24 - DAY 07 -
TITOLO ORIGINALE: 24TITOLO ITALIANO: 24
NUMERO EPISODI: 24
Labels: TV Series
TITOLO ORIGINALE: 24Labels: TV Series






Labels: Cinema Thoughts and Reviews
Labels: Lyric of the Week

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Tre talentosi registi sono chiamati a raccontare Tokyo o semplicemente raccontare storie che si dipanano tra le sue strade, in un film ad episodi intitolato proprio Tokyo!, presentato nel 2008 al festival di Cannes.Labels: Cinema Thoughts and Reviews
I personaggi di Millenium Actress sembrano tutti intenzionati ad inseguire qualcosa senza mai raggiungerlo: il documentarista Genya Tachibana insegue il mito dell' attrice Chiyoko Fukada e va fino nella casa dove da anni si è ritirata per intervistarla, solo per scoprire che la donna dietro il mito è molto diversa da come se l'era immaginata. La stessa Chiyoko diventa attrice famosa già dall' adolescenza, non per vocazione ma per inseguire il "fantasma" di un amore che non potrà mai raggiungere. Infine c'è il giovane cameraman che sta dietro ad entrambi ma non può raggiungerli perché lo scarto generazionale è uno squarcio che non gli permette di vedere con gli occhi la stessa cosa che la sua videocamera riprende. L' unico a stare veramente al passo è il grandissimo Satoshi Kon che al suo secondo lungometraggio (a dir la verità il primo ad arrivare nelle sale) conferma il suo straordinario talento trasformando una storia all' apparenza semplice in un immaginifico viaggio attraverso quasi mille anni di storia giapponese (dall'epoca feudale fino al dopo guerra) raccontati in cento anni di cinema (dai film storici in costume ai film di propaganda, dai film simil-godzilla alla fantascienza). Un racconto sentito e passionale dove i diversi piani narrativi si fondono portando i ricordi personali di Chiyoko all'interno delle sue esperienze cinematografiche, con la sua frustrante ricerca che si ripete pellicola dopo pellicola. Ma quello di Kon è anche un sentito omaggio al cinema del passato, un amore incarnato nel personaggio di Genya che sente in dovere di salvare il ricordo del passato da un presente che fagocita e distrugge tutto (i vecchi studi cinematografici e i vecchi set che vengono demoliti per fare spazio a quelli più nuovi). Un amore ed una passione così forti che lo spingono a diventare parte attiva nei racconti di Chiyoko. Il regista giapponese non si risparmia una leggera critica alle nuove generazioni rappresentate dal giovane cameraman che, in contrapposizione a Genya, appare distaccato e indifferente di fronte al mito di Chiyoko e completamente all' oscuro della storia recente del suo Paese (di fronte alla distruzione post Guerra Mondiale il suo primo pensiero andrà ad un film di fantascienza), rendendo l'opera di conservazione della memoria storica/cinematografica ancora più importante e fondamentale. Un film da riscoprire arrivato fortunatamente anche da noi direttamente in DVD. Labels: Cinema Thoughts and Reviews
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TITOLO ORIGINALE: PRISON BREAKLabels: TV Series
Labels: Lyric of the Week
...e recuperate questo film:

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Se Richard Kelly avesse deciso di risparmiare il povero Donnie e di far precipitare quel motore d' aereo in un 'altra stanza della casa, forse ci saremo risparmiati lo strazio di questo S. Darko, seguito ideale, anzi come recita la tag line "A Donnie Darko Tale", di quello che a mio avviso è uno dei cult più interessanti d' inizio millennio. La storia insegna che mettere nuovamente mano ad un cult è come giocare a pallone su di un campo minato. Il caso di Donnie Darko poi è lampante considerato che già la Director's Cut toglieva molto del fascino che la versione originale del film aveva.Labels: Cinema Thoughts and Reviews
Produttore: Stormovie
Produttore: StormovieLabels: Consigli Per Gli Acquisti, DVD / Bluray News and Collection
A quasi un anno dall' uscita nella sale del primo film cinematografico prodotto per il ventennale di Hokuto no Ken (Ken il Guerriero), La Leggenda di Hokuto, seguito solo per l' home video da La Leggenda di Julia, arriva nei cinema italiani il terzo lungometraggio intitolato La Leggenda di Raoul e incentrato sui capitoli finali della prima serie (sia dell' anime che del manga). Toki è da poco morto e il sesto generale di Nanto si è manifestato riunendo a se un esercito pronto a contrastare l'armata di Raoul auto dichiaratosi Re di Hokuto. I cinque guerrieri preposti alla difesa dell' ultimo generale di Nanto sono divisi tra l'arrestare l'avanzata di Raoul e trovare Kenshiro, riconosciuto come l' unico salvatore in quest' epoca disperata. Nonostante l'amore e l'affetto incondizionato che nutro per uno dei capisaldi ella mia infanzia devo dire che La Leggenda di Raoul presenta gli stessi pregi e difetti de La Leggenda di Hokuto anche se, soprattutto per quel che riguarda la storia, questa volta i primi sono superiori ai secondi ed il mio giudizio finale espresso a suo tempo risulta leggermente cambiato in positivo. I principali limiti di questa pellicola risiedono ancora una volta in un reparto tecnico che lascia molto a desiderare sia a livello di disegni che d'animazioni che rendono, La Leggenda di Raoul, configurabile più come prodotto televisivo che cinematografico. Anche gli sporadici inserti 3D, invece di dare un tocco moderno o al passo con i tempi al film, finiscono per risultare solo posticci (la nave pirata nel finale ad esempio). Il film risulta sicuramente superiore al precedente per quel che riguarda la narrazione perché, nei suoi ottanta minuti, racchiude il momento in cui la storia raggiunge il suo climax (insuperato anche nella serie successiva), lo scontro tanto atteso tra il successore della scuola di Hokuto ed il Re di Hokuto. Due fratelli destinati allo scontro fratricida, due volti della stessa medaglia guidati da un fine comune perseguito con mezzi diversi: Raoul vuole unificare i popoli con la paura, Ken vuole portare la pace. Uno scontro che va ben oltre "il bene contro il male" reso in questo film senza tralasciare il pathos e l'emozione che hanno caratterizzato questi momenti tanto nella serie animata quanto nel manga. Per rendere al meglio questo momento fondamentale si è dovuto purtroppo sacrificare alcuni avvenimenti ed è stato il commovente scontro con Fudo della Montagna a farne le spese purtroppo, ridotto ad una parentesi frettolosa nel percorso di preparazione di Raoul allo scontro decisivo con il fratello minore. C'è da tenere presente inoltre che se non siete amanti di questa serie o non l'avete mai seguita questo film potrebbe non trasmettervi proprio nulla e rischiereste anche di trovarlo fin troppo prolisso. La visione è pertanto caldamente consigliata soprattutto ai fan che credo apprezzeranno soprattutto la cura posta nell' adattamento.Labels: Cinema Thoughts and Reviews
Il nome Pascal Laugier non mi diceva nulla fino a quando non sono andato a leggere la filmografia trovandoci il suo ultimo film risalente a quattro anni fa, Saint Ange, horror piuttosto innocuo che ho parzialmente rimosso con il tempo, a parte forse il finale che ricordo ancora oggi con un po' di inquietudine. Laugier torna alla ribalta con un altro horror, presentato nel 2008 alla Festa del Cinema di Roma e arrivato solo ora nelle sale italiane, con il quale cerca di cavalcare la nuova ondata horror francese seguendo l'esempio dei suoi colleghi Alexander Aja e Xavier Gens (neanche a farlo apposta anche lui, come i succitati, è stato già reclutato da Hollywood). Martyrs, questo il titolo della pellicola, rispetto ad Alta Tensione o a Frontiers dimostra una marcia in più in fase di scrittura. Dove infatti le pellicole di Aja e Gens si potevano considerare anche piuttosto prevedibili nel mettere in scena gli orrori di questa succulenta cinematografia gore d'oltralpe, Martyrs è un film la cui struttura narrativa risulta, per i primi quarantacinque minuti abbondanti, assolutamente inafferrabile visti i ripetuti salti temporali e ribaltamenti, elementi che non fanno altro che rendere più angoscianti e criptiche le violenze di cui diventiamo spettatori. Il film si apre con una bambina che scappa claudicante da un abbandonato complesso industriale. Le ferite sul corpo e gli abiti logori sporchi di sangue fanno pensare che abbia subito ripetuti abusi fisici. La bambina si chiama Lucie ed i medici faticano a curare le ferite psicologiche inferte dai suoi carcerieri, cosa che invece risulta più facile ad una bambina, Anna, che diventa sua amica. La scena si sposta quindici anni più tardi in una bella casa in campagna dove una famiglia è riunita intorno al tavolo per la colazione domenicale. Il felice quadretto viene infranto dall' irruzione di una ragazza che armata di fucile stermina padre, madre e i due figli senza pietà e senza motivo apparente. Scopriamo presto che quella ragazza senza nome è in realtà una cresciuta Lucie in cerca di vendetta. Da qui in avanti inizia il terzo segmento del film quello, per intenderci, dove gli orrori fino a quel momento relegati a livello di ricordo o di sogno, assumono dimensione reale e si sprofonda, non solo a livello figurativo, in un incubo dove giovani donne vengono segregate e torturate, fisicamente e psicologicamente, da una misteriosa organizzazione che cerca in via "sperimentale" di scoprire cosa si nasconde dopo la morte trasformando le loro "cavie" in martiri. Le atrocità, come giustamente il genere richiede, sono in bella mostra sempre pronte a mettere a dura prova lo stomaco degli spettatori, anche se in quantità minore rispetto ad altre pellicole: ci viene risparmiata, ad esempio, l' impressionante "scuoiatura" preferendogli un finale quasi mistico. Laugier centra il primario obiettivo di inserirsi in corsa in questa "bloody" new wave horror francese con un prodotto ambizioso che gioca su sviluppi imprevedibili (il già citato e frammentario racconto a segmenti) e su tematiche "religiose" interessanti ma relegate ad un ruolo marginale all'interno del film. Non mi sarebbe dispiaciuto infatti un maggiore approfondimento su questa ricerca "scientifica" sul martirio, inquietante ed affascinante al tempo stesso. Labels: Cinema Thoughts and Reviews
Labels: Lyric of the Week
TITOLO ORIGINALE: TERMINATOR : THE SARAH CONNOR'S CHRONICLESLabels: TV Series
Teruo è un ragazzotto quasi sulla trentina che tutti vedono come un immaturo bambinone considerata la sua passione nel costruire gadget da usare per scherzi a tema "horrorifico". Lavora part-time come giardiniere e il resto della giornata aiuta il padre nella gestione della libreria di famiglia. Il suo grande sogno però è costruire la più grande e spaventosa casa infestata che qualsiasi parco dei divertimenti abbia mai avuto. Hisanobu, nonostante qualche divergenza, è grande amico di Teruo e suo coetaneo. Lavora come dirigente delle risorse umane in un ospedale ed è conosciuto e apprezzato da tutti per i suoi modi affabili e sempre gentili. Akari è una ragazza con un profondo animo da artista, maldestra, distratta, impacciata e parecchio imbranata, specie quando il nervosismo e la tensione si trasformano in puro panico. In qualche modo la sua vita entrerà in contatto con quelle di Teruo e Hisanobu, decidendo un nuovo corso per quelle di tutti e tre. In Giappone, cinematograficamente parlando, la commedia è terreno fertile sul quale tanti nuovi registi si fanno le ossa dimostrando anche un notevole talento. Basti pensare al sorprendente Kamikaze Girls di Teysuya Nakashima, che replicherà qualche anno più tardi com Memories of Matsuko, o piccole imperfette pellicole d'esordio come In The Pool di Miki Satoshi. Fine, Totaly Fine di Yosuke Fujita rientra sicuramente in quest' ultima categoria, tenendo ben presente che l' imperfezione non dev'essere per forza vista come elemento totalmente negativo ma considerata invece come indice di un talento ancora acerbo, di una maturità da raggiungere. Fujita si dimostra comunque all' altezza di questo racconto dove un triangolo amoroso diventa, per i tre protagonisti, il "veicolo" per imboccare la propria strada nella vita. La componente comica, mai eccessiva e basata su gag tanto semplici quanto esilaranti, è praticamente tutta affidata a Yoshi Yoshi Arakawa che con il suo Teruo si aggiudica senza rivali il premio come miglior personaggio del film. Peccato per un calo nella parte finale (altrimenti non staremo qui a parlare di imperfezione) dove il film sembra arrancare stancamente verso un finale pacato e tutto sommato gradevole.Labels: Cinema Thoughts and Reviews
Bene gente, con questo secondo set di foto si concludono anche i post dedicati al FEFF XI. Ringrazio tutti quelli che hanno partecipato commentando o anche solo leggendo e nella speranza di non avervi annoiato troppo, anzi, sperando che abbiate trovato almeno interessanti i vari resoconti, vi lascio alle immagini che seguono, delle piccole perle della fotografia che sfiorano il capolavoro ^__*
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James Cameron non è mica l'ultimo dei cretini. Anche se manca dalle scene da tanto tempo il suo lavoro non è certo andato dimenticato ed è una sua creatura quello che io considero uno dei migliori action/fantascientifici di sempre, Terminator e il suo diretto seguito naturalmente. Un mix perfetto di robot killer antropomorfi, viaggi nel tempo e paradossi temporali ne hanno decretato il successo, senza dimenticare il buon Schwarzy che faceva la sua porca figura al tempo. Tanti anni dopo decidono di farne un terzo capitolo, Cameron produce e la regia passa a Jonathan Mostow. Torna anche il buon vecchio Arnold e si scrive "vecchio" non a caso visto che gli anni cominciano a pesare anche per lui e la sua interpretazione sembra quasi una parodia di quelle precedenti. Forse si è voluto intenzionalmente giocare con il personaggio e con la storyline principale, non lo so, resta il fatto che il film, se escludiamo la terminatrix e l'apocalittico finale, non va oltre la pellicola fracassona d'intrattenimento neanche tanto riuscita.Labels: Cinema Thoughts and Reviews
Per Climber's High si intende quel particolare senso di "euforia" dovuta all' altitudine ma è anche il titolo del penultimo film giapponese in concorso e racconta del più grave disastro aereo nella storia del Giappone: nell' agosto del 1985 un Jumbo della Japan Air Line precipita sulle montagne e degli oltre 500 passeggeri solo in pochissimi sopravvivono. Il film racconta dei quattro giorni successivi all' incidente e dell' inchiesta giornalistica portata avanti dalla maggiore testata del Kanto che si è occupata dell'evento cercando di fare luce sulle dinamiche e sulle responsabilità dell' incidente . Tra dinamiche redazionali e le vicende personali del protagonista, il film si mantiene piuttosto interessante e ben ritmato per la sua prima metà. La stanchezza si comincia ad accusare dalla seconda metà in poi con un finale che non va in crescendo ma si mantiene piuttosto piatto. Non c'è insomma il climax che l'indagine giornalistica farebbe supporre (e non è propriamente un male perchè il finale e tutt'altro che scontato) ma c'è Kenichi Endo che non fa lo Yakuza ma il giornalista...e non è cosa da poco.
Più di Ong Bak 2. Più di The Good The Bad The Weird. Più di Ip Man. Più del premio Oscar Departures. Più di tutti questi, è Yatterman di Takashi Miike il vero e unico evento del FEFF, progetto atteso impazientemente sia dagli estimatori dell' eclettico regista giapponese, che da tutte quelle persone cresciute con questo famosissimo anime arrivato qui da noi negli anni '80. Si può solo immaginare l' hype creato dalla notizia che il pubblico del Far East avrebbe avuto la fortuna di essere il primo a vederlo dopo la presentazione a New York lo scorso febbraio 2009. Si possono solo immaginare le aspettative generate e tutti gli inutili tentativi di tenerle a freno. Si può solo immaginare cosa significhi stare un'ora e mezzo in fila prima della proiezione. E tutto questo per cosa? Semplicemente per assistere alla migliore trasposizione di Yattaman che si potesse anche solo sperare, e non esagero. Immaginate tutto quello che c'era nella serie animata, il più piccolo dettaglio, e lo troverete in questo film [tranne le tette di Miss Doronjo (Miss Dronio qua da noi), va bé, pazienza!]. E ci troverete anche Miike, che non ci stà a scomparire dietro il blockbusterone ma mette la sua firma inconfondibile al film (una sequenza in particolare verso la fine rimanda direttamente a Gozu e Izo) che chiude egregiamente questa undicesima edizione del FEFF. Labels: Cinema Thoughts and Reviews, FEFF 11
...mi sono dimenticato di dirvi che sono al mare questo weekend...ci si ritrova lunedì ^__*
Labels: FEFF 11, My Photo Post
Se siete videogiocatori incalliti, lettori di fumetti e manga, cinefili impenitenti e, perché no, fissati con serie tv e anime, vi sarà certamente capitato di incappare nel MO.I.GE., al secolo Movimento Italiano Genitori il che fa anche un po' ridere perché, visto il velo di censura che riesce a stendere su editori e palinsesti, più che "movimento" lo si potrebbe definire "valanga".