Thursday, March 03, 2011

CINEQUIZ - ST.02 - EP.20 "Umbrellas for the stalls"


Tutto fermo? Arriva il secondo frame!


Soluzione: FINDING NEVERLAND
Vincitore: sommobuta

Classifica:
Grace - pt. 17
kusanagi - pt. 6
Beld - pt. 5
Tob - pt. 5
Falketta - pt. 3
Moka - pt. 3
curiositizen - pt. 2
sommobuta - pt. 2
Massy - pt. 1
Michele - pt. 1

Ed ecco in chiusura il terzo frame

Wednesday, March 02, 2011

Landis e i ladri di cadaveri

Dagli Stati Uniti all' Inghilterra per il regista John Landis, da troppo assente dalle sale, per una produzione cinematografica britannica che ruota attorno a fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti (anche se veniamo preventivamente avvisati che è tutto vero tranne quello che non lo è) nella Edimburgo del 1800, culla dei progressi medici in campo chirurgico, dove due imbroglioni alla ricerca di facili guadagni trovano il modo per fare soldi procurando cadaveri alla scuola di medicina. Dopo aver iniziato trovando la materia prima in maniera, per così dire, fortuita, i due si trasformeranno in veri e propri assassini seriali per tener vivo il businnes ed il loro nuovo tenore di vita. Un film che ruota interamente intorno alla morte non poteva che essere intriso, dall' inizio alla fine, da un umorismo nero, nerissimo, divertente e adeguato a questa storia dove, dal più povero fino al più illustre professore, tutti sono disposti a mettere da parte la propria moralità per il proprio tornaconto. Davvero azzeccata e convincente la "strana" coppia di protagonisti, i due William, diversi e perciò uno complementari l' uno all' altro come da copione, discorso che vale anche per il duo di attori che li interpretano, Simon Pegg e Andy Serkis. E' cosa certa che, per quanto valido, questo Burke & Hare difficilmente potrà diventare un cult generazionale ne conquistare nuove schiere di cinefili come potrebbero fare a tutti gli effetti i suoi primi film. E' vero anche però che il ritorno sul grande schermo di un grande come John Landis è sempre una cosa gradita.

Tuesday, March 01, 2011

"Is it true that you didn't tell anyone where you were going?"

Caduta ed ascesa (letterale e figurata) di un giovane alpinista americano che, nel 2003, durante una delle sue escursioni solitarie finisce in un crepaccio con il braccio bloccato tra una parete rocciosa ed una masso. Dopo cinque giorni, rimasto senza ne acqua ne viveri, prende con lucidità la decisione di amputarsi il braccio e riesce così a mettersi miracolosamente in salvo. La vera storia di Aron Ralston, raccontata nel suo libro "Between a rock and an hard place", deve aver catturato particolarmente l' attenzione del regista britannico Danny Boyle, tanto da spingerlo a dirigerne un film che ne racconta le drammatiche 127 ore in cui rimase intrappolato. Un film che segue di pochi anni quel Into The Wild di Sean Penn e con il cui protagonista Chris McCandless, Aron Ralston ha qualcosa in comune, quel desiderio, forse egoistico o forse solo dettato dalla necessità, di isolarsi dagli affetti e di rimanere soli sperando di trovare nella natura, nei paesaggi (quasi) incontaminati, l'unica compagnia di cui hanno bisogno. Faccia a faccia con la morte, entrambi si rendono conto che la solitudine non è la soluzione ma, mentre Chris non ha modo di rimediare, Aron lascia il vecchio se stesso sul fondo di quel crepaccio insieme al suo avambraccio destro. Amputazione in primis, 127 Ore è un film che attribuisce a gran parte dei suoi elementi, sopratutto quelli ambientali che circondano e costringono il protagonista, ma anche sonori (l' urlo muto che si trasforma in una sorta di primo vagito) un forte significato simbolico per sottolineare il suo percorso di redenzione attraverso la "morte" e la "rinascita". James Franco si cala in questo personaggio con maestria e pur essendo immobile per gran parte del film riesce ad emozionare sinceramente con la sua interpretazione. Discorso diverso per quel che riguarda la regia: Danny Boyle sceglie al solito un approccio molto particolare, puntando su di un impatto visivo quasi da videoclip nella parte iniziale e finale, con virate oniriche nella parte centrale fino al lucidissimo e quasi insostenibile momento dell' amputazione. Una scelta, quella di Boyle, che da al film un ritmo mai calante (e non è poco considerato che per il 90% si svolge in un crepaccio) ma lo stridore, ricercato con una certa insistenza, con il quale si incontrano i vari registri visivi (specie quello iniziale, forse eccessivo e superfluo nel giocare con split screen e "sovrapposizioni" di media diversi) solleva non pochi dubbi sulla bontà e l' onestà dell' operato del regista britannico.

Monday, February 28, 2011

Fantasmi, labirinti e 3D

Il momento d'oro per l' horror giapponese è probabilmente passato e solo una manciata di registi è riuscito ad imporsi, a suo tempo, con titoli davvero significativi: gente come Takashi Shimitzu (Ju-On), Hideo Nakata (Ringu e Dark Water), Kyoshi Kurosawa (Kairo) e anche Takashi Miike (The Call). E' proprio uno di loro a provare a rinverdire i fasti del genere rimanendo ancorato ai canovacci del genere (fantasmi in cerca di vendetta) sfruttando le più nuove tecnologie di ripresa 3D. Ispirandosi ad una famosissima attrazione del parco divertimenti Fuji-Q, Takashi Shimizu realizza The Shock Labyrinth: Extreme, storia di traumi rimossi che ha come protagonisti un gruppo di amici d' infanzia costretti, dopo l'improvviso apparire di una loro coetanea scomparsa dieci anni prima, a far riemergere dalla loro memoria dolorosi ricordi. Nonostante una struttura narrativa "labirintica" che costringe lo spettatore ad un immersione totale per venirne a capo, il film si dimostra un po' troppo debole in questo reparto ed il cast di giovani attori non aiuta di certo a creare il giusto feeling tra spettatori e personaggi considerata la bassissima qualità delle interpretazioni (che il doppiaggio ha probabilmente peggiorato). Meno spaventoso del suo capolavoro Ju-On (e seguito), meno inquietante e profondo di Marebito, cosa resta di questo The Shock Labyrinth: Extreme? Certamente l' esperienza registica di Shimizu che anche qui dimostra le sue capacità riuscendo a sfruttare in maniera convincente anche il 3D stereoscopico: se infatti il regista giapponese è da sempre maestro nello sfruttare le inquadrature per rendere le ambientazioni parte integrante nel meccanismo di paura e inquietudine dei suoi film, il 3D riesce ad infondere ad ogni immagine una sorprendente profondità (si, anche ad un corridoio buio). Forse è un po' poco per rosicchiare una sufficienza ma di certo quello di Shimizu è un esempio perfetto di quello che il 3D può offrire alla settima arte, un uso in funzione del film e non solo uno specchietto per le allodole da sbandierare in locandina.

Sunday, February 27, 2011

Lyric of the Week + Video / JOAN AS A POLICE WOMAN - THE MAGIC

Si ringrazia Ivanov per il consiglio


I don’t want to tell you what you already know
This is me you that you’re talking to
and anything I say, I have said before
When will it be enough?

There’s something, and my mind shifts, and in my eye
I slip on my ears
And I find I am face to face with none other than me,
I’ve got the mirror up against the marquee.

And all it reads is, I am fine, I am divine,
But there is a wild side going on behind the sign.

I’m looking for the magic
I’m feeling for the right way out of mind
Looking for the alchemy to release me from my maze.
I am makin myself

I’m lookin’ for the magic
I’m lookin’ for the magic
I’m lookin’ for the magic

Now I do not wanna come off like I am
I’m loosing my head
But the shadow inside of me
is begging for direction to illicit city.
Ooooh illicit city.

I wanna do better than to fight this life ‘cause it is a dream
I wonder if the wild animals livin’ in me
Well will they ever find freedom.

All I fear is what I fear, am I a Leviathan?
I feel the risin of the cove, my ocean opens

I’m looking for the magic
I’m feeling for the right way out of mind
Looking for the alchemy to release me from my maze.
I am makin myself.

I’m looking for the magic
I’m feeling for the right way out of mind
Looking for the alchemy to release me from my maze.
I am makin myself.

I’m lookin’ for the magic
I’m lookin’ for the magic
I’m lookin’ for the magic

I wanna be bad,
I wanna be bad
My shadow must find a window
in the wall.

I’m looking for the magic
I’m Feeling for the right way out of mind
Looking for the alchemy to release me from my maze.
I am makin myself

I’m looking for the magic
I’m feeling for the right way out of mind
Looking for the alchemy to release me from my maze.
I am makin myself

I’m lookin’ for the magic
I’m lookin’ for the magic
I’m lookin’ for the magic

Thursday, February 24, 2011

CINEQUIZ - ST.02 - EP.19 "Drawing for peace"


Ecco il nuovo frame!!!


Soluzione: CONFESSIONS OF A DANGEROUS MIND
Vincitore: Tob

Classifica:
Grace - pt. 17
kusanagi - pt. 6
Beld - pt. 5
Tob - pt. 5
Falketta - pt. 3
Moka - pt. 3
curiositizen - pt. 2
Massy - pt. 1
Michele - pt. 1

E terzo frame:

Wednesday, February 23, 2011

" I'd be lost without the weight of you two on my back."

Winter's Bone di Debra Granik è un film che fa paura ma non è un horror, anche se in certi momenti lo sembra. La paura nasce nel momento prociso in cui ci si rende conto che la pellicola spalanca una porta che si affaccia su di una realtà che sembra non appartenerci solo perchè, facendo finta di non vederla, pretendiamo che non ci sia. Un mondo a parte che trovi nelle provincie più remote di un America lontana dall' immaginario comune, quello delle grandi metropoli, un mondo che vive secondo regole sue, dove portare un distintivo non significa rappresentare la legge, dove l'omertà è la regola comune, dove si diventa adulti troppo presto per necessità di sopravvivenza. La macchina da presa della Granik si muove costantemente sotto un cielo plumbeo, tra case che assomigliano a baracche, tra donne che hanno perduto da tempo la loro femminilità e sembrano più vecchie di quello che sono, tra uomini dai volti segnati e la barba incolta che non hanno parole da sprecare. E poi c'è Ree Dolly, 17 anni e sulle spalle una madre mentalmente instabile e due fratellini più piccoli, che cerca disperatamente di non perdere la casa dove vivono dopo che il padre, da settimane irrintracciabile, l'ha usata come garanzia sulla cauzione per uscire di prigione. Su di lei, ma non per sua colpa, si riversa la brutalità (fisica, ma non solo) di cui è capace una piccola comunità così isolata, che la regista fa emergere pur non ostentantodola in maniera gratuita. Lascia senza parole l' interpretazione della giovane Jennifer Lawrence dalla quale traspare sia la fragilità di un' adolescente che la scorza di coraggio, orgoglio e forza di una donna matura.

Tuesday, February 22, 2011

"You must pay for everything in this world, one way and another"

Il Grinta dei fratelli Coen non è soltanto il remake dell' omonimo film del 1969. I fratelli del Minnesota arrivano al western con delle idee ben precise sulla rappresentazione del genere, idee che prendono corpo soprattutto nel personaggio di Jeff Bridges, quel Rooster Cogburn che valse a John Wayne l 'Oscar. Alla seconda collaborazione con i Coen dopo Il Grande Lebowsky, Bridges ci regala un' altra enorme interpretazione con una figura bilanciata tra la leggenda e la cruda realtà, una voce impastata che sbraita dietro le assi di una latrina e una sagoma imponente nascosta nel controluce di un' aula di tribunale. Rooster "Il Grinta" Cogburn, criminale passato dalla parte delle Legge, vecchio ubriacone sovrappeso ed orbo, rappresenta ai nostri occhi e a quelli della giovane Mattie Ross (una bravissima Hailee Steinfeld) la fine di un' era, il mito già appannato del west che si appresta a scomparire mentre si diventa adulti guardando il mondo per quello che realmente è, non solo eroi con la stella sul petto, ma morte e ferite che rimangono. E' qui che il western dei Coen prende decisamente le distanze da quello di Hanry Hathaway, rimanendo sempre riconoscibile e personale (l' improvvisa "deflagrazione" di violenza nel capanno) nonostante ne ricalchi dialoghi e passaggi narrativi, procedendo ad una demolizione delle figure chiave del genere che si concretizza in un finale dove della leggende rimane una fama opaca, buona per fenomeni da circo, mentre gli uomini dietro la leggenda, loro si che vengono ricordati.

Monday, February 21, 2011

"The only person standing in your way is you"

Sfuggevole come pochi, il cinema di Aronofsky fa questa volta uno scarto di lato, passando dal mondo del wrestling a quello del balletto classico, apparentemente distanti anni luce ma che in realtà trovano alcuni punti di contatto che ne permettono qualche (grossolano e forzato, se vogliamo) parallelo: entrambe le "discipline" infatti si basano su performance costruite attraverso continui allenamenti, coreografie che hanno come fine ultimo la rappresentazione di uno spettacolo. Ma è sui personaggi protagonisti che gli accostamenti si fanno più forti, soprattutto nella maniera in cui Aronofsky li dipinge, vittime di un ossessione che conduce inevitabilmente all’ autodistruzione: il Randy “The Ram” di Mikey Rourke è un uomo ossessionato dal proprio passato tanto da non essere riuscito ad andare avanti una volta che la sua carriera ha iniziato la fase di declino. Nina invece, interpretata da una incredibilmente brava Natalie Portman, appena diventata prima ballerina di un importante teatro newyorkese, è ossessionata dal proprio futuro messo a repentaglio da una ragazza più giovane che potrebbe sottrargli il ruolo più importante della sua carriera. Rispetto a The Wrestler però, Black Swan segue un percorso diverso spingendosi fin dentro i territori dell' horror nel ritrarre il mondo della danza classica nella sua essenza più spietata facendosi sempre più angosciante ed inquietante man mano che si sviluppa quella che è la tematica portante della pellicola, il “doppio”: la necessità della protagonista di interpretare sia il Cigno Bianco che quello Nero, nella rappresentazione de Il Lago dei Cigni, la costringono a tirare fuori una parte di se da sempre tenuta soffocata, un concentrato di desideri ed emozioni represse che la spaventano ma allo stesso tempo la attraggono. Quella del “doppio” è anche la tematica sulla quale Aronofsky poggia l’ impianto visivo del film, un gioco di “riflessi” attraverso il quale, superfici specchiate e volti di sconosciuti incontrati per strada, restituiscono, in immagini, quello che si ha più paura di vedere ed accettare. Black Swan è in definitiva un film straordinario denso di emozioni viscerali che vanno dalla sensualità alla paura e che vanta un cast femminile perfetto (bravo anche Vincent Cassel nell' unico ruolo maschile di rilievo), dalla già citata Natalie Portman a Mila Kunis, da Barbara Hershey fino a Winona Ryder.

Sunday, February 20, 2011

Lyric of the Week + Video / RADIOHEAD - LOTUS FLOWER

Dance Thom, please don't stop


I will sneak myself into your pocket
Invisible, do what you want, do what you want
I will sink and I will disappear
I will slip into the groove and cut me up and cut me up

There's an empty space inside my heart
Where the wings take root
So now I'll set you free
I'll set you free
There's an empty space inside my heart
And it won't take root
Tonight I'll set you free
I'll set you free

Slowly we unfurl
As lotus flowers
And all I want is the moon upon a stick
Dancing around the pit
Just to see what it is
I can't kick the habit
Just to feed your fast ballooning head
Listen to your heart

We will sink and be quiet as mice
While the cat is away and do what we want
Do what we want

There's an empty space inside my heart
And now it won't take root
And now I set you free
I set you free

Because all I want is the moon upon a stick
Just to see what it is
Just to see what gives
Take the lotus flowers into my room
Slowly we unfurl
As lotus flowers
All I want is the moon upon a stick
Dance around a pit
The darkness is beneath
I can't kick the habit
Just to feed my fast ballooning head
Listen to your heart

Thursday, February 17, 2011

CINEQUIZ - ST.02 - EP.18 "One drop of blood"


Arriva il secondo frame:


Soluzione: LADY SNOWBLOOD
Vincitore: curiositizen

Classifica:
Grace - pt. 17
kusanagi - pt. 6
Beld - pt. 5
Falketta - pt. 3
Moka - pt. 3
Tob - pt. 3
curiositizen - pt. 2
Massy - pt. 1
Michele - pt. 1

Terzo ed ultimo frame:

Wednesday, February 16, 2011

BREAKING BAD - SEASON 01 -

TITOLO ORIGINALE: BREAKING BAD
TITOLO ITALIANO: BREAKING BAD
NUMERO EPISODI: 7

-TRAMA-
Walter White, rispettato professore di chimica in un liceo statunitense, scopre, all'età di cinquant'anni, di avere un tumore ai polmoni ad uno stato piuttosto avanzato. Per mettere economicamente al sicuro la propria famiglia decide di usare le proprie conoscenze per produrre meta anfetamina insieme ad un suo ex studente.

-COMMENTO-
Se il "fine" non sempre giustifica i "mezzi" è anche vero che, serialmente parlando, i personaggi che, per raggiungere fini giusti e leciti, utilizzano mezzi che vanno ben oltre il confine di ciò che è considerato legale, sono anche quelli con i quali si empatizza e simpatizza di più. Walter White entra di diritto in questa categoria fin dai primi minuti dell' episodio pilota, dove lo troviamo in fuga, disperato, senza pantaloni e pronto ad un gesto estremo. Esattamente l'opposto dell' uomo dimesso e passivo che ci viene presentato prima che il medico gli diagnostichi il male da cui è afflitto. Ma è anche vero che, dietro quello che sembra l'americano medio, l' uomo comune che noti in mezzo alla strada ma di cui poco dopo ti dimentichi, si nasconde qualcosa, qualcosa che si percepisce anche grazie all' interpretazione di Bryan Cranston, qualcosa che bolle sotto quello strato di pacatezza, qualcosa che cercava solo la giusta valvola di sfogo per venire fuori. Qualcosa che intravediamo in questi sette episodi che compongono la prima stagione così come si intravedono soltanto le potenzialità (grandi) di questa serie e dei personaggi di contorno. Thumbs up per il momento ma giudizio definitivo è sospeso in attesa di vedere al seconda stagione.

-DVD-
Produttore: Sony
Distributore: Sony
Video: 1.78:1 anamorfico
Audio: Italiano, Inglese, Spagnolo Dolby Digital 5.1
Sottotitoli: Italiano, Inglese, Spagnolo
Extra: Commento audio a 2 episodi, La realizzazione della serie, Provini e immagini del casting, Scene eliminate, Galleria fotografica, Dietro le quinte, Interviste
Regione: 2 Italia
Confezione: amaray

Tuesday, February 15, 2011

"I never shot nobody I didn't have to"

Quando un proprietario terriero viene ucciso e derubato da una delle persone che lavoravano per lui, la figlia decide di farsi giustizia assoldando un burbero vice sceriffo, al quale si unisce un giovane Texas Ranger, per dargli la caccia. Niente di più classico per questo Western datato 1969, che una caccia all' uomo per le vaste praterie americane. Niente indiani, se non nominati sporadicamente quando ci si addentra nei loro territori, solo cowboy divisi dai limiti imposti dalla legge anche se le rigide definizioni di "buoni" e "cattivi" valgono solo per il personaggio della giovane Mattie (la ragazza in cerca di giustizia per il padre) e quello di Tom Cheneay (l' assassino). Difficile infatti far rientrare in queste categorie personaggi dalle multiple sfumature come il rapinatore Ned Pepper, interpretato da un giovanissimo Robert Duvall, o il vicesceriffo "Rooster" Cogburn, guercio, ubriacone, sovrappeso, dalla pistola facile, interpretato da un grande John Wayne che si aggiudico un Oscar proprio con questo ruolo. Per quanto datato "Il Grinta" è una visione piacevole ancora oggi: i lfilm ha certamente un buon ritmo anche quando non si spara, ed il merito è certamente da attribuire, oltre ai personaggi già citati, anche ai dialoghi che spesso finiscono in riuscite battute sferzanti. Rimane giusto qualche perplessità sul titolo italiano, tradotto letteralmente in "grinta", mentre l' originale "Tru Grit" si riferisce al coraggio del protagonista, adattato anche nei dialoghi nostrani con un più esatto "fegato"...ma forse alla fine non era un bel titolo per un film.

Monday, February 14, 2011

La fine arriva in tre dimensioni...ma ne bastava anche mezza

Tutto quanto è destinato a finire prima o poi. Le cose belle generalmente finiscono troppo presto mentre le cose brutte si trascinano per più tempo prima di esaurirsi. Giunto, grazie ad un sempre clamorosa risposta di pubblico (soprattutto americano durante il weekend di Halloween), al settimo capitolo, anche per Saw è venuto il momento di accomiatarsi e questa volta per sempre. Game Over. Non ci sono cazzi. Un po' mancherà questo appuntamento annuale che ha visto evolversi, capitolo dopo capitolo, il giudizio di chi scrive su questa saga horror dalle tinte decisamente splatter: si è passati dall' indifferenza sul primo film al risveglio dell' interesse per il secondo. Il rifiuto con il terzo film fino alla noia del quarto. Dal quinto in poi si è seguito giusto per il gusto di vedere che diavolo di trappole elaborate si sarebbero tirati fuori dalla zucca gli sceneggiatori anche perché, la storia alla base di tutto, ha mantenuto un senso (quasi) logico fino al terzo capitolo andando poi a sovrasciversi e ad accumulare linee temporali di decine di personaggi fino a diventare, non solo incomprensibile, ma francamente ridicola. Saw VII (o 3D) non si discosta tanto dai precedenti, mantenendosi cioè a livelli molto bassi e, per tirare le somme prima di chiudere baracca, gli sceneggiatori sono andati a ripescare elementi dal primissimo film imbastendo una trama intricata che si risolve in un finale con il solito montaggio che salta fra i vari piani del racconto. Se di regia è inutile parlare, visto che Kevin Greutert si trova qui a svolgere in maniera svogliata un compitino assegnatoli per contratto, è giusto notare come, in maniera inversamente proporzionale all' abbassarsi delle qualità tecniche del film, sono aumentate le attenzioni e l'impegno nell' aspetto più truculento, quello delle trappole che, a parte quella che vede coinvolto il cantante dei Linking Park, appaiono anche loro decisamente sottotono. "Ma possibile che non abbiano pensato a niente per chiudere col botto?" vi starete chiedendo. Certo che ci hanno pensato e si sono risposti "il 3D!". Solo che io l'ho visto in semplice 2D anche se non credo che il risultato sarebbe stato diverso. Bè pazienza, non rimane che salutarci: addio Jigsaw, a te e a tutti i piani cervellotici che hai imbastito. E pensare che hai fatto tutto questo con un cancro al cervello. Non oso immaginare che avresti fatto se soffrivi di emorroidi.

Sunday, February 13, 2011

Lyric of the Week + Video / LONELY ISLAND - THE CREEP


When you’re out at a club and you see a fly girl
Do the creep (haaaa)
Do the creep (haaaa)
And if you wanna make friends at the ATM
Do the creep (haaaa)
And do the creep (haaaa)

Well we got a new dance, so get up on your feet
It’s real easy to do and it’s called the creep
Let your hands flop round like a marionette
Pop your knees up and down sh-sh-shakin’ your neck
Now pull your waistband up like you expecting a flood
And stick your hair down flat like it was covered in mud
Trim up your pencil mustache and pop them peepers
Put this in your speakers, you a certified creeper

When you see a country peach laying out at the beach
Do the creep (haaaa)
And do the creep (haaaa)
And when a fine PYT walks in front of your tree
Do the creep (haaaa)
And do the creep (haaaa)

I was six years old when I started creeping
My parents took it to their room and I started peeping
Can you imagine their surprise when they lifted their heads
And saw my little ass creeping at the foot of the bed

And they knew I was a creep since the day I was born
Get popping out of momma like some kettle corn
And the doctor saw my head and he starting freaking
Cause I came clean and I came out creeping

[Nicki Minaj]
When I was a girl, I creeped in the boys locker room
Hide deep inside, it was my little creep stalker room
As they dis-robed I was oogling and oggling
Little did they know that for me they was modelling
And I would laugh ha ha ha ha ha haha
And they would dance la la la la lalala-laaa
So pop pop pop your peepers and turn out your sneakers
Don’t sleep, come and get ya creep on with me

Go get ya sweating off ya bride at her wedding
do the creep (haaaa)
And do the creep (haaaa)

[Nicki Minaj]
But when you sneek into a wake and you see a beefcake
Do the creep (haaaa)
And do the creep (haaa)

When the judge is a hottie and you can’t control ya body
Do the creep (haaaa)
And do the creep (haaa)

[Nicki Minaj]
So get ya knees flexin’ and your arms T-rexin’
Do the creep (haaaa)
And do the creep (haaa)

[John Waters]
And don’t forget to smile.

Thursday, February 10, 2011

CINEQUIZ - ST.02 - EP.17 "Innocent smile?"


Soluzione: MILK
Vincitore: Grace

Classifica:
Grace - pt. 17
kusanagi - pt. 6
Beld - pt. 5
Falketta - pt. 3
Moka - pt. 3
Tob - pt. 3
Massy - pt. 1
Michele - pt. 1

Frames:


Monday, February 07, 2011

INCEPTION - LIMITED BRIEFCASE EDITION - (R2 / B - UK)

Che Inception sia uno dei film più importanti della stagione 2010/2011 credo sia un dato di fatto sul quale c'è poco da discutere. Nonostante gli ottimi incassi ottenuti anche nel nostro Paese la Warner Italia ha pensato bene di rimanere indietro a tutti (come già successo con Blade Runner, ad esempio) e di pubblicare il film di Christopher Nolan in DVD e Bluray escludendo per il momento l' edizione limitata che vi vado a breve ad illustrare, già disponibile in Inghilterra, Francia e Germania (in questi due ultimi Paesi anche con la traccia audio italiana). Insomma, se si ha voglia di bypassare scelte commerciali francamente incomprensibili, le possibilità ci sono. Play.com, al prezzo di €. 34,99, offre forse l' edizione più abbordabile, a patto che non disturbi la mancanza dell' audio e dei sottotitoli italiani. Per il resto, sia DVD che Bluray rispettano i parametri fondamentali di entrambi i formati e la totale mancanza di extra del supporto argentato e compensato dal secondo disco Blu presente nella confezione "triple-play" (DVD + Bluray + copia digitale). Il resto della "gadgettistica" da maniaci è racchiusa in un pregevole cofanetto a forma di valigetta, certamente robusta ma soggetta a facili graffi, e con il logo del film inciso nella parte superiore. Un pezzo immancabile per tutti i collezionisti.

Caratteristiche Generali e Tecniche:
Produttore: Warner Home Video
Distributore: Warner Home Video
Video: DVD - 2.40:1 anamorfico; Bluray - 2.40:1 anamorfico 1080p
Audio: DVD - Inglese, Ungherese, Polacco Dolby Digital 5.1, Inglese Audio Descrittivo; Bluray - Ingese DTS HD, Inglese Audio Descrittivo, Spagnolo Dolby Digital 5.1;
Sottotitoli: DVD - Inglese non udenti, Arabo, Russo, Ebraico, Ungherese, Polacco, Portoghese, Rumeno; Bluray - Inglese non udenti, Spagnolo, Danese, Finlandese, Islandese, Norveggese, Svedese;
Extra: DVD - no extra; Bluray - Disc1 - Extraction Mode (accesso a 14 dietro le quinte durante la visione del film), Jump right to the Action (accesso diretto ai 14 dietro le quinte), Contenuti BDLive; Bluray - Disc2 - Behind The Story (featurette "Dreams: Cinema of the Subconscious", prologo a fumetti animato "Inception: The Cobol Job"), Accesso a 10 brani della colonna sonora in Dolby Digital 5.1, Galleria di disegni concettuali e promozionali; Trailers e TV Spot
Regione / Zona: 2 / B UK
Confezione: cofanetto "valigetta in alluminio"

Contenuti Cofanetto:
1 DVD film
1 Bluray film
1 Bluray extra
1 Trottola totem
1 Manuale istruzioni "macchina dei sogni"
5 Cartoline











Sunday, February 06, 2011

Lyric of the Week + Video / FLEET FOXES - MYKONOS

Due Date: non è solo divertente! Ha anche una bella colonna sonora ^^


The door slammed loud and rose up a cloud of dust on us
Footsteps follow, down through the hollow sound, torn up.

And you will go to Mykonos
With a vision of a gentle coast
And a sun to maybe dissipate
Shadows of the mess you made

How did animals in the snow tipped pines, I find
Hatching from the seed of your thin mind, all night?

And you will go to Mykonos
With a vision of a gentle coast
And a sun to maybe dissipate
Shadows of the mess you made

Brother you don't need to turn me away
I was waiting down at the ancient gate

You go
Wherever you go today
You go today

I remember how they took you down
As the winter turned the meadow brown

You go
Wherever you go today
You go today

When a-walking brother don't you forget
It ain't often that you'll ever find a friend

You go
Wherever you go today
You go today

You go
Wherever you go today
You go today

You go
Wherever you go today
You go today

Thursday, February 03, 2011

CINEQUIZ - ST.02 - EP.16 "That light at the end of the tunnel"


Soluzione: STALKER
Vincitore: Grace

Classifica:
Grace - pt. 14
kusanagi - pt. 6
Beld - pt. 5
Falketta - pt. 3
Moka - pt. 3
Tob - pt. 3
Massy - pt. 1
Michele - pt. 1

Gli altri due frame:


Wednesday, February 02, 2011

"They can hear you. Smell you. They see you."

Se è vero che a volte le apparenze ingannano, questo vale di certo per Predators, ennesimo tentativo hollywoodiano di reboot, ad opera del talentuoso Nimrod Antal e prodotto da Robert Rodriguez. Il film comincia infatti nel migliore dei modi facendoci precipitare senza preamboli nella storia, proprio come il protagonista, in caduta libera verso una giungla sconosciuta dove lotterà insieme ad altri "prescelti" per la propria sopravvivenza. Ottima anche l' idea, pur trattandosi di un nuovo inizio per il brand "Predator", di non cancellare quanto fatto in passato e ricominciare da capo, ma riportare alla memoria il primo grande film con Arnold Swarzenegger raccontare gli eventi ad uno dei personaggi. Questo Predators inoltre, ed il plurale non è messo li a caso, ribalta in qualche modo quanto visto nel film dell' inossidabile John McTiernan facendo si che siano gli uomini questa volta a giocare a "preda e cacciatore" in un mondo alieno, creando così un avvincente senso di smarrimento. Ora, dov'è che il film inizia a mostrare tutte le sue debolezze? I problemi cominciano a saltare fuori quando ci si rende conto che Pretadors cerca di creare quel complesso di elementi che facevano funzionare alla grande il film di McTiernan, ma che qui proprio vanno a cominciare da un cast sicuramente vario ma con il quale non si crea mai quel feeling come accadeva in maniera naturale con Swarzy o con Carl Weathers, e forse parte della colpa sta nell' aver affidato il ruolo di protagonista ad un Adrien Brody che recita le sue battute, rigorosamente frasi ad effetto, come uno stitico cronico. L' ambientazione poi fa sempre il suo effetto ma, con Antal al timone della regia, ci si aspettava qualcosa di più e non basta certo la bella scena del duello all' arma bianca tra lo yakuza e il Predator per non etichettare questo come il classico film su commissione. Ma oltre questo, e tralasciamo il fatto che si perde interesse per le vicende dopo i primi 20 minuti, questo reboot sa già di film vecchio ed è difficile anche considerarlo un semplice omaggio perchè dal finale è evidente che si tratti di un progetto a lungo termine. E poi non si capisce perchè questi Predators sembrano oggi ancora di più dei pupazzoni rispetto a vent'anni fa. Ma quella potrebbe anche essere colpa di Alien vs. Predator.

Tuesday, February 01, 2011

"Holy Moses, it's like I'm traveling with a child! "

Il sorprendente The Hangover (Una Notte da Leoni) aveva fatto ben sperare nel nome del regista Todd Phillips come di un nome da tenere in attenta considerazione per il futuro della commedia americana. Questo tipo di considerazioni però rischia di creare aspettative che inevitabilmente conducono ad atteggiamenti critici più severi verso le opere successive. Sara per questo che "Parto col Folle" (orribile adattamento italiano dell' originale Due Date) è stato accolto in maniera generalmente freddina? Può essere, ma bisogna anche dire che il nuovo film di Phillips parte svantaggiato rispetto al precedente che poteva contare su di un efficacissimo ed originale espediente narrativo dal quale si sviluppavano le spesso esilaranti disavventure dei tre protagonisti. Parto col Folle si presenta fin da subito come una commedia più "classica", un buddy movie on the road dove due individui totalmente incompatibili, un futuro padre che cerca di raggiungere in tempo la moglie partoriente e un aspirante attore di serie tv, si ritrovano a dover affrontare insieme un viaggio coast to coast attraverso gli Stati Uniti. Inutile dire che tutto si muove su di un copione abbastanza prevedibile, composto da situazioni tragicomiche che scandiscono a tappe il viaggio dei due protagonisti e che li condurranno a destinazione più vicini ed uniti di quanto non lo fossero in partenza. Eppure, nonostante possa apparire come qualcosa tipo "niente di nuovo sotto il sole", Parto col Folle è un film riuscito e assolutamente divertente, pervaso da una comicità mai grossolana o situazioni troppo sopra le righe (a parte forse il momento "visionario" sotto effetto marijuana). Come in The Hangover poi, Phillips sembra molto interessato a raccontare un certo tipo di personaggi, uomini ultra trentenni giunti ad un momento cruciale della propria vita: in questo caso i due protagonisti sono interpretati da una "strana" coppia molto affiatata composta da un particolarmente sobrio Robert Downey Jr. che lascia tutto l' eccentricismo nelle mani del personaggio di un esilarante Zack Galifianakis. Forse era lecito aspettarsi qualche cosa di più, ma visto in che condizioni versa il genere non è neanche il caso di sputare in cielo.

Monday, January 31, 2011

Il re balbuziente

Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, Re Giorgio VI tenne un discorso di importanza fondamentale per il popolo britannico, scrivendo una pagina indelebile nella storia del suo Paese. E' questa è appunto "storia". Il regista Tom Hopper si focalizza su cosa avvenne prima di quel famoso discorso, sull' uomo non destinato a diventare re ma costretto ad assumersi l' onere/onore dopo che il fratello fu costretto ad abdicare, e ad affrontare il problema della balbuzie che lo affligge fin da bambino rendendogli quasi impossibile adempiere ai più semplici doveri istituzionali. Ora, la prima cosa che si deve evitare con Il Discorso del Re, è incappare nell' errore di sottovalutare il film proprio perchè incentrato su di un fatto storico così specifico ma nel complesso piccolo e poco rilevante per i non nati sul suolo inglese. Quella di Hopper è infatti un' ottima pellicola, scritta con intelligenza e splendidamente bilanciata tra commedia e dramma. Un film incentrato su di un regnante balbuziente non poteva non dare ai dialoghi la giusta importanza e di conseguenza ai personaggi, dietro ai quali emerge la bravura degli interpreti: Colin Firth capace di dare corpo ad una Re Giorgio spaventato dalle sue responsabilità ma allo stesso tempo dal forte temperamento, o l'eccentrico e risoluto logopedista interpretato da un sempre bravo Geoffrey Rush. Se di certo il film pone l' attenzione sui due personaggi maschili e sul rapporto di fiducia e profonda amicizia che si instaura tra loro, non è certo di minore importanza il principale ruolo femminile, quello di Helena Bonham Carter e della sua Regina Elisabetta, moglie di Giorgio, figura forte e di sostegno fondamentale, quasi a ribadire il concetto che "dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande donna".

Sunday, January 30, 2011

Lyric of the Week + Video / SHE & HIM - DON'T LOOK BACK


Orpheus melted the heart of Persephone, but I never had yours
I followed you back to the end of the path, but I never found the door

And you can work to save your love
You can bear it from the earth below

You can work but you can't let go
Oh, oh but you have to know

Don't look back all you'll ever get is the dust from the steps before
I don't have to see you every day, but I just want to know you're there

Quietly took to the dark of the day and the hiss of the summer night
The heat of the breeze was a cell block wall and when I looked you were out of sight

And you can work to save your love
You can bear it from the earth below

You can work but you can't let go
Oh, oh but you have to know

Don't look back all you'll ever get is the dust from the steps before
I don't have to see you every day, but I just want to know you're there

And you can work to save your love
You can bear it from the earth below

You can work but you can't let go
Oh, oh but you have to know

Don't look back all you'll ever get is the dust from the steps before
I don't have to see you every day, but I just wan't to know you're there

Don't look back all you'll ever get is the dust from the steps before
I don't have to see you every day, but I just want to know you're there

Don't look back all you'll ever get is the dust from the steps before
I don't have to see you every day, but I just want to know you're there

Don't look back all you'll ever get is the dust from the steps before

Thursday, January 27, 2011

CINEQUIZ - ST.02 - INTERMISSION

Giusto due parole per ricordare che giovedì prossimo, 03/02/2011, la seconda stagione del CINEQUIZ riprende come da programma con il sedicesimo episodio.
La gara è ancora apertissima come dimostra la classifica:

Grace - pt. 11
kusanagi - pt. 6
Beld - pt. 5
Falketta - pt. 3
Moka - pt. 3
Tob - pt. 3
Massy - pt. 1
Michele - pt. 1

Alla settimana prossima allora, vi aspetto numerosi ed agguerriti ^^

Wednesday, January 26, 2011

TRANSPORTER 3: Statham al cubo

Il primo Transporter ed il suo seguito sono sicuramente i film che hanno visto nascere ed affermare Jason Statham come icona del cinema action moderno, conferma che poi è arrivata con altri film i cui massimi rappresentanti sono sicuramente i due Crank. Ma rimanendo ai film dell' autista su commissione, fa specie notare come a distanza di tempo abbia iniziato ad apprezzarli decisamente di più (soprattutto il primo rispetto al secondo) e perciò è con curiosità e piacere che mi sono dedicato al terzo capitolo di questa saga action tutta (o quasi) europea, uscito nel 2008 ma arrivato in Italia nella tarda metà del 2010 direttamente per l' home video. Terzo film quindi, e terzo nome che si sussegue dietro la macchina da presa, tale Oliver Megaton che prende il posto che fu di Cory Yuen e Louis Leterrier. Per il resto squadra che vince non si cambia: produzione e sceneggiatura sempre nelle mani dei numi tutelari di questo progetto fin dagli esordi, Luc besson e Robert Mark Kamen, mentre le coreografie dei combattimenti sono affidate al sempre bravo Cory Yuen. La cosa che piace fin da subito di questo nuovo Transporter è il passo indietro che si è fatto nell' utilizzo degli effetti speciali, meno invadenti rispetto al secondo capitolo e più in sintonia con l' anima di questo progetto, adrenalinico ma con almeno un piede per terra, il che corrisponde a belle sequenze di lotta e inseguimenti "breathtaking" (uno dei quali in bici!!!). Torna inoltre un villain di tutto rispetto che copre una delle falle di Transporter Extreme perchè, anche se sottotono, Robert "T-Bag" Knepper ad Alessandro Gassman gli fa mangiare la merda. Ma Trasporter è Jason Statham e basta. Fisicamente il doppio rispetto al film del 2002, l'attore Inglese usa tutto il suo carisma, la fisicità e la dedizione alle sequenze d'azione a favore del film, definendo un personaggio che guida, mena e ha un cambio d'abito nel portabagagli per ogni evenienza, anche se a questo giro maggiormente incline a infrangere le sue stesse regole e a lasciarsi la vecchia vita alle spalle. Filmetto potrà essere definito, io stesso tempo fa lo avrei etichettato così, eppure chissà perchè ne vogliamo ancora.

Tuesday, January 25, 2011

"What is the worst way to die?"

Le premesse erano già buone ma non ci si aspettava di certo che Adam Green, dopo Hatchet, centrasse in maniera così precisa il suo secondo film horror che lo vede, ancora una volta, sia regista che sceneggiatore di una storia che attinge da una delle paure forse non tra le più comuni ma che di certo avrà sfiorato la mente di chi è un abituale frequentatore delle mete sciistiche: rimanere bloccato sulla seggiovia a decine di metri d'altezza. Green abbandona il gioco citazionistico del film precedente e costruisce Frozen tutto intorno alla situazione in cui si trovano i tre sfortunati protagonisti della vicenda, ma soprattutto su quella che per il 90% della pellicola ne costituisce l' unica ambientazione. E' vero che l' espediente della negligenza degli addetti ai lavori utilizzato per creare le circostanze che lasciano i protagonisti abbandonati a se stessi (al gelo e sospesi a mezz' aria, ma non proprio soli), ricordano molto da vicino quelle di Open Water di Chris Kentis, ma il film si regge egregiamente sulle proprie gambe grazie ad un meccanismo che, con pochi, pochissimi elementi, innesca una crescita esponenziale della tensione che crea un coinvolgimento ed un empatia totale con i protagonisti. E' giusto spendere due parole proprio su questi ultimi che, come in Hatchet, dimostrano una particolare cura che il regista riserva loro, più che nel definirli in profondità, dimostrandosi totalmente impietoso nel farli precipitare in situazioni totalmente al limite. Adam Green, questa volta la promozione è meritata.

Monday, January 24, 2011

"We got to get these things to learn to eat something other than us"

Survival of the Dead è il sesto film di George Romero dedicato ai morti viventi ma, a tutti gli effetti, è il seguito diretto del precedente Diary of the Dead, vero e proprio reboot della "saga". Si riprende infatti il gruppo di soldati che derubarono i protagonisti del film precedente, e li si ritrova coinvolti, loro malgrado, nella faida di due famiglie che sono divise, non solo dalle proprietà di un' isola, ma anche dal modo in cui vogliono affrontare la piaga degli zombie: una famiglia vorrebbe sterminarli tutti mentre l'altra vorrebbe "addomesticarli" in attesa che si trovi una cura. Il fatto che siano uno il seguito dell' altro (anche se "Survival" sembra quasi uno spin-off) non significa che questi ultimi due film siano completamente scollegati dai precedenti anche perchè il regista americano continua nel suo attacco critico alla società e ai suoi molteplici aspetti, mostrandoci ancora una volta che il vero nemico siamo sempre e solo noi stessi, e anche quando dovremo essere più uniti ci lasciamo sopraffare dall' odio, dalla vendetta, dalla gelosia, dall' avidità, sentimenti innati nell' uomo e spesso coltivati dall' ignoranza o da particolari contesti sociali e culturali ("nelle piccole città nasce gente picolla"). Romero ha semplicemente iniziato con Diary, un percorso nuovo mostrandoci, attraverso l'espediente metacinematografico del documentario nel film, cosa sarebbe successo se i morti fossero tornati in vita nei nostri giorni e che ruolo avrebbero avuto i mezzi di comunicazione, sia quelli canonici che i più moderni. In Survival sono passati solo sei giorni dall' inizio della fine e tutti sanno quello che sta succedendo e cercano a loro modo di porvi rimedio o di conviverci. Romero a questo punto fa un passo indietro e dopo il documentario sceglie un approccio cinematografico più classico confezionando a tutti gli effetti un film western (uno zombie-western?). Insomma, dopo aver guardato al futuro, Romero si rifugia nel passato aprendo scenari teorici davvero interessanti (che questa sia la via per la "sopravvivenza" del genere?). Certo, ci sarebbe piaciuto vedere applicato questo "sguardo al passato" anche negli effetti visivi del film che, pur tenendo presente la natura low budget del progetto, sono spesso eccessivi e un po' ridicoli. Dare maggiore spazio al trucco e all' artigianalità di Greg Nicotero avrebbe certamente giovato non poco a quella che si può considerare tra le pellicole minori di Romero ma di certo non un brutto film, in quanto perfettamente coerente con quanto fatto fino a oggi dal Maestro dei morti viventi.

Sunday, January 23, 2011

Lyric of the Week + Video / THE NATIONAL - ENGLAND


Summer sent a runner through the weather that I'm under for the feeling that I lost today
Summer sent a runner for the feeling that I lost today
Summer sent a runner through the weather that I'm under for the feeling that I lost today
Summer sent a runner for the feeling that I lost today

You must be somewhere in London, you must be loving your life in the rain
You must be somewhere in London, walking Abbey Lane
I don't even think to make, I don't even think to make
I don't even think to make corrections

Famous angels never come through England
England gets the ones you never need
I'm in a Los Angeles cathedral
Minor singing airheads sing for me

Put an ocean and a river between everybody else
Between everything, yourself, and home
Put an ocean and a river
Between everything, yourself, and home

You must be somewhere in London, you must be loving your life in the rain
You must be somewhere in London, walking Abbey Lane
I don't even think to make, I don't even think to make
I don't even think to make corrections

Famous angels never come through England
England gets the ones you never need
I'm in a Los Angeles cathedral
Minor singing airheads sing for me

Afraid of the heigth, stay the night with the sinners
Afraid of the height, stay the night with the sinners
Afraid of the height, 'cause they're desperate to entertain

Afraid of the height, stay the night with the sinners
Afraid of the height, stay the night with the sinners
Afraid of the height, 'cause they're desperate to entertain

Afraid of the height, stay the night with the sinners
Afraid of the height, stay the night with the sinners
Afraid of the height 'cause they're desperate to entertain

Afraid of the height, stay the night with the sinners
Afraid of the height, stay the night with the sinners
Afraid of the height, 'cause they're desperate to entertain

Thursday, January 20, 2011

THE FALL

Inspiegabilmente ignorato dalla distribuzione italiana, esce questa settimana direttamente in DVD e BluRay il bellissimo film di Tarsem Singh, The Fall.
Da quel che si può leggere nelle schede linkate poco sopra, i parametri tecnici fondamentali ci sono tutti compreso il doppiaggio italiano per chi ha poca dimestichezza con le lingue straniere o per quelli poco propensi a guardare i film sottotitolati. Rimane da verificare se:
1) quella portata in Italia è la versione "cut" (tutti i dettagli qui) o quella integrale presente nel DVD e BluRay americano
2) se nelle versioni italiane sono presenti gli extra delle versioni straniere in vendita già da diverso tempo.

Wednesday, January 19, 2011

Il cuore della bambola

Hirozaku Koreeda è il regista di quel magnifico film del 2004 dal titolo Nobody Knows, nel quale affrontava la drammatica vicenda di quattro fratelli abbandonati dalla madre, fatto tra l'altro realmente accaduto. Una vicenda che ha dell' incredibile avvenuta sotto gli occhi distratti di un mondo, di una città e di una società dove ognuno è abbandonato a se stesso. Queste tematiche tornano in qualche modo nel suo ultimo film, Air Doll, intrise però in una atmosfera quasi da favola: la protagonista infatti è una bambola gonfiabile che scopre di avere un cuore e decide perciò di esplorare i sentimenti nuovi che prova entrando in contatto con la città ed i suoi abitanti, almeno fino a quando il suo "padrone" è a lavoro. Sembra di assistere quasi ad una riscrittura adulta del pinocchio di Collodi, ma il regista procede sistematicamente a demolire le aspettative e le certezze dello spettatore facendolo sprofondare, dai toni surreali iniziali tinti da rimandi alla più classica commedia romantica, ad un ritratto quanto mai reale, crudo e anche macabro, di una società (il regista parla di Tokyo ma potrebbe succedere in tantissime metropoli) disgregata, dove l' individuo è lasciato in balia di se stesso, spinto ad isolarsi fino a venir divorato, svuotato, dalla sua stessa solitudine. In questo contesto l' innocenza rappresentata dalla protagonista agisce come una panacea sulle anime perse con le quali si trova casualmente ad interagire il cui effetto, una volta esaurito, rivela che nessuno vuole essere curato preferendo ai sentimenti dei semplici surrogati. In questa visione così pessimistica, il regista dipinge la sua "bambola" con grande umanità, rendendola dolce, fragile, sensuale (molto bella ed erotica la scena dove lei si ferisce ad un braccio in libreria) mentre esplora gli aspetti dolci ed amari di possedere un cuore. E diciamo anche che, se non fosse stato per la bella e brava attrice coreana Doo-na Bae che la interpreta, il film non sarebbe stato lo stesso.

Tuesday, January 18, 2011

Over the "torture porn" and beyond

A Serbian Film di Srđan Spasojević è una pellicola della quale, in bene o in male, bisogna parlare. Sia per esorcizzarne in qualche modo la visione, sia per raccogliere le idee e tirare le somme su di un film che sembra voler seguire una strada precisa ma che non riesce ad arrivare completamente a destinazione forse perché, il messaggio che si vuole comunicare, non è abbastanza forte da stare al passo con tutto quello che gli occhi e lo stomaco dello spettatore devono sopportare. E non è certo poco considerato che il regista va oltre il torture porn mentre trascina il suo protagonista (e noi inevitabilmente con lui) in una spirale di violenza e brutalità, in un susseguirsi ininterrotto che si fa escalation e che sembra trovare fine in un fuoricampo (uno dei pochi che il film ci concede) subito interrotto dall' ennesimo calcio sulle palle che incassiamo e di cui accusiamo gli effetti nei titoli di coda ma anche dopo. Ed è il dopo che bisogna prendere in considerazione per capire cosa resta del film, per capire fino a che punto arriva la gratuità e l'esplicità delle immagini e dove inizia la riflessione sul Paese che fa da sfondo alle vicende. A Serbian Film è un film serbo che parla della Serbia, ne fa un ritratto sociale sporco, cattivo. Una nazione malata di un male che nasce dal' alto ma che arriva fino al' interno dei nuclei familiari distruggendoli, facendo affogare nel sangue (e nello sperma) le speranze di riscattare il proprio futuro. Tutto questo però rimane un background abbastanza piatto a cui Spasojević non riesce a dare la giusta forza ed alla fine è come cercare di ascoltare una voce indistinta in mezzo ad una folla urlante. Rimangono dei dubbi insomma, per un film che al di la di un impianto narrativo solido, sembra voler mettere alla prova prima di tutto la sopportazione dello spettatore al di sopra di ogni altra, voluta o non voluta, intenzione.

Monday, January 17, 2011

SKYLINE: braccia rubate alle serie tv

In materia di invasioni aliene ed eventi catastrofici, il cinema sembra aver detto tutto o quasi. Eppure, qualcuno che vuol dire la sua ancora c'è, ed in questo caso la regola è una sola: alzare la posta. Skyline è un film che sulla carta segue questa regola scrupolosamente è il trailer sembrava indicare quello dei fratelli Strause come un nuovo tassello del genere: gigantesce navi spaziali che invadono il cielo di Los Angeles dalle quali escono altre centinaia di piccoli mezzi "tentacolati" che sembrano voler far impallidire Indipendence Day. Mostri davvero grossi che camminano per le strade. Rapimenti di massa. Ma abbandonata qualsiasi aspettativa e messo in conto il minimo impegno cerebrale che un prodotto di questo tipo richiede, si può tranquillamente dire che Skyline è un film imbarazzante. La cosa si comincia ad avvertire fin dalle prime immagini quando si fa ingombrante la sensazione di trovarci di fronte, più che ad un film cinematografico, ad una produzione televisiva di livello medio alto (inteso da un punto di vista produttivo e non qualitativo), e a quasi conferma di questo c'è un cast pescato a piene mani proprio dall' universo seriale americano (24, Dexter, Scrubs, ecc.) ma nessun nome spicca per una particolare interpretazione risultando anzi quasi tutte parecchio insipide tanto quanto i personaggi. Gli effetti visivi, l' unica cosa veramente ben fatta in questo film, mostrano una produzione sbilanciata verso questo aspetto tecnico lasciando al caso il resto. Responsabilità che tocca direttamente soprattutto la coppia di fratelli/registi, in veste anche di supervisori agli effetti visivi, che avrebbero dovuto curare anche la regia per meglio metterli in risalto, piuttosto che rifugiarsi per gran parte del film nella comodità degli interni di un supercondominio losangelino. Bisogna spendere due parole per la sequenza che arriva quasi a sorpresa quando si crede (spera) che il film giunga a conclusione, un ribaltone talmente "scult" da fare quasi simpatia e che apre la strada ad un sequel che, a questo punto, si teme come la peste.

Sunday, January 16, 2011

Lyric of the Week + Video / THE LONELY ISLAND - I JUST HAD SEX

THE BOYS ARE BACK!!!


Sometimes
Something beautiful happens
in this world

Oh
Akon
And Lonely Island

You don't know how to express yourself so
You just gotta sing

I just had sex
And it felt so good (felt so good)
A woman let me put my penis inside her (her)
I just had sex (Hey!)
And I'll never go back (never go back)
To the not-having-sex
Ways of the past

Have you ever had sex?
I have, it felt great
It felt so good when I did it with my penis
A girl let me do it
It literally just happened
Having sex could make a nice man out' the meanest

You'll never guess where I just came from
I had sex
If I had to describe the feeling it was the best
When I had the sex
'Meant my penis felt great
And I called my parents right after I was done

Oh hey, didn't see you there
Guess what I just did
Had sex, undressed, saw her boobies and the rest

Well sure
Nice of her to let you do that thing

Nice of any girl ever

Now sing

I just had sex
And it felt so good (felt so good)
A woman let me put my penis inside her (her)
I Wanna tell the world

To be honest
I'm surprised she even wanted me to do it

Doesn't really make sense

But man, screw it

I ain't one to argue with a good thing

She could be my wife

That good?

The best 30 seconds of my life

I'm so humbled by a girls ability to let me do her

Cuz honestly I'd have sex with a pile of manure
With that in mind the soft, nice-smellin' girl's better

She let me wear my chain and my turtle neck sweater

So this one's dedicated to them girls
That let us flop around on top of them
If you're near or far, whether short or tall
We wanna thank you all for lettin' us fuck you

She kept looking at her watch

Doesn't matter, I had sex

But I cried the whole time

Doesn't matter, I had sex

I think she might have been a racist

Doesn't matter, I had sex

She put a bag on my head

Still counts

I just had sex
And my dreams came true (dreams came true)
So if you had sex in the last 30 minutes then you're qualified to sing with me
I just had sex (everybody sing!)
And it felt so good (we all had sex!)
A woman let me put my penis inside her (I wanna tell the whole world!)
I just had sex (I just had sex!)
And I'll never go back (no, no, no!)
To the not-having-sex
Ways of the past

Thursday, January 13, 2011

In viaggio verso il VALHALLA

Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn ha sfiorato le nostre italiche coste in occasione del Festival di Venezia 2009 per poi sparire completamente dai radar. Bisogna dire però che questa volta i nostri distributori hanno avuto gioco facile, infatti basta poco per capire quanto fossero scarse le probabilità di un riscontro commerciale per un film di questo tipo, in cui i dialoghi si contano sulle dita di una mano e sono soprattutto i silenzi e i paesaggi a farla da padrone. La pellicola si apre in una qualche sperduta regione del nord Europa, abitata da una tribù di vikinghi brutti, sporchi, cattivi e pagani, dove dei guerrieri tenuti come prigionieri vengono utilizzati per cruenti combattimenti all' ultimo sangue. Tra questi c'è One-Eye, guerriero muto ed imbattibile, la cui forza attira le attenzioni dei cavalieri cristiani, anche loro sporchi, brutti e cattivi, che lo arruolano per la guerra che si svolgerà in Terra Santa per la riconquista di Gerusalemme. Abbiamo detto in apertura che Valhalla Rising è un film d'atmosfera costruita sui paesaggi, tanto evocativi quanto inquietanti, particolare sottolineato da una colonna sonora incalzante ed opprimente. Ma Valhalla Rising è anche un film con sprazzi (abbastanza circoscritti, è il caso di dirlo) di violenza cruda e brutale, perpetrata tanto da One-Eye (per esigenza di sopravvivenza) quanto dai futuri crociati. Il film evidenzia in maniera forte l' ipocrisia della "missione santa" dei guerrieri cristiani guidata da desideri materiali piuttosto che da valori religiosi, sostituiti da dubbi, paura e violenza quando il loro viaggio si trasforma in un vagare in terre sconosciute e inospitali. Il regista racconta il viaggio di One-Eye che, guidato da visioni premonitrici, da guerriero nordico anela ad una morte in battaglia per accedere al Valhalla (e da qui, credo, il titolo del film), dividendo il film in sei parti, dalla Collera fino ad il Sacrificio, in un percorso ricco di parallelismi con quello di Cristo raccontato nella Bibbia. Valhalla Rising insomma, rappresenta una piccola ed inaspettata sorpresa, sicuramente non per tutti i palati, capace di regalare un profondo coinvolgimento sempre che si sia disposti ad abbandonarsi totalmente alla visione anche quando sembra (come nella bella sequenza della nave) che il regista voglia prendersi più del tempo che gli serve.

Wednesday, January 12, 2011

"Why the fuck did you make her in the first place?"

Vincenzo Natali, nome italiano ma origini canadesi. Il suo nome è legato indissolubilmente ad un cult particolarmente apprezzato, quel The Cube che vanta anche due seguiti francamente inutili. Dopo una serie di progetti dei quali so poco o nulla, Natali ritorna con Splice, pellicola capace di regalare qualche sorpresa soprattutto se si affronta la visione sapendo il meno possibile. Sulle prime infatti, Splice è un film un po' ingannevole, che sembra voler tirare la corda del pippotto sulle maggiori responsabilità etiche e morali che dovrebbe avere la scienza nei confronti di tutto ciò che riguarda la manipolazione nella creazione della vita, per mostrare le vere carte che ha intenzione di giocare una volta che i ruoli dei personaggi sembrano prendere forma in maniera definitiva. In pratica, la parte più tecnica di ciò che la coppia di genetisti fa è solo una beve parentesi rispetto alle conseguenze che comporta il loro agire in nome del progresso scientifico. Natali preferisce concentrarsi sui personaggi, sul loro sviluppo (o anche "evoluzione") psicologica che avviene gradualmente e parallelamente alla crescita della loro creatura ibrida, Dren. Da divinità a genitori e viceversa, passando per un triangolo nel quale Dren funge da catalizzatore di desideri di maternità celati, traumi infantili mai elaborati fino ad inaspettati appetiti sessuali inter specie. Uno sviluppo misurato al millimetro che procede quasi senza sbavature anche se rischia di scivolare in qualche occasione nel ridicolo involontario. Nel complesso riuscito però, e perciò qualcosa gliela si può anche perdonare.

Tuesday, January 11, 2011

La ricerca dell' Aldilà

Il desiderio di conoscenza e la necessità di non sapere, è ciò che collega le tre storie e i tre personaggi che compongono Hereafter, ultima fatica di Clint Eastwood che trova nella coralità del racconto i suoi punti di forza ma anche le sue debolezze. Se infatti la parte dedicata al personaggio di Matt Damon, George Lonegan, sensitivo che vive il suo dono come una condanna, risulta essere il fulcro del racconto, le altre due due, dedicate rispettivamente ad un bambino londinese che si trova ad affrontare la morte del fratello gemello ed una giornalista francese scampata miracolosamente allo tsunami nel sud est asiatico, sembrano eccessivamente dirette nel caricare emotivamente lo spettatore, anche con sequenze tanto belle (quasi "strappata" da film di altro genere quella, spettacolare, dell' onda anomala) quanto drammatiche. Certamente drammatico è quanto avviene a George, ma è un dramma trattato in maniera più intimista tanto da risultare più sofferto e sincero (le brevi sequenze con Bryce Dallas Howard ne sono un esempio perfetto) rispetto agli altri due. Si può notare nella sceneggiatura di Peter Morgan una certa ridondanza, un po'retorica (senza contare il solito ritratto italiano che finisce irrimediabilmente nella macchietta) ma non si può certo dire che Hereafter metta in ballo un argomento di poco peso, rispondendo all' eterno quesito "c'è vita dopo la morte?" in maniera forse consolatoria ma che lascia spazio a riflessioni sulla necessità dell' uomo, spesso spinto dalle fedi religiose, di sapere che la morte non è la fine ma un passaggio verso qualcos' altro. Un approfondimento che in qualche modo risolleva il giudizio, anche se non di molto, per un film dove sono diverse le cose che non convincono e che, insieme ad Invictus, si posiziona tra le opere minori della produzione recente di Eastwood.