L' uomo sul filo
Philippe Petit. Un nome "piccolo" che non rende giustizia alla grandezza dei sogni di quest'uomo, sogni coltivati fin da bambino, divenuti un obiettivo da raggiungere quando all' età di diciassette anni, vedendone un' articolo in una rivista, decise che avrebbe camminato tra le Torri gemelle del World Trade Center di New York, impresa che divenne realtà la mattina del 7 agosto del 1974. Quello che lo stesso Petit definì "il colpo" viene raccontato nel documentario di James Marsh attraverso le interviste ai protagonisti, immagini di repertorio delle precedenti "passeggiate" di Petit e la ricostruzione dell' elaborato piano che portò il funambolo francese ed i suoi amici sulla cima delle super sorvegliate Torri Gemelle con tutta l'attrezzatura necessaria. Un piano messo insieme lentamente, un mosaico complesso di sopralluoghi, prove, esperimenti che nulla ha da invidiare a qualche complessa sceneggiatura hollywoodiana e che Marsh decide di rappresentare con un deciso taglio cinematografico per rendere giustizia e restituire la giusta tensione per un atto (folle? Illegale? Necessario?) che non ha precedenti e che non avrà seguiti come la triste storia recente è sempre li a ricordarci, dettaglio su cui il regista decide giustamente di glissare. Tutta l'attenzione è naturalmente focalizzata sulla figura di Philippe, nel tentativo di darci un quadro quanto mai preciso di quest'uomo che a distanza di trent'anni dimostra ancora una passione travolgente per quello che fa e quello che ha fatto, sensazione che si percepisce nel modo sincero in cui lo racconta e attraverso il quale racconta se stesso. Una passione che si trasforma in una forza magnetica capace di trascinare a se un manipolo di persone che non poterono fare a meno di condividere il suo stesso sogno e fare il possibile (anche andare in prigione) per realizzarlo. La carica emozionale di quello spettacolo che misero in piedi una mattina d'agosto per un America ferita da scandali politici, ci arriva con grande intensità attraverso le lacrime di uno degli amici/complici che, dopo tre decadi, probabilmente sente ancora cucita addosso la tensione, la paura e, perché no, anche la gioia. E Petit? Purtroppo non esistono documenti filmati della sua impresa ma solo alcune foto scattate dalla cime delle torri, che lo ritraggono con un sorriso contagioso, mentre gioca con la sua vita letteralmente appesa ad un filo, una vita destinata a guardare il mondo da una prospettiva più alta rispetto a quella di tutti gli altri.Labels: Cinema Thoughts and Reviews































































