'approccio visivo e sonoro un po' "indie", ma che lascia, a visione ultimata, un retrogusto amaro, amarissimo. Il regista, qui anche in veste di sceneggiatore, non fa sconti a nessuno (tanto ai suoi personaggi, quanto agli spettatori) ed attraverso il suo protagonista ci racconta di una società repressa/oppressa da bombardamenti mediatici e dettami religiosi (elementi che, nel caso specifico del film, coincidono) incapace di affrontare la propria vita senza identificare in altri la causa dei propri problemi (il villain). La maschera è un nascondiglio perfetto, la violenza è l'unica risposta con tutte le sue conseguenze. E non si rimpiange neanche Hit-Girl perchè la "Boltie" di Ellen Page è un personaggio altrettanto funzionale ma più concreto e per questo forse più disturbante.Recensione già pubblicata su CINE20.
Tuesday, November 01, 2011
MELANCHOLIA: Enjoy It While It Lasts
Strano personaggio Lars Von Trier, capace di aprire bocca e farsi (forse pure volutamente) fraintendere, bollare e cacciare. Ma quando si tratta di cinema diventa cristallino, riesce a parlare di se con una sincerità quasi spiazzante. In Melancholia il regista danese parla di un male di cui è stato vittima per tanto tempo, la depressione, e lo fa imbastendo una storia che sfiora la fantascienza ed il cinema catastrofico con protagoniste due sorelle che danno il nome, e si spartiscono, le due parti di cui il film è composto: Justine e Claire. Nella prima assistiamo al matrimonio di Justine, un momento di grande felicità dove però i sorrisi della ragazza non possono mascherare a lungo ciò che prova veramente, mentre intorno a lei parenti e amici, tra rancori e doppiezze, trasformano un momento unico in teatrino dell' ipocrisia. Nel secondo capitolo, un pianeta rimasto nascosto dietro al Sole, Melancholia, minaccia di entrare in collisione con la Terra. Claire, cavalcando l' onda del catastrofismo che tanto va di moda ultimamente, si fa lentamente rodere dall' ansia per l'imminente fine del mondo, mentre Claire sembra pronta ad abbracciare questa possibilità come la giusta conclusione per ogni vita sul pianeta. Rispecchiandosi maggiormente nel personaggio di Justine, Von Trier racconta attraverso di lei la sua visione della vita del mondo della società, facendo tracimare dalle sue riflessioni un pessimismo totale, avvolgente, dal quale difficilmente ci si può svincolare. Ma Melancholia è anche un film visivamente straordinario: l' "ouverture" con la quale veniamo introdotti a quel che film ci proporrà nelle due ore successive, è composta da immagini rallentate (quasi quadri in lento movimento) che, accompagnati dalle note di Wagner, restituiscono allo spettatore tutta la loro travolgente potenza suggestiva. Quest'anno, solo Malick è riuscito a fare altrettanto con la sua personale "genesi" in The Tree of Life.Recensione già pubblicata su CINE20.
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